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Pedagogia Umanistica

(Archivio - personaggi in ordine cronologico.)

L'Umanesimo considera la cultura come formazione umana integrale: gli studia humanitatis (= "studi della cultura umana") sono tali perché conducono l'individuo alla piena espressione e affermazione della sua umanità, al di là di ogni formalismo e specialismo. Nello stesso tempo, tuttavia, esso tende ad identificare la cultura con le humanae litterae (= letteratura): solo la lettura diretta dei testi e lo studio della grammatica, della retorica e della storia permettono di comprendere e realizzare il modello morale elaborato dagli autori antichi, che attraverso lo stile trasmettono un ideale di uomo saggio e equilibrato, consapevole dei suoi limiti e insieme impegnato con passione nella sua missione terrena. La pedagogia umanistica, che pure attribuisce un valore positivo a tutti gli aspetti della vita mondana e aspira a uno sviluppo armonioso dello spirito e del corpo, è centrata così soprattutto sull'educazione letteraria. Lo stesso studio della grammatica e della retorica si ritiene valido solo se si alimenta della frequentazione assidua degli scrittori classici. Tra perfezionamento spirituale e studi letterari esiste un nesso inscindibile, come per primo afferma Pier Paolo Vergerio il Vecchio (1370-1444), nel trattato De ingenuis moribus et liberalibus studiis adulescentiae (= I nobili costumi e gli studi liberali dell'adolescenza, 1400-1402), un manifesto della nuova educazione umanistica, le humanae litterae alimentano un intenso dialogo fra spiriti, oltre i vincoli spazio-temporali, e consentono non solo di arricchire l'anima ma anche di apprendere il rispetto del valore altrui e l'aspirazione a costruire una società più nobile e giusta.

Pur con sfumature e distinzioni a volte significative, condividono la centralità dell'educazione letteraria, fondata sulla lettura diretta e lo studio degli scrittori classici, tutti i più importanti trattati pedagogici o più ampiamente etico-civili del primo e medio Quattrocento: dal De studiis et litteris (= Gli studi e le lettere) di Leonardo Bruni (1422-1429), uno degli interventi più rilevanti e organici, pur nella sua brevità, sul valore e sulle finalità della cultura umanistica, alle varianti volgari proposte ne I libri della famiglia di Leon Battista Alberti (1433-1441) e nella Vita civile di Matteo Palmieri (scritta prima del 1439); dal De educatione liberorum et eorum claris moribus (= L'educazione dei figli e i loro chiari costumi) di Maffeo Vegio (1445-1448), che delinea un progetto esistenziale ispirato ai Vangeli, e che nella seconda parte si configura come uno dei primi esempi di manuale di comportamento, al De liberorum educatione (= L'educazione dei figli) di Enea Silvio Piccolomini (1450), in cui il futuro papa Pio II, rivolgendosi al giovane re ungherese Ladislao Postumo, riformula in chiave decisamente retorico-formale e aristocratica le teorie educative dei primi umanisti.

Nel corso del Quattrocento, l'ideale pedagogico dell'Umanesimo si rese concreto quasi esclusivamente in scuole private nate al di fuori dell'università, e spesso in opposizione a essa. Si trattava di scuole-convitto rivolte ai giovani rampolli della classe dirigente, che trascorrevano la giornata alternando gli studi letterari agli esercizi sportivi. Le più importanti furono quelle tenute da due grandi maestri che affidarono la loro fama non tanto alla scrittura quanto alla loro attività d'insegnamento: Guarino Guarini (1374-1460), attivo prima a Venezia e Verona e poi a Ferrara, dove dal 1429 ebbe come allievo privato anche il futuro marchese Lionello d'Este; e Vittorino da Feltre (1373 ca.-1446), attivo soprattutto a Mantova, dove dal 1423 educò i principi di casa Gonzaga e diresse la celebre scuola detta la "Ca' Zoiosa". Entrambi segnarono in profondità la cultura delle corti padane e più in generale diedero un impulso essenziale all'ammodernamento del sistema dell'istruzione in Italia e in Europa.