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Rinascimento

(Archivio - personaggi in ordine cronologico.)

Nell'idea di «Rinascimento» si possono distinguere almeno tre accezioni differenti. In un primo senso ci si può riferire al fenomeno della rinascita della cultura classica, di solito definita con il termine «Umanesimo». Prima in Italia e poi in Europa, i cultori delle humanae litterae del XV e XVI secolo si opposero all'interpretazione antistorica, finalizzata unicamente a coglierne un significato morale e religioso, che davano degli scrittori antichi gli intellettuali medievali. Questi erano anche ritenuti responsabili dell'«imbarbarimento» della lingua latina, ridotta a pura espressione grammaticale o stilistica.
Gli intellettuali italiani adottarono il latino come unica lingua colta, facendone presto un veicolo di comunicazione internazionale: ma a ciò corrispose la separazione fra la lingua della cultura dotta e quella della cultura popolare e la fine degli scambi fra le due, che erano stati così frequenti e fecondi nel XIV secolo.
Il Rinascimento non è caratterizzato solo dall'imitazione dei classici. Il recupero degli antichi era veicolo di una visione del mondo che includeva una peculiare filosofia, una dottrina dello stato, una scienza della natura. Emblematica l'esperienza dell'Umanesimo civile nella Firenze del XIV e XV secolo, che dagli antichi traeva l'esaltazione della partecipazione del cittadino alla vita pubblica, la preferenza per le repubbliche contro la tirannia dei re e dei principi, una cultura laica e borghese e quindi anticlericale anche se non irreligiosa, un programma di educazione coerente con questi princìpi.
Gli stessi artisti rinascimentali furono spesso geni poliedrici che non solo superavano i limiti di una sola delle arti figurative, ma anche entravano nei campi della teoria; ad esempio, progettavano città secondo una precisa filosofia politica, si offrivano come tecnici e scienziati al servizio dei principi, praticavano lo studio scientifico dell'uomo e della natura.
Il Rinascimento fu senza dubbio un movimento di portata europea, il cui centro ispiratore fu però l'Italia. La vitalità delle corti rinascimentali della penisola, la loro intensa opera di promozione dell'attività culturale e il naturale spontaneo legame con la tradizione classica fecero dell'Italia un modello di civiltà universalmente riconosciuto. Tutto questo mentre decade l'importanza politica ed economica del nostro paese a vantaggio delle monarchie nazionali e dei paesi protagonisti delle scoperte geografiche.

Il Rinascimento come periodo della storia della cultura si considera talora chiuso con il sacco di Roma del 1527, a volte con la pubblicazione dell'Indice dei libri proibiti del 1559 (che condannava emblematicamente le opere di Erasmo da Rotterdam), e in genere con la Controriforma. Esso è stato visto però anche come un periodo determinato nella storia europea, da inserire fra il Medioevo e la vera e propria età moderna, segnata dall'assolutismo compiuto, dalla rivoluzione scientifica e industriale. È il mondo dove i principi, da Enrico VIII a Francesco I, avevano cominciato a costruire lo stato, dove i banchieri tedeschi e italiani creavano una finanza europea unitaria, dove il commercio internazionale raggiungeva una scala planetaria.

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