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Dal segno alla scrittura (Dai cacciatori preistorici ai primi contabili)

CIVILTA' MINOICA


Il toro costituiva uno dei simboli della civiltà minoica, che raggiunse il suo apice
nel secondo millennio a.C.
La figura dell'animale, elegantemente stilizzata, campeggia in questo affresco, che faceva parte delle decorazioni dell'antica reggia di Cnosso, a Creta.

STORIA MINOICA

Nel corso del III millennio a. C. si affermarono nel bacino del Mediterraneo le tecniche di lavorazione del bronzo (una lega di rame e stagno) che caratterizzarono la cosiddettà Età del bronzo. Questo evento significativo contribuì alla nascita di tre importanti civiltà egee nel territorio dell'attuale Grecia: quella cicladica, quella minoica e quella micenea.
Quella minoica (che prese il nome dal mitico re Minosse) fu la prima civiltà progredita d'Europa, profondamente influenzata dalle culture mesopotamica ed egizia.
Oggi gli archeologi adottano approcci diversi per la scansione cronologica dell'età minoica. Uno degli approcci più recenti, basato sulle vicende dei grandi palazzi minoici, suddivide l'epoca minoica in quattro periodi diversi: quello Prepalaziale (dal pieno III millennio al 2000 a.C.), quello dei Primi Palazzi o Protopalaziale (dal 2000 al 1700 a.C.), quello dei Secondi Palazzi o Neopalaziale (dal 1700 al 1450 a. C.), e quello Postpalaziale (dal 1450 a.C. in poi). Una diversa scansione, fondata sullo sviluppo artistico delle ceramiche, individua invece tre periodi: Antico Minoico (dalla metà del III millennio al 2150 a.C.), Medio Minoico (2150-1550) e Tardo Minoico (1550-1180).
Il periodo Prepalaziale conserva caratteristiche proprie del tardo Neolitico, ma ]'avvento del bronzo, che veniva importato da Cipro, consentì ai minoici di costruire navi più resistenti e nel contempo di aumentare i loro scambi commerciali. La lavorazione della terracotta e l'oreficeria divennero attività sempre più sofisticate, destinate ad affiancarsi alle importanti opere d'arte che la civiltà minoica avrebbe lasciato a testimonianza della propria grandezza.

Periodo dei Primi Palazzi

La civiltà minoica conobbe una notevole fioritura durante il periodo dei Primi Palazzi o Protopalaziale, tra il 2000 e il 1700 a.C., corrispondente a parte del Medio Minoico. Intorno al 2000 a.C. furono costruiti imponenti complessi palaziali, tra cui quelli di Cnosso, Pesto, Mallia e Zakros, fatto che segnò una forte differenza rispetto alla fase neolitica, caratterizzata dall'insediamento in villaggi.
Durante questo periodo, si ritiene che Creta fosse guidata da governatori locali e che il potere e le ricchezze dell'isola fossero concentrate nella città di Cnosso. La società era organizzata secondo linee gerarchiche e gli schiavi erano molto numerosi.
I progressi architettonici furono accompagnati da altrettanti miglioramenti nelle tecniche di produzione degli oggetti in terracotta. I vasi di Kamàres, che prendono il nome dalla grotta sacra dove furono ritrovati, denotano l'elevato grado di abilità raggiunto dagli artigiani minoici. Questi vasi erano utilizzati per il baratto, oltre che per uso domestico e cerimoniale.
Anche il primo sistema di scrittura cretese risale a grandi linee ai secoli dal XXII al XV a.C.. La scrittura, che all'inizio era fortemente pittorica, gradualmente passò dalla rappresentazione di oggetti naturali a figure più astratte, molto simili ai geroglifici egizi.
 
LA SCRITTURA LINEARE B
La sistematica opera di decifrazione della scrittura Lineare B, la lingua dei palazzi cretesi dei secoli XIV e XIII a.C. usata dai micenei, avvenuta verso la metà del secolo scorso da parte dell'architetto e glottologo inglese Michael Ventris, rappresentò la prima prova tangibile che la lingua greca aveva una storia scritta molto più lunga di quanto gli studiosi avessero ritenuto fino a quel momento. Le ricerche di questo studioso dimostrarono che la lingua celata dietro questi misteriosi grafemi era una forma arcaica di greco, più antica del greco ionico di Omero.
Numerosi testi in scrittura Lineare B sono stati trovati incisi su tavolette di argilla rinvenute nel sito archeologico di Cnosso, dove erano rimaste sepolte e indisturbate per secoli. Altre tavolette furono rinvenute più tardi sul continente, a Micene, Tirinto e Pilo, nel Peloponneso, e a Tebe, in Beozia.
La scrittura ritrovata sulle tavolette d'argilla che si rivelarono essere per lo più inventari e registrazioni di transazioni amministrative consiste di circa 90 segni diversi e risale a un periodo compreso tra il XIV e il XIII secolo a.C. Sebbene da queste tavolette si riesca a dedurre ben poco sulla vita sociale e politica del tempo, se ne ricava l'immagine di una struttura amministrativa piuttosto complessa e ben organizzata.
I simboli venivano utilizzati principalmente come rappresentazioni grafiche di gruppi sillabici concepiti per rendere in modo approssimato la pronuncia delle parole che indicavano. Per esempio, il gruppo sillabico 'A re ka sa-da ra' corrisponde al nome femminile Alexandra del greco.
Quel che invece è chiaro e significativo è che si tratta di lingua greca, cosa che rende il greco moderno una lingua con la tradizione scritta tra le più antiche del mondo.
Per la situazione degli studi sulla scrittura minoica precedente (usata dal XIX al XIV sec. a.C.), la Lineare A, si può leggere in italiano il libro di G.M. Facchetti e M. Negri, Creta Minoica, Olschki, Firenze 2003.

Periodo dei Secondi Palazzi

Il periodo dei Primi Palazzi terminò con l'improvvisa distruzione dei palazzi di Cnosso, Sesto, Mania e Zàkros avvenuta nel 1700 a.C. Sebbene gli archeologi non concordino, la maggior parte degli studiosi ritiene che la distruzione sia stata causata dall'eruzione di un vulcano sulla vicina isola di Santoríni, che provocò un violentissimo terremoto. I minoici ricostruirono i palazzi secondo un progetto ancora più complesso del precedente, con diversi piani, sontuosi appartamenti reali, sale per i ricevimenti, laboratori, camere per il personale e un'avanzata rete fognaria. La complessa progettazione dei palazzi diede più tardi origine al mito del Labirinto di Creta.

Gli scavi avviati a Cnosso da Sir Arthur Evans nel 1900 riportarono alla luce gran parte dei resti della società minoica dei Secondi Palazzi, corrispondente all'ultima parte del Medio Minoico e all'inizio del 'lardo Minoico, cioè agli anni dal 1700 al 1450. Gli affreschi dai colori vivaci (che oggi si possono ammirare al Museo Archeologico di Iràklio, p155) ritraggono donne dalla carnagione chiara con ciocche di capelli neri e lucidi sistemate in elaborate acconciature. Queste donne, orgogliose, aggraziate ed emancipate, avevano un corpo senza difetti e indossavano abiti eleganti che mettevano in mostra seni dalle forme perfette. Gli uomini, dalla pelle abbronzata, erano alti, con la vita piccola e i fianchi stretti, spalle larghe, cosce e bicipiti muscolosi; i bambini, infine, erano snelli e flessuosi.
Lo stato minoico si sviluppò fino a diventare una potente talassocrazia, una forma di potere fondata sulla supremazia navale. Gli scambi commerciali con i paesi del Mediterraneo orientale continuarono a prosperare anche grazie alle colonie minoiche situate nel Mar Egeo e in Asia Minore. Secondo i miti raccontati dagli storici greci, alla guida di questo potente impero navale fu il re Minosse, emblema di un re che seppe promuovere gli interessi del proprio regno. I minoici non erano portati per la costruzione di templi colossali o di statue di soggetto religioso. Gli storici hanno concluso che la vita spirituale di questa civiltà era organizzata intorno al culto di una Dea Madre. Questa dea, spesso rappresentata insieme a serpenti o leoni, era la divinità più importante e gli dèi maschili le erano subordinati. Il simbolo con l'ascia bipenne che compare negli affreschi e sulle pareti del Palazzo di Cnosso era per i minoici un simbolo sacro, il labrys. Tra gli altri simboli che compaiono nell'arte minoica vi sono il mitico grifone e figure dal corpo di uomo e testa di animale. Si ritiene inoltre che i minoici osservassero il culto dei morti e credessero in qualche forma di vita nell'aldilà.
Si ritiene, inoltre, che le donne nella società minoica godessero di una notevole libertà e autonomia. Benché ci siano poche testimonianze dell'esistenza di una società matriarcale, l'arte minoica dimostra come le donne partecipassero ai giochi, alla caccia e a tutte le feste pubbliche e religiose. Fu solo dopo l'invasione di Creta da parte dei dori che le donne furono relegate a un ruolo subordinato.

Periodo Postpalaziale

Il declino della civiltà minoica prese avvio intorno al 1450 per motivi su cui gli studiosi non sono concordi. Alcuni attribuiscono a un terremoto o a un altro cataclisma, avvenuto in un periodo imprecisato da individuarsi tra l'ultimo quarto del XVI secolo e la prima metà del XV, la distruzione di alcuni dei principali palazzi (fatta eccezione per quello di Cnosso). Secondo un'altra ricostruzione dei fatti, il declino della civiltà micenea sarebbe da attribuirsi ai micenei, che in quest'epoca conquistarono il Palazzo di Cnosso, che divenne la loro base a Creta, mentre avrebbero distrutto gli altri palazzi minoici nell'intento di soppiantare i minoici nel commercio marittimo. Indipendentemente dal fatto che i micenei abbiano davvero provocato la rovina della civiltà micenea o che abbiano) soltanto approfittato del suo declino, risulta chiaro che la loro presenza sull'isola coincise con la distruzione di molti palazzi.
 

SIR ARTHUR EVANS E CNOSSO
Sir Arthur John Evans (1851-1941) fu direttore dell'Ashmolean Museum di Oxford dai 1884 al 1908 e l'anno successivo fu nominato professore fuori ruolo di archeologia preistorica. Il suo profondo interesse per le monete antiche e per le scritte riportate sui sigilli in pietra provenienti da Creta lo condusse per la prima volta sull'isola nel 1894. Appassionato giornalista non professionista, Evans cominciò a pensare che la civiltà micenea che prosperò in Grecia fosse originaria di Creta. Nel 1900 acquistò un appezzamento di terra nei pressi di Iraldio e trascorse un anno a scavare. Scoprì le rovine di un palazzo perduto che occupava un'area di 2,2 ettari. Evans chiamo minoica la civiltà che aveva costruito il palazzo, ispirandosi al nome del leggendario re Minosse.
L'archeologo era così elettrizzato dalla scoperta, che decise di trascorrere 35 anni sul posto e di spendere 250.000 sterline del proprio patrimonio personale per scavare e ricostruire parti intere del palazzo. Evans affermò di essere stato costretto a ricostruire le colonne e i sostegni in cemento armato per paura che il palazzo crollasse, ma molti archeologi ritengono che il sito sia stato in realtà irrimediabilmente danneggiato e che la ricostruzione fatta da Evans abbia compromesso la purezza dei dettagli storici. Tuttavia, a differenza di quanto accade per altri siti archeologici di Creta, la ricostruzione del Palazzo di Cnosso aiuta i visitatori a conoscere l'aspetto del complesso nel suo periodo di massimo splendore, cosicché molti visitatori non esperti pensano che Sir Arthur Evans abbia fatto un lavoro molto accurato e che il Palazzo di Cnosso sia una vera meraviglia.
Nei 25 anni successivi alla scoperta del Palazzo di Cnosso, Evans continuò a scavare e portò alla luce i resti di una civiltà neolitica sotto le rovine di un palazzo minoico dell'Età del bronzo. Scoprì anche circa 4000 tavolette di argilla contenenti iscrizioni in Lineare B, frammenti in Lineare A oltre a ricche testimonianze del geroglifico, e descrisse il proprio lavoro di scavo a Cnosso in un'opera di quattro volumi intitolata The Palace of Minos (II Palazzo di Minosse, non disponibile in italiano). Evans ricevette molti riconoscimenti per il lavoro svolto e nel 1911 fu insignito del titolo di cavaliere.
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ARTE MINOICA

Neolitico e periodo Prepalaziale

Sebbene si sappia molto poco riguardo gli abitanti delle caverne di Creta durante il Neolitico, sembra che realizzassero oggetti in terracotta privi di decorazioni. La ruota del vasaio non era ancora stata inventata, e il vasellame veniva cotto su falò: inevitabilmente, i colori non erano uniformi. Le prime figurine ritraevano forane umane e di solito erano intagliate nella pietra. Una figurina di marmo ritrovata a Cnosso costituisce un ottimo esempio di questo stile primitivo, che sembra simile alle tecniche utilizzate nelle Cicladi. L'abilità nel realizzare oggetti in terracotta progredì nel periodo Prepalaziale della civiltà minoica. Sui vasi scuri venivano) dipinte spirali e motivi curvilinei ed emersero stili differenti. Gli oggetti in terracotta di Pyrgos erano caratterizzati da una colorazione grigia, nera o marrone e, in seguito, il vasellame di Vasiliki (prodotto nei pressi di lerapetra) presentava superfici policrome. I gioielli e gli stiletti in oro, argento e bronzo erano finemente lavorati, lasciando presagire l'eleganza dell'arte minoica dei periodi successivi.

Periodo dei Primi Palazzi

Nel 2000 a.C. la fondazione dei primi palazzi minoici a Creta coincise con la produzione dei cosiddetti vasi di Kamàres, che venivano realizzati nei laboratori di Cnosso e di Pesto. Queste eleganti ceramiche finemente lavorate prendono il nome dalla grotta sacra di Kamares, dove furono ritrovate, e la loro produzione prosperò durante tutto il periodo dei Primi Palazzi. Dopo l'invenzione della ruota del vasaio fu possibile produrre velocemente coppe, vasi con beccuccio e pithoi (grandi vasi usati dai minoici per la conservazione degli alimenti). L'uso della ruota portò anche nuova freschezza e originalità ai motivi decorativi. I motivi stilizzati si ispiravano alla vita marina e animale ed erano abbinati a motivi curvilinei astratti, generalmente dipinti nei toni del bianco, del rosso, dell'arancio e del giallo su sfondo nero o grigio. Gli oggetti in terracotta più sorprendenti erano i vasi 'a guscio d'uovo', così chiamati perché caratterizzati da pareti estremamente sottili.

Durante questo periodo anche altre forme di artigianato raggiunsero un livello qualitativo molto elevato. Usando pietre semipreziose e argilla, gli artigiani crearono capolavori in miniatura e sigilli in pietra che talvolta contenevano lettere geroglifiche. Il bellissimo pendente con api ritrovato a Mallia dimostra quanto fosse elevato il grado di maestria, originalità e precisione raggiunto in seguito dai gioiellieri minoici.
 

IL COMMERCIO DEI MINOICI
Con l'aumento della popolazione di Creta e lo sviluppo di centri commerciali nella zona orientale dell'isola, i minoici conquistarono una posizione privilegiata per gli scambi commerciali con i loro vicini del Mediterraneo orientale. I forti venti del nord facevano sì che le rotte commerciali fossero generalmente circolari: dal Delta del Nilo verso la costa mediorientale, passando per Cipro e la costa dell'Asia Minore, fino alla Grecia e oltre. In un primo tempo Creta esportò prodotti dell'agricoltura e dell'allevamento, come l'olio d'oliva e il bestiame, importando argento dalle Cicladi, oro dall'Egeo settentrionale, avorio e stagno dal Medio Oriente. Di conseguenza, gli oggetti in terracotta del periodo neopalaziale, i tessuti e i prodotti agricoli venivano venduti in tutte le Cicladi, oltre che in Egitto, in Siria e probabilmente anche in Sicilia. I vasi di Kamàres, in particolare, venivano esportati a Cipro, in Egitto e in Medio Oriente.


Periodo dei Secondi Palazzi

Dal 1700 al 1450 a.C. la civiltà minoica raggiunse l'apice del suo splendore. Anche se probabilmente gli affreschi esistevano già prima del 1700 a.C., il terremoto che distrusse i palazzi minoici in quel periodo non ne lasciò intatto alcuno. Il Palazzo di Cnosso conteneva sicuramente la quantità maggiore di affreschi del periodo dei Secondi Palazzi. I pochi frammenti rimasti sono stati sottoposti a un attento lavoro di restauro e la particolare tecnica pittorica dei minoici, che utilizzava tinte di origine vegetale e minerale, ha contribuito alla conservazione dei colori. I soggetti rispecchiano l'intera gamma dell'esperienza minoica e hanno influenzato anche le pitture murali rinvenute nel resto della Grecia. I paesaggi popolati di animali, la vita marina rappresentata da pesci e piovre, i banchetti, i giochi e i rituali sono tutti ritratti con vivido realismo. Negli affreschi compaiono frequentemente i grifoni, circostanza dovuta al fatto che probabilmente per i minoici questi animali avevano una funzione protettiva. Sebbene siano stati influenzati da alcuni stilemi tipici delle pitture egizie, gli autori di questi affreschi seppero elaborare uno stile personale e inconfondibile. Anche negli affreschi cretosi, come in quelli egizi, la pelle degli uomini è sempre abbronzata e quella delle donne chiara, ma le figure minoiche sono meno rigide di quelle raffigurate nelle pitture murali dell'antico Egitto.
Durante l'epoca dei Secondi Palazzi prosperò anche la produzione di ceramiche. Nei primi anni lo stile marino e quello floreale rispecchiavano gli stessi temi degli affreschi del periodo. Piovre, delfini e pesci compaiono su alcuni oggetti in terracotta, mentre su altri sono dipinti fiori, foglie e rami insieme a simboli sacri. Al contrario delle terrecotte arcaiche, in questo periodo la decorazione delle ceramiche era spesso realizzata con colori scuri, come il marrone e il color ruggine, su sfondo chiaro.

Dopo il 1500 a.C., i vasi furono realizzati con tre manici e spesso avevano la forma di teste di animali. Il rhytòn in pietra (recipiente per bere) a forma di testa di toro è un esempio particolarmente elegante del genere di oggetti che veniva prodotto in questo periodo.
Nei laboratori del palazzo progredì anche l'arte dell'intaglio di sigilli in pietra. Capre, leoni e grifoni venivano riprodotti nei minimi dettagli su pietre dure, di solito a forma di mandorla. Gli scultori minoici crearono anche eleganti statuette di maiolica (terracotta con patina in quarzo), oro, avorio, bronzo e pietra. La dea dei serpenti di maiolica è uno dei pezzi più straordinari che siano giunti fino a noi.

Periodo Postpalaziale

La distruzione dei palazzi minoici, intorno al 1450, ad opera dei micenei o di un cataclisma, diede avvio al declino di questa civiltà. Nella ceramica vivaci motivi marini che avevano caratterizzato il vasellame dei secoli precedenti lasciarono il posto a decorazioni più stilizzate. Gli affreschi erano ormai privi di ispirazione, non si sa se per la diminuzione degli scambi commerciali con l'Egitto o a causa della distruzione dei laboratori artigianali dei palazzi. La produzione di gioielli e di sigilli in pietra fu rimpiazzata 'da quella di armi, un passaggio che rispecchiava l'influenza dei bellicosi micenei sulla civiltà minoica.
 

ASSASSINIO NEL TEMPIO
Di solito i sacrifici umani non vengono associati alla civiltà minoica, sempre descritta come una civiltà pacifica, ma nel sito di Anemospilia, situato nei pressi del villaggio di Arhànes, 18 km a sud di Iraklio, sono state rinvenute testimonianze inconfutabili di tali sacrifici. Negli anni '80, durante i lavori di scavo in un semplice tempio composto da tre sale, gli studiosi trovarono i resti di un giovane che era stato legato strettamente su un altare e che era poi stato trafitto da un grosso stiletto sacrificale in bronzo con incisa una figura simile a un cinghiale (anch'esso ritrovato durante gli scavi). I resti di altri due scheletri trovati nella vicinanze - probabilmente quelli di una sacerdotessa e di un assistente - sembrano indicare che la morte del giovane facesse parte di un rito sacrificale. Il sacrificio fu probabilmente effettuato quando iniziò il terremoto del 1700 a.C., nel disperato tentativo della popolazione di placare gli dèi.

 


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