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LA SCRITTURA LINEARE B La sistematica opera di decifrazione della scrittura Lineare B, la lingua dei palazzi cretesi dei secoli XIV e XIII a.C. usata dai micenei, avvenuta verso la metà del secolo scorso da parte dell'architetto e glottologo inglese Michael Ventris, rappresentò la prima prova tangibile che la lingua greca aveva una storia scritta molto più lunga di quanto gli studiosi avessero ritenuto fino a quel momento. Le ricerche di questo studioso dimostrarono che la lingua celata dietro questi misteriosi grafemi era una forma arcaica di greco, più antica del greco ionico di Omero. Numerosi testi in scrittura Lineare B sono stati trovati incisi su tavolette di argilla rinvenute nel sito archeologico di Cnosso, dove erano rimaste sepolte e indisturbate per secoli. Altre tavolette furono rinvenute più tardi sul continente, a Micene, Tirinto e Pilo, nel Peloponneso, e a Tebe, in Beozia. La scrittura ritrovata sulle tavolette d'argilla – che si rivelarono essere per lo più inventari e registrazioni di transazioni amministrative – consiste di circa 90 segni diversi e risale a un periodo compreso tra il XIV e il XIII secolo a.C. Sebbene da queste tavolette si riesca a dedurre ben poco sulla vita sociale e politica del tempo, se ne ricava l'immagine di una struttura amministrativa piuttosto complessa e ben organizzata. I simboli venivano utilizzati principalmente come rappresentazioni grafiche di gruppi sillabici concepiti per rendere in modo approssimato la pronuncia delle parole che indicavano. Per esempio, il gruppo sillabico 'A re ka sa-da ra' corrisponde al nome femminile Alexandra del greco. Quel che invece è chiaro e significativo è che si tratta di lingua greca, cosa che rende il greco moderno una lingua con la tradizione scritta tra le più antiche del mondo. Per la situazione degli studi sulla scrittura minoica precedente (usata dal XIX al XIV sec. a.C.), la Lineare A, si può leggere in italiano il libro di G.M. Facchetti e M. Negri, Creta Minoica, Olschki, Firenze 2003. |
Periodo dei Secondi Palazzi
Il periodo dei Primi Palazzi terminò con
l'improvvisa distruzione dei palazzi di Cnosso,
Sesto, Mania e Zàkros avvenuta nel 1700 a.C.
Sebbene gli archeologi non concordino, la
maggior parte degli studiosi ritiene che la
distruzione sia stata causata dall'eruzione di
un vulcano sulla vicina isola di Santoríni, che
provocò un violentissimo terremoto. I minoici
ricostruirono i palazzi secondo un progetto
ancora più complesso del precedente, con diversi
piani, sontuosi appartamenti reali, sale per i
ricevimenti, laboratori, camere per il personale
e un'avanzata rete fognaria. La complessa
progettazione dei palazzi diede più tardi
origine al mito del Labirinto di Creta.
Gli scavi avviati a Cnosso da Sir Arthur Evans
nel 1900 riportarono alla luce gran parte dei
resti della società minoica dei Secondi Palazzi,
corrispondente all'ultima parte del Medio
Minoico e all'inizio del 'lardo Minoico, cioè
agli anni dal 1700 al 1450. Gli affreschi dai
colori vivaci (che oggi si possono ammirare al
Museo Archeologico di Iràklio, p155) ritraggono
donne dalla carnagione chiara con ciocche di
capelli neri e lucidi sistemate in elaborate
acconciature. Queste donne, orgogliose,
aggraziate ed emancipate, avevano un corpo senza
difetti e indossavano abiti eleganti che
mettevano in mostra seni dalle forme perfette.
Gli uomini, dalla pelle abbronzata, erano alti,
con la vita piccola e i fianchi stretti, spalle
larghe, cosce e bicipiti muscolosi; i bambini,
infine, erano snelli e flessuosi.
Lo stato minoico si sviluppò fino a diventare
una potente talassocrazia, una forma di potere
fondata sulla supremazia navale. Gli scambi
commerciali con i paesi del Mediterraneo
orientale continuarono a prosperare anche grazie
alle colonie minoiche situate nel Mar Egeo e in
Asia Minore. Secondo i miti raccontati dagli
storici greci, alla guida di questo potente
impero navale fu il re Minosse, emblema di un re
che seppe promuovere gli interessi del proprio
regno. I minoici non erano portati per la
costruzione di templi colossali o di statue di
soggetto religioso. Gli storici hanno concluso
che la vita spirituale di questa civiltà era
organizzata intorno al culto di una Dea Madre.
Questa dea, spesso rappresentata insieme a
serpenti o leoni, era la divinità più importante
e gli dèi maschili le erano subordinati. Il
simbolo con l'ascia bipenne che compare negli
affreschi e sulle pareti del Palazzo di Cnosso
era per i minoici un simbolo sacro, il labrys.
Tra gli altri simboli che compaiono nell'arte
minoica vi sono il mitico grifone e figure dal
corpo di uomo e testa di animale. Si ritiene
inoltre che i minoici osservassero il culto dei
morti e credessero in qualche forma di vita
nell'aldilà.
Si ritiene, inoltre, che le donne nella società
minoica godessero di una notevole libertà e
autonomia. Benché ci siano poche testimonianze
dell'esistenza di una società matriarcale,
l'arte minoica dimostra come le donne
partecipassero ai giochi, alla caccia e a tutte
le feste pubbliche e religiose. Fu solo dopo
l'invasione di Creta da parte dei dori che le
donne furono relegate a un ruolo subordinato.
Periodo Postpalaziale
Il declino della civiltà minoica prese avvio
intorno al 1450 per motivi su cui gli studiosi
non sono concordi. Alcuni attribuiscono a un
terremoto o a un altro cataclisma, avvenuto in
un periodo imprecisato da individuarsi tra
l'ultimo quarto del XVI secolo e la prima metà
del XV, la distruzione di alcuni dei principali
palazzi (fatta eccezione per quello di Cnosso).
Secondo un'altra ricostruzione dei fatti, il
declino della civiltà micenea sarebbe da
attribuirsi ai micenei, che in quest'epoca
conquistarono il Palazzo di Cnosso, che divenne
la loro base a Creta, mentre avrebbero distrutto
gli altri palazzi minoici nell'intento di
soppiantare i minoici nel commercio marittimo.
Indipendentemente dal fatto che i micenei
abbiano davvero provocato la rovina della
civiltà micenea o che abbiano) soltanto
approfittato del suo declino, risulta chiaro che
la loro presenza sull'isola coincise con la
distruzione di molti palazzi.
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SIR ARTHUR EVANS E CNOSSO Sir Arthur John Evans (1851-1941) fu direttore dell'Ashmolean Museum di Oxford dai 1884 al 1908 e l'anno successivo fu nominato professore fuori ruolo di archeologia preistorica. Il suo profondo interesse per le monete antiche e per le scritte riportate sui sigilli in pietra provenienti da Creta lo condusse per la prima volta sull'isola nel 1894. Appassionato giornalista non professionista, Evans cominciò a pensare che la civiltà micenea che prosperò in Grecia fosse originaria di Creta. Nel 1900 acquistò un appezzamento di terra nei pressi di Iraldio e trascorse un anno a scavare. Scoprì le rovine di un palazzo perduto che occupava un'area di 2,2 ettari. Evans chiamo minoica la civiltà che aveva costruito il palazzo, ispirandosi al nome del leggendario re Minosse. L'archeologo era così elettrizzato dalla scoperta, che decise di trascorrere 35 anni sul posto e di spendere 250.000 sterline del proprio patrimonio personale per scavare e ricostruire parti intere del palazzo. Evans affermò di essere stato costretto a ricostruire le colonne e i sostegni in cemento armato per paura che il palazzo crollasse, ma molti archeologi ritengono che il sito sia stato in realtà irrimediabilmente danneggiato e che la ricostruzione fatta da Evans abbia compromesso la purezza dei dettagli storici. Tuttavia, a differenza di quanto accade per altri siti archeologici di Creta, la ricostruzione del Palazzo di Cnosso aiuta i visitatori a conoscere l'aspetto del complesso nel suo periodo di massimo splendore, cosicché molti visitatori non esperti pensano che Sir Arthur Evans abbia fatto un lavoro molto accurato e che il Palazzo di Cnosso sia una vera meraviglia. Nei 25 anni successivi alla scoperta del Palazzo di Cnosso, Evans continuò a scavare e portò alla luce i resti di una civiltà neolitica sotto le rovine di un palazzo minoico dell'Età del bronzo. Scoprì anche circa 4000 tavolette di argilla contenenti iscrizioni in Lineare B, frammenti in Lineare A oltre a ricche testimonianze del geroglifico, e descrisse il proprio lavoro di scavo a Cnosso in un'opera di quattro volumi intitolata The Palace of Minos (II Palazzo di Minosse, non disponibile in italiano). Evans ricevette molti riconoscimenti per il lavoro svolto e nel 1911 fu insignito del titolo di cavaliere. |
ARTE MINOICA
Neolitico e periodo Prepalaziale
Sebbene si sappia molto poco riguardo gli
abitanti delle caverne di Creta durante il
Neolitico, sembra che realizzassero oggetti in
terracotta privi di decorazioni. La ruota del
vasaio non era ancora stata inventata, e il
vasellame veniva cotto su falò: inevitabilmente,
i colori non erano uniformi. Le prime figurine
ritraevano forane umane e di solito erano
intagliate nella pietra. Una figurina di marmo
ritrovata a Cnosso costituisce un ottimo esempio
di questo stile primitivo, che sembra simile
alle tecniche utilizzate nelle Cicladi.
L'abilità nel realizzare oggetti in terracotta
progredì nel periodo Prepalaziale della civiltà
minoica. Sui vasi scuri venivano) dipinte
spirali e motivi curvilinei ed emersero stili
differenti. Gli oggetti in terracotta di Pyrgos
erano caratterizzati da una colorazione grigia,
nera o marrone e, in seguito, il vasellame di
Vasiliki (prodotto nei pressi di lerapetra)
presentava superfici policrome. I gioielli e gli
stiletti in oro, argento e bronzo erano
finemente lavorati, lasciando presagire
l'eleganza dell'arte minoica dei periodi
successivi.
Periodo dei Primi Palazzi
Nel 2000 a.C. la fondazione dei primi palazzi
minoici a Creta coincise con la produzione dei
cosiddetti vasi di Kamàres, che venivano
realizzati nei laboratori di Cnosso e di Pesto.
Queste eleganti ceramiche finemente lavorate
prendono il nome dalla grotta sacra di Kamares,
dove furono ritrovate, e la loro produzione
prosperò durante tutto il periodo dei Primi
Palazzi. Dopo l'invenzione della ruota del
vasaio fu possibile produrre velocemente coppe,
vasi con beccuccio e pithoi (grandi vasi usati
dai minoici per la conservazione degli
alimenti). L'uso della ruota portò anche nuova
freschezza e originalità ai motivi decorativi. I
motivi stilizzati si ispiravano alla vita marina
e animale ed erano abbinati a motivi curvilinei
astratti, generalmente dipinti nei toni del
bianco, del rosso, dell'arancio e del giallo su
sfondo nero o grigio. Gli oggetti in terracotta
più sorprendenti erano i vasi 'a guscio d'uovo',
così chiamati perché caratterizzati da pareti
estremamente sottili.
Durante questo periodo anche altre forme di
artigianato raggiunsero un livello qualitativo
molto elevato. Usando pietre semipreziose e
argilla, gli artigiani crearono capolavori in
miniatura e sigilli in pietra che talvolta
contenevano lettere geroglifiche. Il bellissimo
pendente con api ritrovato a Mallia dimostra
quanto fosse elevato il grado di maestria,
originalità e precisione raggiunto in seguito
dai gioiellieri minoici.
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IL COMMERCIO DEI MINOICI Con l'aumento della popolazione di Creta e lo sviluppo di centri commerciali nella zona orientale dell'isola, i minoici conquistarono una posizione privilegiata per gli scambi commerciali con i loro vicini del Mediterraneo orientale. I forti venti del nord facevano sì che le rotte commerciali fossero generalmente circolari: dal Delta del Nilo verso la costa mediorientale, passando per Cipro e la costa dell'Asia Minore, fino alla Grecia e oltre. In un primo tempo Creta esportò prodotti dell'agricoltura e dell'allevamento, come l'olio d'oliva e il bestiame, importando argento dalle Cicladi, oro dall'Egeo settentrionale, avorio e stagno dal Medio Oriente. Di conseguenza, gli oggetti in terracotta del periodo neopalaziale, i tessuti e i prodotti agricoli venivano venduti in tutte le Cicladi, oltre che in Egitto, in Siria e probabilmente anche in Sicilia. I vasi di Kamàres, in particolare, venivano esportati a Cipro, in Egitto e in Medio Oriente. |
Periodo dei Secondi Palazzi
Dal 1700 al 1450 a.C. la civiltà minoica
raggiunse l'apice del suo splendore. Anche se
probabilmente gli affreschi esistevano già prima
del 1700 a.C., il terremoto che distrusse i
palazzi minoici in quel periodo non ne lasciò
intatto alcuno. Il Palazzo di Cnosso conteneva
sicuramente la quantità maggiore di affreschi
del periodo dei Secondi Palazzi. I pochi
frammenti rimasti sono stati sottoposti a un
attento lavoro di restauro e la particolare
tecnica pittorica dei minoici, che utilizzava
tinte di origine vegetale e minerale, ha
contribuito alla conservazione dei colori. I
soggetti rispecchiano l'intera gamma
dell'esperienza minoica e hanno influenzato
anche le pitture murali rinvenute nel resto
della Grecia. I paesaggi popolati di animali, la
vita marina rappresentata da pesci e piovre, i
banchetti, i giochi e i rituali sono tutti
ritratti con vivido realismo. Negli affreschi
compaiono frequentemente i grifoni, circostanza
dovuta al fatto che probabilmente per i minoici
questi animali avevano una funzione protettiva.
Sebbene siano stati influenzati da alcuni
stilemi tipici delle pitture egizie, gli autori
di questi affreschi seppero elaborare uno stile
personale e inconfondibile. Anche negli
affreschi cretosi, come in quelli egizi, la
pelle degli uomini è sempre abbronzata e quella
delle donne chiara, ma le figure minoiche sono
meno rigide di quelle raffigurate nelle pitture
murali dell'antico Egitto.
Durante l'epoca dei Secondi Palazzi prosperò
anche la produzione di ceramiche. Nei primi anni
lo stile marino e quello floreale rispecchiavano
gli stessi temi degli affreschi del periodo.
Piovre, delfini e pesci compaiono su alcuni
oggetti in terracotta, mentre su altri sono
dipinti fiori, foglie e rami insieme a simboli
sacri. Al contrario delle terrecotte arcaiche,
in questo periodo la decorazione delle ceramiche
era spesso realizzata con colori scuri, come il
marrone e il color ruggine, su sfondo chiaro.
Dopo il 1500 a.C., i vasi furono realizzati con
tre manici e spesso avevano la forma di teste di
animali. Il rhytòn in pietra (recipiente per
bere) a forma di testa di toro è un esempio
particolarmente elegante del genere di oggetti
che veniva prodotto in questo periodo.
Nei laboratori del palazzo progredì anche l'arte
dell'intaglio di sigilli in pietra. Capre, leoni
e grifoni venivano riprodotti nei minimi
dettagli su pietre dure, di solito a forma di
mandorla. Gli scultori minoici crearono anche
eleganti statuette di maiolica (terracotta con
patina in quarzo), oro, avorio, bronzo e pietra.
La dea dei serpenti di maiolica è uno dei pezzi
più straordinari che siano giunti fino a noi.
Periodo Postpalaziale
La distruzione dei palazzi minoici, intorno al
1450, ad opera dei micenei o di un cataclisma,
diede avvio al declino di questa civiltà. Nella
ceramica vivaci motivi marini che avevano
caratterizzato il vasellame dei secoli
precedenti lasciarono il posto a decorazioni più
stilizzate. Gli affreschi erano ormai privi di
ispirazione, non si sa se per la diminuzione
degli scambi commerciali con l'Egitto o a causa
della distruzione dei laboratori artigianali dei
palazzi. La produzione di gioielli e di sigilli
in pietra fu rimpiazzata 'da quella di armi, un
passaggio che rispecchiava l'influenza dei
bellicosi micenei sulla civiltà minoica.
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ASSASSINIO NEL TEMPIO Di solito i sacrifici umani non vengono associati alla civiltà minoica, sempre descritta come una civiltà pacifica, ma nel sito di Anemospilia, situato nei pressi del villaggio di Arhànes, 18 km a sud di Iraklio, sono state rinvenute testimonianze inconfutabili di tali sacrifici. Negli anni '80, durante i lavori di scavo in un semplice tempio composto da tre sale, gli studiosi trovarono i resti di un giovane che era stato legato strettamente su un altare e che era poi stato trafitto da un grosso stiletto sacrificale in bronzo con incisa una figura simile a un cinghiale (anch'esso ritrovato durante gli scavi). I resti di altri due scheletri trovati nella vicinanze - probabilmente quelli di una sacerdotessa e di un assistente - sembrano indicare che la morte del giovane facesse parte di un rito sacrificale. Il sacrificio fu probabilmente effettuato quando iniziò il terremoto del 1700 a.C., nel disperato tentativo della popolazione di placare gli dèi. |