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LETTERATURA AFGHANA


Nella Repubblica dell'Afghanistan si hanno due lingue letterarie, espresse nelle lingue pushtu e farsi (o dardi). Quest'ultima, che è il farsi della Persia, è stata l'unica lingua ufficiale dell'Afghanistan fino al 1936. In seguito fu dichiarata lingua nazionale anche il pushtu, che è poi la vera lingua (distinta in vari dialetti) del popolo afghano. Anche questa lingua è, come il farsi, una lingua indoeuropea del gruppo iranico.

La letteratura in lingua pushtu:

Il testo più antico risale al XIII secolo, ed è la Vita dei santi, di un certo Suleyman Maku, che fu scoperta e pubblicata nel 1940. Nel 1944 fu pubblicata l'antologia L'ignoto tesoro, raccolta all'inizio del XVIII secolo da Muhammed Hotak, contiene anche una poesia in pushtu che risale addirittura all'VIII secolo.

La letteratura afghana in lingua pushtu è ampiamente rappresentata da opere ereticali, del movimento chiamato roshani, il cui fondatore fu Bayazid Ansari (1525-1585), autore del libro Il beatissimo annuncio, che contiene anche inserti in farsi, in arabo e in urdu. L'autore aveva idee di tipo panteista e si rendeva conto dei problemi sociali. Nel XVII secolo diversi poeti si fecero portatori delle sue idee, fra cui suo nipote Mirza-khan Ansari.

Avversario di questo movimento fu Darwezi (1533-1638), autore del libro I tesori dell'Islam. In questo periodo non furono pochi i poeti afghani: quasi tutti si ispirarono agli ideali del sufismo. Fra questi poeti va ricordato il maggiore, Abdurrahman (1632-1708). Un altro poeta, che visse alla corte dei khan e scrisse poesie ispirate alla mentalità feudale, fu Hushkal-khan (1613-1689), che era anche il capo di una tribù. Fra i suoi numerosi figli e nipoti, molti furono i poeti e i prosatori. Fra i poeti del XVII secolo, periodo assai felice dal punto di vista letterario, va ricordato anche Abdul Hamid (1660-1732), autore di poesie pessimistiche. Per lui l'amore non è una gioia ma un castigo del cielo. I suoi versi, divenuti assai popolari, sono di una grande eleganza. Un altro intenso poeta fu Ahmad shah Durrani (1721-1771), che nel 1747 fondò il moderno stato dell'Afghanistan, riuscendo riunire politicamente le varie tribù e i khanati. Come lirico, cantò la primavera e l'amore.

Quasi tutto il XIX secolo trascorse nella guerra contro gli invasori inglesi: fu anche negativo, dal punto di vista della cultura pushtu, il trasferimento della capitale da Kandahar a Kabul (fine del XVIII secolo).

Quasi tutta la popolazione di Kabul e dintorni era costituita da Tagiki, e la lingua ufficiale e letteraria era il farsi. Dopo la metà del XIX secolo si ebbe un risveglio della cultura pushtu, ma non nell'Afghanistan, bensì appena fuori dai suoi confini, a Peshawar (attuale Pakistan).

Il fondatore della moderna prosa in pushtu fu Ahmad Maulawi. La sua lingua e il suo stile divennero esempi classici, e i suoi testi furono più volte ripubblicati, anche in libri scolastici e di studio come La chiave della lingua afghana (1872).

All'inizio del XX secolo si diffuse la cultura di origine europea e si formò il movimento politico e culturale detto dei "Giovani Afghani", che promosse per prima cosa la lotta contro gli Inglesi, per la conquista dell'indipendenza.

La guerra per l'indipendenza si combattò con successo nel 1919. Si costituì il regno dell'Afghanistan. In questo periodo molti poeti pubblicarono poesie in pushtu su diversi giornali. Nel 1916 era iniziato intanto un grande lavoro per la compilazione di un dizionario pushtu. Le lingue afghane usano tutte l'alfabeto arabo, con segni diacritici per indicare i suoni tipici di queste lingue. Dal 1940 la rivista Kabul, organo dell'accademia letterarioartistica dell'Afghanistan, venne scritta tutta in lingua pushtu.

I teatri cominciarono a operare nel 1942. Un'importante rivista culturale-letteraria di questo periodo, in pushtu, fu L'alba delAfghanistan, pubblicata a Kandahar.

Un prosatore importante di questi anni fu Kushkaki (autore dei romanzi Due amati fratelli, L'amore segreto) , specialista nel descrivere vita, amori e conflitti dei ceti mercantili. Ebbero notorietà i libri di viaggi di Hadim (nato nel 1912); Nur Muhammed Taraki pubblicò racconti e bozzetti dedicati alla vita dei contadini (per esempio il romanzo I vagabondaggi di Bang, del 1958).

Anche in Afghanistan fu popolare la poesia dei cantori epici (detti, con parola araba, ashug). I più noti ashug dell'Ottocento furono (a Peshawar) Mira e Muhammed Din. Nell'Afghanistan orientale furono noti nella prima metà del XX secolo Tawakul e Gul. Amori, leggende, imprese storiche sono i loro temi costanti. Sempre nell'ambito della poesia popolare afghiana molto diffusi i "distici" (specie di stornelli), detti "landyj". E importanti e gradevoli anche i "canti nuzialiť che risalgono ad antica data e conservano tracce di remoti riti tribali.

Naturalmente importante la letteratura in farsi:

molti eminenti scrittori e poeti persiani e tagiki vissero in Afghanistan (nel medioevo). Scrisse in farsi lo studioso e scrittore MahmudTarzi (1868-1934), che fu importante come pensatore ma fu più noto come traduttore dei romanzi di Giulio Verne. Fu lui (con i suoi colleghi) che fissò le nonne della lingua letteraria farsi.

L'ultimo periodo dell'Afghanistan fu certo poco favorevole alla letteratura e alla cultura: con il colpo di Stato del 17 luglio 1973 fu detronizzato il re Muhammed Zahir Shah, e prese il potere il generale Daud, ma un altro colpo di Stato, dei generali di sinistra, portò al potere il Consiglio della Rivoluzione, dominato dal Partito Democratico Popolare (comunista). Dopo di che si scatenò la lotta con un altro partito comunista, per cui entrarono i Sovietici: vaste zone dell'Afghanistan furono quindi occupate dai sovietici, che non riuscirono però mai ad avere il controllo del Paese, che riottenne l'indipendenza dopo lo scioglimento dell'URSS.
 

                                                       2007 Profili delle letterature