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Profili
delle letterature
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LETTERATURA ARABA CLASSICA
Nella letteratura in lingua araba si distinguono anzitutto
un periodo pre-islamico e un periodo islamico. Il primo è
anteriore all'affermarsi e al diffondersi dell'islamismo in
Arabia e poi nei Paesi che vennero conquistati dai
mussulmani: quindi questa letteratura in lingua araba (una
lingua del ceppo semitico meridionale) si diffuse nel Vicino
e nel Medio Oriente, nell'Africa del Nord e anche
nell'Europa sudoccidentale (Spagna e Sicilia). Le sue radici
si addentrano naturalmente nella cultura popolare. Si
formarono presto generi letterari tipici, come la poesia di
guerra, quella panegiristica, e anche la poesia d'amore. I
poeti per lo più improvvisavano.
Questa letteratura si fissò
poi con la formazione dell'alfabeto arabo, uno degli
alfabeti più diffusi del mondo, derivato da quello aramaico,
e i cui inizi risalgono al IV secolo. Tuttavia l'uso
dell'alfabeto per scopi letterari è testimoniato in
scritture dei secoli VIII-X. Anteriormente si può parlare
solo di letteratura orale. Le testimonianze scritte sono
dovute in genere a declamatori di professione, che tentarono
di riprodurre anche i versi con le rime (non senza errori).
Tra le più antiche testimonianze c'è Scelta (o Muhallakat,
cioè Versi infilati), dovuta a un certo Hammad (morto nel
772). In questa Scelta o Antologia entrarono sette opere di
sette poeti. Fra le altre antologie preislamiche ricordiamo
Il libro dei canti di Abu el Faragià al Isfahani, morto nel
976.
La poesia araba preislamica, che si può chiamare anche
beduina, è originale, con scarsissime influenze esterne.
Nasceva nell'ambiente dei nomadi, ma veniva accolta e anche
imitata dagli Arabi seminomadi delle oasi e delle città. I
poeti godevano di grande reputazione, partecipavano a feste
e cerimonie, e si organizzavano spesso competizioni. Figura
centrale di questa poesia è il poeta stesso, tipico beduino
che odia e disprezza la vita sedentaria, forte e rozzo
cacciatore, fanfarone, attaccato alla propria indipendenza.
Ogni poesia incomincia di solito con un proemio in cui il
poeta descrive se stesso, la sua vita. La forma tradizionale
di questo periodo è la qasida, che si era già affermata da
secoli. In italiano possiamo tradurre (ma non è proprio
esatto) questo termine con elegia. Tutti i generi, da quello
epico-descrittivo alla poesia satirica, si esprimevano in
qaside.
Uno dei maggiori poeti arabi preislamici, di cui si
tramandano la memoria e le opere, fu Imr ul-qais (morto fra
il 530 e il 540), che visse errabondo fra l'Arabia, la Siria
e la Mesopotamia. Sarebbe morto a Costantinopoli, perchè
giustiziato a causa della sua passione per una figlia
dell'imperatore Giustiniano. Un altro poeta fu Tarafa,
dell'Arabia sudorientale. Egli, come altri autori noti di
questi secoli (come Antara o Zukhair e Lapid) cantò gli
eroi, i condottieri e le continue guerre tra i clan e le
tribù. Erano in sostanza poeti legati ai capi, agli
sceicchi, mentre as-Sanfara e Taabbat furono cantori
dell'individualismo, del banditismo anarchico. Si può dire,
comunque, che ogni tribù o gruppo di clan aveva i suoi
poeti. E ci furono anche famose poetesse, come al Hansa,
mentre il poeta Umaya di Taif scrisse poesia di contenuto
religioso.
Tra il VII e l'VIII secolo si affermò e si
diffuse una religione monoteista, l'islamismo, che si
diffuse in mezzo mondo, con le conquiste arabe, e si formò
un grande Stato feudale, il califfato. Alla fine del VII
secolo la lingua araba viene dichiarata lingua ufficiale del
califfato. Ed è in questo periodo che si afferma l'alfabeto
arabo, un alfabeto consonantico, che viene usato dapprima
per la trascrizione del Corano, il libro sacro dei
mussulmani, che contiene le prediche di Maometto (morto nel
632), racconti tratti da soggetti biblici, e leggi
fondamentali per lo Stato islamico. La forma letteraria del
Corano non è nuova: esso è scritto in prosa rimata. Il
Corano è il primo monumento scritto della prosa araba.
Maometto e i suoi primi seguaci si diedero a perseguitare la
poesia araba, in quanto considerata espressione del
paganesimo. I poeti furono costretti al silenzio o furono
perseguitati. Ma questa situazione cambiò, quando alcuni
poeti ebbero il coraggio di usare la poesia per cantare la
nuova realtà dell'Islam e si misero al servizio di Maometto
e dei suoi seguaci.
La poesia araba, dopo un periodo breve
di silenzio, rinasce rigogliosa, non più tanto in Arabia,
quanto negli altri Paesi conquistati. Centri della poesia
diventano la Siria e l'Iraq. Si tratta di poeti panegiristi,
che scrivono inni e poemi in onore dei loro signori (della
dinastia Ommiade, durata fino al 750). Alla loro corte
questi poeti, come al Akhtar, Giarir e altri, oltre a
inneggiare ai loro sovrani, continuano a comporre qaside,
con capacità artistica non inferiore a quella dei poeti
preislamici. Questi poeti erano al solito poeti di guerra, e
vivevano in un'atmosfera di lotte continue, fra le tribù,
dei partiti religiosi contro i poteri laici (pur se
mussulmani anche loro). Il poeta al Akhtar era però
cristano, esaltò gli Ommiadi che lo proteggevano, e cantò
anche cose che andavano contro l'etica mussulmana, come il
vino e il piacere sessuale.
La qasida era però una forma
invecchiata, e nuove forme poetiche si affermarono tra i
rappresentanti dell'aristocrazia cittadina del califfato.
Fra i nuovi poeti si afferma Omar ibn Abi Rabiya (morto nel
718), autore di versi eleganti e gioiosi: per le sue
avventure erotiche e spesso scandalose fu più volte
scacciato dalla sua città che era La Mecca. Poeti noti di
questo tempo furono Ibn Qais al-Ruqayat, Abu Achval (della
Mecca), al Achwas, Qais ibn-Zariq, Junus al katib di Medina,
al Walid di Damasco (che fu pure califfo). Si diffusero
anche elegie d'amore, in cui c'erano un innamorato e una
donna amata: divennero popolari coppie di amanti (in genere
sempre infelici, perseguitati dalle famiglie ecc.), come
Urva e Afra, Qais e Lubna, ma specialmente Medgiun e Leyla.
Le vicende di questi innamorati infelici diventarono in
seguito argomento di famosi poemi (come Leyla e Medgiun del
poeta azerbaigiano Nizami, vissuto nel XII secolo).
Nei
secoli VIII e IX si affermarono scuole poetico-religiose
quasi eretiche, sette fanaticamente ostili alla dinastia
regnante e alla teocrazia, considerate traditrici del vero
Islam. Enorme influenza ebbe sulla letteratura in lingua
araba il califfato di Baghdad (secoli VIII-XI).
La
letteratura araba non è fatta soltanto da Arabi, ma anche da
rappresentanti dei popoli sottomessi (Aramaici, Greci,
Copti, Persiani, Berberi, persino Goti/Visigoti - in Spagna
-, Turchi).
Nei secoli VIII-IX grande sviluppo ha la
filologia: gli studiosi lavorano intensamente, e raccolgono
materiale del folklore, pubblicano testi di poeti e
prosatori antichi e moderni, elaborano raffinate teorie
linguistiche e poetiche. Viene organizzata la raccolta e la
traduzione delle testimonianze letterarie di tutti i popoli
dell'Asia anteriore. Un grande traduttore fu Abdallah ibn
Mukaffah, giustiziato nel 759 per motivi politico-religiosi.
Egli tradusse l'opera indiana Panciatantra, un'epopea di
favole, che uscì con il nome di Kalila e Dimna, e fu poi
tradotta in spagnolo, in italiano (dal Firenzuola) e
rappresentò un campionario eccezionale di favole con
personaggi-animali (accanto alle favole di Esopo e di
Fedro). Tradusse anche, forse dal persiano, le vicende del
marinaio Sindbad, che entrarono poi nel famoso libro Le
mille e una notte.
Dalla letteratura araba ormai è sparito
il rozzo beduino e il deserto in cui vive. Al suo posto c'è
l'uomo di città, raffinato, esteta, e il paesaggio diventa
urbano. I califfi di Damasco erano gli Abbassidi ed
esercitarono un'enorme influenza nel progresso culturale
della cultura araba. E' in questo clima spirituale e
culturale che si forma un nuovo stile di poesia e prosa,
assai più raffinato. Iniziatore e grande rappresentante di
questo stil nuovo fu Basciar ib Burd (morto nel 753),
proveniente da una famiglia di origine persiana. Ma il
teorico e maggiore rappresentante ne fu il poeta Ibn
al-Mutallah (morto nel 908).
Alla corte degli Abbassidi
fiorì anche un'intera scuola di poeti d'amore, fra cui Abu
Nuwas (morto nell'815). E si devono ricordare anche la
poetessa Rabiya (morta nell'801) e il poeta Al Khalladz
(morto nel 922), autori di poesie mistiche. Fiorì anche la
prosa, dopo il Corano, anzitutto con traduzioni. Iniziatore
della prosa d'arte araba si considera al-Giakiz (767-868),
autore di numerose prose di contenuto morale e accusatorio
(per esempio la Lode dei mercanti e biasimo dei cortigiani).
Un altro importante prosatore di questo splendido periodo
culturale fu Ibn Kutaiba (morto nell'889), autore di una
specie di enciclopedia letteraria in dieci volumi,
organizzata in base a un criterio tematico (l'amicizia, il
potere, la guerra ecc.). Al Kutaibi è autore di scritti
brevi, che sono paragonabili ai saggi dell'Europa.
La fine
del califfato e il sorgere di Stati indipendenti (che
riconoscevano nominalmente l'autorità o il primato di
Baghdad) portò con sè la frammentazione della letteratura
araba. La principale delle letterature che sorsero dal
disgregarsi della letteratura araba unitaria fu quella della
Siria, con centro Aleppo. Qui alla corte dell'emiro Saif
ad-Daud (morto nel 967) visse il celebre poeta e panegirista
al Mutanabbi, morto nel 965. Un altro poeta a lui
contemporaneo fu Abu Firas (morto nel 968), autore di versi
scritti mentre era prigioniero dei Bizantini, versi
appassionati, dolenti di nostalgia per la patria.
Nell'XI
secolo visse in Siria un famoso, e grande, poeta e
pensatore, Abu-l-Ala al Maarri (973-1057): nella sua opera,
di altissimo valore letterario, vibrano il suo odio per
l'ipocrisia e il suo amore per la libertà. E' in questo
periodo e probabilmente in Siria che appare la traduzione di
un'opera persiana, i Mille racconti, prototipo di quella che
sarà una delle opere cardine della letteratura araba, Le
mille e una notte. Un altro scrittore, Badi az-zaman
al-Khamadani (morto nel 1007) crea un genere originale, il
makama, considerato vertice della prosa araba. I makama di
al-Khamadani sono una cinquantina di racconti picareschi,
vivaci, divertenti.
Una letteratura originale araba in
Andalusia fiorisce più tardi: sorge una poesia originale,
che riflette i costumi e il colorito locale, espressa in
strofe e rime di tipo nuovo. La poesia melodica sorge forse
su una base di poesia popolare, è poesia d'amore, e vive poi
anche nella Spagna cristiana. Forse influenza anche la
poesia provenzale (e quindi quella italiana medievale). Il
maggiore rappresentante di questa poesia melodica è Ibn
Kuzmana (1080-1160), che ci ha lasciato alcuni divani
(antologie) di liriche appassionate. Le forme
strofico-liriche di queste poesie si chiamano muwassakh o
zadgial(melodie), forme che non si differenziano molto. Ogni
lirica può avere da quattro a dieci strofe. Un importante
poeta arabo-spagnolo è stato al-Gazal (770-864) autore di
versi molto sottili e di un poema epico sulla conquista
della Spagna da parte degli Arabi, nonchè di una antologia
di versi molto famosa e chiamata L'unica collana. Ricordiamo
ancora Ibn Khazm (994-1063), autore di un noto poema
d'amore, La collana della colomba.
Quando lo Stato unitario
arabo-andaluso si rompe e sorgono vari emirati (Siviglia,
Granata, Mursia e altri) ovunque si affermano scuole
poetiche i cui rappresentanti cantano temi usuali:
panegirici in onore degli emiri, poesie erotiche, poesie
bacchiche. Siviglia diventa un centro letterario e culturale
importante: di notevole valore fu al Mutamid, morto nel
1095: morì in Marocco, perchè era stato fatto prigioniero e
nelle sue poesie vibra la nota dolente della nostalgia. Suo
compagno di prigionia fu il noto poeta Ibn Khamdis, nato in
Sicilia nel 1055 e morto in Marocco nel 1132 (fu però
liberato e protetto dall'emiro del Marocco). Di Cordova era
il poeta Ibn Zajdun, morto a Siviglia nel 1071: le sue
poesie hanno come argomento principale la sua complessa
relazione con la figlia del califfo Wallada, pure lei
notevole poetessa.
Molti poeti arabo-spagnoli cantarono, e piansero, la
riconquista cristiana delle città ispaniche. Ibn Khafagi,
morto nel 1139, pianse la caduta di Valencia: la città era
stata assediata dal Cid Campeador.
Dalla metà dell'XI secolo
la letteratura araba, nonostante il crescente numero di
poeti e prosatori dei vari Paesi in cui l'arabo era la
lingua dominante della cultura, mostra segni evidenti di
decadenza. Ma si sviluppa la poesia mistica, d'impronta sufi
e suggestionata in particolare dalla lirica
amoroso-religiosa dei Persiani. Rappresentanti di valore
della poesia mistico-religiosa, che si rivestiva di immagini
erotico-amorose e bacchiche, furono Ibn al-Arabi
(1165-1240), cantore di una celeste Beatrice (nacque
esattamente un secolo prima di Dante), as-Sciusctari (morto
nel 1269) e l'egiziano Omar ibn al-Farid (1182-1235).
Bisogna anche ricordare l'arabo-siciliano Ibn Zafar (morto
nel 1169), autore di un'antologia in prosa di racconti di
carattere storico. Uno scrittore di novelle (riprese dal
persiano) fu Ibn Arabsciakh (1392-1450), che Tamerlano
condusse da Bagh-dad a Samarcanda.
In Egitto e in Siria c'è una ripresa dopo l'invasione
mongola (XIII secolo): vi si diffondono poesie e poemi
scritti in arabo letterario ma già con elementi dialettali.
Una lingua vicina a quella popolare, ormai abbastanza
diversa dall'arabo letterario, viene usata da molti poeti.
Ci furono addirittura gli inizi di un teatro scritto e da
rappresentare: scrisse questi testi un certo Ibn Daniyal,
del XIII secolo, egiziano. Erano trascrizioni di spettacoli
orali popolari, farse ecc. Non ebbe continuatori: la
letteratura ufficiale respingeva il teatro. Nei secoli
XIII-XV nei Paesi arabi si diffusero quelli che con
terminologia occidentale si possono chiamare romanzi
cavallereschi, in arabo siri, biografie romanzate di eroi e
condottieri con le loro imprese, i loro amori. Alcuni di
essi avevano origine più antica. Ebbero larga diffusione,
perchè costituivano il repertorio di cantori o dicitori
ambulanti.
Particolare successo ebbero i poemi che avevano
come soggetti le guerre contro i crociati (per esempio la
sira di Beibars, tutta dedicata alla lotta contro i
crociati). In questo periodo si formò il famoso libro di
novelle Le mille e una notte, che ebbe grande fortuna nelle
traduzioni occidentali (anzitutto quella francese), e che
aveva le sue fonti in narrazioni orientali, in siri. Dopo la
conquista ottomana, nel XVI secolo la letteratura araba,
perde la propria vivacità, si sclerotizza. Essa si riprenderà
solo verso la fine del XVIII secolo, ma come letteratura dei
diversi Paesi di lingua araba (egiziana, siriana, libanese,
algerina, irachena ecc).
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