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LETTERATURA ASSIRO-BABILONESE

Nome con cui viene comunemente indicata la letteratura in lingua accadica, cioè la letteratura sviluppatasi in Mesopotamia, negli Stati di Babilonia e Assiria.

Alla fine del II millennio a.C. la popolazione di questi Stati parlava in prevalenza le lingue sumerica e accadica. La lingua sumerica non era nè indoeuropea nè semitica, la lingua accadica era semitica. La letteratura in lingua sumerica (narrazioni storiche, poemi epici ecc.) continuò a essere diffusa anche dopo che il sumerico divenne una lingua non più parlata, o una specie di lingua classica per i Babilonesi.

Verso la metà del I millennio a.C. cominciò a diffondersi anche la lingua aramaica, ma le tradizioni della cultura babilonese (come la letteratura) continuarono a esistere e a essere diffuse. Tutte queste letterature continuarono almeno fino al I secolo a.C.

Fino al periodo della prima dinastia babilonese (2800-2300a.C.) la letteratura sumerica era esclusivamente orale. Venivano scritti testi sulla costruzione dei templi, sull'apertura dei canali, sulle guerre ecc. Probabilmente i canti epici sumerici vennero trascritti nei secoli XIX e XVIII a.C. Questi canti vennero trovati dagli archeologi nella biblioteca di Nippur. La scrittura usata, dopo un periodo di scrittura ideografica, è quella che si chiama cuneiforme.

Il ciclo più interessante, passato dalla cultura sumerica a quella babilonese, è quello dell'eroe Gilgamesh. Ma si hanno anche canti storici, come quello sulla lite e guerre di Enmerkar con la città-stato di Aratta, la guerra di Uruk, governata dal re Gilgamesh, con Kish, in cui regnava il re Akka. Questi canti storici contengono momenti e particolari reali, oltre a quelli fiabeschi, naturalmente.

Altri canti erano puramente mitologici, come quelli sull'eroe Lugalband, che combattè contro un mostro-serpente, sulla dea Innin, una dea-salice, nella quale si erano annidati dei serpenti, dell'impresa di Gilgamesh con il suo schiavo Enkidu contro il mostro Kuvava.

Dei canti epico-mitologici sumerici il più noto è il ciclo di Uruk, in cui si trova il canto di Ziusurd, che si salvò dal diluvio in un'arca (e che fu il modello, con altri, della leggenda di Noè). Antichissimo è il canto della discesa della dea Ininna (Inanna) nel regno dei morti: a esso si ispirerà l'autore (o gli autori) del poema babilonese della discesa agli inferi della dea Ishtar, che vi si recò per liberare l'amato Tammuz.

Si sono conservati altri canti epici i cui protagonisti erano divinità: come il dio Enlil, ovvero Inanna innamorata del dio Enlil.

Altri canti risalgono a epoca più tarda. Vennero trovati scritti su tavolette in caratteri cuneiformi nella biblioteca di Nippur: vi si cantano l'età dell'oro, le scoperte culturali e tecniche, le lotte fra eroi pastori ed eroi contadini. La filosofia è quella della sottomissione dell'uomo agli dei.

Nei secoli XXIV-XXI a.C. fiorì la letteratura dell'epos eroico-storico nelle lingue sumerica e accadica (per esempio sulle imprese del re Sargon), nonchè di una letteratura religiosa e morale. Il grande poema su Gilgamesh ci è pervenuto in frammenti (più completa la seconda redazione). Gilgamesh era re di Uruk. Dopo aver sottomesso la sua gente, fece amicizia e alleanza con l'uomo selvaggio Enkidu e con lui compì imprese straordinarie. Dopo la morte di Enkidu, Gilgamesh cerca invano il mezzo per evitare la morte. Il poema di Gilgamesh, diffuso in varie redazioni, risale a un periodo compreso fra i secoli XXIV e XVIII. Alla base del poema c'è l'idea della morte e del destino dell'uomo, sempre tragico.

Al XXII secolo risalgono alcune iscrizioni ufficiali, come quella del sacerdote Gudea, signore di Ladash. Da iscrizioni del XVIII secolo si viene a sapere che esisteva una letteratura didascalica (che aveva certo origini più remote): proverbi, ammonimenti, compiti scolastici, descrizioni della vita nelle scuole, molto vivaci.

All'inizio del II millennio a.C. risalgono le composizioni più propriamente religiose: inni agli dei, preghiere, scongiuri, salmi penitenziali, spesso di grande liricità: abbiamo una serie di esempi della vita umana e dei suoi dolori. Si hanno anche pianti sulla distruzione delle città da parte dei nemici (particolarmente feroci erano in guerra gli Assiri, i Babilonesi erano un popolo più mite).

Il periodo paleobabilonese (XIX-XVII secolo a.C.) non fu tanto un periodo di letteratura originale, perchè vi si ricopiavano opere dei periodi precedenti. Presenta per alcune opere originali, come l'introduzione poetica al famoso codice di Hammurabi, il canto di guerra dello stesso Hammurabi, un dialogo amoroso in versi, e altre opere nuove e originali.

Il periodo classico risale però ai secoli XVI-XII a.C. Presenta un poema cosmologico in sette canti, che ha come titolo le prime parole Enuma elish (Su in alto): vi si narra la creazione del mondo, la vittoria sul caos, le guerre fra le generazioni di dei, la vittoria di Marduk, il dio nazionale di Babilonia, la creazione dell'uomo dall'argilla e dal sangue divino. Gli uomini erano schiavi degli dei e li nutrivano con i loro sacrifici. Nel poema L'innocente che soffre si medita sull'impossibilità di conoscere e capire il volere degli dei: questo poema ricorda per molti aspetti il libro biblico di Giobbe.

Oltre alle opere religiose si hanno anche opere laiche, che esprimono un'altra concezione della vita, persino scettica. Interessante è il poema Il povero di Nippur, in cui in forma vivace si rappresenta come un personaggio povero e intelligente schernisca sempre un ricco funzionario. Si hanno anche tentativi di scrivere vere e proprie opere di storia, sulla base di elenchi dei re dall'epoca anteriore al diluvio: queste storie vengono scritte, secondo le testimonianze, nella città di Ur dei Caldei. Si tratta di storie particolari, che contengono fatti e leggende. A Babilonia degna di nota è la Cronaca K., contenente brevi appunti sulla vita dei re. Opere analoghe si hanno in Assiria. I re di Nippur, di Babilonia, di Assiria avevano l'ottima abitudine di creare biblioteche, molte delle quali ci sono state restituite dagli scavi (o almeno quel che ne rimaneva).

Della letteratura propriamente assira (Assiri e Babilonesi parlavano la stessa lingua) non ci è pervenuto quasi nulla: gli Assiri non erano molto originali, ricopiavano le opere della letteratura babilonese, fra cui il poema di Gilgamesh. Questo poema in epoca assira venne ampliato: si scrissero appendici, in cui i sacerdoti spiegavano com'era fatto l'inferno secondo la loro religione. Gli annali dei re sono però un contributo originale della letteratura assira: comprendevano gli annali veri e propri, scritti anno per anno, iscrizioni trionfali, relazioni agli dei su questa o quella spedizione. Assai nota la relazione a un dio del re Sargon II sulla spedizione di questi contro la città di Urartu (714 a.C.). L'autore di questo scritto sembra essere Nabushallimshun.

Dopo la caduta dell'Assiria (VIII-VII secolo) la letteratura assiro-babilonese non ha dato più nulla di significativo. All'epoca del cosiddetto regno neobabilonese si hanno solo scritti di carattere religioso (sulla costruzione dei templi ecc.). Interessanti sono però le cronache del re Nabonassar (dal 745 a.C.).

All'VIII secolo risale il Racconto di Achikara, scritto in aramaico e trovato in Egitto. E' la storia, che si svolge in Assiria, di un nipote-traditore: questa storia fu tradotta in molte lingue e si diffuse anche nel medioevo. Testimonianze, proverbi, brani della letteratura assiro-babilonese entrarono nel Talmud ebraico.
 

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