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Profili
delle letterature
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LETTERATURA AUSTRIACA
La letteratura austriaca e
quella tedesca sono scritte nella stessa lingua: la diversità
non sta soltanto nel luogo di nascita di certi autori, ma
anche in percorsi e sfumature diverse.
La letteratura
propriamente austriaca sorse nei secoli XI-XII con lo
sviluppo di una letteratura religiosa nei monasteri, e in
lingua latina. Nel 1070 un ignoto canonico di un monastero
austriaco rielaborò la storia biblica della creazione del
mondo. Nel 1127 morì una certa signora Awa, autrice di poesie
spirituali (La vita di Cristo e altre).
Nei secoli XII-XIII
anche in Austria si diffusero versioni del Canto dei
Nibelunghi e del Pianto dei Nibelunghi, nonchè i poemi
Gudrune versioni austriache della storia di Teodorico di
Verona. La poesia cortese, con il tradizionale culto della
dama, fu opera di molti poeti austriaci, come Dietmar von
Aist (1139-1171), Heimar von Hagenau (1150-1210); con
l'influenza del folklore si sviluppò la poesia dei poeti
d'amore, come Walter von Vogelweide (1170-1230). La poesia
di Ulrik von Liechtenstein (1200-1275) ha carattere di
poesia cortese o di corte.
Nel secolo XIII visse il poeta
Strekker, che fu poeta borghese e non nobile, mentre il
poeta Georg Teichner visse tra il 1310 e il 1378 e scrisse
favole e satire. Nel XIV secolo assume notevole importanza
il teatro: il dramma laico si stacca da quello religioso.
Alla fine del XIV secolo entra in Austria l'umanesimo.
L'umanista Von Neumarekt fa conoscere agli Austriaci la
cultura italiana e quella latina. Il drammaturgo Wolfgang
Schmelzl (1500-1567) scrive un Detto in onore di Vienna
(1548). Il primo torchio per la stampa comincia a lavorare
in Austria nel 1547.
Nel secolo XVII secolo ha grande
influenza la cultura cattolica, specialmente con i gesuiti,
che portano il barocco, scrivono e presentano molti drammi
sacri. Ha fama e successo il satirico Abraham a Sankta Klara
(1644-1709).
Alla metà del XVIII secolo si diffonde in
Austria l'illuminismo, con molti autori che scrivono satire,
racconti morali, pamphlet ecc. Il rappresentante del
sentimentalismo austriaco fu il poeta M. Denis (1729-1800),
autore di odi religiose nello stile di Klopstock, e anche il
romanziere I. Friedel (1751-1789), autore di molti romanzi
di successo (come Eleonora, vera storia epistolare).
Nella
prima metà del XIX secolo la letteratura austriaca si
sviluppa sotto il segno, naturalmente, del romanticismo, e
anche sotto gli influssi della rivoluzione francese.
Romantico, cantore di un medioevo idealizzato, fu il poeta e
drammaturgo Joseph Christian Zedlitz (1790-1862), autore di
ballate e drammi: suggestionato da Shakespeare e da Goethe,
autore di un dramma sul Tasso (La prigione e la ghirlanda,
1834), esaltò i guerrieri, e anche Napoleone. Ballate di tipo
popolare scrisse Joseph Vogl (1802-1866).
Il maggiore
drammaturgo del periodo fu il drammaturgo Franz Grillparzer
(1791-1872), viennese di nascita, che conobbe Goethe, fu in
Italia, Grecia, Turchia. Fra i suoi molti drammi ricordiamo
Saffo, tragedia classica in giambi, la trilogia Il vello
d'oro (L'ospite, Gli argonauti, Medea). Nel 1817 scrisse
L'avola, un dramma del destino. La storia classica di Ero e
Leandro fu narrata nel bel dramma Le onde del mare e
dell'amore. Scrisse anche drammi storici, su vicende degli
Asburgo.
Negli anni Quaranta e Cinquanta fu attivo a Vienna
il Caffè d'argento, frequentato da molti poeti e prosatori,
che erano contro l'assolutismo di Metternich. Ne fece parte,
fra gli altri, il poeta A. Grùn (pseudonimo di Auersperg,
1806-1876), autore di liriche civili molto libere e intense.
Ma il maggiore poeta del circolo, un poeta di grandezza
internazionale, fu Nikolaus Lenau (pseudonimo di Niembach
von Strehlenau, 1802-1850), il quale amò invano Sophie von
Lòwenthal, per la quale scrisse intensissime liriche. Le sue
poesie sono malinconiche, spesso disperate, anche nichiliste.
Scrisse anche poemi (Faust, Savonarola e altri). Cantò in particolare la natura ungherese e introdusse personaggi
della vita ungherese (Canti tzigani). Nel poema Gli albigesi
Lenau si rivela ardito poeta rivoluzionario.
Alla vigilia
della rivoluzione austriaca (poi fallita, come in tutta
Europa) del 1848, si formò la poesia di Karl Beck
(1817-1879), che fu medico; la sua poesia è legata al gruppo
della Giovane Germania. Scrisse poemi (fra cui Janko) e
diverse raccolte di versi (fra cui i Canti del povero), seguì
l'idea del socialismo, più come illusione che come realtà
politica.
Dopo il 1848 e il compromesso fra la monarchia
austriaca e la grande borghesia, si affermarono poeti e
romanzieri più realisti, come Adalbert Stifter (1805-1868),
figlio di un tessitore, insegnante e ispettore scolastico.
Scrisse novelle, bozzetti e romanzi (fra cui L'estate delle
donne, del 1857); fu capace di esprimere dal profondo la
vita popolare. Verso la fine del secolo (nel 1889) apparve
il romanzo Basta con le armi di Berta von Zutner
(1843-1914).
German Bahr (1863-1934) fu il teorico del
naturalismo austriaco, poi divenne impressionista, seguace
del modernismo: fu uno dei maestri del gruppo modernista La
giovane Vienna, di cui fu il maggiore rappresentante Hugo
von Hofmannsthal (1874-1929). Questi fu amico del musicista
Richard Strauss, che musicò molte sue opere. Cominciò a
pubblicare giovanissimo con poesie e drammi lirici, poesie
malinconiche, tipiche del decadentismo viennese. Scrisse,
dopo una crisi interiore (una delle tante) la Lettera di
Lord Chandos (1901). Si dedicò in seguito ai drammi (in
genere drammi lirici, accompagnati dalla musica), e per
questo ottenne la fama. Alcune opere riprendono in senso
moderno e modernista temi greci, come Elettra (1904), Edipo e
la sfinge (1906), in cui si sente la suggestione di
Nietzsche. Ispirato ai misteri medievali e al barocco è il
dramma Ognuno, o la morte del ricco (1911). Pure del 1911
è una delle sue opere più famose, Il cavalier della rosa,
musicato da Strauss: in questa opera hanno alto valore
artistico sia il testo poetico che la musica. Si tratta di
un dramma musicale. Nel 1921 scrisse L'uomo difficile,
storia di un aristocratico, la cui sorte sta per finire,
proprio come l'impero asburgico. Piena di simboli e assai
oscura per molti versi è la Donna senz'ombra (1916, nel 1919
trasse dal dramma un racconto). Nel 1922 scrisse il Gran
teatro salisburghese del mondo, nel 1925 La torre, in cui si
sente la suggestione di Calderòn de la Barca, quindi il
romanzo (incompiuto) Andreas o i ricongiunti (1907-1913).
Hofmannsthal fu il maggiore artista del tempo, raffinato
simbolista: vero decadente (con il suo culto della morte,
con il suo erotismo morboso), personificò come pochi l'arte
modernista (l'art nouveau).
Nel 1862 nacque a Vienna Arthur
Schnitzler (morto nel 1931), impressionista della scuola
viennese, autore di opere sottili e profonde, in cui
analizza il gioco complicato e tragico tra verità e menzogna,
l'illusione della libertà. Di lui ricordiamo Morte (1891),
narrazione un po' morbosa del disfacimento di una persona,
Il professor Bernhardt del 1912 (il primo è un romanzo, il
secondo un dramma); importante anche Il sottotenente
Gustl(1901), innovatore per l'uso del monologo interiore (
è la storia di un meschino, miserabile ufficiale dell'esercito
imperial-regio). Fra le altre ebbe successo La signorina
Else (1923). Fu anche lui, come altri, un poeta della fine
dell'Austria. Bisogna poi ricordare Karl Kraus (1874-1936),
di origine ebraica, giornalista e critico severo, autore di
celebri aforismi. Nel 1928 scrisse la commedia Gli
invincibili in cui difende gli operai in lotta. Fu anche
poeta.
Ma il più grande poeta del tempo e uno dei maggiori
poeti su scala mondiale fu Rainer Maria Rilke (1875-1926).
Morì in Svizzera, dopo lunghe sofferenze (si ammalò di
leucemia). Fu un poeta neoromantico, anche per suggestione
della sua amica, amante, ispiratrice Lou Salomè (che era
stata allieva di Freud e amica/amante di Nietzsche). Il
canto di amore e di morte dell'alfiere Cristoforo Rilke è del
1899. Viaggiò con Lou Salomè in Russia, cercò di incontrare
Tolstoj ma lo scontroso genio non lo volle vedere; la natura
russa si riflette in molte liriche di Rilke. Cercò Dio in
ogni fenomeno, cercò sempre ciò che animava le cose. Questo si
sente nel Libro d'ore (1899-1903), diviso in tre parti, in
cui la religione di Rilke si concreta come terrestrità, come
presenza di Dio (non metafisico) nelle cose e nella poesia.
Dopo un matrimonio fallito andò a Parigi, dove conobbe Rodin
(di cui per qualche tempo fu segretario) e Cèzanne. Le poesie
che vennero scritte in seguito rivelano una maggiore
precisione di linguaggio (Nuove poesie, 1907 e 1908). Nel
famoso dialogo-romanzo I quaderni di Malte Laurids Brigge
(1910) Rilke racconta la propria vita interiore, il proprio
tormento di artista. Anche la filosofia di Kierkegaard
esercitò profonda influenza su Rilke, esaltò la sua ricerca
esistenzialista. Nel 1911, a Duino, presso Trieste, iniziò le
Elegie duinesi (che pubblicò nel 1923), che è il suo capolavoro.
Del 1923 sono anche i bellissimi Sonetti a Orfeo.
Poeta
espressionista fu Georg Trakl (1887-1914), che ebbe una vita
tormentata, sia per l'amore incestuoso con la sorella
Margarete, sia perchè si drogava (era farmacista e morì per
un'eccessiva dose di cocaina: fu certo un suicidio). Nel
1913 pubblicò una raccolta di Poesie, nel 1915 un'altra
raccolta di liriche, Il sogno di Sebastiano. Fu un poeta che
analizzò il destino dell'uomo isolato e disperato, immerso in
rottami che vanno per conto loro, l'uomo che sogna una
mitica unità perduta. La spaccatura del suo tempo, la crisi
delle anime alla fine dell'impero austro-ungarico furono
dentro il cuore della sua poesia. Egli presentiva le
catastrofi (partecipò alla prima guerra mondiale e a
battaglie crudeli).
Di questo stesso periodo fu Franz Werfel
(1890-1945): nacque a Praga, morì in California, perchè emigrò
dopo l'avvento del nazismo). Di lui, romanziere, si
ricordino almeno Il crepuscolo di un mondo, la storia della
morte e dei funerali di Francesco Giuseppe, e I quaranta
giorni del Mussa Dag, in cui racconta come i Turchi
sterminarono, nel 1915, gli Armeni: fu uno dei tanti
genocidi del nostro Novecento così crudele. Stefan Zweig
(1881-1942, morto in Brasile, anche lui esule), ebreo,
coltissimo, fu poeta (Corde d'argento, 1901) , e prosatore (Sovvertimento
dei sensi, 1927) . Da non dimenticare è Joseph Roth
(1894-1939), morto a Parigi, pure lui esule a causa dei
nazisti. Il suo capolavoro è la Marcia di Radetzky (1932),
altre sue opere in prosa importanti sono La cripta dei
cappuccini (1938), in cui si rivive con profondità la fine
del mondo asburgico, e La millesima notte (1939).
Il maggiore scrittore (romanziere) del Novecento austriaco fu
però Robert Musil (1880-1942). Nel 1930 cominciò a pubblicare
la prima parte del grandioso romanzo L'uomo senza qualità che
narra in modo approfondito la decadenza e la fine della
monarchia asburgica. Il romanzo rimase incompiuto per la
morte dell'autore, molti capitoli inediti vennero pubblicati
postumi. Nel romanzo c'è una trama, la storia d'amore del
protagonista con sua sorella, c'è la intensa parte filosofica,
c'è la follia, c'è l'erotismo. L'azione è rappresentata come una
parodia dell'immobilità dell'impero. Tutta la crisi europea
viene fuori, c'è l'ironia di chi vede e sa che tutto è perduto,
ma c'è anche una speranza utopistica.
Con Musil bisogna
ricordare due altri grandi romanzieri: Broch e Von Doderer.
Hermann Broch (1886-1951, morto in America: dopo essere
stato nelle carceri naziste, riuscì a emigrare, e insegnò in
università americane) è autore di uno splendido libro, una
specie di monologo interiore denso di memorie culturali, di
simboli profondi: La morte di Virgilio (1945). La narrativa
di Broch fu intensamente sperimentale; anch'egli espresse il
disfacimento della vita spirituale, connessa con il
disfacimento dell'impero. Di origine ebraica, si convertì al cattolicesimo, ma la sua ricerca dell'assoluto, del divino,
non è legata a una confessione particolare: nasce dal profondo
come una necessità dell'anima. Heimito von Doderer
(1896-1966) seppe leggere nel profondo, interpretare
l'inconscio come pochi altri: questo si vede nel romanzo
L'occasione di uccidere (1938), in cui i mostri che stanno
occulti nel cuore umano, che si scatenarono con il nazismo,
vengono tutti fuori. Scrisse altri grandi romanzi, come La
scalinata (1951) e I demoni (1956), evocazione della società
viennese fra le due guerre e delle sue lacerazioni.
Con Broch, Von Doderer e Musil si concluse la grandiosa stagione
artistica della letteratura austriaca. In seguito si sono
avuti epigoni, anche se alcuni assai bravi. Dopo
l'annessione dell'Austria alla Germania nazista (annessione
acclamata da molti Austriaci ma temuta e combattuta da molti
altri) molti scrittori dovettero emigrare. Alcuni morirono
nei lager. Dopo la fine della guerra e la riconquista
dell'autonomia da parte dell'Austria si affermarono nel
Paese sia le vecchie tradizioni dell'espressionismo, sia
nuove tendenze, come il surrealismo. Fu riscoperto e
studiato veramente Musil, si affermarono alcune intense
poetesse come Christine Busta (pseudonimo di Christine Bunt,
nata nel 1915); influenze buddhiste furono vissute ed
espresse dal poeta Ernst Schònwiese (1915), autore di belle
poesie d'amore; egli pensa che la salvezza stia nella
dedizione degli uomini a Dio.
Fra i nomi più recenti eccelle
la poetessa Ingeborg Bachmann (1926-1973). Fece parte di un
gruppo di poeti e romanzieri molto vivi e innovatori, il
Gruppo 47 (dal nome dell'anno della sua formazione). La sua
poesia è di grande musicalità e perfezione, e anche di intensità
spirituale e filosofica. Scrisse anche un bel romanzo,
Malina (1971).
Se c'è un'artista che ha espresso fino in fondo i problemi
della donna moderna, i problemi della nostra infelicità,
infelicità dovuta in genere all'oppressivo potere patriarcale,
quella è proprio la Bachmann.
C'è infine il grandissimo
scrittore Franz Kafka (1883-1924), di fama internazionale,
nato a Praga ma di lingua tedesca, autore di romanzi e
racconti universalmente noti. Anzitutto il racconto La
metamorfosi, la storia di un disgraziato che, svegliandosi
la mattina, si trova trasformato in un mostruoso scarafaggio,
aspetto che conserverà fino alla morte, dopo anni di
umiliazioni e sofferenze; poi, fra le altre opere, i romanzi
America (iniziato nel 1910, pubblicato postumo nel 1927), Il
processo(1914-1915, pubblicato nel 1924), storia di una
persona accusata di una colpa sconosciuta e poi condannata a
morte e giustiziata da un tribunale misterioso; Il castello
(1922, pubblicato nel 1926), storia di una misteriosa
autorità, che risiede in un castello, autorità alla quale
deve sottostare il protagonista, un umile personaggio (che è
la proiezione dell'autore).
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