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LETTERATURA SPAGNOLA
Pedro Calderòn de la Barca - La vita è sogno


Pedro Calderòn de la Barca
(Madrid 1600 - 1681)


Drammaturgo spagnolo. La sua produzione teatrale si riallaccia ai tre grandi temi della civiltà spagnola: la devozione alla fede cattolica, la fedeltà dovuta al sovrano e il rispetto dell'onore; il tutto è accompagnato dal pessimismo della Controriforma, che implica il senso della vanità della vita e del successo terreno. Scrisse 120 commedie, 80 auts e altri lavori teatrali minori. Gli auts, sacre rappresentazioni in un atto, trattano episodi religiosi (Il grande teatro del mondo). I suoi drammi possono essere divisi in due categorie: i soggetti storici e quelli di invenzione più originale, filosofici. Nel primo gruppo rientrano anche le numerose commedie di cappa e spada (La dama fantasma); tra i drammi storici più famosi L'Alcade di Zalamea, A offesa segreta, segreta vendetta.

Capolavoro dei drammi filosofici è La vita è sogno, che teorizza l'importanza del libero arbitrio e della ragione umana contro il fatalismo.

La vita è sogno

L'oroscopo pronostica a Basilio, immaginario re di Polonia, che suo figlio Sigismondo lo umilierà, sarà un re crudele e renderà infelice il suo popolo. Allora il re fa rinchiudere il figlio in un castello solitario in mezzo ai monti e ordina che chiunque si avvicini a quel luogo venga messo a morte. Solo il servo Clotaldo rimane con lui, per custodirlo e insegnargli qualche elementare nozione: Sigismondo deve ignorare di essere l'erede al trono. Così il giovane cresce forte, ma selvaggio, senza conoscere nulla del mondo, coperto solo da una pelle d'animale, con un aspetto spaventoso. Passano gli anni, e Basilio decide di fare un esperimento; vuole vedere se un uomo può vincere il proprio destino; ordina quindi che venga dato del sonnifero a Sigismondo e che venga poi trasportato a corte. Quando si risveglia il mattino seguente, Sigismondo rimane esterrefatto nel trovarsi in una stupenda stanza circordato da servitori e si comporta con tutti come un vero selvaggio, compiendo atti di violenza e crudeltà che rivelano la bestialità dei suoi istinti; solo davanti al padre prova un sentimento di innato rispetto. Questi, tuttavia, decide di rimandarlo nella torre convinto che gli astri abbiano predetto il vero, e dice al figlio di considerare il breve tempo trascorso a corte come un sogno; viene di nuovo addormentato e, al suo risveglio, si ritrova dove è cresciuto: si convince così di aver davvero sognato. Clotaldo gli spiega allora che la vita degli uomini è per tutti un sogno: quando viviamo in questa vita, ci illudiamo di vivere e sognamo, per destarci poi nell'altra che è la vera. E' bene che durante questo sogno, che noi chiamiamo "vita", le opere siano tali che non abbiamo a pentircene quando saremo nell'altra. Queste parole producono nell'animo di Sigismondo un affetto sorprendente; tutta la sua esistenza gli appare diversa e il giovane non fa che chiedersi che cosa sia veramente questa oscura parentesi, che chiamiamo vita: la sola risposta che sa darsi è che si tratta di un'illusione continua: ognuno quaggiù rappresenta una parte che si crede definitiva e invece non è che provvisoria: il re si crede re, il ricco ricco, il mendico mendico, ma viene la morte, e di questa attività dell'uomo non rimane che un'ombra, l'ombra di un sogno. Frattanto Basilio abdica in favore del nipote Astolfo. Il popolo, tuttavia, vuole Sigismondo e lo acclama re. Sigismondo, memore di quanto aveva meditato, una volta diventato re, decide di agire bene, in modo da non doversi pentire al suo risveglio: sarà un sovrano giusto. Così finisce quest'opera di valore universale, la cui importanza fu eccezionale come dramma di idee; vi si ritrovano infatti tutti i temi cari a Calderòn, punti base della sua concezione filosofica: l'importanza dell'educazione nella vita dell'uomo, il potere della volontà umana contro il destino, lo scarso valore della vita, considerata come semplice apparenza, l'idea rasserenante che "anche se in sogno, non vanno perdute le buone azioni".

L'opera è pervasa da un solenne senso religioso, che tempera il pessimismo sull'inutilità dell'esistenza terrena con la fede nell'aldilà; i personaggi sono vivi e potenti, i conflitti che lacerano l'animo sconvolgenti: manca invece all'opera una vera perfezione tecnica: lo stile è alquanto artificioso, non privo della ridondanza barocca, tipica di tutto il teatro spagnolo secentesco.

Rappresentazioni sacre

                                                       2008 Profili delle letterature