|
|
|
|
www.parodos.it |
Profili
delle letterature
-------------------------
| |
| |
|
 |
 |
 |
 |
LETTERATURA CINESE
CHIN P'ING MEI
La
prugna del vaso d'oro
È uno dei quattro più grandi romanzi classici cinesi,
scritto probabilmente da Wang Shih-chên (1526-1590). Simile
al Hung Lou Mêng che descrive gli avvenimenti di una sola
famiglia, il carattere nelle donne, e la vita di allora, il
romanzo ci offre soprattutto un'acuta e vivace
rappresentazione del mondo femminile. Per l'abbondanza delle
descrizioni oscene, fu messo all'indice dei libri proibiti
dei tempi imperiali. Il titolo gli deriva dalla fusione dei
nomi dei tre personaggi femminili più importanti, e cioè
P'an Chin-lien, Li P'ing-êrh e Ch'un mei; la trama, pur
variando di molto negli sviluppi, è tolta da un brano dello
Shui Hu Chuan nel quale sono descritte le illecite relazioni
amorose fra Hsi-Men Ch'ing e P'an Chin-lien: dopo avere
avvelenato il marito di quest'ultima, essi vengono uccisi
dal fratello di lui. Il giovane Hsi-men Ch'ing, che conduce
una vita di bagordi con un gruppetto di ricchi amici, si
incontra per caso con P'an Chin-lien moglie di Wu Ta-lang,
e, attraverso l'intervento di Wang P'o, padrona di una sala
da tè, riesce ad avere relazione con lei. La donna, confusa
dalla ricchezza e dalla bellezza dell'amante, avvelena il
proprio marito per poter essere una sua concubina. Wu Sung,
fratello dell'ucciso Wu Ta-lang, desideroso di vendicarlo,
uccide per sbaglio un innocente e viene mandato dalle
autorità in un distretto lontano. Hsi-men Ch'ing libero così
dalle preoccupazioni di una possibile vendetta si ingolfa
nei suoi amori accogliendo come concubina anche Li P'ing-êrh,
moglie di un amico morto, e commettendo per di più adulterio
con la schiava Ch'un-mei. La punizione non tarda: il figlio
avuto da Li P'ing-êrh muore in seguito a un terribile morbo,
poco dopo lo segue la madre, e lo stesso Hsi-men C'ing
soccombe agli stravizi. Da parte sua P'an Chin-lien viene
uccisa da Wu Sung al suo ritorno. Ch'un-mei viene venduta a
un'altra famiglia. Quando vengono i Tartari, la moglie di
Hsi-men Ch'ing fugge a Tsi-nan col figlio postumo Hsiao Kê,
e, arrivata in un tempio buddista, conosce in sogno che suo
figlio è la nuova incarnazione del suo sciagurato marito.
Per salvarlo, quindi, e dargli un avvenire migliore, lo fa
divenire bonzo buddista. Queste vicende sono narrate con
singolare vivacità in cento capitoli; e l'arte dello
scrittore fa dimenticare l'estensione dell'opera. Fra le
continuazioni del romanzo è rimasta quella di Ting Yao-k'ang
(circa 1620-1691), in cui i personaggi ci appaiono di nuovo
incarnati in diverse famiglie, e sono descritte le cattive
conseguenze di una precedente vita mal vissuta. Anche questo,
per le descrizioni oscene, è stato messo all'indice dei
libri proibiti. Commovente è la parte che descrive
L'invasione dei Tartari e le sofferenze dei Cinesi. Cfr. C.
Egerton, The Golden Lotus (Londra, 1930); H. G. von de
Gabelentz, Chinesische Justiz,Nach einer Schilderung in dem
Roman Gin-ping-mei (Globus, 1864) S.S.Y
|
|
 |
 |
 |
 |
|