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Profili
delle letterature
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LETTERATURA FRANCESE
Pierre
Corneille - Il Cid
Pierre Corneille
(Rouen 1606 - Parigi 1684)
Drammaturgo francese. Studiò presso i gesuiti. Esordì con la
commedia pastorale Mlite cui ne seguirono altre che gli
valsero la protezione di Richelieu. Nel 1637 venne il suo
capolavoro: Il Cid . Seguirono: Orazio (1640); Cinna (1640);
e Poliuto (1641), in cui l'autore celebra l'eroismo e
rappresenta la volontà umana che si afferma in ogni
situazione. Seguì la cosiddetta trilogia del male: Rodogune
(1644), Teodora (1645); Eraclio (1647). Nel 1647 entrò a far
parte dell'Accademia di Francia. Dopo l'insuccesso di
Pertharite roi des Lombards (1652), si ritirò dal teatro
dedicandosi a lavori letterari d'altra natura; nel 1659
tornò al teatro con Oedipe e Surna generale dei Parti
(1674), sua ultima opera.
Il Cid
Tragedia in cinque atti, in versi,
del poeta francese Pierre Corneille (1606-1684).
Scritta a imitazione della commedia dello spagnolo Guilhem
de Castro La giovinezza del Cid, venne rappresentata al
teatro du Marais nel gennaio del 1637. Don Diego, padre di
Rodrigo, è stato designato precettore dell'infante di
Siviglia. Don Gomes, conte di Gormas, che pensava che tale
ufficio gli fosse dovuto, deluso nella sua ambizione, lo
affronta e gli dà uno schiaffo. L'offeso, impossibilitato a
battersi per l'età, dà al figlio Rodrigo l'incarico di
vendicarlo. Rodrigo, pur essendo Don Gomes il padre
dell'amata Chimena, si vede costretto a obbedire e uccide il
conte. Chimena chiede giustizia al re contro l'assassino, ne
vuole la morte, prima di darla a se stessa. Ma è Rodrigo a
chiedere di essere da lei ucciso, e, poichè la donna si
rifiuta e gli conferma il suo amore, egli dichiara, per
giustificarsi, che ha ucciso il conte per restare degno di
lei. Parimenti Chimena afferma che agirà contro di lui per
restarne degna. I due amanti sono in preda a profondo dolore.
Intanto don Diego incita il figlio a un'impresa che può
fargli ottenere il perdono del sovrano e riconquistare il
cuore di Chimena: combattere contro i Mori che minacciano
Siviglia. Rodrigo, soldato valoroso, li attacca e li
sconfigge. Al re che lo accoglie trionfalmente, Chimena
chiede ancora giustizia. Il re, per gratitudine verso il
vincitore dei Mori, cerca ancora di negargliela, ma alla
fine acconsente che la figlia possa avere un suo vendicatore.
Questi sarà Sancio, innamorato non corrisposto di Chimena,
che affronterà di buon grado Rodrigo. Il vincitore sposerà
Chimena. Rodrigo intanto informa la ragazza che si lascerà
uccidere, ma lei lo incoraggia a difendersi, "a difenderla"
per "strapparla a don Sancio". Quando don Sancio le si
presenta, lei, credendo Rodrigo morto, lo colma di
maledizioni, sfoga il suo dolore e il suo amore davanti al
re e alla corte. Il re però le dice la verità: le annuncia
che Rodrigo è vivo e vincitore, e glielo dà per sposo,
concedendole un anno "per tergere il pianto". Questo il
sereno epilogo del Cid che nelle prime edizioni Corneille
definì "tragicommedia": tale in verità potrebbe considerarsi
sia per la tecnica, sia per il soggetto tratto dalla citata
commedia spagnola, sia infine per il tema - già sfruttato da
altri autori spagnoli, italiani e francesi - del cavaliere
che uccide il padre dell'amata, di lei che promette di darsi
sposa a chi la vendicherà, del combattimento finale che
suggella in modo felice la vicenda. L'opera, dalla
costruzione eccellente e rigorosa, ricca di perenne
giovinezza, di romantico idealismo, si svolge in una
atmosfera cavalleresca e umana. Non ha scene nè personaggi
superflui, l'interesse dello spettatore è assorbito dallo
struggente rapporto di due anime generose ed eroiche, dalla
loro statura morale e grandezza epica, dalla bellezza del
verso, forte e possente negli argomenti dell'onore offeso,
della richiesta di vendetta, delle azioni di guerra, mentre
assume toni blandi, teneri e delicati nelle scene patetiche
e nelle espressioni d'amore. Predominano i sentimenti del
dovere, dell'onore e della gloria che danno vita ai due
personaggi di Rodrigo e Chimena. Per il primo l'incarico del
padre di vendicarlo costituisce un imperativo vero e proprio,
per cui, nonostante il grande amore per Chimena, dopo
profonda lotta interiore, provoca Don Gomes e lo uccide.
Anche Chimena, pur essa fortemente innamorata di Rodrigo,
sente che deve chiedere la punizione dell'uomo amato, pur se
decisa a non sopravvivergli. Nel conflitto tra amore e
dovere trionfa quest'ultimo. L'altro sentimento, la gloria,
vivifica l'opera, le conferisce fascino e significato. I due
innamorati, consapevoli che la gloria è imperitura, cercano
con ogni mezzo di salvaguardarla. Per "salvare la sua gloria"
e per "sostenerla", Chimena afferma che si deve vendicare di
Rodrigo e trarlo in giudizio: "Il tuo funesto valore ...
sostenne la tua gloria", gli dice. Anche Rodrigo ha
vendicato il padre, "sostenuto" la sua gloria, e afferma che
morendo eternerà la gloria dell'amata. Di assai minor
rilievo gli altri personaggi.
La polemica
Contro il nuovo capolavoro, che ebbe un successo strepitoso,
si levarono voci discordi, invidie e gelosie. Sorse una
polemica, la querelle du Cid, sviluppatasi in tre fasi:
critici invidiosi accusano Corneille di plagio, ma l'autore
risponde con la Excuse à Ariste, affermando che egli "sa
quanto vale" e che "non deve a nessuno la sua fama".
Successivamente George de Scudery (autore di tragicommedie e
componimenti brevi) pone la disputa su un piano teorico
scrivendo nelle Observations sur le Cid che l'opera non vale
niente, che trasgredisce le regole del dramma in versi, che
manca di criterio nello svolgimento, che ha brutti versi e
che la parte migliore è quasi per intero plagiata. Corneille
risponde con una lettera di difesa. L'Accademia infine, cui
Richelieu aveva deferito il Cid forse perchè vi vedeva
sentimenti contrastanti con la sua politica, dopo cinque
mesi di esame risponde con i Sentiments de l'Acadèmie sur le
Cid, redatti principalmente dall'erudito Chapelain e
contenenti una critica poco consistente che si dilunga sulla
questione del mancato rispetto delle regole e della
convenienza. Lo stesso Richelieu pose termine alla polemica
quando cominciò a inasprirsi. Ma, pur nei contrasti, nelle
invidie e nelle gelosie, specie fra i sostenitori della
tragedia classica, l'opera trionfò soprattutto "per il
carattere e la realtà umana dei personaggi e per l'intreccio
spettacolare e di grande efficacia, sostenuto da valori
genuini, animato da un'eloquenza tipicamente francese,
condotto con coerenza cristallina". Ben a ragione è stato
detto che il Cid è e rimane uno dei capolavori della
letteratura mondiale.
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