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Profili
delle letterature
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LETTERATURA
CINESE
La lingua cinese, parlata nella Repubblica Popolare Cinese e
nella Repubblica della Cina Nazionale (Taiwan/Formosa), è
utilizzata da oltre un miliardo di persone, con forti
comunità cinesi in America (Stati Uniti), Malaysia,
Indonesia, Oceania,Africa meridionale e altrove. La lingua
cinese è propria del popolo Han, che costituisce oltre il
93% della popolazione, è scritta in caratteri geroglifici, e
comprende molti dialetti.
I geroglifici o ideogrammi (ogni
segno, più o meno complesso, rappresenta un oggetto, o cosa
o idea, e viene letto come una sillaba) servono anche come
mezzo di comunicazione fra i vari dialetti, perché sono
comuni. Il cinese, che appartiene al gruppo delle lingue
sino-tibetane, ha, tra le sue caratteristiche, anche la
presenza di toni diversi che distinguono semanticamente le
sillabe.
Le origini
La letteratura cinese è una delle più antiche del mondo. La
sua tradizione scritta, ininterrotta, abbraccia almeno 3000
anni. I primi documenti scritti in geroglifici più primitivi
su ossa, gusci di tartaruga ecc., in genere divinazioni,
risalgono al XVIII secolo a.C. Dell'inizio del primo
millennio d.C. sono iscrizioni su bronzo.
Il primo monumento
letterario cinese è però una raccolta di poesie Il libro dei
canti, che la tradizione attribuisce al filosofo, scrittore,
poeta e legislatore, Confucio (551-479 a.C.): si tratta di
oltre trecento canti e odi.
La prosa artistica compare più
tardi: Il libro delle tradizioni storiche risale, in alcune
sue parti, al VI secolo a.C., ma altre parti sono più
recenti.
Il famoso I Ching o Libro delle mutazioni, usato
per indovinare giorno per giorno il proprio destino, risale
al XVII secolo a.C.; più antico è forse il Libro canonico
dei documenti (Shu Ching), iniziato forse nel XXIV secolo
a.C.
Del 551- 479 sono i Dialoghi di Confucio, mentre un
altro filosofo cinese, Lao Tze, vissuto più o meno nello
stesso periodo, scrisse Il libro del Tao.
Confucianesimo e
taoismo (oltre, in seguito al buddhismo e ad altre filosofie)
sono sempre state le ideologie dominanti in Cina,
specialmente il confucianesimo, assai pragmatico. Del V
secolo a.C. è forse la Tradizione del figlio del cielo Mu,
che è una specie di viaggio fantastico.
Del 450-400 è il
Libro del maestro Mo, del 400 il Libro del maestro Lieh,
della fine del IV secolo il Libro del maestro Meng,
successivo il Libro del maestro Han Fei (Han Fei mori forse
nel 230 a.C.), del II secolo il Libro del maestro Huai Nan.
Il buddhismo
Il buddhismo si diffuse in Cina all'inizio dell'era volgare.
Del precedente periodo è Tzui Yuan (nato nel 340a.C.), poeta
di notevole talento, funzionario del regno Chu, che terminò
la sua vita col suicidio. Una guerra contadina (una delle
molte che scoppiarono in Cina) abbatté la dinastia Tsing,
alla quale successero gli Han. La cultura fu protetta, si
raccolsero opere di antichi autori, particolarmente amata la
poesia, per esempio con Tsia I (201-169 a.C.), autore di
elegie e di poemi (come L'ode del gufo), ispirati al taoismo.
Il genere letterario prevalente in questo periodo (e
rappresentato molto bene da Tsia I) è stato il fu, una
lirica di una decina di versi (una specie di ode). La parte
più notevole della poesia del periodo Han fu quella detta
delle poesie Yue-fu, dal nome di un palazzo fatto costruire
dall'imperatore U Li nel II secolo, e destinato alla
raccolta delle poesie. Nuove rivolte contadine abbatterono
la dinastia Han e la Cina per quattro secoli (dal III al VII
d.C.) fu preda di lotte intestine e di continue invasioni
straniere.
È in questo periodo che si rafforza il
feudalesimo: i rapporti culturali tra le varie parti del
Paese (stati, feudi ecc.) non si interruppero.
L'inquietudine, il terrore di vivere sempre con la paura di
invasioni straniere o di saccheggi da parte di varie truppe
feudali, fu la causa della grande diffusione del buddhismo,
che dava molte speranze.
In questo periodo si distinse la
famiglia Tsao:Tsao Tsao (155-220), imperatore e poeta, suo
figlio ed erede Tsao Pi (187-226), pure imperatore e poeta.
Fu poeta anche l'altro figlio minore Tsao Tshi (192-232).
Questo periodo fu contrassegnato da un alto livello
culturale e letterario: con i poeti Van Tsang (177-217) e
Liu Cheng (170-247). Forte fu la suggestione taoista su
poeti come Tsi Kang (223-262) e Juan Tsi (210-263).
Il maggiore poeta dell'epoca fu peròTao Yuan Ming (365-427). Il suo Il ramo di pesco esprime in modo altamente poetico il
bisogno di libertà contro la tirannide e l'utopia per una
vita semplice, legata ai campi. Il lirico Se Ling Yung
(385-433) fu buddhista, e morì tormentato dagli avversari.
Una vita difficile fu anche quella di Se Yao (464-499),
sottile lirico e anche sperimentatore (a lui si devono le
basi della versificazione, fondata sulla sapiente e
difficile alternanza dei toni). La nuova poetica fu spiegata
dallo studioso Sheng Yue (441-513). Un importante e profondo
poeta del nord della Cina fu Yui Sing (513-581) che, essendo
di origine meridionale e costretto a vivere nel nord,
provava nostalgia per la sua terra (Provo nostalgia per il
sud, L'albero disseccato). In questo tempo compaiono anche
molte novelle, romanzi fantastici, d'avventure, racconti.
Nel VI secolo i letterati (si ricordi che molti erano
funzionari, magari anche mandarini: da secoli la Cina si
reggeva su una forte burocrazia, per far parte della quale
bisognava superare esami a cui erano ammessi tutti) si
sforzarono costantemente di studiare la letteratura del
passato, di riprodurla, di capirla. Il principe Siao Tung
nel 530 compose una bella Antologia letteraria, ma il grande
teorico della letteratura e studioso di estetica fu Liu Se (L'affilato
dragone del pensiero letterario, V-VI secolo).
L'organizzlzione feudale divenne successivamente più
sviluppata, specialmente con la dinastia Tang (iniziatasi
nel 618), e ciò permise un maggiore sviluppo della cultura e
della letteratura. Sorsero molte città popolose, che furono
centri culturali. Così nell' VIII secolo (dopo secoli di
stagnazione e di ripetitività) apparve una vera pleiade di
autori di notevole valore. Meng Khao-jan (689-740) fu poeta
di intensa liricità e di grande semplicità. Un
artista complesso fu Van Vay (701-761), poeta, pittore,
musicista, calligrafo, autore di opere bucoliche ma anche
malinconiche, di spirito buddhista. Gao Shi (702-765) cantò
invece le fatiche dei soldati che ai confini dell'impero
dovevano difendere l'impero stesso dalle incursioni
barbariche, e lo stesso fece Tsen Sheng (715-770), e così
Van Chang-lin (698-765), autore anche di versi in cui canta
la bellezza delle fanciulle. Le sue poesie sono in genere
quartine, composte da 20 o 28 geroglifici. Però i due
maggiori poeti, e fra i più grandi di tutta la letteratura
cinese, furono Li Po (701-762) e Tu Fu (712-770). Tra il
secolo VIII e il IX si diffuse uno stile in cui si cercava
di imitare o di ispirarsi agli antichi ("rinascita
dell'antichità"), con Khan Yui (768-824) e LiuTsiunyuan
(773-819). In questo periodo ebbe successo anche la poesia
civile, con temi sociali e satirici (con Po Tsiuy-i,
772-846).
Dai Sung ai Tsing
Nel 960, dopo mezzo secolo di guerre esterne e conflitti
interni, la Cina si riunificò un'altra volta, sotto la
dinastia Sung. I Sung tendevano all'assolutismo, però
aiutarono lo sviluppo economico e culturale. L'ideologia
ufficiale fu naturalmente quella confuciana.
All'esterno i
Sung condussero diverse guerre (contro i Liao, ma
specialmente contro i Mongoli). Nonostante queste guerre,
nel 1280 tutta la Cina si trovò sotto il dominio dei Mongoli,
che assimilarono però la cultura cinese. Il genere
letterario dominante rimase la poesia. Nel periodo
precedente si diffuse una letteratura più democratica (anche
per l'indebolito potere dei mandarini e dei funzionari
imperiali).
Fra gli scrittori interessati ai problemi
sociali ci fu il riformatore Wang An-shi (1021-1086), autore
di liriche sottili e di saggi, in cui si poneva contro il
potere dei grossi feudatari, dei mandarini. Nell'epoca Sung
nasce un nuovo tipo di critica, più libera, in cui si
giudica il valore dei poeti e dei prosatori. In questo
periodo si diffondono anche i racconti "popolari" (hua-ben),
anonimi, che ci sono pervenuti (circa una ventina). Al XIII
secolo risalgono i primi esempi di drammaturgia: farse,
scenette, commediole ecc., che ci sono pervenute in versioni
posteriori. Nel XIV secolo nella Cina del sud si diffondono
i drammi, i cosiddetti "drammi meridionali": si tratta per
lo più di drammi d'amore e d'avventura. Nei secoli fu molto
popolare anche la lirica, accompagnata da melodie popolari
(non solo del popolo Han, ma anche di altri popoli).
Nel
1368 i Mongoli vennero cacciati dalla Cina, e si affermò la
dinastia Ming, che dominò fino all'avvento dei Manciù
(1644). Nonostante gli sforzi per mantenere il regime
feudale, sostenuto dall'ideologia del "neo-confucianesimo",
sorta nel XII secolo, lo sviluppo delle città e di
un'economia ormai di tipo borghese permisero il diffondersi
di una cultura non feudale. Il più importante genere
letterario dell'epoca Ming fu il romanzo, spesso scritto
sulla base di racconti popolari.
Il primo romanzo di
quest'epoca fu Il triregno di Lo Huan-chun (1330-1400), cui
seguì Porti fluviali, attribuito a Shi Nai-an (inizi del XV
secolo). Successivi furono Viaggio a occidente di U Chen-en
(1500-1582) e il Ching Ping Mej, di cui non si conosce
l'autore: è uno straordinario e divertente romanzo, che si
presenta come moralistico ma in realtà è una delle opere più
fortemente erotiche del mondo (il nome è quello di tre
fanciulle di non eccessiva virtù). Questo romanzo risale
alla seconda metà del XVI secolo.
Tra il XVII e il XIX
secolo si pone la cosiddetta letteratura del tardo
feudalesimo, con l'affermarsi di poeti e prosatori contrari
al dominio dei Manciù. Va di moda anche la novella, come le
novelle di Pu Sung-lin (1640-1715), uno dei migliori
scrittori cinesi (e non solo del suo tempo). Ai Manciù seguì
la dinastia dei Tsing, dispotici e oscurantisti: di qui il
carattere pessimistico delle opere uscite nei secoli XVIII e
XIX, come nei romanzi di Tsao Siuetsing, quali II sogno
della camera rossa. La Cina conosce comunque secoli di
ristagno e stanchezza. Secondo la tradizione i Cinesi
dovevano essere bravi a scrivere poesie secondo gli artifici
retorici e indipendentemente dalla sincerità e dal contenuto.
Di tali poesie ce ne sono pervenute un grandissimo numero.
L'Ottocento
Un certo risveglio si ha verso il 1840, epoca in cui i
Cinesi cominciano anche a conoscere le letterature
occidentali. La "prima guerra dell'oppio" (voluta dagli
Inglesi per costringere i Cinesi a comperare l'oppio), il
risveglio di una certa borghesia mercantile imprenditrice, e
anche il risveglio di forze rivoluzionarie, ebbero una certa
influenza sulla letteratura. Chan Wei-ping (1780-1859) e
altri poeti scrivono poesie in forma classica ma di
contenuto patriottico, contro gli aggressori stranieri.
Altri poeti che scrivono versi in cui si esprime la
sofferenza della gente sono Lu Sung (1791-1860), Huan
Se-tsing (1805-1864) e No Se (pure nato nel 1805 e morto nel
1864). Nel campo della prosa sono popolari i romanzi in cui
si descrivono i costumi, prevalentemente quelli erotici e i
soggetti avventurosi. Chen Siang scrisse il romanzo amoroso
Lo specchio del piacere dei fiori (1852), Yuiu Ta scrisse Il
sogno della camera azzurra e i Fiori sul mare (1892).
L'azione (o le azioni) di questi tre romanzi e di molti
altri di questo tempo si svolge in case di tolleranza. Molto
diffusi i romanzi d'avventura, come La sottomissione dei
masnadieri di Yuyi Wang-sung (nato forse nel 1826), gli Atti
del giudice Shi (di ignoto autore: una variante è del 1838),
I giovani eroi di Wen Kang. Nel romanzo Tre valorosi, tre
fedeli (del 1879), opera di Yui Kung, sono rappresentati gli
ideali dei funzionari fedeli e onesti.
Gli autori di tutti
questi romanzi imitano i classici, ma sono ben lontani dalla
loro altezza. In alcuni romanzi si nota un ammodernamento
della lingua e persino l'uso di dialetti. La famosa
rivoluzione dei tai ping ha avuto riflesso notevole sulla
letteratura. Lo stesso leader dei tai ping, Hun Siu-yuang
(1814-1864) è stato un poeta molto letto. Altri del suo
gruppo sono Yang Siutsing (1822-1864) e Hun Jan-yang
(1822-1864).
Una nuova aria spirò nella letteratura per il
movimento riformatore della fine del XIX secolo. Il poeta
maggiore di questo tempo è stato Huang Tsunsjan (1848-1905),
innovatore del vero e contrario a ogni forma di imitazione
del passato. Fu autore di poesie patriottiche e di
descrizioni di paesi lontani. Sulla sua via proseguirono
Kang Yu-wei (1858-1927), Tan Si-tung (1866-1898) e Liang
Tsi-chao (1873-1929), il quale fu anche un notevole
romanziere, nonché teorico della letteratura. Fu anche uno
dei primi redattori di riviste letterarie, nonche del
romanzo politico Il futuro della nuova Cina (1902).
Il romanzo è il genere dominante all'inizio del XX secolo. Se
ne pubblicano centinaia, mediocri e migliori; fra questi
molti in cui si denunciano i mali antichi della Cina. Fra i
più noti Il viaggio di Lao Tsan, del 1906, di Liu E
(1857-1909), I nostri funzionari e Storia della civiltà di
Li Po-yuan (1867-1906), Le assurdità degli ultimi vent'anni
di U Wo-yao (1866-1910), autore anche di romanzi storici
come La conquista mongola. Molto più radicale il romanzo di
Tseng Tsu (1871-1934), I fiori nel mare del male. Si
stampano anche numerose traduzioni (si ricordi che la stampa
è una conquista cinese molto antica: nel medioevo si usavano
stampi di legno inchiostrati) di scrittori americani,
giapponesi, indiani. I più diffusi sono Shakespeare,
Tolstoj, A. Dumas e Walter Scott. Molta importanza ebbero
sulla gioventù cinese le traduzioni dei filosofi e degli
scienziati europei: la Cina stava uscendo finalmente dal suo
isolamento e dalla sua immobilità. Si diffusero opere di
scrittori cinesi democratici e anche rivoluzionari, come
Chang Tai-yan (1868-1936), ChenTian-hua (1875-1905),Tsu Jun
(1885-1905), con le loro opere in versi e in prosa contro la
monarchia. Fu importante anche la poetessa Tsu Tsing
(1875-1907).
La "nuova letteratura"
Poco prima della rivoluzione del 1911, che instaurò la
repubblica, si formò la "Società dei poeti". Questi poeti in
genere appoggiarono la rivoluzione; la loro ideologia andava
dall'ammirazione per Victor Hugo e per l'umanesimo
occidentale al buddhismo.
Verso gli anni Venti si affermò il
dramma detto" di conversazione", sui modelli del teatro
occidentale. La nuova letteratura cinese si formò anche
sulla scia della rivoluzione russa d'ottobre, e fu
particolarmente rappresentata dal movimento detto del
"Quattro maggio" (1919).
Nel racconto di Lu Sin Le memorie
di un pazzo, del 1918, furono gettate le basi della nuova
letteratura, democratica, aperta alle influenze di tutte le
culture, fra cui quella europea e quella americana. Lo
svecchiamento della Cina e della sua cultura fu imponente.
Fu importante l'azione delle riviste, fra cui La nuova
gioventù. Bisogna ricordare la già citata poetessa TsuTsing
e il narratore E Shen Gao, che fece parte della fervida "Società
per lo studio della letteratura". Nei suoi racconti si
presta grande attenzione alla gente umile e coraggiosa, come
i maestri elementari e i lavoratori delle città. Meno
rappresentato è il mondo contadino. In questi anni la lingua
letteraria si rinnova sempre più, per adeguarsi al parlato.
Importante il letterato Hu Shi (1891-1962), che pubblicò
proprio su Gioventù nuova il programma innovatore: realismo
di temi, di soggetti, di idee, di socialità, modernità di
lingua (fra l'altro citava a conforto della modernizzazione
della lingua autori stranieri come Dante).
Nella poesia
occorre ricordare la lirica rivoluzionaria di In Fu
(1909-1931) e di altri, nonché le riviste Luna nuova e
Contemporaneità: a quest'ultima rivista collaborarono
illustri poeti come Siui Li-mo (1896-1931), Ven I-to
(1899-1946), Tai Yan-shu (1904-1950), quest'ultimo
suggestionato dal simbolismo francese.
Il movimento del
"Quattro maggio" cominciò a divulgare idee rivoluzionarie in
campo politico e sociale, mentre gli scrittori cinesi, in
vario modo, assimilavano i movimenti culturali e letterari
dell'occidente (come il romanticismo, il realismo europeo,
il simbolismo) . Nel 1921 fu fondata la "Societa di
creazione", scioltasi nel 1929, che propugnava una forma di
romanticismo ed era in sostanza (per usare una formula russa)
a favore "dell'arte per l'arte", senza progetti
utilitaristici. Tuttavia, successivamente, tale società si
mise a propugnare principi marxistici, in contrasto con tale
slogan.
A un'altra associazione letteraria (quella dei
"Tessitori di parole") appartenne uno dei maggiori scrittori
cinesi moderni, Lu Hsun (1881-1936), il quale però fondò
un'altra società (la "Società senza nome", 1925-1930), che
promosse la traduzione di opere straniere, come i grandi
scrittori russi, ma anche gli scrittori sovietici.
Fautrice
di opere di poesie fu invece la "Società della luna
crescente" (1923-1931), il cui programma comprendeva libertà
assoluta per gli scrittori, moderazione e dignità (questi
autori erano contrari al dilagare della letteratura
erotica), e anche l'osservanza delle norme della metrica
cinese. Intanto avevano preso il potere i nazionalisti (il
Kuo Ming-tang, con Chang Kai-shek).
Nel 1928 nacque la
"Società del sole", che durò poco, ma ebbe un'intensa
attività di propaganda del marxismo. La letteratura cinese
si era orientata verso un tipo di letteratura rivoluzionaria,
e persino di propaganda del comunismo, promossa in
particolare dalla "Lega degli scrittori di sinistra",
fondata nel 1930: questi autori ebbero possibilità di
scrivere e pubblicare specialmente nelle concessioni
straniere del sud della Cina (il regime nazionalista non
concedeva troppa libertà agli scrittori comunisti o ritenuti
tali).
Quando il Giappone cominciò l'invasione della Cina,
tale società (e altre, naturalmente) promosse l'unione degli
scrittori cinesi per la difesa della patria dall'aggressore.
Fra i maggiori scrittori che scrissero contro l'invasione e
per la libertà del Paese, oltre a Lu Hsun, bisogna ricordare
i due eminenti autori Kuo Mo-jo (1892-1978) e MaoTun (pseudonimo
di Shen Yen-ping, 1896-1981). La "Lega degli scrittori di
sinistra" si sciolse nel 1938.
Intanto la Cina attraversava
un periodo orribile: il Giappone occupò Nanchino e poi le
zone "rosse", che divennero indifendibili e il leader (e
scrittore: per decenni furono famosi in tutto il mondo i
suoi Pensieri) Mao Tse-tung (1893-1976: altra trascrizione
del nome Mao Zedong) guidò allora i Cinesi nella "lunga
marcia" che trasferì l'Armata rossa cinese nel nordovest
della Cina.
Mao promosse la guerriglia contadina; per molti
anni ancora comunisti e nazionalisti si trovarono in lotta,
nonostante il nemico comune. Naturalmente si svilupparono
due linee culturali, quella dei seguaci del Kuo Ming-tang, e
quella degli scrittori di sinistra (in particolare comunisti).
In comune avevano l'aggressore giapponese, e quindi sia gli
uni che gli altri scrissero opere infiammate di patriottismo.
Fra gli scrittori direttamente impegnati sui fronti di
guerra dobbiamo ricordareTsiuTung-ping (1915-1941), Liu
Pai-yue (nato nel 1917). MaoTse-tung scrisse Il racconto
della prima tappa, dedicato alla strenua difesa di Shanghai
assediata dai giapponesi: assedio che durò tre mesi. Fra i
poeti del periodo (anche in questo tempo la poesia ha la
prevalenza) degno di menzione è Ay Ch'ing (nato nel 1910),
con le raccolte di versi II nord, 1938; I campi, 1940; i
poemi Egli morì per la seconda volta, 1939; La fiaccola,
1940. Dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale Chang
Kai-shek strinse alleanza con gli alleati antinazisti e
antifascisti, mentre il Giappone creava il governo-fantoccio
di Wang Jing-wei (nel 1940, riconosciuto da Germania e
Italia). Chang Kai-shek combatté contro i Giapponesi, questa
volta con l'alleanza dei comunisti.
Finita la guerra e
scacciati i Giapponesi ripresero i contrasti fra il Kuo
Ming- tang di Chang Kai-shek e le sinistre, alla cui guida
c'era il Partito Comunista Cinese, con Mao Tse-tung. Tutti i
tentativi di riappacificazione furono vani, tutte le
trattative fallirono: nel settembre del 1946 scoppiò una
violenta guerra civile.
Nel gennaio 1949 l'Armata popolare
cinese entrava in Pechino, le forze di Chang Kai-shek si
sfaldavano: Chang si rifugiò a Taiwan (Formosa) dove esiste
tuttora una Repubblica Nazionalista Cinese. Il 1° ottobre
1949 fu proclamata la Repubblica Popolare Cinese, con
capitale Pechino e presidente Mao Tse-tung.
Questi nel 1942
a Yenan scrisse dei saggi per affermare la letteratura
proletaria, per operai, contadini e soldati (salvaguardando
però il valore artistico). I Pensieri ai quali abbiamo
accennato vennero scritti appunto nel cosiddetto periodo
di Yenan (1935-1947: a Yenan si tennero, nel 1942, riunioni
dedicate proprio ai problemi letterari e culturali), in cui
si formò la nuova cultura cinese. In questa prospettiva
scrissero le loro opere Jao Shu-li (nato nel 1906), Li Tsang
(nato nel 1921), autore del poema lirico-epico Van Kui e Li
Sjang-sjan, del 1946.
Ottenuto il potere, il Partito
Comunista Cinese dovette affrontare molti problemi: fra
questi quello dell'analfabetismo. La grafia cinese era
complicata, e furono studiate varie soluzioni. Quella di una
"latinizzazione" (introduzione dell'alfabeto latino) fu
scartata; invece fu studiata una semplificazione dei
caratteri. Fra i modi di studio ci fu anche quello, per
esempio fra i soldati, di appendere alla schiena del
compagno che stava davanti, un foglio con un certo numero di
caratteri, per studiarli durante le marce. Comunque la lotta
contro l'analfabetismo fu in gran parte vinta.
Un altro
problema era quello della "rieducazione" dei letterati,
poeti e scrittori, in gran parte di estrazione borghese. Ciò
comportò anche un certo abbassamento del livello della
letteratura, cosa che fu notata e criticata. La continua
attenzione del partito voleva dire, naturalmente, mancanza
di libertà per gli scrittori, spesso costretti a fare
continue autocritiche, per dimostrare di non esprimere
valori cosiddetti borghesi. Lo stesso Mao Tse-tung si rese
conto che agli scrittori necessitava una maggiore libertà e,
nel 1957, promosse la cosiddetta campagna dei "Cento fiori",
vale a dire che molte scuole di pensiero e d'arte avessero
possibilità di esprimersi. Questa possibilità liberatrice
durò però assai poco: dal febbraio al giugno 1957. Il
partito ritornò alla sua politica di controllo, e molti
intellettuali non credettero né alla liberalizzazione né
alla ideologia del partito. Contro il soggettivismo, ma
anche contro la burocrazia e l'angustia settaria fu
proclamata dagli organi del partito la campagna "di
rettifica" (autunno 1957), con lo scopo reale di eliminare
sia gli avversari dell'ortodossia ideologica comunista, sia
gli elementi deboli o incapaci (o considerati tali) delle
organizzazioni culturali del partito. Come si vede era
un'altalena continua, e la letteratura, come la cultura, ne
risentivano. Eroi proposti dalle istanze del partito erano
gli "eroi rivoluzionari", capaci di risolvere le situazioni,
di sciogliere i conflitti eccetera, molto più capaci dei
personaggi "comuni" che non riuscivano a vedere quello che
dovevano vedere e capire. Il vicepresidente
dell'"Associazione degli scrittori cinesi", Chuan Ling, fu
accusato di revisionismo, e così molti altri scrittori prima
considerati ortodossi.
Nel 1966 MaoTse-tung promosse la
cosiddetta "rivoluzione culturale", che in origine ebbe
scopi positivi, quelli di svecchiare la burocrazia del
partito e di rimuovere le cricche letterarie, ma che poi
degenerò. Seguì un periodo torbido e confuso, con gravi
eccessi, percosse, insulti, campi di prigionia per molti
intellettuali, professori, maestri, condanne immotivate. Il
teatro era stato precedentemente uno strumento molto
importante di lotta politica, per esempio con l'opera La
fanciulla dai capelli bianchi (1945), di He Tsing-ji e Ting
Ni: era un dramma musicale di nuovo genere, di elevato
valore artistico, impregnato di passione rivoluzionaria. Del
1955 è la novella di Chao Shu-Iing, del 1958 il romanzo di
Chu Li-po Grandi trasformazioni in un villaggio di montagna.
Tutti si gettarono a scrivere sulla classe proletaria e
contadina, e sui costruttori della nuova Cina, nonché sulla
lotta contro i Giapponesi (come il fiore di crespigno, del
1958, di Fen Teing), ma si scrissero anche romanzi
d'avventura e di guerra (come Attraverso boschi e nevi, del
1957, di Tsiui Po, nato nel 1923).
La tematica
storico-rivoluzionaria è ampiamente affrontata nei romanzi
Il vicolo delle tre famiglie, del 1958, e La lotta pesante,
del 1962, che ne è la continuazione, di Wuian Shang. Le
"guardie rosse" della rivoluzione culturale in pratica non
risparmiarono nessuno: chi più, chi meno, anche quelli che
credevano di essere a posto ideologicamente, furono toccati.
Anche il teatro fu attaccato, benché la moglie (poi vedova)
di MaoTse-tung, Chiang Ching, all'origine appoggiata dallo
stesso Mao, dominasse questo settore, in cui più forte era
l'elemento propagandistico: aveva molto successo il dramma
L'oriente è rosso (del 1964), come pure La storia della
lanterna rossa, dello stesso anno.
La "rivoluzione
culturale" fu poi fatta cessare: la vedova di Mao perse ogni
potere, e Lin Piao, considerato il più vicino a Mao, morì in
un incidente aereo: fu comunque accusato di essere colpevole
degli eccessi della rivoluzione culturale.
Dopo il periodo
di potere di Hua Kuo-feng, la guida della Cina fu affidata a
Teng Hsiao-ping. Dopo la rivoluzione culturale la situazione
della cultura si alleggerì (relativamente), la Cina si
avvicinò agli USA, mantenendo sempre le distanze dall'URSS e
poi dalla Russia, fu possibile una certa liberalizzazione, e
la pretesa di una assoluta purezza ideologica fu
abbandonata.
All'interno la rigidità autoritaria fu però
mantenuta. Tra i nuovi autori venuti alla ribalta si
ricordano il romanziere Zhong Acheng (1949), i poeti Gu
Cheng e Mang Ke (1950), la scrittrice naturalizzata
statunitense Amy Tan (1952), l'eclettico artista Gao
Xingjian (1940), emigrato in Francia, premio Nobel per la
letteratura nel 2000.
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