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LETTERATURA CECA
Comenio  -  Il labirinto del mondo e il paradiso del cuore


Comenio o Comenius

Nome latinizzato di Jan Amos Komensky (Nivnice, Moravia, 1592 - Amsterdam 1670) pedagogista e scrittore ceco.


L'adesione alla comunità religiosa Unione dei fratelli boemi – di cui fu anche «primo seniore» (vescovo) dal 1648 – fu determinante sulla sua opera. Nel 1627 cominciò a redigere, in ceco, la sua opera maggiore, da lui stesso tradotta in latino col titolo di Didattica magna. Attratto dal problema dell'insegnamento delle lingue, pubblicò nel 1631 la Janua linguarum reserata (stampata in ceco nel 1633), cui seguì la Methodus linguarum novissima. Frattanto C., sempre più interessato alle scienze naturali e ai loro rapporti con le verità teologiche, coltivava il sogno di un sistema unitario del sapere umano, da lui battezzato «pansofia». Da queste ricerche nacquero i trattati Physicae ad lumen divinum reformatae synopsis (1633), Janua rerum (1634), Pansophiae prodromus (1639) e Via lucis (1641). Nel 1648, dopo la sua elezione a vescovo a Leszno, scrisse, in ceco, il Testamento della madre morente, l'Unione dei fratelli. Dopo il saccheggio e l'incendio della città (in cui C. perse gli appunti di quel Thesaurus linguae bohemicae cui lavorava da oltre quarant'anni), riparato in Olanda, scrisse la Triste voce del pastore, scacciato dalla collera divina, al suo gregge disperso e morente, e pubblicò la De rerum umanarum emendatione consultano catholica. L'opera di C., uno dei più grandi maestri della pedagogia moderna, ha anche una grande importanza letteraria. Le qualità stilistiche di alcuni suoi scritti in ceco (come Il labirinto del mondo e il paradiso del cuore, trattato allegorico di educazione religiosa) e la rigorosa tempra di scrittore che traspare da ogni sua pagina assicurarono la continuità della tradizione letteraria boema nel paese occupato e oppresso.    DIDACTICA MAGNA


IL LABIRINTO DEL MONDO E IL PARADISO DEL CUORE

Poema allegorico, filosofico e satirico del grande pedagogo ceco Jan Amos Komensky (Comenius, 1592-1670), pubblicato nel 1631. Fu detto dallo storico francese Denis l'opera "in cui meglio si sprigiona lo spirito della razza ceca, quale l'hanno fatta la storia e quella specie di strappo intimo che la divide tra l'Occidente, da cui ha avuta la sua civiltà, e l'Oriente, dove la richiamano le sue origini e le necessità della sua autonomia". Il giovane autore intraprende un viaggio intorno al mondo accompagnato da due personaggi "So tutto" e "L'inganno", e munito di occhiali speciali per veder falsamente, ma che tuttavia messi di traverso gli permettono di veder la verità. Il mondo non è che una città in cui si trovano sei grandi strade principali che convergono in una piazza, in mezzo alla quale si innalza il castello della Saggezza. A occidente della città è un castello in cui regna la Fortuna, circondata dai suoi favoriti. Il poeta percorre le vie, osserva gli uomini in tutte le loro professioni e le loro vicissitudini; penetra nei due castelli della Saggezza e della Fortuna e conosciute tutte le forme di governo del mondo fondate sulla bassezza, l'inganno e la menzogna, getta via gli occhiali, abbandona le sue guide e va a visitare i moribondi per trovarsi di fronte alla morte prima e a Dio poi. Accecato dalla luce divina cade in ginocchio, ma Cristo lo solleva e lo conforta. Il poema si chiude con una preghiera a Dio, piena di ispirazione: in essa il tono satirico con cui il poeta ha descritto il suo viaggio fantastico e miracoloso si trasforma in un tono di alta umanità. La simpatia per la miseria umana si fa del resto sentire anche attraverso le vicende stesse del viaggio, descritto in una lingua, che, nonostante le influenze latine e tedesche, può considerarsi un modello del ceco parlato del sec. XVII.

 

                                                       2008 Profili delle letterature