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Profili
delle letterature
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LETTERATURA COREANA
La letteratura del popolo di
Corea (oggi politicamente diviso in due: la Corea del Nord e
la Corea del Sud) anticamente si è espressa in un
particolare cinese "coreanizzato" e in coreano. La scrittura
è stata quella ideografica cinese: solo nel 1444 alcuni
studiosi elaborarono un alfabeto coreano nazionale, che
comprende 40 grafemi.
La lingua coreana è una lingua "isolata",
nel senso che gli sforzi dei linguisti non sono ancora
riusciti a trovare legami precisi con altre famiglie
linguistiche. Esistono molte ipotesi: affinità genetiche con
le lingue altaiche, con il giapponese, con il cinese, con il
mongolo, con le lingue paleoasiatiche e persino con le
lingue indoeuropee. Nessuna di queste ipotesi ha trovato
conferma scientifica.
Il lessico e anche la struttura
grammaticale hanno naturalmente subito l'influenza di lingue
di popoli che in un modo o nell'altro sono entrati in Corea,
anzitutto dei Cinesi, che hanno imposto la loro scrittura
ideografica, poi dei Giapponesi. Alla base della lingua
coreana letteraria c'è il dialetto di Seul.
Anche in Corea
la letteratura affonda le sue radici nel folklore. La
letteratura più antica è espressa nel cinese letterario del
tempo, chiamato khanmun. II khanmun dominò la cultura
letteraria per molti secoli, e sopravvisse praticamente fino
all'inizio del XIX secolo.
Nel medioevo (IX secolo) si
raccolsero antologie di poesie-canzoni del genere khjang,
scritte in una particolare scrittura (gli ideogrammi cinesi
con segni per le parole solo coreane e le desinenze della
grammatica coreana). Ma per la poesia (e per qualche raro
esempio di prosa) si preferì sempre il khanmun: così fecero,
per esempio, Chon Dzi San (morto nel 1135) e Pak In Njan (morto
nel 1096).
Nei secoli XII-XIII, contrassegnati dalle
invasioni devastatrici dei Mongoli, la poesia continuò a
essere coltivata: in particolare la poesia dei paesaggi (con
interesse per il tema della fuga nel seno della natura, un
tema taoista, e non confuciano). Nei secoli XIV e XV in
Corea si ebbe una forma di unificazione, con potere
centralizzato. I tumultuosi eventi di questo periodo
influenzarono naturalmente la letteratura. Molti scrittori
continuano a rimanere fedeli agli antichi ideali confuciani.
Altri invece esprimono una letteratura basata sulle emozioni
personali, ed elaborano generi letterari tipici, come le
poesie di forma sigio o kasa . Si iscrivono anche odi
panegiriche in onore della nuova dinastia Li, come l'Ode al
drago che vola nel cielo di Cion Nin Gi (1396-1430). La
poesia individuale, con l'esaltazione della solitudine e
della malinconia, si esprime particolarmente nel genere
sigio, che è una specie di lirica. Fra i poeti vanno
ricordati Son Sam Mun (1518-1556), Men La Son (Song,
1359-1438): quest'ultimo si mantiene fedele ai principi
confuciani (il dovere del vassallo verso il suo signore) ma
esprime anche sentimenti autenticamente personali.
La linea
taoista di "rifugio nella natura" è espressa da Li Khion Bo
(1467-1555), da Li Khvan (1501-1570) e da altri. In
particolare da Chon Chkol (1536-1593), il maggiore poeta del
tempo, capace di esprimere i più sottili sentimenti
dell'uomo specialmente nel suo rapporto con la natura. Va
ricordata anche la poetessa Khvan Gin I.
Nel Cinquecento si
scrivono anche novelle di tipo picaresco e satirico, nonché
racconti e poemi che riflettono la lotta contro gli invasori
giapponesi e manciuriani: il personaggio che incarna questi
sentimenti è Im Gin. Nel XVII secolo la prosa si sviluppa,
appaiono nuovi generi letterari, si riflettono i conflitti
sociali, e si traducono molte opere dal cinese. Nella poesia
è però predominante la tradizionale lirica di paesaggio, ma
compaiono anche liriche con motivi amorosi o erotici. Tra i
maggiori poeti va ricordato Li Gia Khyo (1812-1884).
È nel
1876 che la Corea si apre ai contatti con l'esterno: così
incominciano ad aver corso opere ispirate alla letteratura
occidentale o a quella giapponese. Il secolare isolamento
della Corea è finito, ma la sua indipendenza dura ancora
poco: le guerre di espansione del Giappone, contro Cina e
Russia, danno al Giappone il controllo della penisola
coreana: nel 1905 la Corea diventa un protettorato del
Giappone, nel 1910 è ormai una colonia nipponica.
L'occupazione fu dura e deleteria per la cultura coreana.
Non si ha niente di notevole per molti anni: nel 1917 viene
pubblicato un romanzo interessante, Senza cuore di Yi
Kwangsu (1892-1952 o 1953). Comunque la censura giapponese
continuò a essere durissima e quindi bloccò lo sviluppo
della letteratura coreana.
Con la fine della seconda guerra
mondiale e la sconfitta del Giappone, la Corea recuperò la
propria indipendenza, e i primi anni dopo il 1945 furono
fervidi di iniziative, di opere, di scuole.
La lotta
politica e gli interessi stranieri (sovietici e americani)
portarono alla divisione in due del Paese. Si formarono così
due Stati: la Corea del Sud o Repubblica di Corea,
proclamata il 15 agosto del 1948, appoggiata dall'America,
di nome democratica, di fatto totalitaria; e la Corea del
Nord o Repubblica Democratico-Popolare di Corea, proclamata
l'8 settembre 1948, protetta da Sovietici e Cinesi, un Paese
comunista e totalitario.
Nel 1950-1953 si scatenò una
sanguinosa guerra fra i due Stati (e i loro protettori o
dominatori). Alcuni scrittori riuscirono comunque a scrivere,
come Hwang Sunwon (I discendenti di Caino) e Kim Song-han (Cinque
minuti), quest'ultimo della Corea del Sud. Yi Kiyong, del
nord, scrisse il romanzo Il fiume Tumen.
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