LE LETTERATURE NEI VARI PAESI DEL MONDO


www.parodos.it
Profili delle letterature
-------------------------
  Pagina iniziale
  Le letterature di tutti i paesi
  Latina
  Italiana
  Francese
  Inglese
  Tedesca
  Spagnola
  Russa
  Statunitense
  Araba classica
  Letteratura indice
   
 

AGGIORNAMENTI

   
 

HOME PAGE











 

LETTERATURA FRANCESE

Nelle raffinate corti provenzali, a partire dalla fine del sec. XI e sino agli inizi del XIII, fiorì una produzione poetica in lingua occitana, ispirata al sentimento d'amore (poesia cortese) e realizzata con una metrica già evoluta, oltreché con modalità espressive ricercate (letteratura provenzale
). Tra i principali autori si segnalarono A. Daniel, B. de Ventadorn, B. de Born, J. Rudel. Nel nord, dopo i primi testi letterari risalenti al sec. X (biografie esemplari e agiografiche, tra cui si segnala la Vita di S. Alessio), si sviluppò, fra il sec. XI e il XIII, la letteratura cavalleresca. Nei due principali cicli di essa, il carolingio e il bretone (rispettivamente dedicati alle vicende dei paladini di Carlo Magno e a quelle dei cavalieri di re Artù), si esprimono diversi ideali di vita: più austeri quelli delle chansons de geste, tutte incentrate sull'amor patrio, la fedeltà al sovrano, la religione; più laici e mondani quelli del ciclo arturiano, per l'importanza che vi assumono le tematiche amorose e per la celebrazione dello spirito d'avventura e del desiderio di gloria. L'opera più importante del primo ciclo fu la Chanson de Roland, mentre nel ciclo bretone si segnalano il Lancelot di Chrétien de Troyes e il Tristan di Thomas d'Angleterre. Nella seconda metà del sec. XII Maria di Francia, lasciò, con i famosi lais (brevi racconti d'amore in versi), testimonianze preziose degli ideali cortesi. Più vicini al gusto e alla sensibilità borghese furono invece i fabliaux, composti tra il sec. XIII e il XV. Allo stesso ambiente culturale si ricollegano i racconti in versi, a carattere parodistico, del Roman de Renart (sec. XII-XIII), laddove il coevo Roman de la Rose (due libri in versi, opera rispettivamente di Guillaume de Lorris e Jean de Meung), assolve invece un intento didascalico e allegorico. Sempre nel nord fiorì anche una poesia lirica, a partire dal sec. XIII, che, se non raggiunse i livelli estetici di quella provenzale, ebbe però il merito di ampliare il quadro delle tematiche rappresentate e delle soluzioni tecnico-stilistiche sperimentate. Da ricordare a questo proposito i caposcuola Chrétien de Troyes e G. de Machaut; le opere, a volte realistiche e satiriche, a volte incentrate su una problematica amorosa convenzionale, di E. Deschamps e la produzione poetica di Charles d'Orléans, caratterizzata da raffinata musicalità. Una citazione a parte esige F. Villon, che pose la sua cultura e la sicura padronanza tecnica al servizio di una potente ispirazione realistica, eccellendo nella rappresentazione delle passioni umane e della realtà sociale. Verso la metà del sec. XII era iniziata anche una produzione teatrale in lingua francese, di argomento strettamente religioso. Le rappresentazioni, distinguibili in misteri, di argomento biblico, e miracoli, attinenti alla vita dei santi, si spostarono in quest'epoca dall'interno delle chiese ai sagrati antistanti. Non ci restano testimonianze significative della produzione comica e buffonesca, sicuramente già avviata nel sec. XIV. Anche la produzione in prosa non fu in origine particolarmente rilevante, essendo limitata sostanzialmente ai generi della cronaca (R. de Clary, G. Villehardouin) e più tardi della storiografia (P. de Commynes).

La letteratura francese moderna si sviluppò con la civiltà umanistico-rinascimentale, nel sec. XVI. G. Budé, classicista e filologo, fu una delle figure di maggior rilievo dell'umanesimo francese. Sono inoltre da ricordare B. Des Périers, autore del Cymbalum mundi, dialoghi satirici di tono irreligioso, e Margherita di Navarra, autrice dell'Heptaméron (1558), raccolta di novelle di impronta realistica, che offrono una satira pungente della chiesa, della nobiltà e dei suoi costumi. Ma le nuove idee filosofiche e morali trovarono la loro più compiuta e convincente espressione nel capolavoro di F. Rabelais Gargantua e Pantagruel (1532-64), ricco di spunti comico-fantastici accompagnati da elementi di vivace realismo critico e da appassionate considerazioni filosofiche e ideologiche. Nei 1580 apparvero poi, suscitando subito uno straordinario interesse, i Saggi di M. Montaigne, che inaugurarono la grande tradizione moralistica francese; nell'opera, che è una sintesi organica e approfondita della cultura rinascimentale, ma evidenzia anche inquietudini nuove, Montaigne affrontò con originalità varie tematiche filosofiche, morali, storiche e letterarie. Significativa opera di riflessione politica fu infine La repubblica di J. Bodin (1576). Al classicismo e alla tradizione petrarchesca si ispirò la poesia del sec. XVI; tale tendenza trovò i suoi teorizzatori e i maggiori interpreti nel gruppo della Pléiade (P. Ronsard, E. Jodelle, J. du Bellay e altri), la cui influenza fu dominante fin verso il 1620, quando venne contrastata dalle riflessioni poetiche di F. de Malherbe, che superò il classicismo operando sul linguaggio e sulla metrica, con una ricerca di originalità favorita dalla straordinaria perizia tecnica.

L'affermazione del gusto barocco, con i suoi eccessi immaginifici e le sue stravaganze formali, fu accompagnata nella lirica dal successo di poeti quali M. Régnier, T. de Viau e A. Saint-Amant. Nell'ambito del genere romanzesco si segnalarono i lavori di Cyrano de Bergerac, P. Scarron, C. Sorel e A. Furetière. Nella produzione teatrale, di un certo rilievo furono le opere di A. de Montchrestien e A. Hardy. Dopo il 1630 cominciò invece una ripresa degli orientamenti classicisti, destinati a convivere per alcuni decenni, tra le polemiche, con le concezioni barocche. In ambito letterario la disputa riguardò essenzialmente le regole aristoteliche e il teatro tragico, ma fu influenzata anche dalle riflessioni razionalistiche di R. Cartesio e da quelle più tormentate e tragiche, ma non meno rigorose sul piano logico, di B. Pascal. Una sintesi efficace di questi valori fu realizzata nei maggiori drammi di P. Corneille (il Cid, l'Orazio), tragedie `regolari' e caratterizzate da una grande disciplina stilistica, ma nel contempo cariche di elementi fantastici e deliranti. Durante il regno di Luigi XIV (1643-1715) la concezione classicista della letteratura impronta le commedie di Molière, le tragedie di J. Racine, le poesie e le favole di J. de la Fontaine, le Satire di J. Boileau, che teorizzò i principi del classicismo razionalista nei quattro libri dell'Arte poetica.
Da segnalare ancora le opere coeve dei moralisti F. de la Rochefoucauld, J. de la Bruyère, L. de Saint-Simon e il contributo rilevante dell'elemento femmimile, con le lettere di M.me de Sévigné e con il racconto La principessa di Clèves, pubblicato nel 1678 da M.me de Lafayette e considerato da molti critici il primo romanzo moderno. Negli ultimi anni del sec. XVII si sviluppò un'accesa controversia tra fautori della superiorità artistica degli antichi e sostenitori delle potenzialità dei moderni (querelle des anciens et des modernes), la quale, dietro l'apparenza di un dibattito letterario, nascondeva in realtà un conflitto ideologico tra apologeti dell'autorità e delle tradizioni e sostenitori della ragione e del progresso.

La vittoria di questi ultimi rappresentò un primo passo verso l'affermazione delle concezioni illuministe. Scrittori come B. Fontenelle e P. Bayle all'inizio del sec. XVIII apparvero già pienamente inseriti nel nuovo clima culturale. Nell'età dei lumi emersero generi relativamente nuovi (il pamphlet, l'entretien, il dialogo) o interpretazioni innovative di altri (il romanzo, il saggio) più idonee a conseguire gli scopi pedagogici e sociali perseguiti dai philosophes e dai loro seguaci.

Nel romanzo, accanto a validi autori come A.R. Lesage, A.F. Prévost, P.C. de Marivaux, si misurarono con successo quasi tutte le figure dominanti del sec.: da Montesquieu (Lettere persiane), a D. Diderot (La religiosa), a Voltaire (Candido), a J.J. Rousseau (La nuova Eloisa), come pure C. de Laclos (I legami pericolosi) e il marchese de Sade (Justine). Tra i saggisti si segnalarono Montesquieu, Voltaire, D. Diderot, J.J. Rousseau, J.B. D'Alembert, P.H. D'Holbach, C.A. Hélvetius. Da ricordare ancora che l'intento di diffondere una conoscenza vasta, moderna e razionale portò alla compilazione della Enciclopedia (1772). Ma già la produzione di J.J. Rousseau conteneva elementi di sensibilità tormentata, malinconica e inquieta, in qualche modo anticipatori della successiva cultura romantica.

Dopo la rivoluzione e il crollo dell'ottimismo riformatore dei grandi illuministi, si affermò un'ideologia più individualistica, fondata sull'introspezione, sull'esaltazione del sentimento e sulla fantasia. I primi interpreti e diffusori della cultura romantica furono M.me de Staël, B. Constant, R. Chateaubriand; ma le personalità artistiche di maggior rilievo furono i poeti A. de Lamartine, A. de Vigny, A. de Musset e V. Hugo; i romanzieri G. Sand, A. Dumas padre e soprattutto lo stesso Hugo; gli storici J.N.A. Thierry, A. de Tocqueville e J. Michelet; infine C.A. Sainte-Beuve fu il fondatore della critica moderna. Sempre di cultura romantica, ma con una posizione distinta, perché decisamente orientata verso il filone realistico, fu la produzione dei tre altri grandi romanzieri del primo '800: Stendhal (Il rosso e il nero, La certosa di Parma), H. de Balzac (La commedia umana) e P. Merimée (Carmen). La narrativa realista si affermò pienamente solo nella 2a metà del secolo, con la teorizzazione e le opere dei fratelli E. e J. Goncourt e di G. Flaubert (L'educazione sentimentale, Madame Bovary). Sempre in questa direzione, con l'avvento della società industriale e l'affermazione delle teorie del positivismo, il romanzo affrontò l'esperimento naturalistico. E. Zola (Thérèse Raquin, il ciclo dei Rougon-Macquart) e G. de Maupassant (Bel-Ami, La casa Tellier) segnarono il punto più alto di questa ricerca, mentre la produzione di J.K. Huismans, che pure mosse dagli stessi assunti, si orientò nel periodo più maturo in direzione di un compiaciuto e raffinato atteggiamento estetizzante (A ritroso). In poesia spiccò su tutte la figura di C. Baudelaire (I fiori del male); la sua concezione dell'immaginazione come capacità di comprendere e armonizzare gli elementi vari e disorganici della realtà naturale sta alla base della poesia moderna, pur se la sua opera, versatile e poliedrica, sfugge a ogni rigida classificazione.

Sulla strada aperta da C. Baudelaire si inserì dapprima la poesia di gusto decadente, poi la poetica dell'artista-veggente che giunge alla conoscenza della realtà attraverso una sistematica sregolatezza dei sensi (A. Rimbaud), la poesia musicale e languida di P. Verlaine, quella simbolista di S. Mallarmé.

La produzione lirica del primo '900 risentì ancora della lezione simbolista, che però fu coniugata con un nuovo classicismo e diede risultati rilevanti soprattutto nelle opere di P. Claudel e P. Valéry. Ma anche questa esperienza venne superata dall'intenso sperimentalismo formale delle varie avanguardie. L'iniziatore fu G. Apollinaire, poi numerosi autori si riconobbero nelle diverse correnti (futurista, dadaista, surrealista). Tra gli altri sono da ricordare T. Tzara, J. Cocteau, P. Éluard, L. Aragon, A. Artaud, R. Queneau, A. Breton. Nel 2o dopoguerra i poeti più significativi sono stati E. Michaux, F. Ponge, A. Frenaud, J. Prévert. Nell'ambito della narrativa il sec. XX si è aperto con la manifestazione del disagio sociale e delle inquietudini di R. Rolland, con il decadentismo estetizzante e lo psicologismo estenuato e raffinato di M. Proust, la cui opera segna una tappa fondamentale nello sviluppo della letteratura moderna, con l'intellettualismo esasperato di A. Gide. Vi è stata poi una corrente ispirata a una visione cristiana e tragica della realtà sociale e umana (F. Mauriac, G. Bernanos) e una di orientamento populista (E. Dabit, L. Guilloux). Un caso a parte è rappresentato dalla visione drammatica e disperata della vita, che è rivelata dalle opere di L.F. Céline. Intorno agli anni '40 si è affermata una letteratura di forte impegno sociale e politico, che ha avuto i maggiori esponenti in A. de Saint-Exupéry, L. Aragon, A. Malraux. La filosofia esistenzialista, elaborata in particolare da J.P. Sartre, dominata dalla tragica consapevolezza dell'assurdità della vita, ha ispirato i grandi romanzi di A. Camus, mentre S. de Beauvoir ha centrato il suo contributo significativo soprattutto sulle problematiche della liberazione femminile. H. de Montherlant ha ripreso impostazioni raffinate e classicheggianti. Dagli anni '60 è iniziata una produzione sperimentale, di carattere molto vario, definita complessivamente come nouveau roman, che ha in comune l'obiettivo della disgregazione e dissoluzione delle strutture tradizionali del romanzo (A. Robbe-Grillet, C. Simon, M. Duras, M. Yourcenar). Per quanto riguarda il teatro, infine, alla produzione di P. Claudel e di J. Cocteau, e al teatro surrealista ha fatto seguito una produzione ispirata alla problematica esistenzialista. Un interessante teatro di avanguardia si è poi affermato a partire dagli anni '50 a opera di artisti di origine straniera come S. Beckett, E. Ionesco e F. Arrabal.

                                                       2007 Profili delle letterature