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Profili
delle letterature
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LETTERATURA FRANCESE
Nelle raffinate corti provenzali, a partire dalla fine del
sec. XI e sino agli inizi del XIII, fiorì una produzione
poetica in lingua occitana, ispirata al sentimento d'amore
(poesia cortese) e realizzata con una metrica già evoluta,
oltreché con modalità espressive ricercate (letteratura
provenzale).
Tra i principali autori si segnalarono A. Daniel, B. de
Ventadorn, B. de Born, J. Rudel. Nel nord, dopo i primi
testi letterari risalenti al sec. X (biografie esemplari e
agiografiche, tra cui si segnala la Vita di S. Alessio), si
sviluppò, fra il sec. XI e il XIII, la letteratura
cavalleresca. Nei due principali cicli di essa, il
carolingio e il bretone (rispettivamente dedicati alle
vicende dei paladini di Carlo Magno e a quelle dei cavalieri
di re Artù), si esprimono diversi ideali di vita: più
austeri quelli delle chansons de geste, tutte incentrate
sull'amor patrio, la fedeltà al sovrano, la religione; più
laici e mondani quelli del ciclo arturiano, per l'importanza
che vi assumono le tematiche amorose e per la celebrazione
dello spirito d'avventura e del desiderio di gloria. L'opera
più importante del primo ciclo fu la Chanson de Roland,
mentre nel ciclo bretone si segnalano il Lancelot di
Chrétien de Troyes e il Tristan di Thomas d'Angleterre.
Nella seconda metà del sec. XII Maria di Francia, lasciò,
con i famosi lais (brevi racconti d'amore in versi),
testimonianze preziose degli ideali cortesi. Più vicini al
gusto e alla sensibilità borghese furono invece i fabliaux,
composti tra il sec. XIII e il XV. Allo stesso ambiente
culturale si ricollegano i racconti in versi, a carattere
parodistico, del Roman de Renart (sec. XII-XIII), laddove il
coevo Roman de la Rose (due libri in versi, opera
rispettivamente di Guillaume de Lorris e Jean de Meung),
assolve invece un intento didascalico e allegorico. Sempre
nel nord fiorì anche una poesia lirica, a partire dal sec.
XIII, che, se non raggiunse i livelli estetici di quella
provenzale, ebbe però il merito di ampliare il quadro delle
tematiche rappresentate e delle soluzioni
tecnico-stilistiche sperimentate. Da ricordare a questo
proposito i caposcuola Chrétien de Troyes e G. de Machaut;
le opere, a volte realistiche e satiriche, a volte
incentrate su una problematica amorosa convenzionale, di E.
Deschamps e la produzione poetica di Charles d'Orléans,
caratterizzata da raffinata musicalità. Una citazione a
parte esige F. Villon, che pose la sua cultura e la sicura
padronanza tecnica al servizio di una potente ispirazione
realistica, eccellendo nella rappresentazione delle passioni
umane e della realtà sociale. Verso la metà del sec. XII era
iniziata anche una produzione teatrale in lingua francese,
di argomento strettamente religioso. Le rappresentazioni,
distinguibili in misteri, di argomento biblico, e miracoli,
attinenti alla vita dei santi, si spostarono in quest'epoca
dall'interno delle chiese ai sagrati antistanti. Non ci
restano testimonianze significative della produzione comica
e buffonesca, sicuramente già avviata nel sec. XIV. Anche la
produzione in prosa non fu in origine particolarmente
rilevante, essendo limitata sostanzialmente ai generi della
cronaca (R. de Clary, G. Villehardouin) e più tardi della
storiografia (P. de Commynes).
La letteratura francese
moderna si sviluppò con la civiltà
umanistico-rinascimentale, nel sec. XVI. G. Budé,
classicista e filologo, fu una delle figure di maggior
rilievo dell'umanesimo francese. Sono inoltre da ricordare
B. Des Périers, autore del Cymbalum mundi, dialoghi satirici
di tono irreligioso, e Margherita di Navarra, autrice
dell'Heptaméron (1558), raccolta di novelle di impronta
realistica, che offrono una satira pungente della chiesa,
della nobiltà e dei suoi costumi. Ma le nuove idee
filosofiche e morali trovarono la loro più compiuta e
convincente espressione nel capolavoro di F. Rabelais
Gargantua e Pantagruel (1532-64), ricco di spunti
comico-fantastici accompagnati da elementi di vivace
realismo critico e da appassionate considerazioni
filosofiche e ideologiche. Nei 1580 apparvero poi,
suscitando subito uno straordinario interesse, i Saggi di M.
Montaigne, che inaugurarono la grande tradizione moralistica
francese; nell'opera, che è una sintesi organica e
approfondita della cultura rinascimentale, ma evidenzia
anche inquietudini nuove, Montaigne affrontò con originalità
varie tematiche filosofiche, morali, storiche e letterarie.
Significativa opera di riflessione politica fu infine La
repubblica di J. Bodin (1576). Al classicismo e alla
tradizione petrarchesca si ispirò la poesia del sec. XVI;
tale tendenza trovò i suoi teorizzatori e i maggiori
interpreti nel gruppo della Pléiade (P. Ronsard, E. Jodelle,
J. du Bellay e altri), la cui influenza fu dominante fin
verso il 1620, quando venne contrastata dalle riflessioni
poetiche di F. de Malherbe, che superò il classicismo
operando sul linguaggio e sulla metrica, con una ricerca di
originalità favorita dalla straordinaria perizia tecnica.
L'affermazione del gusto barocco, con i suoi eccessi
immaginifici e le sue stravaganze formali, fu accompagnata
nella lirica dal successo di poeti quali M. Régnier, T. de
Viau e A. Saint-Amant. Nell'ambito del genere romanzesco si
segnalarono i lavori di Cyrano de Bergerac,
P. Scarron,
C.
Sorel e A. Furetière. Nella produzione teatrale, di un certo
rilievo furono le opere di A. de Montchrestien e A. Hardy.
Dopo il 1630 cominciò invece una ripresa degli orientamenti
classicisti, destinati a convivere per alcuni decenni, tra
le polemiche, con le concezioni barocche. In ambito
letterario la disputa riguardò essenzialmente le regole
aristoteliche e il teatro tragico, ma fu influenzata anche
dalle riflessioni razionalistiche di R. Cartesio e da quelle
più tormentate e tragiche, ma non meno rigorose sul piano
logico, di B. Pascal. Una sintesi efficace di questi valori
fu realizzata nei maggiori drammi di P. Corneille (il Cid,
l'Orazio), tragedie `regolari' e caratterizzate da una
grande disciplina stilistica, ma nel contempo cariche di
elementi fantastici e deliranti. Durante il regno di Luigi
XIV (1643-1715) la concezione classicista della letteratura
impronta le commedie di Molière, le tragedie di
J. Racine,
le poesie e le favole di J. de la Fontaine, le Satire di J.
Boileau, che teorizzò i principi del classicismo
razionalista nei quattro libri dell'Arte poetica.
Da segnalare ancora le opere coeve dei moralisti F. de la
Rochefoucauld, J. de la Bruyère, L. de Saint-Simon e il
contributo rilevante dell'elemento femmimile, con le lettere
di M.me de Sévigné e con il racconto La principessa di
Clèves, pubblicato nel 1678 da M.me de Lafayette e
considerato da molti critici il primo romanzo moderno. Negli
ultimi anni del sec. XVII si sviluppò un'accesa controversia
tra fautori della superiorità artistica degli antichi e
sostenitori delle potenzialità dei moderni (querelle des
anciens et des modernes), la quale, dietro l'apparenza di un
dibattito letterario, nascondeva in realtà un conflitto
ideologico tra apologeti dell'autorità e delle tradizioni e
sostenitori della ragione e del progresso.
La vittoria di
questi ultimi rappresentò un primo passo verso
l'affermazione delle concezioni illuministe. Scrittori come
B. Fontenelle e P. Bayle all'inizio del sec. XVIII apparvero
già pienamente inseriti nel nuovo clima culturale. Nell'età
dei lumi emersero generi relativamente nuovi (il pamphlet,
l'entretien, il dialogo) o interpretazioni innovative di
altri (il romanzo, il saggio) più idonee a conseguire gli
scopi pedagogici e sociali perseguiti dai philosophes e dai
loro seguaci.
Nel romanzo, accanto a validi autori come A.R.
Lesage, A.F. Prévost, P.C. de Marivaux, si misurarono con
successo quasi tutte le figure dominanti del sec.: da
Montesquieu (Lettere persiane), a D. Diderot (La religiosa),
a Voltaire (Candido), a J.J. Rousseau (La nuova Eloisa),
come pure C. de Laclos (I legami pericolosi) e il marchese
de Sade (Justine). Tra i saggisti si segnalarono
Montesquieu, Voltaire, D. Diderot, J.J. Rousseau, J.B.
D'Alembert, P.H. D'Holbach, C.A. Hélvetius. Da ricordare
ancora che l'intento di diffondere una conoscenza vasta,
moderna e razionale portò alla compilazione della
Enciclopedia (1772). Ma già la produzione di J.J. Rousseau
conteneva elementi di sensibilità tormentata, malinconica e
inquieta, in qualche modo anticipatori della successiva
cultura romantica.
Dopo la rivoluzione e il crollo
dell'ottimismo riformatore dei grandi illuministi, si
affermò un'ideologia più individualistica, fondata
sull'introspezione, sull'esaltazione del sentimento e sulla
fantasia. I primi interpreti e diffusori della cultura
romantica furono M.me de Staël, B. Constant, R.
Chateaubriand; ma le personalità artistiche di maggior
rilievo furono i poeti A. de Lamartine, A. de Vigny, A. de
Musset e V. Hugo; i romanzieri G. Sand, A. Dumas padre e
soprattutto lo stesso Hugo; gli storici J.N.A. Thierry, A.
de Tocqueville e J. Michelet; infine C.A. Sainte-Beuve fu il
fondatore della critica moderna. Sempre di cultura
romantica, ma con una posizione distinta, perché decisamente
orientata verso il filone realistico, fu la produzione dei
tre altri grandi romanzieri del primo '800: Stendhal (Il
rosso e il nero, La certosa di Parma), H. de Balzac (La
commedia umana) e P. Merimée (Carmen). La narrativa realista
si affermò pienamente solo nella 2a metà del secolo, con la
teorizzazione e le opere dei fratelli E. e J. Goncourt e di
G. Flaubert (L'educazione sentimentale, Madame Bovary).
Sempre in questa direzione, con l'avvento della società
industriale e l'affermazione delle teorie del positivismo,
il romanzo affrontò l'esperimento naturalistico. E. Zola
(Thérèse Raquin, il ciclo dei Rougon-Macquart) e G. de
Maupassant (Bel-Ami, La casa Tellier) segnarono il punto più
alto di questa ricerca, mentre la produzione di J.K.
Huismans, che pure mosse dagli stessi assunti, si orientò
nel periodo più maturo in direzione di un compiaciuto e
raffinato atteggiamento estetizzante (A ritroso). In poesia
spiccò su tutte la figura di C. Baudelaire (I fiori del
male); la sua concezione dell'immaginazione come capacità di
comprendere e armonizzare gli elementi vari e disorganici
della realtà naturale sta alla base della poesia moderna,
pur se la sua opera, versatile e poliedrica, sfugge a ogni
rigida classificazione.
Sulla strada aperta da C. Baudelaire
si inserì dapprima la poesia di gusto decadente, poi la
poetica dell'artista-veggente che giunge alla conoscenza
della realtà attraverso una sistematica sregolatezza dei
sensi (A. Rimbaud), la poesia musicale e languida di P.
Verlaine, quella simbolista di S. Mallarmé.
La produzione
lirica del primo '900 risentì ancora della lezione
simbolista, che però fu coniugata con un nuovo classicismo e
diede risultati rilevanti soprattutto nelle opere di P.
Claudel e P. Valéry. Ma anche questa esperienza venne
superata dall'intenso sperimentalismo formale delle varie
avanguardie. L'iniziatore fu G. Apollinaire, poi numerosi
autori si riconobbero nelle diverse correnti (futurista,
dadaista, surrealista). Tra gli altri sono da ricordare T.
Tzara, J. Cocteau, P. Éluard, L. Aragon, A. Artaud, R.
Queneau, A. Breton. Nel 2o dopoguerra i poeti più
significativi sono stati E. Michaux, F. Ponge, A. Frenaud,
J. Prévert. Nell'ambito della narrativa il sec. XX si è
aperto con la manifestazione del disagio sociale e delle
inquietudini di R. Rolland, con il decadentismo estetizzante
e lo psicologismo estenuato e raffinato di M. Proust, la cui
opera segna una tappa fondamentale nello sviluppo della
letteratura moderna, con l'intellettualismo esasperato di A.
Gide. Vi è stata poi una corrente ispirata a una visione
cristiana e tragica della realtà sociale e umana (F.
Mauriac, G. Bernanos) e una di orientamento populista (E.
Dabit, L. Guilloux). Un caso a parte è rappresentato dalla
visione drammatica e disperata della vita, che è rivelata
dalle opere di L.F. Céline. Intorno agli anni '40 si è
affermata una letteratura di forte impegno sociale e
politico, che ha avuto i maggiori esponenti in A. de
Saint-Exupéry, L. Aragon, A. Malraux. La filosofia
esistenzialista, elaborata in particolare da J.P. Sartre,
dominata dalla tragica consapevolezza dell'assurdità della
vita, ha ispirato i grandi romanzi di A. Camus, mentre S. de
Beauvoir ha centrato il suo contributo significativo
soprattutto sulle problematiche della liberazione femminile.
H. de Montherlant ha ripreso impostazioni raffinate e
classicheggianti. Dagli anni '60 è iniziata una produzione
sperimentale, di carattere molto vario, definita
complessivamente come nouveau roman, che ha in comune
l'obiettivo della disgregazione e dissoluzione delle
strutture tradizionali del romanzo (A. Robbe-Grillet, C.
Simon, M. Duras, M. Yourcenar). Per quanto riguarda il
teatro, infine, alla produzione di P. Claudel e di J.
Cocteau, e al teatro surrealista ha fatto seguito una
produzione ispirata alla problematica esistenzialista. Un
interessante teatro di avanguardia si è poi affermato a
partire dagli anni '50 a opera di artisti di origine
straniera come S. Beckett, E. Ionesco e F. Arrabal.
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