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LETTERATURA FRANCESE

Il francese è una lingua indoeuropea del gruppo neolatino (derivata dal latino). Il francese antico è detto lingua d'oìl mentre con l'espressione lingua d'oc si indica l'insieme dei dialetti provenzali.

Il Medioevo

La letteratura d'oìl abbraccia opere in francese antico fino al XIII secolo compreso (parlate medievali della Francia del nord, in contrapposizione a quelle del sud del Paese in francese medio).

I primi testi letterari dei secoli IX-XI sono agiografici: La passione di Cristo, Vita di Sant'Alessio, Sequenza di Sant'Eulalia. Alla fine dell'XI secolo e nel corso del XII avviene in Francia un rinnovamento culturale. Esso si serve della lingua latina, ma anche della letteratura in volgare. In latino sono la poesia (Alain de Lille, Adam de Saint Victor), la teologia e la filosofia (S. Bernardo, Guillaume de Saint Thierry), le scienze (Vincent de Beauvais), la storia (Oderic Vital). Ha inizio la fioritura delle canzoni di gesta (La canzone di Orlando). Nella metà del XII secolo, accanto all'epica tradizionale (materia di Francia), troviamo una produzione con argomenti derivanti dall'antichità classica: Il romanzo di Alessandro, Il romanzo di Troia. L'ingrediente essenziale di tali opere è l'amore, immortalato nel Tristano (materia di Bretagna) che si impernia nella leggendaria figura di Re Artù e dei cavalieri della Tavola Rotonda. Tra il XII e il XIII secolo prevale una ispirazione realistica e satirica nel Romanzo di Renart e nei brevi racconti in ottosillabi che si chiamano fabliaux. La storiografia assume la forma del resoconto di eventi vissuti da combattenti e cronisti della IV crociata (Geoffrey de Villehardouin e Robert de Clari) e nel 1317 da Jean de Joinville (1224-1317). Il teatro, in origine, è legato alla liturgia; nel XII secolo troviamo elementi arcaici. Il documento degli aspetti della cultura francese del Duecento è il Roman de la Rose, summa dell'ideologia cortese, la cui prima parte, incompiuta, fu scritta nel 1230 da Guillaume de Lorris e proseguita verso il 1280 da Jean de Meung. Punto di riferimento per lo sviluppo della poesia lirica è l'opera di Guillaume de Machaut (1300-1377) che fissa in maniera rigorosa le varie forme (ballate, rondeaux, lais, virelais ecc.) proponendo modelli che saranno validi fino all'inizio del Cinquecento.

Il Quattrocento e il Cinquecento

Il XV secolo si rivela anche in Francia come epoca di profondo rinnovamento e di apertura culturale in senso umanistico. In questo Paese infatti l'umanesimo ha inizio con il soggiorno avignonese del Petrarca e con la sua influenza sui chierici della curia pontificia di Avignone, quindi su un numero sempre maggiore di filologi e intellettuali. Lo sviluppo dell'Università di Parigi e i contatti con il mondo umanistico fiorentino (Ficino, Pico) determinano un rinnovamento che investe la filologia e la riscoperta dei codici (fervidi inizi con Jean de Montreuil e Nicolas de Clamangrs) conducendo allo studio di problemi etico-politici e teologico-religiosi. E' difficile fissare il passaggio dalla fine del medioevo al nascente umanesimo. Poeti del Quattrocento sono Christine de Piran (c. 1364-1430) e A. Cartier (c. 1385-1435). L'opera di Charles d'Orlèans (1394-1465) è più complessa e va dalla raffinatezza dell'espressione ai toni dell'umorismo e del realismo psicologico. Il maggior poeta del Quattrocento rimane Francois Villon (c. 1431-1463) dotato di forte ispirazione realistica, che si manifesta nell'analisi delle passioni, nelle scelte linguistiche e nella rappresentazione della società.

In Francia il rinascimento raggiunge il massimo del suo fulgore nei primi decenni del Cinquecento, dal regno di Francesco I a quello di Enrico II (1515-1559) assecondato dalle campagne d'Italia di Carlo VIII, e declina nella seconda metà del secolo con le stragi delle guerre di religione. Molto fervore suscita la scoperta dell'antico e la nuova idea dell'uomo e della sua grandezza ma anche dei suoi limiti, alla luce del sincretismo che associa l'insegnamento dei padri della Chiesa a quello dei filosofi antichi e anche di Cusano, di Pico e di Erasmo. L'umanesimo del Cinquecento non è solo un movimento letterario ma un'esperienza di vita, un allargarsi di orizzonti. Al centro dell'interesse troviamo il problema religioso con il nascere della Riforma e della Controriforma. Ma ancora prima di Calvino la Francia vive un evangelismo di religiosità molto intenso e al tempo stesso disposto alla tolleranza. Gli esponenti di un movimento che influenza tutti gli uomini di lettere della prima metà del secolo sono G. Marot (c. 1450-1526), F. Rabelais (1492-1549), E. Dolet (1509-1546) e Margherita di Navarra (1492-1549).

Nella seconda metà del secolo, durante le crisi spirituali delle guerre di religione, quando Pietro Ramo, il maggior filosofo del secolo, muore assassinato nella notte di San Bartolomeo (1572), è presente una intensa pubblicistica politica e la stampa si occupa della diffusione di tutta una letteratura di libelli e di pamphlets. Nel 1576 J. Bodin ed E. de la Boètie pubblicano i due testi politici più importanti (Contr'uno e la Repubblica), nel 1594 esce La serata menippea, fortemente polemica. Nel 1580, con l'uscita dei due libri di Saggidi M. de Montaigne (1533-1592), nasce un nuovo genere letterario, un insieme di riflessioni filosofiche, morali e psicologiche, di spunti autobiografici e storici, di divagazioni letterarie. Ha inizio anche la serie dei grandi moralisti francesi; le grandi certezze umanistiche scompaiono e si rilevano nuove inquietudini. Nel Cinquecento escono soprattutto testi classici e traduzioni. L'ideale di vita degli umanisti è nei collegi (il Collegio di Francia creato nel 1530) e nelle corti, su modello dei costumi italiani (Il Cortigiano di B. Castiglione). La prosa narrativa è pervasa dalle nuove idee filosofiche e morali (l'Heptamèron di Margherita di Navarra, 1558, Cymbalum mundi di Des Pèriers, 1537, Gargantua e Pantagruel, 1532-1552, di F. Rabelais, capolavoro di tecnica narrativa e linguistica). Il romanzo è ancora popolare (Amadis de Gaule di N. Herberay des Essart, 1540-1548). All'inizio del Cinquecento la poesia continua molte forme tradizionali (Lemaire de Belges, c. 1473-1515; C. Marot, 1496-1544). Verso la metà del secolo si costituisce una brigade di giovani che passerà alla storia come la Plèiade, in cui domina la personalità di P. Ronsard (1524-1585) e di J. du Bellay (1522-1560) (Difesa e illustrazione della lingua francese), in cui si afferma la necessità di scrivere in francese e di portare la lingua volgare all'altezza della lingua latina. Il petrarchismo trova la sua affermazione con le opere dei canzonieri in sonetti (L'Olive di du Bellay, 1549-1550, gli Amori di Ronsard, 1552-1578). Dall'imitazione di Pindaro e Orazio e dal senso di orgoglio nazionale nascono le Odi, e Ronsard è l'autore di notevoli Inni. E. Jodelle, membro della Plèiade, scrive la tragedia classica Cleopatra prigioniera (1553), primo esperimento in questo genere. Nell'opera di Rabelais e di Margherita di Navarra troviamo echi della discussione relativa alla presenza delle donne nella vita culturale. L'influenza della Plèiade fu di lunga durata e la sua validità fu negata solo tra il 1620 e il 1630 allorchè si diffuse la dottrina di F. de Malherbes (1555-1628).

Il Seicento

Il senso di tragicità della vita e la melanconia danno luogo a un'arte nuova, che applica alla letteratura una nozione usata nelle arti figurative, il barocco. Questo copre gli anni 1580-1660, preceduto dal periodo oggi considerato manieristico che in poesia è rappresentato da J. D. du Perron (1556-1618), Ph. Desportes (1546-1606), ma già presente in una parte delle opere di Ronsard. Nel teatro emergono la personalità di A. de Montchrestien (c. 1575-1621) che scrive tragedie e la produzione di A. Hardy (c. 1570-1632). Dopo il 1630 il dibattito sul teatro classico e sulla poesia di Aristotele danno luogo a tragedie regolari (J. Mairet, 1604-1686; Ph. Quinaut, 1635-1686; J. Rotron, 1609-1650; e poi Corneille, 1608-1684). L'Acadèmie Francaise, fondata nel 1635, fa guerra a Corneille discutendo sulle regole (querelledel Cid, 1637) e nel frattempo comincia a diffondersi dai salotti la letteratura del preziosismo (M.lle de Scudery, 1607-1701; J. L. Guez de Balzac, 1597-1654; V. Voiture, 1598-1648) che ha una forte influenza sul costume e che è un altro aspetto del barocco, dà ampio spazio alle rivendicazioni femminili per quanto riguarda l'amore, il matrimonio, l'educazione e culmina negli anni 1650-1660 dopo aver messo la letteratura alla portata di un più vasto pubblico. Si prepara così il classicismo, tramite il contributo di R. Descartes (1596-1650) con il Discorso sul metodoe di B. Pascal (1622-1662) con Le Provinciali. Il Seicento, considerato il secolo d'oro della letteratura francese, lo è tanto per la letteratura classica quanto per la ricca letteratura barocca. Le due correnti coesistettero per trent'anni e continuarono a coesistere anche dopo il 1660, data d'inizio dell'età classica che fiorì rapidamente nei primi trent'anni del regno di Luigi XIV. Dopo quindici anni di lavoro in provincia, nel 1659 Molière conquista la corte e il pubblico di Parigi con Le preziose ridicolerinnovando in seguito il teatro con le sue commedie. J. Racine (1639-1699), che inizia a scrivere tragedie nel 1664, apre nel 1667 la serie dei suoi capolavori con Andromaca. La Fontaine (1621-1695), poeta dilettante protetto da signori, ottiene, anche se tardi, tra il 1668 e il 1694, un grandissimo successo con le sue Favole.
Il fine e spiritoso F. Boileau (1636-1711) si rivela con le Satire e con le Epistole esprimendo nei quattro canti de L'Arte poetica le idee dei classici. Il fondamento della poetica del classicismo è la "ragione" e in letteratura ciò significa buon gusto, misura, osservanza delle regole, per piacere a un pubblico selezionato, i cui ideali coincidono con quelli degli autori. Il genere dominante è il teatro, a illustrare il quale sarebbero sufficienti Molière e Racine. Tuttavia sono importanti anche i moralisti, spettatori della società di Luigi XIV, quali J. de la Bruyère (1645-1696), F. de la Rochefoucault (1613-1680) e L. de Saint-Simon (1675-1755). Nel Seicento è eminente il posto delle donne tanto nella letteratura quanto in politica e nella società in generale. Importantissime sono Madame de Sevignè (1626-1690), scrittrice di lettere, e Madame de Lafayette (1634-1693), cui si deve La principessa di Clèves, del 1618, considerato il primo romanzo moderno.

Il Settecento

All'inizio del Settecento il concetto fondamentale della poetica classica, vale a dire la supremazia degli antichi, non trova nuovi adepti. Nel 1687 la stessa querelle des anciens et des modernes non discute la grande letteratura contemporanea ma l'idea dell'imitare. Del resto il principio di autorità è contestato in ogni campo e in particolare in quello del pensiero filosofico e scientifico. La Francia non è più al culmine della sua potenza politica, così come non è più il centro spirituale dell'Occidente. Per essi la "ragione" è più concreta di quella del Seicento, in quanto si basa sull'esperienza, sull'osservazione. Non più, dunque, una società basata sul dovere ma sul diritto, sul concetto di bonheur e non di virtù. Sul piano morale ciò esprime l'aspirazione a vivere meglio, sul piano politico significa benessere del popolo. Altra idea importante è quella della libertà: libertà economica, religiosa, pedagogica, linguistica e stilistica, anche nei costumi. In una voce della Enciclopedia Denis Diderot (1713-1784) attacca il matrimonio; P. Marivaux (1688-1763) si era già occupato della condizione della donna nella sua commedia La Colonia (1729) e lo stesso aveva fatto Madame de Lambert (1647-1733) con le sue Riflessioni sulle donne (1727). Negli anni della Reggenza era già avvenuto il divorzio tra monarchia e cultura: la città si sostituisce a Versailles, gli intellettuali si riuniscono nei caffè, nei salotti, nei club. I filosofi, per modificare la realtà sociale, dispongono solo delle riunioni e della stampa clandestina. Nella seconda metà del secolo l'Enciclopedia avrà un diverso carattere di ufficialità; il governo, dopo averla proibita per motivi ideologici, dovrà tornare sulle proprie idee per considerazioni di ordine economico. Il Settecento è dominato da quattro figure di pensatori e scrittori: Charles de Montesquieu (1689-1755), Voltaire (1694-1778), J. J. Rousseau (1712-1778) e D. Diderot (1713-1784). Voltaire influisce sul periodo in maniera più immediata per la sua forza polemica nella lotta contro i luoghi comuni e i pregiudizi, in nome della tolleranza e della libertà di coscienza; gli altri indicano il cammino di tutta la cultura del Settecento e dell'Ottocento. Diderot influisce sulla morale, l'estetica e il rapporto tra scienza e cultura, Rousseau influisce sul pensiero pedagogico e politico e Montesquieu sulla sociologia. Tra questi uomini non regna alcuna armonia; tutti, e in particolare Voltaire, passano con facilità da un genere all'altro, compresi il teatro, il romanzo e la poesia. Le forme tipiche del periodo sono il pamphlet, l'entretien, il discorso, il dialogo, in cui il loro pensiero assume vigore. La metà del secolo appare come un momento assai significativo: Montesquieu, nel 1748, scrive Lo spirito delle leggi; Diderot, nel 1749, pubblica la Lettera sui ciechi; Rousseau, nello stesso anno, fa apparire Il Discorso sulle scienze e le arti; nel 1751 ha inizio l'Enciclopedia diretta da Diderot; fino al 1772 essa impegnerà alcuni tra i più grandi spiriti del secolo. Si avverte una incapacità di rinnovamento ma Andrea Chènier (1764-1811) scoprirà una vena poetica bucolica, elegiaca, giambica di purezza e vigore straordinari. Il romanzo, essendo privo di regole e tutto da inventare, conosce uno slancio anche perchè, come la commedia, è in grado di rappresentare i problemi e gli aspetti della vita sociale e quotidiana. Nella prima metà del secolo nascono così le opere di A. R. Lesage (1668-1747), dell'abate A. F. Prevost (1697-1763), di Marivaux (1688-1763) e di P. Crèbillon (1674-1762). Si servono di questo genere per riassumere e divulgare il loro messaggio anche i maggiori autori del periodo; appaiono così le Lettere persiane di Montesquieu, la Religiosadi Diderot, la Nuova Eloisa di Rousseau, i Racconti filosofici di Voltaire. La filosofia si assume la ricerca e l'esplorazione della verità e al romanzo rimangono solo il contrasto o l'accordo tra virtù e felicità, il che dà luogo a due diversi filoni: il primo è moraleggiante e conservatore dei valori borghesi acquisiti da poco (F. Baculard d'Arnaud, 1718-1805; J. F. Marmotel, 1723-1799) e l'altro libertino (Restif de la Bretonne, 1734-1806, e il Marchese de Sade, 1740-1814). Per contro appare il capolavoro di Ch. de Laclos (1741-1803) che nel 1782 pubblica I legami pericolosi. C'è poi un terzo filone che sviluppa i temi di Rousseau sullo stato di natura (H. Bernardin de Saint-Pierre, 1737-1814). Per quanto riguarda il teatro, che attira un grande pubblico, lo sforzo di rinnovamento è assai più complicato. I decenni dal 1730 al 1750 sono dominati da Marivaux. Di P. A. de Beaumarchais appaiono i due capolavori teatrali del secolo, Il barbiere di Siviglia (1755) e Le nozze di Figaro (1783) , irresistibilmente comici ma densi di implicazioni politiche. Dopo il 1750 si è creato un nuovo genere, il dramma borghese (o serio), che rappresenta una tappa importantissima per lo sviluppo del teatro europeo e la preparazione del dramma dei romantici. La letteratura della Rivoluzione è composta per lo più da opere politiche, libelli, canzoni, opuscoli e discorsi, e le meditazioni estetiche si sviluppano di più nella letteratura degli emigrati (come R. de Chateaubriand, 1768-1848), poi dei nemici di Napoleone in esilio.

L'Ottocento

Un'opera importantissima di Madame de Staèl, La Germania, darà inizio nel 1813 al dibattito storico sul romanticismo, che come tendenza era già presente nella seconda metà del secolo precedente. La nuova forma di pensiero del secolo è lo studio della storia, costituita ora come scienza ma che subisce influenze ideologiche: alla storiografia con toni rivoluzionari degli inizi si contrappone una storiografia liberale (G. Barante, 1772-1866; A. Thierry, 1795-1856; F. Guizot, 1787-1874; J. Michelet, 1798-1874), mentre nella seconda metà del secolo appaiono contemporaneamente molti conservatori (N. D. Fustel de Coulanges, 1830-1889; E. Renan, 1823-1892; H. Thaine, 1828-1893) e una storiografia socialista (L. Blanc, 1811-1882; J. Jaurès, 1859-1914).

Un'evoluzione di pensiero segue l'evoluzione sociale e politica nelle opere degli economisti (L. Sismondi, 1773-1842) e dei filosofi (C. de Saint-Simon, 1760-1825; P. J. Proudhon, 1809-1865), e nasce l'idea del socialismo. L'artista è sempre più consapevole di vivere la propria estraneità agli interessi della classe dominante, passando dal disagio aristocratico all'impegno politico, dallo sfogo autobiografico alla ricerca della impossibilità. Con il trascorrere del tempo il male del secolo assume aspetti diversi anche se le componenti di solitudine e di angoscia rimangono le stesse. L'uomo trova il conforto nella natura, ma anche la conferma della propria sofferenza. Il paesaggio, già presente nelle opere di Rousseau e di Bernardin de Saint-Pierre, diventa uno dei temi principali della letteratura dell'Ottocento, unito in un primo tempo all'esotismo e quindi alla descrizione realistica; ora la pittura della vita moderna conferisce all'arte tutto il suo significato. I cambiamenti sociali (organizzazioni capitalistiche e industriali) nei rapporti tra classi si riflettono sulla cultura, motivi costanti della letteratura dell'Ottocento. Una certa idea di soggettività ispira Renè di Chateaubriand (1802) e Oberman di M. Barrès (1884-1889) e il Jean de Sauteuil di Proust (1899). L'irrazionale spunta un po' ovunque, da G. de Nerval (1808-1855) e Ch. Nodier (1780-1844) a A. Villiers de l'Isle-Adam (1838-1889); un'esigenza di definitivo si avverte tanto nell'opera Memorie d'oltretomba di Chateaubriand quanto nella Commedia umana di Balzac o nei Fiori del male di Baudelaire. Nei primi trent'anni dell'Ottocento si affrontano e si affiancano due culture diverse: quella postrivoluzionaria e progressista e quella ancien règime, cattolica e conservatrice. Tra il 1800 e il 1830 tutte le letterature europee vivono un momento romantico, anche se ciò non avviene contemporaneamente ovunque. In Francia ciò si verifica piuttosto tardi, con aspetti contraddittori. Trattasi, secondo la formula di Stendhal ripresa da Hugo e da Baudelaire, di un'arte libera, moderna e creativa e in tal modo si spiega il fatto che nel romanticismo possano confluire contenuti tanto diversi, dal simbolismo metafisico alla spontaneit dell'esaltazione dell'individuo, al suo annientamento di fronte a una visione cosmica o sociale, dal fantastico al banale e al quotidiano, dalla tristezza all'entusiasmo. Esistono dunque un ordine romantico, un universo e un gusto romantici, ma rispetto al XVIII secolo la vera novità è il carattere formale. Inizialmente, i generi letterari sono dominati dalla confessione, dalla poesia al romanzo (Chateaubriand, Constant, Senancour) e dalle memorie, ma soprattutto dal journal intime o diario (J. Joubert, 1754-1824; F. P. Maine de Biran, 1766-1824; Constant; Stendhal; Vigny; E. Delacroix, 1828-1863). La tradizione continuerà per l'intero secolo e oltre. Dopo il 1820 la moda di Walter Scott e il gusto del passato danno origine al romanzo storico in cui si cimentano H. de Balzac (1799-1850), Stendhal (1783-1842), P. Merimèe (1803-1870), A. de Vigny (1797-1863), V. Hugo (1802-1885) e che successivamente con Dumas padre (1802-1870) e E. Sue (1804-1857) si trasformerà in feuilleton, romanzo d'appendice o a puntate. Nella poesia, fino al 1820, spiccano un solo nome, quello di Ch.-H. Millevoye (1782-1816) e un avvenimento, la pubblicazione nel 1819 dell'opera di Chènier morto venticinque anni prima. Nel 1820 le Meditazioni di A. de Lamartine, nel 1822 le Odi di Hugo e i Poemi di Vigny entusiasmano il pubblico, senza per altro tradurre ancora le aspirazioni della poesia romantica, che si realizza invece con Joseph Delorne (1829) e nelle Consolazioni(1830) di Saint-Beuve, nelle Orientalidi Hugo (1829), nelle Armonie di Lamartine (1830). Dopo gli eventi del 1830 la poesia si orienta verso l'impegno sociale. Hugo e Lamartine sono passati alla politica militante: al primo dobbiamo Le Rivoluzioni (1831) e al secondo I raggi e le ombre (1840). Th. Gautier (1811-1872) e la scuola de l'arte per l'arte da cui nascerà più tardi il Parnaso con Th. de Banville (1823-1891), Ch. M. Lecomte de Lisle (1818-1894), J. M. de Hèrèdia (1842-1905), R. Sully-Prudhomme (1839-1907) difendono la libertà dell'arte e la sua autonomia rispetto alla politica e alla morale. Altri filoni narrativi sono presenti tra il 1830 e il 1850: nelle novelle di Merimèe, nei romanzi di George Sand, nelle opere di A. Bertrand, di Nerval, e in particolare di Nodier. Una svolta nella vita e nella cultura del Paese si verifica con gli avvenimenti del 1848. Il fallimento delle idee romantiche conduce all'osservazione scientifica, obiettiva delle cose e degli uomini, oppure verso l'esplorazione del linguaggio, dell'atteggiamento interiore. Tra il 1850 e il 1870 le figure che dominano la scena poetica sono due: Ch. Baudelaire (1821-1867) e V. Hugo, per altro diversi tra loro circa la funzione dell'arte. Baudelaire, critico d'arte e scrittore maledetto, è l'autore del libro più importante del secolo (I fiori del male). Sulla sua scia troviamo il gusto decadente e quindi la ricerca dei simbolisti che vogliono creare una poesia che sia anche colore e musica (P. Verlaine, 1844-1896) o tramutarsi in veggenti attraverso la sregolatezza dei sensi (A. Rimbaud, 1854-1891); Mallarmè (1842-1898) tende a raggiungere con un nuovo linguaggio l'assoluto dell'universo. Hugo offre i Castighi (1813), Le contemplazioni e le Leggende dei secoli (1859-1883). Accanto a Verlaine e Mallarmè troviamo Rimbaud, che scrive solo tra il 1871 e il 1873; T. Corbière (1845-1875), che muore a trent'anni; J. Laforgue (1860-1887), che muore ventisettenne; J. Nouveau (1852-1920); Ch. Cros (1842-1888); i belgi M. Maeterlinck (1862-1949), E. Verhaeren (1855-1916) e J. Morèas (1856-1910), che in seguito fonderà la "Scuola romana". Nella seconda metà del secolo il problema della narrativa consiste nell'esprimere il senso di un'epoca in cui a fare la storia sono le grandi masse e non più gli individui; per questa nuova narrativa troviamo G. Flaubert (1821-1880) con Madame Bovary, del 1857, in cui descrive la vanità dei sogni piccoloborghesi; con l'Educazione sentimentale, del 1869, in cui dipinge il fallimento di un personaggio; con Bouvard et Pècuchet (1881), in cui fa la satira dell'ideologia borghese; Edmond Goncourt (1822-1896) e il fratello Jules (1830-1870) che tracciano ritratti di squallidi casi clinici; E. Zola (1840-1902) con I Rougon-Macquart, ciclo composto negli anni 1871-1893, in cui parla delle leggi del determinismo sociale e nel 1880 mette a punto la teoria del romanzo sperimentale; G. de Maupassant (1850-1893) che scrive racconti, segnando il punto d'arrivo di un processo di semplificazione. Troviamo la ricerca naturalistica in A. Daudet (1840-1897), scrittore di costume, mentre l'impressionismo letterario è rappresentato da J. Vallès (1852-1935), l'esotismo da Pierre Loti (1850-1923). Nella seconda metà del secolo il teatro assume grande importanza per ragioni sociali e diviene un'istituzione borghese con un pubblico vasto. Il teatro naturalista e realista si rifà al romanzo e spesso i migliori successi vengono adattati per le scene. In ogni caso la sola figura di rilievo è H. Becque (1837-1899).

Il Novecento

Nonostante l'enorme produzione di romanzi, nel Novecento si assiste all'ascesa di un genere parzialmente nuovo, in cui confluisce tutto il pensiero: la psicologia, la psicanalisi, la sociologia, la linguistica, l'esistenzialismo e la fenomenologia. All'inizio del secolo si avverte un'ansia di rinnovamento e si assiste a un ritorno allo spiritualismo e all'idealismo. H. Bergson (1859-1941) proclama la sconfitta dello scientismo; Ch. Pèguy (1873-1914) reclama il ritorno alla fede cattolica. Nella poesia il simbolismo rimane vivo, in particolare in quegli autori che ricercano una specie di classicismo moderno. I più famosi poeti del secolo, che dal 1909 fanno parte della Nouvelle rèvue francaise, sono P. Claudel (1861-1955), P. Valery (1871-1945), Saint-John Perse (1887-1975), J. Supervieille (1884-1960), P. J. Jouve (1887-1976). Il naturismo, l'umanismo e altri nuovi movimenti incontrano poco successo; tuttavia L'Abbaye raggruppa tra il 1906 e il 1908 G. Duhamel (1884-1966) e J. Romains (1885-1972). L'ispirazione caratteristica del primo Novecento è la consapevolezza della modernità, comune ai poeti detti fantasisti quali F. Carce (1886-1958), T. Derème (1889-1941) e ai poeti detti viaggiatori quali B. Cendrars (1887-1961), V. Larbaud (1881-1957). L'opera di Max Jacob (1876-1944) e di G. Apollinaire (1880-1918) è modernista. Apollinaire si circonda della prima avanguardia e poco prima della sua morte inventa il surrealismo. Nel 1916 T. Tzara (1896-1963) aveva fondato a Zurigo il movimento Dada e nel 1919 lo trasferisce a Parigi. Di questo movimento, caratterizzato dal rigore negativo volutamente provocatorio e che tenta di trasformare la poesia in azione, fanno parte A. Aragon (1897-1982), A. Breton (1896-1966), G. Ribemont-Dessugues (1884-1974) e P. Eluard (1895-1952). Tuttavia esso ha vita breve in quanto i suoi temi confluiscono nel surrealismo fondato da Breton nel 1924. Questo nuovo movimento, con la sua ansia di libertà personale, sociale e politica, rappresenta il tentativo di rispondere agli interrogativi sull'arte e sulla vita, tentativo che è il più importante della cultura del Novecento. Tra il 1920 e il 1930 coinvolge Aragon, Eluard, B. Pèret (1899-1959), R. Char (1907-1988), A. Artaud (1896-1948), R. Crèvel (1900-1935), P. Reverdy (1889-1960), R. Daumal (1908-1944), R. Queneau (1903-1976), R. Desnos (1900-1945). Dopo il secondo conflitto mondiale i poeti più importanti saranno F. Ponge (1899-1990), la cui poesia è chiusa nell'universo degli oggetti, A. Frènaud (1907-1993), cantore dell'eroismo e della fraternità umana, H. Michaux (1899-1984), che fa affiorare i nostri incubi dall'incoscio. Di grande rilievo è la figura di R. Rolland (1866-1944) il quale, con i dieci volumi di Jean Christophe, è l'iniziatore del romanzo-fiume, ripreso da Romains e Duhamel tra il 1920 e il 1940. Un rinnovamento totale avviene con M. Proust (1871-1922; Alla ricerca del tempo perduto, 1913-1921) e con A. Gide (1869-1951; I falsari, 1925). L'assai vasta produzione di questi anni fornisce avanguardia e tradizione, responsabilità civili e delirio. Due sono le correnti più omogenee: una cristiana (F. Mauriac, 1885-1970; G. Bernanos, 1888-1948), con taglio verista nel ritrarre gli ambienti provinciali; l'altra, populista, con autori quali E. Dabit (1898-1936) e L. Guilloux (1899-1980), è un tentativo di rottura rispetto alla letteratura borghese. In particolare dopo il 1940, in tutti gli scrittori si fa strada un impulso politico e morale con orientamenti diversi, da A. de Saint-Exupèry (1900-1944) e H. De Montherlant a R. Martin du Gard (1881-1958) e A. Malraux (1901-1976). Con Queneau ha inizio la distruzione del linguaggio; la scomposizione dell'esistenza in sensazioni approda alla Nausea (1938) di J. P. Sartre (1905-1980). L.-F. Cèline (1894-1961) è dotato di grande tensione interiore: Viaggio al termine della notte(1932), Morte a credito (1936). La letteratura della guerra e del dopoguerra è dominata dall'esistenzialismo di Sartre e di Camus (1913-1960): Lo straniero (1942), La peste (1947), con la presa di coscienza dell'assurdità della vita. Per l'attività di romanziera e saggista impegnata ricordiamo S. de Beauvoir (1908-1986). Verso il 1958 si comincia a parlare di nouveau roman: un gruppo di autori operano separatamente in un'analoga ricerca la disgregazione della forma tradizionale del romanzo giungendo a forme assai diverse. Citiamo Nathalie Sarraute (1902-1999) con Tropismi (1938) e Ritratto di ignoto (1949); Robbe-Grillet (1922) con Le gomme (1913) e La gelosia (1957); M. Butor (1920) con La modificazione (1957); M. Duras (1914-1996). Altri autori, tuttavia in modi differenti, rompono decisamente con la narrativa tradizionale: J. Paulhan (1884-1969), G. Bataille (1897-1962), A. Pierre de Mandiargues (1919), M. Blanchot (1906), J. Gracq (1910), G. Perec (1936-1982) e M. Tournier (1924). Quest'ultimo, ad esempio, fonda la propria produzione romanzesca sulla dimensione mitica, a partire da Venerd o il limbo del Pacifico (1967), in cui reinterpreta ironicamente il mito di Robinson Crusoe.

Per quanto riguarda il teatro, all'inizio del ventesimo secolo è assai seguito, anche se privo di risultati notevoli: troviamo il teatro di boulevard, il teatro di analisi psicologica e il dramma in versi (Rostand, 1868-1918). J. Copeau (1879-1969) fonda nel 1913 il Vieux Colombier. Ogni decennio è dominato dall'apparizione di un grande autore: dopo il 1910 P. Claudel (1868-1955), dal 1920 in poi J. Cocteau (1889-1963), negli anni Trenta J. Giroudoux (1882-1963) seguito da A. Salacrou (1899-1989) e da J. Anouilh (1910-1987). Tra il 1920 e il 1930 appare il teatro surrealista erede di Jarry e di Apollinaire (R. Roussac, 1887-1933; R. Vitrac, 1899-1952). Nasce il teatro di Artaud (1933) con la sua teoria del teatro della crudeltà. L'esistenzialismo entra anche nel teatro (Sartre, Camus). Negli anni Cinquanta nasce il nuovo teatro con l'irlandese Beckett, A. Adamov di origine russa (1908-1970) e il rumeno E. Ionesco (1912-1994), ai quali si aggiungono J. Tardieu (1903-1995), B. Vian (1920-1959), J. Genet (1911-1986): teatro d'avanguardia, dal linguaggio corrosivo, teatro dell'assurdo, che esprime l'angoscia del nostro tempo. Il teatro di J. Audiberti (1899-1965), di M. de Ghelderode (1898-1962) e di J. Vauthier (1910-1992) è più poetico e presenta inflessioni metafisiche.

Tornando al romanzo, la fine del secolo scorso e l'inizio del nuovo millennio sembrano segnati da un ritorno a un romanzo di impianto tradizionale, anche se non privo di contaminazioni e sperimentazioni. Grande successo internazionale ha ottenuto Daniel Pennac (1944) con una serie di romanzi che narrano le avventure dei Malaussène, tribù familiare numerosa e variopinta di Belleville, il quartiere parigino in cui vive l'autore, nella periferia abitata da africani. Ai romanzi Il paradiso degli orchi (Au bonheur des ogres, 1985), La fata Carabina (La fe Carabine, 1987), La prosivendola (La petite marchande de prose, 1989) si sono poi aggiunti il Signor Malaussène (Monsieur Malaussène, 1985) e Ultime notizie dalla famiglia (1997); casi polizieschi, ma anche una tenera storia d'amore (quella del protagonista Benjamin Malaussène con Julie) sono raccontati con un ritmo surreale e coinvolgente, proprio di una scrittura alla quale la critica riconosce una fortissima originalità. Belleville diviene quasi un luogo magico, luogo del sentimento e dell'amicizia che resiste, sullo sfondo della Parigi contemporanea, di fronte ai problemi legati alla speculazione edilizia e ai casi più drammatici dell'esistenza. Tale ambientazione, e tale atmosfera, in cui il sentimento comunitario diventa quasi uno schermo di fronte alla società e alle sue gerarchie, sono presenti anche nei romanzi Signori Bambini (1998) ed Ecco la storia (2003) . Nel saggio Come un romanzo (Comme un roman, 1992) Pennac ha affrontato il tema del piacere della lettura, scopo esplicito della sua attività di scrittore, e ha stilato una ironica ma intelligente carta dei diritti del lettore. La produzione narrativa di Jean Echenoz (1947) è caratterizzata da una vena briosa e umoristica e da uno sperimentalismo linguistico modellato sull'opera di Raymond Queneau. I suoi romanzi, di genere poliziesco e d'avventura, sono tutti scritti in chiave parodistica. Tra i più noti si ricordano: Cherokee (1983), che vinse il premio Mèdicis, La spedizione malese (L'quipe malaise, 1987), Noi tre (Nous trois, 1992) e Le biondone (Les grandes blondes, 1995), Un anno (Un an, 1997). L'attuale panorama della narrativa francese annovera anche Christian Oster (1949), Emmanuel Carrère (1957), Michel Houellebecq (1958). Senza dimenticare gli autori "naturalizzati" francesi, come Emil M. Cioran (rumeno, 1911-1995), o quelli che hanno adottato il francese come lingua della scrittura: è il caso della produzione più recente del ceco Milan Kundera (come La lentezza, 1995) e dell'ungherese Agota Kristof (Ieri, 1996; Trilogia della città di K., 1998). Del resto, tra le opere più significative degli ultimi decenni scritte in francese, la maggior parte proviene non dalla Francia bensì da aree francofone; si pensi, per citarne solo alcuni tra i più famosi, agli autori postcoloniali Tahar Ben Jelloun, Amin Maalouf, Assia Djebar.

                                                       2008 Profili delle letterature