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Profili
delle letterature
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LETTERATURA PALEOSLAVA
La prima e più antica lingua letteraria degli Slavi è il
paleoslavo, lingua indoeuropea del gruppo slavo meridionale.
Detta anche slavo ecclesiastico antico, si costituì grazie
all'opera svolta nella Grande Moravia, la prima formazione
statale slava nell'Europa centrale, dai primi missionari:
Costantino (Cirillo, 826-869) e il fratello Metodio
(820-885), qui arrivati nell'863 da Bisanzio. I fratelli
tradussero dal greco le principali parti della Bibbia e i
testi religiosi necessari per la liturgia utilizzando i
caratteri glagolitici creati da Costantino sulla base del
minuscolo greco e di altri alfabeti orientali a lui noti. In
una loro prefazione ai Vangeli essi giustificarono tale
operato rivendicando il diritto di ogni popolo di avere le
funzioni religiose in volgare. Morto il fratello, Metodio
con l'aiuto degli allievi completò probabilmente la
traduzione dell'intera Bibbia e tradusse il canone
ecclesiastico (nomocanone) e i libri dei Padri della Chiesa.
Cacciati dalla Grande Moravia dopo la morte di Metodio
(885), i letterati slavi trovarono rifugio nel territorio
bulgaro in cui presto sorsero due centri culturali, Ochrid (Ocrida),
a ovest, quindi nell'attuale Macedonia, e Preslav a est,
dove si diffuse presto la scrittura cirillica antica basata
sull'onciale greco.
Il rapido sviluppo della letteratura
paleoslava raggiunse il suo splendore durante il regno dello
zar Simeone (887-927). Le prime opere paleoslave pervenuteci
in redazioni più recenti (per lo più dell'XI secolo) si
suddividono in base agli alfabeti utilizzati in tre gruppi:
documenti scritti in glagolitico (tra cui Fogli di Kiev, il
Codice Zografensis, i Codici Mariano e Assemaniano, il
Salterio e l'Eucologio Sinaitici, il Glagolita Cloziano ecc.);
documenti in cirillico antico (il Libro di Sava, il Codice
Suprasliensis ecc.); infine un documento in latino (Frammenti
di Frisinga). Oltre ai testi sacri e liturgici, tradotti nei
secc. IX e X prevalentemente dal greco, la letteratura
paleoslava conta scritti di edificazione e di istruzione
religiosa (omelie, leggende sui santi, per esempio Vita di
Costantino e Metodio, canti e poesie ecc.) basati su modelli
bizantini; poco numerose e meno originali sono opere di
contenuto semiprofano o profano (la traduzione del Fisiologo,
le leggende orientali, grezzi appunti storici e scritti
grammaticali).
Oltre a Costantino e Metodio, i maggiori
rappresentanti della letteratura paleoslava sono il fertile
Clemente di Ocrida (Kliment, morto nel 916), Costantino di
Preslav (c. 845-910), autore del Vangelo didattico con la
Preghiera alfabetica (893-894), Giovanni Esarca (IX-X secolo),
che adattò la grammatica greca allo slavo e compose
l'Esamerone, descrizione dei sei giorni della creazione,
Naum di Ocrida (c. 830-910), il presbitero Giovanni, il
monaco Chrabar (X secolo), autore del trattato sulle lettere
slave, e il presbitero Cosma (X secolo), noto per la sua
fervente polemica contro i bogomili.
Sulla base degli
apocrifi si formò la letteratura dei cosiddetti bogomili,
importante movimento ereticale bulgaro che si diffuse anche
all'estero (Italia settentrionale, Francia ecc.).
Lo slavo
ecclesiastico del periodo successivo al 1100, che nelle
varie regioni slave si arricchì di elementi della lingua
popolare, viene chiamato "slavo recente" e al suo interno si
distinguono alcune redazioni: bulgara, russa, serba e croata.
Nell'ambito della Chiesa orientale la letteratura
slavoecclesiastica recente usa il cirillico antico, mentre
nell'area croata continua a essere usato il glagolitico,
modificato in forme più quadrate. Lo slavo ecclesiastico
assunse in molti Paesi slavi la funzione di lingua
letteraria e il suo uso non si limitò alla liturgia e alla
letteratura religiosa, ma si estese alla cultura,
all'amministrazione e alla scienza nelle aree slave
ortodosse fino al Sette-Ottocento quando fu soppiantata
dalle singole lingue nazionali; inoltre servì da lingua
culturale anche in alcune regioni non slave (per esempio in
Lituania dall'XI al XVII secolo, in Romania fino al
Settecento). Esso rimane tuttora la lingua liturgica della
Chiesa ortodossa in Russia e nella Slavia meridionale. In
Serbia la letteratura slavoecclesiastica fu coltivata nei
fiorenti monasteri, soprattutto in quello di Chilandari sul
monte Athos. Il monaco Sava (Rastko Nemanja, 1175-1235)
compose tra il 1200 e il 1205 la prima biografia serba di
suo padre Stefan, intitolata Vita di Simeone Nemanja seguita
da altre, scritte dal fratello Stefan (1165-1227) e dai
monaci Domentijan (c. 1210-1264) e Teodosije (c.
1246-1328).
Oltre a Simeone e a san
Sava, fondatore della Chiesa serba, molte opere
slavoecclesiastiche sono dedicate anche al principe Lazar,
l'eroe della battaglia di Kosovo; la prima Leggenda di
Kosovo, diffusasi poi nella tradizione orale, fu scritta dai
monaci subito nel 1389. Tra gli altri documenti sono da
ricordare il Vangelo di Miroslav della fine del XII secolo
conservato in un bel manoscritto miniato, la raccolta di
testi dei bogomili detta di Hval (1404), il Codice dello zar
Didan (1349 e 1354) e la traduzione del romanzo su
Alessandro Magno dell'inizio Quattrocento; a Venezia nel
Cinquecento è attiva la tipografia di Bozidar Vukovic da
Podgorica, che stampava libri in slavo ecclesiastico.
Tra i
documenti dell'area croata spiccano il Messale del principe
Novak (1368), la Preghiera di Sebenico della fine
delTrecento e il Libro di molti ragionamenti (inizio XVI
secolo) che contiene varie prose di edificazione, racconti
apocrifi, novelle medievali e alcuni scritti
moralistici.
Dell'area bulgara sono da ricordare la versione
della Cronaca di Manasses (1331-1340), le elaborazioni dei
soggetti romanzeschi e novellistici (Alessandro Magno,
guerra diTroia, Barlaam e Josaphat, Salomone e il demone
Kitovras, il sapientissimo Akir) e la critica testuale della
scuola di Tarnovo, in primo luogo di Teodosio (c. 1300-1363)
e di Eutimio (1325-1330/1401-1412).
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