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Profili
delle letterature
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LETTERATURA PERSIANA
La letteratura persiana, come la sanscrita indiana, è una
delle letterature più antiche del mondo. Ha il suo inizio
nel I millennio a.C., e i suoi documenti sono in caratteri
cuneiformi. La lingua è il parsidari o persiano antico,
appartenente al gruppo indoario della famiglia linguistica
indoeuropea. Nei secoli IX-XV in questa lingua scrissero non
solo i Persiani (Iraniani), ma anche altri popoli come
i Tagichi, gli Afgani, i Curdi, e poi si servirono
del persiano letterario ancheTurchi, Azerbaigiani e Uzbeki.
Tale lingua ebbe una certa diffusione anche in India.
Scrissero in persiano (parsi o farsi) anche poeti come
Nizami dell'Azerbaigian.
Letteratura persiana antica
Si distinguono due momenti: il
primo, più antico, dal I millennio a.C. fino alla seconda
metà del I millennio d.C., comprende, prevalentemente,
scritti religiosi zoroastriani; un secondo momento,
successivo, non più in lingua persiana antica ma in medio
persiano (o altre lingue iraniche) con opere religiose non
solo zoroastriane ma anche delle "eresie" manichea e mazdea
(III-IX secolo). Il più antico monumento letterario persiano
è l'Avesta, il libro sacro di Zoroastro (Zaratustra), che
contiene molte pagine che riflettono miti popolari più
antichi, nonché testimonianze di gente non più nomade, che
allevava bestiame. Le antiche iscrizioni cuneiformi dedicate
agli Achemenidi (specialmente il re Dario) sono il germe da
cui si svilupparono le cronache dei re di Persia. La poetica
persiana antica (che già nell'Avesta si riflette in figure
metaforiche, ripetizioni stilistiche ecc.) ebbe influenza
sulle lingue letterarie dell'India e dell'Asia Minore.
I monumenti della letteratura iranica media costituiscono la
cosiddetta letteratura pahlevi o pehlevi, che si sviluppò al
tempo dei re Sassanidi (III-VII secolo) in lingua mediopersiana e in
lingua parsi (o partica, dei Parti). Questa letteratura fu
in gran parte distrutta dall'invasione araba. Si sono
conservate traduzioni dell'Avestain mediopersiano e alcuni
codici contenenti compilazioni zoroastriane, fra cui le
opere Bundakhishn e Denkard, che hanno al centro l'idea
fondamentale dell'unità fra trono e altare. Più vivaci sono
opere come Le imprese di Ardashir Papakan, Il libro degli
scacchi, La decisione dello Spirito della Ragione, opere di
autori eretici, in polemica con lo zoroastrismo ortodosso,
nonché frammenti di poesia popolare.
All'epoca dei Sassanidi
avvennero sconvolgimenti interni ed esterni di vario tipo.
Nel III secolo l'eresia manichea assunse caratteri politico-sociali
e sconvolse l'Iran, così come nel V secolo la rivoluzione
egualitarista, condotta da Mazdak (Mazdeo). Gli echi di
questi sommovimenti ebbero riflessi sulla cultura persiana
per molti secoli. A conclusione di questo periodo avvenne la
conquista della Persia (e dell'Asia Minore) da parte del
califfato arabo.
L'eresia manichea generò una letteratura,
in cui si esponevano le idee manichee, alla cui base c'è la
condanna della vanità e delle ambizioni nonché dell'egoismo
dell'uomo. È grazie ai manichei che si afferma l'idea per
cui "l'uomo, qualsiasi uomo, è tuo fratello". Accanto a
questa idea-base dell'etica c'era l'idea religiosa del
Dio-uomo, figlio di Dio, così affine alla idea centrale del
cristianesimo, e all'immagine del Cristo. L'ideologia mazdea
o mazdaica propugnò la costruzione di un regno della
felicità umana, di un regno della giustizia e
dell'uguaglianza. Forme letterarie di queste idee furono le
prediche, le preghiere, e in particolare le
parabole-racconti. Questo tipo di cultura ebbe grande
influenza sulle culture (e letterature) siriache, ebraiche e
bizantine, ma anche sulla cultura cinese (sia pure in forma
minore). Lo gnosticismo, il buddhismo e il cristianesimo
stesso ne conservarono tracce. Alla base della tradizione
culturale e letteraria antico-persiana c'è l'idea del
monarca giusto, e c'è anche un'utopia sociale. Ci sono poi
l'immagine dell'uomo confratello di Dio, il tema della lotta
fra il bene e il male (al centro delle culture iraniche e in
particolare dello zoroastrismo c'è l'idea delle due divinità:
Ormudz, il dio del bene e della luce, e Arimane, il dio del
male e dell'oscurità). Sono presenti anche le idee della
ricerca dell'eleganza e dello stile e della missione
profetica del poeta. I poemi riflettono le imprese di eroi
come Rustem, il viaggio nell'aldilà (in cielo e sotto terra:
viaggi sciamanici). Si riflettono anche le lotte dei
Persiani contro le orde di invasori. Si tratta sempre di
opere anonime.
Letteratura persiana classica
L'affermazione (o l'imposizione)
dell'ideologia mussulmana comportò anche l'imposizione della
lingua araba. La letteratura persiana, almeno fino al IX
secolo, si espresse in arabo. Si affermarono naturalmente
moduli letterari, forme stilistiche e temi propri della
letteratura araba. Tuttavia i Persiani seppero anche
difendere, almeno in parte, la loro autonomia, e ripresero
le tradizioni più antiche, contrapposte alla cultura degli
invasori. Per esempio si affermò una corrente in cui i
mussulmani di origine persiana venivano considerati
superiori ai mussulmani di origine araba. Questa corrente (detta
degli shubiit) esercitò una funzione positiva anche per la
conservazione della letteratura iranica, nel senso che
furono effettuate molte traduzioni di testi persiani (in
pahlevi o zend-pahlevi) in arabo. Fra le traduzioni anche
quella di Kalila e Dimna, una raccolta di favole aventi come
protagonisti gli animali, e derivata dal Panchatantra
indiano.
Dalla traduzione araba si svilupparono molte altre
traduzioni in lingue europee. I Persiani che scrivevano in
arabo dettero un grande sviluppo alla cultura araba stessa,
e furono la base per lo sviluppo della letteratura persiana
classica, in persiano, che lasciò i suoi antichi alfabeti e
cominciò ad essere scritto in caratteri arabi (come avviene
tuttora). In questo periodo si sviluppa il feudalesimo, si
accrescono le città, e si ha un grande incremento dei
commerci. I maggiori poeti in lingua araba e di nazione
persiana di questo periodo (secoli VIII-IX) sono al-Khuraimi,
Basshar ibn Burd, Abu Nuwas (762-815).
La letteratura
persiana in lingua "farsi" (come si chiamò) si sviluppò a
partire dal IX secolo, prima di tutto nel Khorasan (come si
chiamava allora parte dell'attuale Uzbekistan: nelle città
di Samarcanda, Bukhara, Balkh, Merv e altre). I sommovimenti
indipendentisti portarono alla secessione dal califfato e
all'affermazione di dinastie persiane (in particolare dei
Samanidi). Si ricordano di questi tempi gli efficaci versi
di Abulyanbaga Abbas ibn Tarkhan (versi dedicati a
Samarcanda). Si sviluppò anche la poesia panegiristica, in
onore dei sovrani e delle loro corti. L'aristocrazia
persiana protesse molto i poeti e la poesia: questo
mecenatismo abbastanza liberale (nel senso che venivano
ammesse varie idee e si propagandarono anche forme e temi
della poesia popolare) trovò il suo maggiore risultato
nell'opera di Rudaki (o Rudaghi, morto nel 941), considerato il fondatore della letteratura
persiana classica. Intorno a lui e dopo di lui si formò una
scuola poetica con oltre cinquanta nomi.
Nel 940 nacque il
grande poeta Firdusi, autore del ben noto Libro dei Re (Shahnamé).
Firdusi morì verso il 1020: la sua opera è una vera e
propria epopea, ricca di episodi, al cui centro c'è l'eroe
Rustam o Rustem. Non si tratta di una semplice riproduzione
di episodi tratti dall'epica antica, ma di novelle ed
episodi nuovi, che arricchiscono tale poema epico. Ma si
ebbero anche altri Libri dei Re oltre alla più famosa opera
di Firdusi.
In tempi abbastanza lontani sorse e si diffuse
anche il genere didascalico con lo scrittore Abu Shakur Balka.
Sorsero pure opere in prosa d'arte, come il Sindbad name (II
libro di Sindbad, il nome è quello del celebre eroe-marinaio
delle Mille e una notte) di Abu-l Favaris Kanarizi. La prosa
più antica in genere preferiva però le rielaborazioni di
opere storico-cronachistiche (come il vasto libro storico
diTabari, che era un persiano che scrisse in arabo).
La letteratura persiana medievale si sviluppò prima nel
Khorasan e nell'Asia Centrale, successivamente nella Persia
(Iran) occidentale. Poeti eleganti e intensi della Persia
occidentale furono Mantika Razi (m. 990), Maladdin Bundar
(m. 1010), Gazairi (m. 1040) e altri.
Alle due letterature (persiana
occidentale e persiana orientale) appartiene il filosofo e
scrittore Ibn Sina (980-1037), che iniziò la sua attività a
Bukhara, e la terminò nella Persia occidentale. Dopo la fine
dei Samanidi la letteratura e la cultura si spostarono nel
nuovo centro politico, Gazna (l'attuale Afghanistan). Anche
qui ebbero fortuna i temi panegiristici, eroici e anche
opere didattiche. Importanti e notevoli le poesie di
Menucekra (m. 1041); di Farrokhi (m. 1038), di Unsuri (m.
1039), denominato "il re dei poeti". Semplice, chiaro,
intenso, scrisse bei poemi d'amore di cui ci sono giunti
ampi frammenti.
Tra i secoli XI e XIII avviene la conquista
da parte dei Turchi selgiuchidi, che riuscirono a formare un
enorme Stato che andava dal Mediterraneo fino all'India e
alle regioni occidentali della Cina. Fu un periodo difficile:
a parte i massacri dei primi tempi della conquista, ci
furono continue lotte tra feudatari, imposizioni e tasse di
ogni genere e, quindi, rivolte e conflitti sociali. Però i
commerci furono avvantaggiati dallo Stato unitario turco, e
così lo sviluppo e la diffusione della cultura e della
letteratura. Ebbero fortuna i cosiddetti "piccoli generi",
come le rubayyat (quartine) e le ghazele (elegie). Diffusa,
naturalmente, la poesia panegiristica in lode dei re e dei
capi: la teoria estetica formulata da Aufi (XIII secolo) era
semplice: mescolare il rame della menzogna con l'oro del bel
verso. Abu-l Faraj Runi (m. 1130), scrisse qaside o ballate,
romanze e fu un poeta panegirista che seguì questa norma: la
bellezza del verso poteva soffocare la bruttezza della
menzogna (e dell'adulazione).
Ci furono anche poeti di `opposizione",
che preferivano mescolare l'oro della verità all'oro
dell'arte: fra questi i poeti seguaci del
sufismo, come Baba
Kukhi Shirazi (m. 1050 circa), che nelle loro composizioni
si scagliavano contro il dispotismo, il lusso, le
ingiustizie. Naturalmente le poesie sufi erano impregnate di
misticismo e così le liriche dei poeti "ismaeliti", come
Nasir Khosroe (1004-1072).
Il maggiore rappresentante della
poesia mistica fu Omar Khayyam (m. 1123), le cui famose
quartine (Rubayyat) ebbero grande diffusione e popolarità in
Europa grazie a una fortunata (anche se infedele) traduzione
inglese della fine del XIX secolo. Omar Khayyam fu anche un
grande matematico. Un altro grande scrittore fu
Nizami
(1141-1209), nativo dell'attuale Azerbaigian.
Nei secoli
XIII e XIV si moltiplicarono i trattati di retorica, ma
comparve anche un importante libro politico, Il libro del
governo, dovuto al vizir turco selgiuchide Nizam al Mulk. Si
tratta sempre di opere della classe aristocratica. Il popolo
ama invece i romanzi picareschi come il Romanzo di Samaka
(1189). Tra i molti e continui guai dei popoli di quelle
vaste regioni, ci fu anche l'invasione mongola di Gengis
Khan, che portò alla distruzione delle città e dei centri
culturali. La letteratura persiana però non morì, ma, quasi
rianimata dalla resistenza del popolo contro i nuovi
invasori, continuò a svilupparsi. Si diffusero molte
imitazioni (nazir) in stile assai raffinato. Il genere epico
(e didattico), a imitazione di Nizami, fu sviluppato dai
poeti Amir Khosroe Dekhlevi (1253-1325) e Khadja Kermani
(1281-1352), autori anche di poesie e poemi con forte
impronta "romantica". Kermani si proclamava discepolo del
grande poeta Hafiz.
Shansheddin Mohamed Hafiz nacque a
Shiraz nel 1325 circa, e morì, sempre a Shiraz, nel 1382.
Hafiz, detto appunto "l'usignolo di Shiraz", scrisse ghazele
perfette, intense, improntate a profondi sentimenti e anche
a una intensa religiosità panteista da mussulmano-sufi.
Caratteristiche della poesia sufi furono l'uso di figure
retoriche e la ricchezza di metafore. Questo stile fu
seguito, oltre che da Hafiz, anche dall'altro grande poeta
del periodo, Sa'di (1203-1291).
Molti furono i poeti di
questo periodo e del periodo successivo (ci fu anche la
seconda invasione mongola, quella di
Tamerlano), fra cui
Giami, che fu protetto da Navoi (m. 1501). Si scrissero
naturalmente anche opere in cui si descrivevano le guerre e
le vittorie di Tamerlano. Da Rudaghi Giami l'idea
fondamentale di tutti questi poeti era quella del "sovrano
giusto". Anche le idee tradizionali persiane della lotta del
bene contro il male, della luce contro l'oscurità persero il
loro carattere primitivo e diedero vita a opere raffinate e
profonde.
Dal XV secolo a oggi
Nel XV secolo la letteratura persiana
subì un processo di disintegrazione. Si formarono
letterature regionali, che svilupparono una loro propria
autonomia: le letterature azerbaigiana, per esempio, o
quella uzbeka, o quella turca. Gli scrittori di queste
letterature che precedentemente avevano scritto in farsi (persiano)
si mettono a scrivere nelle loro lingue nazionali. La
letteratura in lingua farsi si impoverisce, gli scrittori
sono degli epigoni. Ha sempre fortuna il dastan, che è un
genere epico; in genere questi dastan sono anonimi.
Nel XV e
nel XVI secolo si diffondono molte traduzioni di opere in
lingua turca (al trono si susseguono dinastie di origine
turca: i dominatori turchi usavano come lingua letteraria il
ciagatajko, una lingua turca). La letteratura in questa
lingua trovò dunque protettori e mecenati in vari sovrani,
fra cui Abba I (1587-1629).Nel XVI secolo si forma e si
afferma il genere letterario detto marsiya o elegia funebre,
che si diffuse in vari Paesi dell'Asia.
La dinastia
dominante nel XVI secolo (alla quale apparteneva Abbas I)
era seguace dell'islamismo sciita (a differenza di quello
arabo, e di altri Paesi islamici, detto sunnita: ancora oggi
l'Iran è islamico-sciita): si spiega così la fortuna del
marsiya, perché si scrivono molte elegie funebri in onore e
in memoria di Alì, il genero di Maometto, particolarmente
venerato, e anche degli imam sciiti. Molto diffusi,
naturalmente, i testi religiosi.
In India (fino al XVIII
secolo) molti poeti erano bilingui, e scrivevano in farsi e
in turco. Il poeta del XIII secolo Gialaleddin Rumi era
anche lui di etnia turca, però scrisse in farsi. Il farsi
del resto per molti secoli ebbe la funzione di lingua
culturale e letteraria in vastissime zone dell'Asia (centrale,
medio-orientale, India ecc.). La suggestione e l'influenza
di Firdusi, di Sa'di, di Nizami, di Hafiz erano troppo forti.
Anche i Gran Mogol dell'India erano legati alla cultura
iranica: essi stessi scrissero in ciagatajko e in farsi. Il
fondatore di questa dinastia, Babur (1483-1530), fu un
grande poeta e anche uno storico di valore. Il suo Babur
name (Libro di Babur) fu tradotto in numerosissime lingue
dell'Asia. Di etnia turkmena fu il sovrano Bayram-khan
Khankhanan (ucciso nel 1561), autore di poesie in farsi e
turco. Un grande mecenate fu anche uno dei Gran Mogol, Akbar.
Tuttavia la letteratura si limitava in genere alle qaside e
alle ghazele. Un eccellente poeta di ghazele fu Sahib
Tebrizi (1601-1677) figlio di un mercante diTabriz, nato
però a Isfahan. In India ebbe fama la poetessa Zebunisa (m.
1702), figlia di un re della famiglia degli Aurengzeb.
Il peggioramento delle condizioni politiche, la mancanza di
mecenati, l'impoverirsi della vita e dei
commerci delle città determinarono l'assenza di poeti e
letterati. Per molti secoli non ci fu uno scrittore degno di
nota. Un risveglio si ebbe solo nel XIX secolo: la corte
rimaneva sempre anche un centro di cultura e poesia. Uno
scià della dinastia dei Kajari, Fetkh Alì-shakh (1797-1834)
fu anche un poeta intenso. Egli continuò per altro a
scrivere (specialmente ghazele) nello stile tradizionale
detto "indiano", molto formalista. Più moderno fu Mirza
Mohammed Shafi Visal (1773-1846), autore di 12.000 versi, di
poemi, e anche di "appunti di viaggio" (questi erano una vera
novità). Molti poeti di corte cercarono di rinnovarsi, e,
sia pure imitando i classici, restarono però sempre degli
epigoni. Alla fine del XIX secolo trova fortuna il genere
taziyé, poesia drammatizzata, compianto funebre, e rito
religioso (per le feste mussulmane sciite).
Nell'Ottocento si
diffuse in Iran la cultura europea: un centro di diffusione
e sviluppo culturale, con intenzioni illuministiche e
progressiste fu la Casa della scienza, fondata a Teheran nel
1851. Tutti, poeti e studiosi (ormai sono molti i filologi
persiani), scrivono in farsi (ormai da tempo), o "neo-persiano".
Fra i poeti vanno citati quelli della scuola Bahi-e-Bahai,
di impronta religiosa, mistica, spirituale.Tra i prosatori (si
diffonde naturalmente l'interesse per il romanzo, il
racconto e la novella) sono da ricordare, oltre a Qaem Maqam,
Taleboff, Malkhammhan, Djalmazadeh e in particolare Hedayat,
prosatore di suggestione pessimistica.
Nella letteratura del
XX secolo, oltre al dominio della
poesia (anni Venti), con presenza di poesie politiche, si
deve sottolineare la fortuna del romanzo storico.
La Persia
del XX secolo è stata sconvolta da rivoluzioni e guerre
civili. In seguito a uno di questi movimenti andò al potere
Riza Pahlevi I; il suo regno continuò sotto lo scettro del
figlio, Riza Pahlevi II, che fu abbattuto dalla cosiddetta
rivoluzione khomeinista, che ha promosso i generi religiosi
e la classicità della lingua.
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