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LETTERATURA POLACCA

Il polacco, lingua nazionale della Polonia, appartiene al gruppo slavo occidentale delle lingue indoeuropee. Dalle cronache straniere e da fonti più tarde si può dedurre che in epoche precristiane nelle terre polacche esisteva una cultura materiale che nulla aveva da invidiare a quella di altri Paesi dell'Europa centrale e occidentale. Non c'era invece una letteratura scritta, in quanto la scrittura non era conosciuta, mentre i canti che celebravano avvenimenti memorabili o accompagnavano i riti popolari non si sono conservati fino ai nostri giorni.

Il Medioevo e il Rinascimento

Dopo che fu accolto il cristianesimo secondo il rito latino (966) da parte di Mieszko, il primo sovrano storico di uno Stato organizzato, nella letteratura delle origini — articolata nei filoni della cronaca, dell'agiografia e dei testi agiografico-liturgici — predominò nettamente il latino: dapprima nelle opere dei monaci stranieri (Gallo Anonimo), e poi anche dei Polacchi, i quali si recavano a completare gli studi presso le università di Bologna, Parigi e Praga. Le prime opere in lingua nazionale furono composte in epoca relativamente tarda, ma sia le strofe ternarie del canto mariano Bogurodzica (Madre di Dio) — un inno religioso del tutto originale risalente alla fine del Duecento, notevole per il suo elevato stile — sia la ricercatezza delle raccolte di sermoni del XIV-XV secolo (Prediche della Santa Croce, Prediche di Gniezno) fanno fede della grande abilità letteraria degli anonimi autori, che ben si districavano tra le premesse teoriche legate alla composizione del verso o all'orazione in prosa. Il modesto patrimonio letterario del medioevo polacco è da attribuirsi alla peculiare situazione politica del Paese, in cui l'esigenza di concentrare le forze per respingere i pericoli incombenti da Occidente non favoriva l'esercizio delle belle arti. Soltanto nel secolo XV l'attività letteraria si vivacizza, sia grazie alla stabilità raggiunta dallo Stato, unificato da Casimiro III il Grande, sia grazie alla attività dell'Accademia di Cracovia. Essa, inaugurata nel 1364 (e rinnovata nel 1400), diviene un importante centro scientifico e culturale, cui affluiscono molti stranieri. Si possono enumerare realizzazioni particolarmente importanti nel campo del pensiero politico sociale (Jan Ostroróg, 1436-1501), mentre capolavoro della prosa è la Historia Polonica di Jan Diugosz (1415-1480), sottile diplomatico e ardente patriota. Nella poesia domina la tematica religiosa: parecchie opere non sono che rifacimenti o traduzioni di opere in latino, e spesso sono artisticamente più interessanti dei modelli da cui sono tratte; manca invece completamente la poesia cavalleresca, così rigogliosa in Occidente nei secoli medievali.

L'avvento del rinascimento, mentre regnavano gli ultimi esponenti della dinastia jagiellonica, coincise in Polonia con i processi socio-economici del XV e XVI secolo, in seguito ai quali l'alta e media nobiltà consolidò la propria supremazia, sottomettendo gli abitanti della città e i contadini. Le idee umanistiche vennero importate dai diplomatici che tornavano dall'Italia, dall'alto numero di giovani che studiavano in Bologna, Padova e Roma, e da alcuni stranieri. A quell'epoca la letteratura polacca vive una fase di crescita eccezionalmente proficua, contraddistinta non solo dall'aumento quantitativo in svariati campi e forme della poesia dotta, ma anche dall'apparire di generi attinti dalla tradizione popolare.

Contemporaneamente alla poesia polono-latina (Mikolaj Hussowski, Klemens Janicki) aumenta la produzione letteraria in lingua nazionale: tra i suoi alfieri si distingue Biernat di Lublino (1465-1529), uno dei personaggi più interessanti del primo rinascimento polacco. Di gran lunga superiore alla loro è tuttavia l'opera di Mikolaj Rej (1505-1569), protestante, il primo a qualificarsi scrittore di professione e perfetto conoscitore della lingua materna. Tuttavia, si deve considerare come la più completa sintesi delle nuove correnti dell'epoca rinascimentale in campo letterario, e coronamento delle sue trasformazioni, l'opera di Jan Kochanowski (1530-1584), il maggior poeta slavo fino al romanticismo. La sua fama è legata a Piesni (Canti), Fraszki (Frasche) e soprattutto ai Treny (Lamenti), nei quali cantò la diletta figlia morta in tenera età. Accanto a Rej e a Kochanowski, la terza figura di spicco del rinascimento polacco fu Andrzej Frycz Modrzewski (1503-1572), esponente della letteratura politica e dottrinaria, in cui si riflettevano le trasformazioni strutturali dello Stato e le polemiche religiose connesse con la Riforma e la Controriforma. Va segnalato inoltre Lukasz Górnicki (1527-1603), autore del Cortigiano polacco, rifacimento dell'opera del Castiglione, mentre tra gli autori dell'ultimo rinascimento risaltano Szymon Szymonowic (1558-1629), Sebastian Fabian Klonowic (1545-1602) e soprattutto Mikolaj Sep Szarzynski (1550-1581) i cui versi, penetrati di misticismo religioso e dì riflessioni sul significato della vita, preannunciano nella letteratura polacca la nuova età barocca.

Il Barocco e l'Illuminismo

In Polonia il barocco offre svariate sfaccettature: da quella severa, imbevuta dello zelo e dell'ardore della Controriforma, nell'opera dei poeti metafisici, fino ai testi sensuali e coloriti della poesia laica, di corte e di circostanza. La peculiarità del barocco polacco sì manifesta anche nell'ambito degli scritti religiosi (omiletica, agiografia e letteratura polemica). Diventa di particolare attualità, in un'epoca in cui la sicurezza dell'Europa è minacciata dalla potenza ottomana, la problematica, riccamente documentata nella letteratura, dell'ideale cristiano del"cavaliere senza macchia" che combatte contro gli infedeli; un altro tema di moda è quello della vita idilliaca e l'elogio dell'onestà della vita legata alla campagna, unita all'ideale di indipendenza.

Il periodo barocco non produsse a dire il vero un autore della statura di un Kochanowski, tuttavia il suo retaggio trovò continuatori in un vasto gruppo di poeti ragguardevoli, tra i quali spiccano il raffinato Jan Andrzej Morsztyn (1620-1693) e Waclaw Potocki (1621-1696), autore con interessi sociali e politici molto ampi. Si devono inoltre citare Samuel Twardowski (1600-1660), tipico seguace del programma ideologico della Controriforma, e Stanislaw Herakliusz Lubomirski (1642-1702), la cui opera è ricordata per lo splendido stile letterario, e si contraddistingue per la forte adesione all'ideologia tipica delle cerchie privilegiate del ceto magnatizio.

Fornirono un decisivo apporto allo sviluppo dell'epica barocca le traduzioni dell'Orlando furioso e della Gerusalemme liberata realizzate da Piotr Kochanowski in una lingua forbita ed elevata, secondo i dettami stilistici del sec. XVI. Meritano inoltre attenzione due insigni rappresentanti del sarmatismo:Wespazjan Kochowski (1633-1700), coerente cantore delle virtù nobiliari e dello statu quo del regime politico della Repubblica, e Jan Chryzostom Pasek (1636?-1701?) che con Pamietniki (Memorie), testo classico dell'antica prosa polacca, si rivelò narratore avvincente, dalla lingua squisita, eppure colorita e vivace.

Mentre la potenza politica della Polonia va indebolendosi, si abbassa anche il livello della vita culturale, fino al definitivo crollo nella prima metà del Settecento.

L'illuminismo, la cui fase di maturità coincide con il regno dell'ultimo re della Repubblica nobiliare, Stanislaw August Poniatowski (1764-1795) e dura fino alla terza spartizione della Polonia, rappresentò un periodo di grandi rivolgimenti intellettuali. I suoi valori acquisirono particolare importanza sullo sfondo del marasma culturale che caratterizzò il periodo di governo degli stranieri re sassoni. Alla vita scientifica e letteraria che andava allora risvegliandosi si accompagnò l'attività di istituzioni moderne, che grazie alla loro opera di diffusione dei contenuti illuministi contribuiscono a formare la coscienza sociale e politica: le riviste (Monitor), il teatro, che diventa di carattere nazionale e pubblico, e la Commissione per l'Educazione Nazionale, che si occupa della riforma scolastica. Tutta la letteratura è pervasa da uno spirito di sollecitudine per il futuro della nazione.

Se però Franciszek Bohomolec (1720-1784), il redattore di Monitor, o il vescovo Adam Naruszewicz (1733-1796) nelle loro opere spesso ridondanti di intenti didascalici si sforzano di educare la società nobiliare lamentandone la decadenza morale, ecco che Franciszek Zablocki (1752-1821), Julian Ursyn Niemcewicz (1758-1841) e il poeta giacobino Jakub Jasinski (1761-1794) si spingono ben oltre nella critica sociale, saturando la loro opera letteraria di contenuti politici e dimostrando che la letteratura può rappresentare un efficace strumento di lotta per il mutamento della realtà esistente.

La figura più rappresentativa dell'epoca illuministica in Polonia è tuttavia Ignacy Krasicki (1735-1801), fustigatore dei costumi nelle sue favole e satire; non minore importanza ha per la storia del romanzo polacco, come autore del romanzo moderno I casi di Mikolaj Dos'wiadczyriski (1776). Tra gli altri poeti emergono StanislawTrembecki (1739-1812), eccellente favolista e autore dí poemi descrittivi e didascalici, e il libertinoTomasz Kajetan Wegierski (1756-1787).

Nel campo dei generi letterari prevalgono decisamente la satira, la favolistica, l'epistola poetica, il poema eroicomico e la commedia imperniata sulla satira di costume, mentre si presenta alquanto sbiadita la lirica; tuttavia anche qui si incontrano eccellenti autori nelle persone di Franciszek Karpinski (1741-1825), Franciszek D. Kniaz nin (1750-1807) e Józef Szymanowski (1748-1801), la cui opera riflette le svariate sfumature del sentimentalismo. Per quanto concerne la drammaturgia si segnalarono Zablocki, Niemcewicz e Wojciech Boguslawski (1752-1829), che fu al contempo autore di testi teatrali, attore e direttore di teatro. Punto focale nello sviluppo della prosa polacca fu anche la pubblicistica politica dell'epoca, coltivata da Stanislaw Staszic (1755-1826), Hugo Koliataj (1750-1812) e Franciszek Salezy Jezierski (1740- 1791).

La seconda metà del XVIII secolo costituisce per la storia polacca un periodo di grandi trasformazioni economiche, sociali e culturali, che non valsero tuttavia a salvare il Paese dalla tragedia delle spartizioni.

L'Ottocento

La letteratura degli anni 1795-1863 nasce ormai dopo la perdita dell'indipendenza da parte della Polonia, fatto che riveste un'importanza decisiva per la problematica filosofico-morale affrontata da tutti gli scrittori di questo periodo. Proprio in quest'epoca, un fenomeno che porterà conseguenze assai significative è la suddivisione tra Polacchi emigrati e Polacchi in patria, in quanto il fallimento dell'insurrezione del 1830 costringe un gran numero di importanti scrittori e artisti a lasciare il Paese.

In esilio, soprattutto a Parigi, nascono le opere più importanti della poesia romantica polacca, il cui inizio costituisce l'edizione avvenuta nel 1822 (a Vilna) del primo volumetto di poesie di Mickiewicz. Adam Mickiewicz (1798-1855), figura di primo piano della cultura europea e autore di capolavori della poesia lirica e descrittiva (Pan, Tadeusz), fu al contempo tribuno della libertà dei popoli, considerato dalle generazioni successive il vate nazionale.

Il romanticismo polacco tocca vette elevatissime anche con l'opera, fantasiosa e sublime per profondità di pensiero, di Juliusz Slowacki (1809-1849), iniziatore del dramma moderno polacco, e di Zygmunt Krasinski (1812-1859) il cui dramma La Non-divina Commedia rappresenta la trasposizione artistica dell'intuizione sociologica e storiosofica del poeta, così come della sua conoscenza della situazione dell'Europa travagliata dalle insurrezioni. Un linguaggio poetico specificamente lirico, ascetico e intenso fu invece il principale mezzo di espressione per Cyprian Kamil Norwid (1821-1883), poeta, drammaturgo e pittore, uno tra i massimi pensatori dell'Ottocento polacco. Formatosi nel periodo romantico, nella sua opera approfondì molti problemi, al contempo però, in contrasto con il suo messaggio ideale e poetico, fu l'iniziatore in Polonia di una poesia estremamente moderna.

Un gruppo a parte formarono i poeti della "scuola ucraina": Józef Bohdan Zaleski (1802-1886),Antoni Malczewski (17931826) e Seweryn Goszczynski (1801-1876), affascinati dalla bellezza selvaggia della natura nell'Ucraina polacca e dalla leggenda dei Cosacchi innamorati della libertà.

Mentre la letteratura dell'emigrazione produce i capolavori del romanticismo polacco, in patria viene svolgendosi una letteratura dai toni più dimessi e caratterizzata dal prevalente interesse per la drammaturgia e per la prosa. Nella drammaturgia spicca Aleksander Fredro (1793-1876), il maggior commediografo polacco di tutti i tempi, che fonde le tradizioni settecentesche agli elementi del realismo romantico, al contempo tra i prosatori figura di primo piano è Józef Ignacy Kraszewski (1812-1887), scrittore incredibilmente prolifico, capace di raggiungere, grazie ai suoi racconti di facile ricettibilità, la "massa" dei lettori. Infine, tra i numerosi epigoni della poesia romantica, si devono menzionare: Wincenty Pol (1807-1872), Kornel Ujejski (1823-1897) e Teofil Lenartowicz (1822-1893).

Con un insuccesso si concluse anche l'insurrezione del 1863, il cui fallimento provoca il crollo di tutte le illusioni accarezzate dal messianismo romantico, e che favorisce la reazione in senso positivistico nelle tre grandi zone in cui era diviso il Paese (sotto l'occupazione russa, austriaca e prussiana).

Il positivismo comtiano e naturalistico spinge molti autori ad abbandonare i sogni romantici e a incentrare i propri interessi sul lavoro "organico" di tutti i giorni, contro gli astratti ideali di tipo spiritualistico. I generi letterari più in auge in Polonia diventano ora la novella realistica e il romanzo storico e sociale. Nella prosa conoscono il successo Boleslaw Prus (1847-1912), il più grande scrittore del periodo, nel quale l'eccezionale spirito di osservazione e la grande maestria formale si uniscono all'atteggiamento profondamente umano (La bambola, Le emancipate), e Eliza Orzeszkowa (1841-1910) che combatte per i diritti della donna ed esamina i principali conflitti del tempo. Torna a riproporsi anche il rapporto verso il passato, e nessuno come Henryk Sienkiewicz (1846-1916), che conquista il riconoscimento mondiale con il suo Quo vadis? (premio Nobel 1905), pur essendo un maestro anche nella novella d'argomento contemporaneo, riesce a far rivivere le trascorse glorie, rafforzando il sentimento patriottico. Scarsamente coltivata è invece la poesia, i cui maggiori rappresentanti sono Adam Asnyk (1838-1897) e Maria Konopnicka (1842-1910), autrice anche di novelle e di splendide favole per i bambini e i giovani.

Fine Ottocento e Novecento

Negli ultimi decenni del secolo XIX e nei primi quindici anni del XX, la letteratura polacca avverte il bisogno di abbandonare le ideologie che vorrebbero mettere l'arte all'esclusivo servizio delle finalità sociali. Rivendicando la libertà artistica, il nuovo movimento artistico e letterario, che prende il nome di "Giovane Polonia", si dichiara ostile in letteratura a ogni tendenza didattica o moralizzatrice e sceglie come modello artistico la poesia del romantico J. Slowacki, quella dei simbolisti francesi e dei nuovi poeti tedeschi. Tuttavia solo pochi scrittori, fra cui Stanislaw Przybyszewski (1868-1927), rimangono fedeli ai principi dell'estetismo puro. Gli altri nella prassi letteraria seguono ciascuno il richiamo della propria vocazione individuale.

Caratteristica primaria di questo periodo è infatti il sincretismo delle posizioni filosofiche, che si fonde alla ricchezza e alla varietà delle proposte artistiche: dal naturalismo, attraverso il parnassismo, l'impressionismo e il simbolismo, fino all'espressionismo e al neoclassicismo. Tra gli esponenti più significativi della poesia della "Giovane Polonia" si distinguono Kazimierz Przerwa Tetmajer (1865-1940), Jan Kasprowicz (1860-1926), Leopold Staff (1878-1957), Tadeusz Micinski (1873-1918) e Boleslaw Lesmian (1878-1937), quest'ultimo considerato oggi da molti come il più completo poeta polacco del XX secolo.

Anche la prosa di questo periodo attesta l'interagire di svariate tendenze artistiche, e si allontana dal modello di romanzo formatosi nella generazione di Prus e della Orzeszkowa. Esprime la parità di diritti tra tendenze realistiche, naturalistiche e impressioniste l'opera di Stefan Zeromski (18641925) il quale, oltre a essere uno dei maggiori romanzieri del Novecento polacco, si dedicò al teatro e alla pubblicistica. Narratori di grande rilievo sono anche Wladyslaw Stanislaw Reymont (18671925), che con il suo romanzo I contadini conseguì il premio Nobel 1924, e Waclaw Berent (1873-1940), autore d'élite, nella cui prosa si avverte l'influsso della poetica dell'estetismo e del simbolismo. Da segnalare anche i romanzi di Waclaw Sieroszewski (1858-1945) caratterizzati dalla forte impronta di autenticità.

Il dramma all'epoca della "Giovane Polonia" è un genere letterario coltivato dalla maggior parte degli scrittori: in questo campo tuttavia giganteggia Stanislaw Wyspianski (1869-1907), autore di drammi a carattere visionario, con testi che sono considerati tra i più originali del neo-romanticismo europeo (Le nozze), e al contempo poeta e pittore. Al dramma naturalistico è dedicata l'opera di Gabriela Zapolska (1857-1921) e quella di Wlodzimierz Perznski (1877-1930), mentre quello pre-espressionistico ha i suoi maggiori autori in Zeromski, Micinski e Karol Hubert Rostworowski (1877-1938). Nell'ultima fase di quest'epoca la critica letteraria, con i libri di Stanislaw Brzozowski (1878-1911) e Karol Irzykowski (1873-1944) compie una ricapitolazione delle conquiste e degli errori della letteratura del periodo, lanciando un'aperta critica contro i residui metafisici e il formalismo della "Giovane Polonia".

Leuforia che nel 1918 segue in Polonia il recupero dell'indipendenza viene registrata fedelmente dalla letteratura. Liberi dall'impegno di servire la causa nazionale si sentono i giovani del gruppo "Skamander" di Varsavia, gli stessi che in seguito diventeranno i poeti maggiori nel periodo tra le due guerre: Julian Tuwim (1894-1953), Kazimierz Wierzynski (1894-1969), Jan Lechon (1899-1956), Antoni Slonimski (1895-1976) e Jaroslaw Iwaszkiewicz (1894-1980). Gli skamandriti con il loro sostanziale eclettismo rispondono bene alle richieste del pubblico; troppo eccentrica invece sembra la poesia del futurismo (Bruno Jasienski, Aleksander Wat), che in Polonia conosce un successo effimero.

Accanto al futurismo e ai gruppi analoghi, come il formismo (Leon Chwistek, Stanislaw I. Witkiewicz), si afferma il movimento degli espressionisti, che tuttavia cede ben presto il posto a tendenze meglio allineate sulle posizioni dei movimenti più moderni, espresse negli anni Venti dalla Avanguardia di Cracovia", con Tadeusz Peiper (1891-1969) e Julian Przybos (1901-1970), e più tardi dalla "Seconda Avanguardia". Quest'ultima, accedendo a una dimensione filosofica più ampia, assume, nei suoi maggiori rappresentanti quali Józef Czechowicz (1903-1939) di Lublino, e Czeslaw Mifosz (1911) di Vilna, un atteggiamento pessimistico di fronte al futuro dell'umanità. Matura anche la corrente della poesia rivoluzionaria di Wladyslaw Broniewski (1897-1962), mentre peculiari accenti di humour grottesco introducono i versi di Konstanty Ildefons Galczynski (1905-1953).

La prosa tra le due guerre riscopre una nuova dimensione del quotidiano. Nel suo ricco panorama dominano le opere di Juliusz Kaden Bandrowski (1885-1944), di Andrzej Strug (1873-1937), di Zofia Nalkowska (1884-1954) e soprattutto quelle di Maria Dabrowska (1889-1965), che con il suo romanzo Notti e giorni compie un riuscito tentativo di creare un romanzo sociologico moderno. La narrativa di carattere epico trova i suoi migliori rappresentanti anche in J. Iwaszkiewicz e Maria Kuncewiczowa (1899-1989).

Un posto a parte occupano invece due scrittori che, rompendo radicalmente con il romanzo "specchio di vita" del XIX sec., sono destinati a ricevere il riconoscimento internazionale soltanto dopo la seconda guerra mondiale: Bruno Schulz (1892-1942), sperimentatore originale nell'ambito psicologico dell'irrazionale, e Witold Gombrowicz (1904-1969), nei cui racconti e romanzi si svolge un'analisi sarcastica della condizione umana.

Il clima di inquietudine e di pessimismo generalmente diffuso negli anni Trenta si riflette anche negli esordi dei più promettenti narratori di quei tempi: Adolf Rudnicki (1912-1990), Jerzy Andrzejewski (1909-1983), Tadeusz Breza (1905-1970) e Teodor Parnicki (1908-1988).Tra i più significativi cultori dell'arte drammatica del periodo si pongono Jerzy Szaniawski (1886-1970) , autore di drammi psicologici, e Stanislaw Ignacy Witkiewicz (1885- 1939), romanziere, pittore e drammaturgo caratterizzato dall'immaginazione surrealista e da un senso sarcastico del grottesco.

Durante la seconda guerra mondiale le deportazioni, gli stermini e la resistenza contro l'occupante tedesco decimarono la classe intellettuale del paese: tragico fu il destino dei giovani poeti varsaviesi, che perirono durante l'insurrezione (K. K. Baczynski, T. Gajcy), oppure sopravvissero passando per l'inferno di Auschwitz (Tadeusz Borowski, 1922-1951). Molti degli scrittori più noti abbandonarono la patria, dando vita a una letteratura d'emigrazione tra le più significative negli anni della guerra e del dopoguerra.

Dopo il 1945 si accendono le polemiche ideologiche tra fautori e avversari del regime comunista, ma alla crescita organica della letteratura mette fine il 1949, l'anno in cui la dottrina del "realismo socialista" di tipo sovietico diventa il credo artistico cui devono ispirarsi gli scrittori.

Il processo di revisione inizierà solo con gli anni del "disgelo" (1955-'56) in cui si moltiplicano i tentativi di conferire alla cultura polacca orientamenti più autonomi.

Dal 1945 a oggi alla pluralità degli interessi tematici si accompagna la ricca differenziazione degli stili e dei linguaggi, l'intrecciarsi di atteggiamenti ideologici eterogenei, e una grande varietà di posizioni rispetto alla tradizione letteraria. Il fenomeno appare dotato di una forte dinamica interiore e vanta molte opere significative, coinvolte in profondità nei gravi problemi posti dall'epoca contemporanea. La letteratura postbellica trae ispirazione dagli avvenimenti della guerra e dell'occupazione nazista, e dalla nuova realtà sociopolitica del Paese. Scrittori già cari al pubblico d'anteguerra rappresentano la continuità della tradizione polacca pur nelle mutate condizioni di vita (J. Iwaszkiewicz, M. Dabrowska, Z. Nafkowska).

Molti tra i maggiori prosatori contemporanei, come J. Andrzejewski, A. Rudnicki o Kazimierz Brandys (1916), mescolano saggio, diario e romanzo. Parecchio successo riscuotono le opere che scavano nel profondo delle biografie e delle genealogie, come quelle di Julian Stryjkowski (1905- 1996), Andrzej Kusniewicz (1904-1993) o Tadeusz Konwicki (1926); profonda è anche l'impronta lasciata dal romanzo storico, con ambizioni innovative dal punto di vista intellettuale e formale (T. Parnicki, Hanna Malewska, 1911-1983, Wladyslaw Terlecki, 1933).

Tra fenomeni più originali e validi ecco la prosa che ricorre alla poetica del grottesco: Witold Gombrowicz, Slawomir Mrozek (1930) e Stanislaw Dygat (1914-1978). Una posizione autonoma occupa Stanislaw Lem (1921), autore di fortunati racconti ispirati alla science-fiction. Un ruolo considerevole nell'ambito del romanzo del dopoguerra svolgono pure Leopold Buczkowski (1905-1989), Igor Newerly (1903-1987), Jan Józef Szczepanski (1919), mentre tra i numerosi prosatori che avevano debuttato a partire dal 1956 spiccano Marek Hlasko (1934-I969),Tadeusz Nowak (1930-1991), Marek Nowakowski (1935); tra quelli pervenuti alla ribalta negli ultimi decenni meritano attenzione, tra gli altri, Edward Stachura (1937-1979), Wieslaw Mysliwski (1932), Henryk Grynberg (1936), Andrzej Szczypiorski (1924). Tra i più giovani, infine, hanno scritto opere di rilievoTadeusz Siejak, Dariusz Bitner, Pawel Huelle, Marek Slyk, Józef Lozinski, Krystyna Kofta e molti altri.

A partire dal 1945, anche nella produzione poetica polacca si moltiplicano i nomi illustri con liriche eccellenti, e si susseguono indirizzi e tendenze. Continuano a operare i poeti formatisi prima del 1939 - come Staff, Iwaszkiewicz, Mieczyslaw Jastrun (1903-1983), Przybos, Galczynski, Broniewski, Adam Wazyk (1905-1982), Czeslaw Milosz (1911, premio Nobel nel 1980) - accanto ai quali troviamo i nuovi esponenti della letteratura: si notano in particolare Miron Bialoszewski (1922-1983), Jan Twardowski (1916), Artur Miedzyrzecki (1922), Jerzy Ficowski (1924), Rafal Wojaczek (1945-1971), Stanislaw Grochowiak (1934-1976), Ewa Lipska (1945).

Hanno arricchito il variegato paesaggio dei poeti polacchi anche i versi degli esponenti della "nuova ondata" degli anni 1968-70: Stanislaw Baranczak, Adam Zagajewski, Julian Kornhauser, Ryszard Krynicki e Krzysztof Karasek.

Rimane però tuttora incontrastato il primato del quartetto forse più rappresentativo tra i poeti del dopoguerra, composto da Wislawa Szymborska (1923), premio Nobel 1996, Tadeusz Rózewicz (1921), Zbigniew Herbert (1924) e Milosz, accomunati dalla riflessione sul senso dell'esistenza individuale e collettiva e sulle scelte morali dell'uomo contemporaneo.

Anche nella drammaturgia del dopoguerra risalta la ricchezza delle poetiche. Accanto alle opere di Leon Kruczkowski (1900-1962), che vogliono dare una risposta al bisogno politico del potere, il primato spetta ai racconti parabolici e metaforici, al grottesco, alle commedie che rientrano nel teatro dell'assurdo. Gli autori predominanti sono Slawomir Mrozek e Tadeusz Rózewicz, ma ricca di inventiva formale è anche la produzione drammaturgica di Ireneusz Iredynski (1939-1985), Janusz Krasinski (1928) e Janusz Glowacki (1938).

Dopo il 1976 l'accentuarsi della frattura tra intellettuali e potere politico va di pari passo con la nascita di numerose pubblicazioni non autorizzate; alcuni scrittori operano contemporaneamente nel circuito dell'editoria ufficiale e presso l'Istituto Letterario di Parigi, la cui base, fin dal 1946, è a tutt'oggi il mensile Kultura diretto da Jerzy Giedroyc.

Nel periodo della crisi socio-politica iniziatasi conia proclamazione dello "stato di guerra" contro Solidarnosc (13 dicembre 1981), la tensione fra scrittori e ambiente politico si riacutizza ma, nonostante le differenziate reazioni dei primi, i burrascosi eventi di quegli anni non portano a un mutamento significativo nelle tendenze letterarie.

A partire dalla caduta del regime comunista (1989) si è avuta soltanto una larga apertura verso l'opera degli scrittori in esilio, per un quarantennio emarginata e proibita nella Polonia Popolare. Irrompono nella vita intellettuale del Paese, accolti con grande slancio, oltre allo stesso Milosz, scrittori come Gustaw Herling Grudzinski (1919), Stanislaw Vincenz (1888-1971),Andrzej Bobkowski (1913-1961), Jerzy Stempowski \(1893-1969), Wlodzimierz Odojewski (1930) e molti altri.

                                                       2007 Profili delle letterature