|
|
|
|
www.parodos.it |
Profili
delle letterature
-------------------------
| |
| |
|
 |
 |
 |
 |
LETTERATURA POLACCA
Il polacco, lingua nazionale della Polonia, appartiene al
gruppo slavo occidentale delle lingue indoeuropee. Dalle
cronache straniere e da fonti più tarde si può dedurre che
in epoche precristiane nelle terre polacche esisteva una
cultura materiale che nulla aveva da invidiare a quella di
altri Paesi dell'Europa centrale e occidentale. Non c'era
invece una letteratura scritta, in quanto la scrittura non
era conosciuta, mentre i canti che celebravano avvenimenti
memorabili o accompagnavano i riti popolari non si sono
conservati fino ai nostri giorni.
Il Medioevo e il Rinascimento
Dopo che fu accolto il
cristianesimo secondo il rito latino (966) da parte di
Mieszko, il primo sovrano storico di uno Stato organizzato,
nella letteratura delle origini — articolata nei filoni
della cronaca, dell'agiografia e dei testi
agiografico-liturgici — predominò nettamente il latino:
dapprima nelle opere dei monaci stranieri (Gallo Anonimo), e
poi anche dei Polacchi, i quali si recavano a completare gli
studi presso le università di Bologna, Parigi e Praga. Le
prime opere in lingua nazionale furono composte in epoca
relativamente tarda, ma sia le strofe ternarie del canto
mariano Bogurodzica (Madre di Dio) — un inno religioso del
tutto originale risalente alla fine del Duecento, notevole
per il suo elevato stile — sia la ricercatezza delle
raccolte di sermoni del XIV-XV secolo (Prediche della Santa
Croce, Prediche di Gniezno) fanno fede della grande abilità
letteraria degli anonimi autori, che ben si districavano tra
le premesse teoriche legate alla composizione del verso o
all'orazione in prosa. Il modesto patrimonio letterario del
medioevo polacco è da attribuirsi alla peculiare situazione
politica del Paese, in cui l'esigenza di concentrare le
forze per respingere i pericoli incombenti da Occidente non
favoriva l'esercizio delle belle arti. Soltanto nel secolo
XV l'attività letteraria si vivacizza, sia grazie alla
stabilità raggiunta dallo Stato, unificato da Casimiro III
il Grande, sia grazie alla attività dell'Accademia di
Cracovia. Essa, inaugurata nel 1364 (e rinnovata nel 1400),
diviene un importante centro scientifico e culturale, cui
affluiscono molti stranieri. Si possono enumerare
realizzazioni particolarmente importanti nel campo del
pensiero politico sociale (Jan Ostroróg, 1436-1501), mentre
capolavoro della prosa è la Historia Polonica di Jan Diugosz
(1415-1480), sottile diplomatico e ardente patriota. Nella
poesia domina la tematica religiosa: parecchie opere non
sono che rifacimenti o traduzioni di opere in latino, e
spesso sono artisticamente più interessanti dei modelli da
cui sono tratte; manca invece completamente la poesia
cavalleresca, così rigogliosa in Occidente nei secoli
medievali.
L'avvento del rinascimento, mentre regnavano gli
ultimi esponenti della dinastia jagiellonica, coincise in
Polonia con i processi socio-economici del XV e XVI secolo,
in seguito ai quali l'alta e media nobiltà consolidò la
propria supremazia, sottomettendo gli abitanti della città e
i contadini. Le idee umanistiche vennero importate dai
diplomatici che tornavano dall'Italia, dall'alto numero di
giovani che studiavano in Bologna, Padova e Roma, e da
alcuni stranieri. A quell'epoca la letteratura polacca vive
una fase di crescita eccezionalmente proficua,
contraddistinta non solo dall'aumento quantitativo in
svariati campi e forme della poesia dotta, ma anche
dall'apparire di generi attinti dalla tradizione popolare.
Contemporaneamente alla poesia polono-latina (Mikolaj
Hussowski, Klemens Janicki) aumenta la produzione letteraria
in lingua nazionale: tra i suoi alfieri si distingue Biernat
di Lublino (1465-1529), uno dei personaggi più interessanti
del primo rinascimento polacco. Di gran lunga superiore alla
loro è tuttavia l'opera di Mikolaj Rej (1505-1569),
protestante, il primo a qualificarsi scrittore di
professione e perfetto conoscitore della lingua materna.
Tuttavia, si deve considerare come la più completa sintesi
delle nuove correnti dell'epoca rinascimentale in campo
letterario, e coronamento delle sue trasformazioni, l'opera
di
Jan Kochanowski (1530-1584), il maggior poeta slavo fino
al romanticismo. La sua fama è legata a Piesni (Canti),
Fraszki (Frasche) e soprattutto ai Treny (Lamenti), nei
quali cantò la diletta figlia morta in tenera età. Accanto a
Rej e a Kochanowski, la terza figura di spicco del
rinascimento polacco fu Andrzej Frycz Modrzewski
(1503-1572), esponente della letteratura politica e
dottrinaria, in cui si riflettevano le trasformazioni
strutturali dello Stato e le polemiche religiose connesse
con la Riforma e la Controriforma. Va segnalato inoltre
Lukasz Górnicki (1527-1603), autore del Cortigiano polacco,
rifacimento dell'opera del Castiglione, mentre tra gli
autori dell'ultimo rinascimento risaltano Szymon Szymonowic
(1558-1629), Sebastian Fabian Klonowic (1545-1602) e
soprattutto Mikolaj Sep Szarzynski (1550-1581) i cui versi,
penetrati di misticismo religioso e dì riflessioni sul
significato della vita, preannunciano nella letteratura
polacca la nuova età barocca.
Il Barocco e l'Illuminismo
In Polonia il barocco offre
svariate sfaccettature: da quella severa, imbevuta dello
zelo e dell'ardore della Controriforma, nell'opera dei poeti
metafisici, fino ai testi sensuali e coloriti della poesia
laica, di corte e di circostanza. La peculiarità del barocco
polacco sì manifesta anche nell'ambito degli scritti
religiosi (omiletica, agiografia e letteratura polemica).
Diventa di particolare attualità, in un'epoca in cui la
sicurezza dell'Europa è minacciata dalla potenza ottomana,
la problematica, riccamente documentata nella letteratura,
dell'ideale cristiano del"cavaliere senza macchia" che
combatte contro gli infedeli; un altro tema di moda è quello
della vita idilliaca e l'elogio dell'onestà della vita
legata alla campagna, unita all'ideale di indipendenza.
Il periodo barocco non produsse a dire il vero un autore della
statura di un Kochanowski, tuttavia il suo retaggio trovò
continuatori in un vasto gruppo di poeti ragguardevoli, tra
i quali spiccano il raffinato Jan Andrzej Morsztyn
(1620-1693) e Waclaw Potocki (1621-1696), autore con
interessi sociali e politici molto ampi. Si devono inoltre
citare Samuel Twardowski (1600-1660), tipico seguace del
programma ideologico della Controriforma, e Stanislaw
Herakliusz Lubomirski (1642-1702),
la cui opera è ricordata per lo splendido stile letterario,
e si contraddistingue per la forte adesione all'ideologia
tipica delle cerchie privilegiate del ceto magnatizio.
Fornirono un decisivo apporto allo sviluppo dell'epica
barocca le traduzioni dell'Orlando furioso e della
Gerusalemme liberata realizzate da Piotr Kochanowski in una
lingua forbita ed elevata, secondo i dettami stilistici del
sec. XVI. Meritano inoltre attenzione due insigni
rappresentanti del sarmatismo:Wespazjan Kochowski
(1633-1700), coerente cantore delle virtù nobiliari e dello
statu quo del regime politico della Repubblica, e Jan
Chryzostom Pasek (1636?-1701?) che con Pamietniki (Memorie),
testo classico dell'antica prosa polacca, si rivelò
narratore avvincente, dalla lingua squisita, eppure colorita
e vivace.
Mentre la potenza politica della Polonia va
indebolendosi, si abbassa anche il livello della vita
culturale, fino al definitivo crollo nella prima metà del
Settecento.
L'illuminismo, la cui fase di maturità coincide
con il regno dell'ultimo re della Repubblica nobiliare,
Stanislaw August Poniatowski (1764-1795) e dura fino alla
terza spartizione della Polonia, rappresentò un periodo di
grandi rivolgimenti intellettuali. I suoi valori acquisirono
particolare importanza sullo sfondo del marasma culturale
che caratterizzò il periodo di governo degli stranieri re
sassoni. Alla vita scientifica e letteraria che andava
allora risvegliandosi si accompagnò l'attività di
istituzioni moderne, che grazie alla loro opera di
diffusione dei contenuti illuministi contribuiscono a
formare la coscienza sociale e politica: le riviste
(Monitor), il teatro, che diventa di carattere nazionale e
pubblico, e la Commissione per l'Educazione Nazionale, che
si occupa della riforma scolastica. Tutta la letteratura è
pervasa da uno spirito di sollecitudine per il futuro della
nazione.
Se però Franciszek Bohomolec (1720-1784), il
redattore di Monitor, o il vescovo Adam Naruszewicz
(1733-1796) nelle loro opere spesso ridondanti di intenti
didascalici si sforzano di educare la società nobiliare
lamentandone la decadenza morale, ecco che Franciszek
Zablocki (1752-1821), Julian Ursyn Niemcewicz (1758-1841) e
il poeta giacobino Jakub Jasinski (1761-1794) si spingono
ben oltre nella critica sociale, saturando la loro opera
letteraria di contenuti politici e dimostrando che la
letteratura può rappresentare un efficace strumento di lotta
per il mutamento della realtà esistente.
La figura più
rappresentativa dell'epoca illuministica in Polonia è
tuttavia Ignacy Krasicki (1735-1801), fustigatore dei
costumi nelle sue favole e satire; non minore importanza ha
per la storia del romanzo polacco, come autore del romanzo
moderno I casi di Mikolaj Dos'wiadczyriski (1776). Tra gli
altri poeti emergono StanislawTrembecki (1739-1812),
eccellente favolista e autore dí poemi descrittivi e
didascalici, e il libertinoTomasz Kajetan Wegierski
(1756-1787).
Nel campo dei generi letterari prevalgono
decisamente la satira, la favolistica, l'epistola poetica,
il poema eroicomico e la commedia imperniata sulla satira di
costume, mentre si presenta alquanto sbiadita la lirica;
tuttavia anche qui si incontrano eccellenti autori nelle
persone di Franciszek Karpinski (1741-1825), Franciszek D.
Kniaz nin (1750-1807) e Józef Szymanowski (1748-1801), la
cui opera riflette le svariate sfumature del sentimentalismo.
Per quanto concerne la drammaturgia si segnalarono Zablocki,
Niemcewicz e Wojciech Boguslawski (1752-1829), che fu al
contempo autore di testi teatrali, attore e direttore di
teatro. Punto focale nello sviluppo della prosa polacca fu
anche la pubblicistica politica dell'epoca, coltivata da
Stanislaw Staszic (1755-1826), Hugo Koliataj (1750-1812) e
Franciszek Salezy Jezierski (1740- 1791).
La seconda metà del
XVIII secolo costituisce per la storia polacca un periodo di
grandi trasformazioni economiche, sociali e culturali, che
non valsero tuttavia a salvare il Paese dalla tragedia delle
spartizioni.
L'Ottocento
La letteratura degli anni 1795-1863 nasce
ormai dopo la perdita dell'indipendenza da parte della
Polonia, fatto che riveste un'importanza decisiva per la
problematica filosofico-morale affrontata da tutti gli scrittori di questo
periodo. Proprio in quest'epoca, un fenomeno che porterà
conseguenze assai significative è la suddivisione tra
Polacchi emigrati e Polacchi in patria, in quanto il
fallimento dell'insurrezione del 1830 costringe un gran
numero di importanti scrittori e artisti a lasciare il Paese.
In esilio, soprattutto a Parigi, nascono le opere più
importanti della poesia romantica polacca, il cui inizio
costituisce l'edizione avvenuta nel 1822 (a Vilna) del primo
volumetto di poesie di Mickiewicz. Adam Mickiewicz
(1798-1855), figura di primo piano della cultura europea e
autore di capolavori della poesia lirica e descrittiva (Pan,
Tadeusz), fu al contempo tribuno della libertà dei popoli,
considerato dalle generazioni successive il vate nazionale.
Il romanticismo polacco tocca vette elevatissime anche con
l'opera, fantasiosa e sublime per profondità di pensiero, di
Juliusz Slowacki (1809-1849), iniziatore del dramma moderno
polacco, e di Zygmunt Krasinski (1812-1859) il cui dramma La
Non-divina Commedia rappresenta la trasposizione artistica
dell'intuizione sociologica e storiosofica del poeta, così
come della sua conoscenza della situazione dell'Europa
travagliata dalle insurrezioni. Un linguaggio poetico
specificamente lirico, ascetico e intenso fu invece il
principale mezzo di espressione per Cyprian Kamil Norwid
(1821-1883), poeta, drammaturgo e pittore, uno tra i massimi
pensatori dell'Ottocento polacco. Formatosi nel periodo
romantico, nella sua opera approfondì molti problemi, al
contempo però, in contrasto con il suo messaggio ideale e
poetico, fu l'iniziatore in Polonia di una poesia
estremamente moderna.
Un gruppo a parte formarono i poeti
della "scuola ucraina": Józef Bohdan Zaleski
(1802-1886),Antoni Malczewski (17931826) e Seweryn
Goszczynski (1801-1876), affascinati dalla bellezza
selvaggia della natura nell'Ucraina polacca e dalla leggenda
dei Cosacchi innamorati della libertà.
Mentre la letteratura
dell'emigrazione produce i capolavori del romanticismo
polacco, in patria viene svolgendosi una letteratura dai
toni più dimessi e caratterizzata dal prevalente interesse
per la drammaturgia e per la prosa. Nella drammaturgia
spicca Aleksander Fredro (1793-1876), il maggior
commediografo polacco di tutti i tempi, che fonde le
tradizioni settecentesche agli elementi del realismo
romantico, al contempo tra i prosatori figura di primo piano
è Józef Ignacy Kraszewski (1812-1887), scrittore
incredibilmente prolifico, capace di raggiungere, grazie ai
suoi racconti di facile ricettibilità, la "massa" dei
lettori. Infine, tra i numerosi epigoni della poesia
romantica, si devono menzionare: Wincenty Pol (1807-1872),
Kornel Ujejski (1823-1897) e Teofil Lenartowicz
(1822-1893).
Con un insuccesso si concluse anche
l'insurrezione del 1863, il cui fallimento provoca il crollo
di tutte le illusioni accarezzate dal messianismo romantico,
e che favorisce la reazione in senso positivistico nelle tre
grandi zone in cui era diviso il Paese (sotto l'occupazione
russa, austriaca e prussiana).
Il positivismo comtiano e
naturalistico spinge molti autori ad abbandonare i sogni
romantici e a incentrare i propri interessi sul lavoro "organico"
di tutti i giorni, contro gli astratti ideali di tipo
spiritualistico. I generi letterari più in auge in Polonia
diventano ora la novella realistica e il romanzo storico e
sociale. Nella prosa conoscono il successo Boleslaw Prus
(1847-1912), il più grande scrittore del periodo, nel quale
l'eccezionale spirito di osservazione e la grande maestria
formale si uniscono all'atteggiamento profondamente umano
(La bambola, Le emancipate), e Eliza Orzeszkowa (1841-1910)
che combatte per i diritti della donna ed esamina i
principali conflitti del tempo. Torna a riproporsi anche il
rapporto verso il passato, e nessuno come Henryk Sienkiewicz
(1846-1916), che conquista il riconoscimento mondiale con il
suo Quo vadis? (premio Nobel 1905), pur essendo un maestro
anche nella novella d'argomento contemporaneo, riesce a far
rivivere le trascorse glorie, rafforzando il sentimento
patriottico. Scarsamente coltivata è invece la poesia, i cui
maggiori rappresentanti sono Adam Asnyk (1838-1897) e Maria Konopnicka (1842-1910), autrice anche di novelle e di
splendide favole per i bambini e i giovani.
Fine Ottocento e Novecento
Negli ultimi decenni del secolo
XIX e nei primi quindici anni del XX, la letteratura polacca
avverte il bisogno di abbandonare le ideologie che
vorrebbero mettere l'arte all'esclusivo servizio delle
finalità sociali. Rivendicando la libertà artistica, il
nuovo movimento artistico e letterario, che prende il nome
di "Giovane Polonia", si dichiara ostile in letteratura a
ogni tendenza didattica o moralizzatrice e sceglie come
modello artistico la poesia del romantico J. Slowacki,
quella dei simbolisti francesi e dei nuovi poeti
tedeschi. Tuttavia solo pochi scrittori, fra cui Stanislaw
Przybyszewski (1868-1927), rimangono fedeli ai principi
dell'estetismo puro. Gli altri nella prassi letteraria
seguono ciascuno il richiamo della propria vocazione
individuale.
Caratteristica primaria di questo periodo è
infatti il sincretismo delle posizioni filosofiche, che si
fonde alla ricchezza e alla varietà delle proposte
artistiche: dal naturalismo, attraverso il parnassismo,
l'impressionismo e il simbolismo, fino all'espressionismo e
al neoclassicismo. Tra gli esponenti più significativi
della poesia della "Giovane Polonia" si distinguono
Kazimierz Przerwa Tetmajer (1865-1940), Jan Kasprowicz
(1860-1926), Leopold Staff (1878-1957), Tadeusz Micinski
(1873-1918) e Boleslaw Lesmian (1878-1937), quest'ultimo
considerato oggi da molti come il più completo poeta polacco
del XX secolo.
Anche la prosa di questo periodo attesta
l'interagire di svariate tendenze artistiche, e si allontana
dal modello di romanzo formatosi nella generazione di Prus e
della Orzeszkowa. Esprime la parità di diritti tra tendenze
realistiche, naturalistiche e impressioniste l'opera di
Stefan Zeromski (18641925) il quale, oltre a essere uno dei
maggiori romanzieri del Novecento polacco, si dedicò al
teatro e alla pubblicistica. Narratori di grande rilievo
sono anche Wladyslaw Stanislaw Reymont (18671925), che con
il suo romanzo I contadini conseguì il premio Nobel 1924, e
Waclaw Berent (1873-1940), autore d'élite, nella cui prosa
si avverte l'influsso della poetica dell'estetismo e del
simbolismo. Da segnalare anche i romanzi di Waclaw
Sieroszewski (1858-1945) caratterizzati dalla forte impronta
di autenticità.
Il dramma all'epoca della "Giovane Polonia" è
un genere letterario coltivato dalla maggior parte degli
scrittori: in questo campo tuttavia giganteggia Stanislaw
Wyspianski (1869-1907), autore di drammi a carattere
visionario, con testi che sono considerati tra i più
originali del neo-romanticismo europeo (Le nozze), e al
contempo poeta e pittore. Al dramma naturalistico è dedicata
l'opera di Gabriela Zapolska (1857-1921) e quella di
Wlodzimierz Perznski (1877-1930), mentre quello pre-espressionistico
ha i suoi maggiori autori in Zeromski, Micinski e Karol
Hubert Rostworowski (1877-1938). Nell'ultima fase di
quest'epoca la critica letteraria, con i libri di Stanislaw
Brzozowski (1878-1911) e Karol Irzykowski (1873-1944) compie
una ricapitolazione delle conquiste e degli errori della
letteratura del periodo, lanciando un'aperta critica contro
i residui metafisici e il formalismo della "Giovane
Polonia".
Leuforia che nel 1918 segue in Polonia il recupero
dell'indipendenza viene registrata fedelmente dalla
letteratura. Liberi dall'impegno di servire la causa
nazionale si sentono i giovani del gruppo "Skamander" di
Varsavia, gli stessi che in seguito diventeranno i poeti
maggiori nel periodo tra le due guerre: Julian Tuwim
(1894-1953), Kazimierz Wierzynski (1894-1969), Jan Lechon
(1899-1956), Antoni Slonimski (1895-1976) e Jaroslaw
Iwaszkiewicz (1894-1980). Gli skamandriti con il loro
sostanziale eclettismo rispondono bene alle richieste del
pubblico; troppo eccentrica invece sembra la poesia del
futurismo (Bruno Jasienski, Aleksander Wat), che in Polonia
conosce un successo effimero.
Accanto al futurismo e ai
gruppi analoghi, come il formismo (Leon Chwistek, Stanislaw
I. Witkiewicz), si afferma il movimento degli espressionisti,
che tuttavia cede ben presto il posto a tendenze meglio
allineate sulle posizioni dei movimenti più moderni,
espresse negli anni Venti dalla Avanguardia di Cracovia",
con Tadeusz Peiper (1891-1969) e Julian Przybos (1901-1970),
e più tardi dalla "Seconda Avanguardia". Quest'ultima,
accedendo a una dimensione filosofica più ampia, assume, nei
suoi maggiori rappresentanti quali Józef Czechowicz
(1903-1939) di Lublino, e Czeslaw Mifosz (1911) di Vilna, un
atteggiamento pessimistico di fronte al futuro dell'umanità.
Matura anche la corrente della poesia rivoluzionaria di
Wladyslaw Broniewski (1897-1962), mentre peculiari accenti
di humour grottesco introducono i versi di Konstanty
Ildefons Galczynski (1905-1953).
La prosa tra le due guerre
riscopre una nuova dimensione del quotidiano. Nel suo ricco
panorama dominano le opere di Juliusz Kaden Bandrowski
(1885-1944), di Andrzej Strug (1873-1937), di Zofia
Nalkowska (1884-1954) e soprattutto quelle di Maria
Dabrowska (1889-1965), che con il suo romanzo Notti e giorni
compie un riuscito tentativo di creare un romanzo
sociologico moderno. La narrativa di carattere epico trova i
suoi migliori rappresentanti anche in J. Iwaszkiewicz e
Maria Kuncewiczowa (1899-1989).
Un posto a parte occupano
invece due scrittori che, rompendo radicalmente con il
romanzo "specchio di vita" del XIX sec., sono destinati a
ricevere il riconoscimento internazionale soltanto dopo la
seconda guerra mondiale: Bruno Schulz (1892-1942),
sperimentatore originale nell'ambito psicologico
dell'irrazionale, e Witold Gombrowicz (1904-1969), nei cui
racconti e romanzi si svolge un'analisi sarcastica della
condizione umana.
Il clima di inquietudine e di pessimismo
generalmente diffuso negli anni Trenta si riflette anche
negli esordi dei più promettenti narratori di quei tempi:
Adolf Rudnicki (1912-1990), Jerzy Andrzejewski (1909-1983),
Tadeusz Breza (1905-1970) e Teodor Parnicki (1908-1988).Tra
i più significativi cultori dell'arte drammatica del periodo
si pongono Jerzy Szaniawski (1886-1970) , autore di drammi
psicologici, e Stanislaw Ignacy Witkiewicz (1885- 1939), romanziere, pittore e drammaturgo caratterizzato
dall'immaginazione surrealista e da un senso sarcastico del
grottesco.
Durante la seconda guerra mondiale le deportazioni,
gli stermini e la resistenza contro l'occupante tedesco
decimarono la classe intellettuale del paese: tragico fu il
destino dei giovani poeti varsaviesi, che perirono durante
l'insurrezione (K. K. Baczynski, T. Gajcy), oppure
sopravvissero passando per l'inferno di Auschwitz (Tadeusz
Borowski, 1922-1951). Molti degli scrittori più noti
abbandonarono la patria, dando vita a una letteratura
d'emigrazione tra le più significative negli anni della
guerra e del dopoguerra.
Dopo il 1945 si accendono le
polemiche ideologiche tra fautori e avversari del regime
comunista, ma alla crescita organica della letteratura mette
fine il 1949, l'anno in cui la dottrina del "realismo
socialista" di tipo sovietico diventa il credo artistico cui
devono ispirarsi gli scrittori.
Il processo di revisione
inizierà solo con gli anni del "disgelo" (1955-'56) in cui si
moltiplicano i tentativi di conferire alla cultura polacca
orientamenti più autonomi.
Dal 1945 a oggi alla pluralità
degli interessi tematici si accompagna la ricca
differenziazione degli stili e dei linguaggi, l'intrecciarsi
di atteggiamenti ideologici eterogenei, e una grande varietà
di posizioni rispetto alla tradizione letteraria. Il
fenomeno appare dotato di una forte dinamica interiore e
vanta molte opere significative, coinvolte in profondità nei
gravi problemi posti dall'epoca contemporanea. La
letteratura postbellica trae ispirazione dagli avvenimenti
della guerra e dell'occupazione nazista, e dalla nuova
realtà sociopolitica del Paese. Scrittori già cari al
pubblico d'anteguerra rappresentano la continuità della
tradizione polacca pur nelle mutate condizioni di vita (J.
Iwaszkiewicz, M. Dabrowska, Z. Nafkowska).
Molti tra i
maggiori prosatori contemporanei, come J. Andrzejewski, A.
Rudnicki o Kazimierz Brandys (1916), mescolano saggio,
diario e romanzo. Parecchio successo riscuotono le opere che
scavano nel profondo delle biografie e delle genealogie,
come quelle di Julian Stryjkowski (1905- 1996), Andrzej Kusniewicz (1904-1993) o Tadeusz Konwicki (1926); profonda è
anche l'impronta lasciata dal romanzo storico, con ambizioni
innovative dal punto di vista intellettuale e formale (T.
Parnicki, Hanna Malewska, 1911-1983, Wladyslaw Terlecki, 1933).
Tra
fenomeni più originali e validi ecco la prosa che ricorre
alla poetica del grottesco: Witold Gombrowicz, Slawomir
Mrozek (1930) e Stanislaw Dygat (1914-1978). Una posizione
autonoma occupa Stanislaw Lem (1921), autore di fortunati
racconti ispirati alla science-fiction. Un ruolo
considerevole nell'ambito del romanzo del dopoguerra
svolgono pure Leopold Buczkowski (1905-1989), Igor Newerly
(1903-1987), Jan Józef Szczepanski (1919), mentre tra i
numerosi prosatori che avevano debuttato a partire dal 1956
spiccano Marek Hlasko (1934-I969),Tadeusz Nowak (1930-1991), Marek Nowakowski (1935); tra quelli pervenuti alla ribalta
negli ultimi decenni meritano attenzione, tra gli altri,
Edward Stachura (1937-1979), Wieslaw Mysliwski (1932),
Henryk Grynberg (1936), Andrzej Szczypiorski (1924). Tra i
più giovani, infine, hanno scritto opere di rilievoTadeusz
Siejak, Dariusz Bitner, Pawel Huelle, Marek Slyk, Józef
Lozinski, Krystyna Kofta e molti altri.
A partire dal 1945,
anche nella produzione poetica polacca si moltiplicano i
nomi illustri con liriche eccellenti, e si susseguono
indirizzi e tendenze. Continuano a operare i poeti formatisi
prima del 1939 - come Staff, Iwaszkiewicz, Mieczyslaw
Jastrun (1903-1983), Przybos, Galczynski,
Broniewski, Adam Wazyk (1905-1982), Czeslaw Milosz (1911,
premio Nobel nel 1980) - accanto ai quali troviamo i nuovi
esponenti della letteratura: si notano in particolare Miron
Bialoszewski (1922-1983), Jan Twardowski (1916), Artur
Miedzyrzecki (1922), Jerzy Ficowski (1924), Rafal Wojaczek
(1945-1971), Stanislaw Grochowiak (1934-1976), Ewa Lipska
(1945).
Hanno arricchito il variegato paesaggio dei poeti
polacchi anche i versi degli esponenti della "nuova ondata"
degli anni 1968-70: Stanislaw Baranczak, Adam Zagajewski,
Julian Kornhauser, Ryszard Krynicki e Krzysztof Karasek.
Rimane però tuttora incontrastato il primato del quartetto
forse più rappresentativo tra i poeti del dopoguerra,
composto da Wislawa Szymborska (1923), premio Nobel 1996,
Tadeusz Rózewicz (1921), Zbigniew Herbert (1924) e Milosz,
accomunati dalla riflessione sul senso dell'esistenza
individuale e collettiva e sulle scelte morali dell'uomo
contemporaneo.
Anche nella drammaturgia del dopoguerra
risalta la ricchezza delle poetiche. Accanto alle opere di
Leon Kruczkowski (1900-1962), che vogliono dare una risposta
al bisogno politico del potere, il primato spetta ai
racconti parabolici e metaforici, al grottesco, alle
commedie che rientrano nel teatro dell'assurdo. Gli autori
predominanti sono Slawomir Mrozek e Tadeusz Rózewicz, ma
ricca di inventiva formale è anche la produzione
drammaturgica di Ireneusz Iredynski (1939-1985), Janusz
Krasinski (1928) e Janusz Glowacki (1938).
Dopo il 1976
l'accentuarsi della frattura tra intellettuali e potere
politico va di pari passo con la nascita di numerose
pubblicazioni non autorizzate; alcuni scrittori operano
contemporaneamente nel circuito dell'editoria ufficiale e
presso l'Istituto Letterario di Parigi, la cui base, fin dal
1946, è a tutt'oggi il mensile Kultura diretto da Jerzy
Giedroyc.
Nel periodo della crisi socio-politica iniziatasi
conia proclamazione dello "stato di guerra" contro
Solidarnosc
(13 dicembre 1981), la tensione fra scrittori e ambiente
politico si riacutizza ma, nonostante le differenziate
reazioni dei primi, i burrascosi eventi di quegli anni non
portano a un mutamento significativo nelle tendenze
letterarie.
A partire dalla caduta del regime comunista
(1989) si è avuta soltanto una larga apertura verso l'opera
degli scrittori in esilio, per un quarantennio emarginata e
proibita nella Polonia Popolare. Irrompono nella vita
intellettuale del Paese, accolti con grande slancio, oltre
allo stesso Milosz, scrittori come Gustaw Herling
Grudzinski (1919), Stanislaw Vincenz (1888-1971),Andrzej
Bobkowski (1913-1961), Jerzy Stempowski \(1893-1969),
Wlodzimierz Odojewski (1930) e molti altri.
|
|
 |
 |
 |
 |
|