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LETTERATURA RUSSA

Il russo, appartenente al gruppo slavo (slavo-orientale, come l'ucraino e il bielorusso) della famiglia indoeuropea, è la lingua ufficiale della Repubblica Federale Russa, ed è parlato da oltre 150milioni di persone. E' parlato anche all'estero, tanto nel cosiddetto estero vicino, cioè nelle Repubbliche ex sovietiche, come l'Ucraina, la Bielorussia, la Kirghisia, il Kazakistan, il Turkmenistan, nel Caucaso ecc., quanto nelle folte colonie russe negli Stati Uniti d'America, nel Canada, in Argentina e in altri Paesi: almeno un milione e mezzo di persone parlano il russo come lingua materna in molte parti del mondo. Si distingue un antico russo, lingua letteraria scritta fino al XVII secolo, un medio russo, il russo letterario del XVIII secolo, e il cosiddetto neorusso, o russo moderno, che è la lingua attuale, in continua evoluzione. Il russo scritto nei caratteri detti cirillici, derivati dall'alfabeto greco.


Dalle origini al sec. XVII
Oggi, dopo il ritrovamento del cosiddetto Libro di Veles, molte idee sugli inizi scritti della letteratura russa sono cambiate. Questo libro (tavolette trovate da un emigrato e poi scomparse, dopo essere state ricopiate e studiate) è però considerato da molti una falsificazione. Il libro abbraccia un periodo che va dal 650 d.C. fino all'ultimo quarto del secolo IX, è scritto in alfabeto precirillico e in una lingua protorussa forse parlata dai sacerdoti pagani di Novgorod. Uno dei testi letterari sempre citati è la Storia dei tempi andati di Nestor, una cronaca del XII secolo (ma con inserti anteriori), pervenutaci in due manoscritti più tardi, il Laurenzianoe l'Ipaziano. Precedentemente esistevano altre cronache, come quelle (assai numerose) di Novgorod (che continuarono anche dopo la cronaca di Nestor). C'era anche la cronaca novgorodiana di Ioakim: in genere queste cronache sono ignorate volutamente da Nestor, per rivalità politiche e religiose. Alcuni studiosi (come il Lesnoj) parlano anche di un protografo, una cronaca primaria, poi ricopiata parzialmente nelle cronache Voskresenskaja, Nikonovskaja, e altre. Le fiabe russe (che nell'Ottocento saranno raccolte dall'Afanas'ev), leggende mitiche, canti rituali ecc. rivelano le storie degli dei precristiani, come Perun (dio della guerra e del tuono, diventato Il'ja Muromec, eroe delle cosiddette byliny, canti epici raccolti per la prima volta nella metà del Settecento da Kira Danilov), Burja, dea della tempesta, detta anche Burja-Jagà, consorte del dio Veles (un dio importante affine, per molti versi, all'Apollo greco), diventata poi la famosa strega Baba Jagà. La fusione tra le fiabe o miti ricostruiti e la mitologia pagana si trova nelle Canzoni dell'uccello Gamajun, in cui si racconta l'epos protorusso, storie di eroi cosmici ecc. Dopo l'inizio della cristianizzazione di Kiev (nel 988), al tempo del gran principe Vladimiro, comparvero molte vite di santi (La vita di Boris e Gleb, la Vita di Feodosij Pečerskij, dell'XI secolo ecc.). Un'opera, da alcuni ritenuta una falsificazione del Settecento, ma dalla maggioranza degli storici ritenuta autentica, è il Canto dell'impresa di Igor, scritta forse nel XII secolo, in cui si narra la sfortunata impresa di un piccolo principe di Novgorod-Severskij (un principato della Russia meridionale, oggi Ucraina). Intonazione profonda della letteratura russa del XIII secolo era il patriottismo: la terra russa era continuamente tormentata dagli assalti delle tribù nomadi, e per sopravvivere bisognava combattere. Oggetto delle cronache e di opere letterarie fu l'invasione mongolo-tatara (il Pianto sulla desolazione della terra russa, La narrazione della battaglia sul fiume Kalka, La narrazione della distruzione della città di Rjazan da parte di Batyj). Importante la Vita di Alessandro Nevskij. Nel 1380 avvenne la battaglia dell'Oltre Don, che segnò l'inizio della riscossa dei Russi contro il giogo mongolo. Questa battaglia è descritta in una specie di poema (Zadoncina o Battaglia dell'Oltre Don) scritta più tardi: i sostenitori dell'inautenticità dell'Igor affermano che i falsificatori avrebbero copiato la Zadonačina, ma illustri studiosi hanno dimostrato, con prove, che non è vero: anche perchè il Canto dell'impresa di Igor è un'opera poetica, e la Zadonačina non lo è. La letteratura dei secoli XIV e prima metà del XV riflette il processo e le vicende psicologiche che accompagnarono l'unificazione dei principati della Russia nord-orientale, intorno a Mosca, e la formazione di uno Stato centralizzato. Il centro dell'attenzione diventa Mosca: c'è Mosca dietro la Zadonačina e altri scritti che descrivono il principe Dmitrij Donskoj, il vincitore di tale battaglia (i campi di Kulikovo) e altri episodi della riscossa antitartara. Si sviluppa ulteriormente la letteratura religiosa (i monaci avevano in mano quasi tutta la letteratura), come la Vita di S. Sergio di Radone~ (XV secolo), il santo nazionale russo, la Vita di Stefano di Perm (opera, come la precedente, di Epifanij Premudryj, Il Saggissimo). Nella seconda metà del XVI secolo si hanno opere derivate da racconti orali, come la Storia di Pjotr e Fevronija di Murom. Nel secolo XVI la letteratura si sottomette sempre di più agli interessi dello Stato. Lo stile di quest'epoca è molto solenne e sfarzoso. Si creano testi che espongono e divulgano i problemi della vita spirituale, i rituali, la vita quotidiana, il diritto: I grandi Čet'i Minei, specie di breviari mensili, approvati dalla Chiesa per la lettura di ogni giorno, mese per mese, il Libro della buona condotta, I cento capitoli e in particolare il Domostroj, nel quale si rappresenta la vita famigliare diretta dal capofamiglia. Si diffonde anche una certa pubblicistica, che risente di echi del rinascimento europeo, come le composizioni di Ivan Peresvetov. Proprio su queste idee e su una buona conoscenza anche della letteratura europea si formò l'ideologia dello zar Ivan il Terribile (1540-1584), anch'egli considerato un rjurikide come il primo principe di Kiev, Vladimir il Santo (cioè discendente da Rjurich o Rrich, più o meno mitico conquistatore scandinavo delle terre russe). Di Ivan sono La storia del granducato moscovita e le Lettere, molto interessanti, corrispondenza con il suo avversario politico principe Andrej Kurbskij (1528-1583).

Nel XVII secolo la letteratura si trasforma in una letteratura di tipo moderno, influenzata da quella europea. Sono i cosiddetti tempi torbidi, dopo la morte dello zar Ivan il Terribile (l'elezione dello zar Michail Romanov avverrà solo nel 1613), con l'invasione dei Polacchi, la guerra dei contadini (guidata da Ivan Bolotnikov, morto nel 1608). Diversi scrittori cercano di capire Ivan il Terribile, Boris Godunov, il Falso Demetrio, descrivono il loro carattere, prospettando ipotetiche motivazioni. Escono molti racconti anonimi di vita quotidiana (Il racconto sul giudizio di Semja-kin, Messa alla trattoria, Racconto sul figlio di contadini ecc.). Cambia anche il tipo delle agiografie, che diventano più realistiche: per esempio il Racconto su Uljanija Osorginadi Dru~ina Osorgin. L'esempio più brillante di questo genere è rappresentato dalla Vita dell'arciprete Avvakum (1620 o 1621-1682), lo scrittore vecchio-credente (i vecchi credenti non accettavano la riforma liturgica del patriarca Nikon). Avvakum sofferse per la sua fede, fu deportato in Mongolia, poi imprigionato in una buca sottoterra e infine bruciato sul rogo. Nasce anche la narrativa d'amore: il Racconto di Marfa e Maria, il Racconto di Savva Grudcyn ecc. Si traducono i romanzi cavallereschi (le traduzioni sono in prosa), si hanno raccolte di novelle (Il grande specchio, il Racconto di Bova principe, rifacimento di una storia di soggetto italiano, la storia di Buovo d'Antona o di Ancona). Nel Seicento si diffonde la versificazione, detta sillabica (la poesia più antica, come quella epica, non aveva precise norme di versificazione ed era libera). La versificazione sillabica, su suggestione polacca, aveva un numero prestabilito di sillabe e le rime baciate e femminili (cioè di parole accentate sulla penultima sillaba). Ne fu esponente Simeon Polockij (1629-1680): prima di diventare monaco si chiamava Samuil Emel'janovič Petrovskij Satinanovič, di nazionalit propriamente bielorussa, ma scrisse in russo moltissime poesie moralistiche religiose, e drammi sacri.



Il Settecento
Dal 1682 al 1725 regnò lo zar Pietro I, famoso per aver aperto una finestra sull'Europa, e anche per aver speso una mostruosa quantità di soldi. Con Pietro cominci l'occidentalismo, la Russia si aprì, fin troppo, all'Occidente; arrivarono nuove correnti letterarie, e nomi stranieri: barocco, classicismo, sentimentalismo. Il classicismo si formò opponendosi al barocco (Polockij in un certo senso può chiamarsi un poeta di tipo barocco) . Gli iniziatori della poesia del classicismo furono il principe Antioch Dmitrievic Kantemir (1709-1744) : figlio di un signore moldavo, si trasfer a Mosca nel 1711, dove iniziò la carriera diplomatica, che concluse come ambasciatore a Londra. Scrisse nove satire, in cui deride gli oppositori della scienza, gli ignoranti, i funzionari ladri ecc., e un trattato di metrica sillabica. Con lui sono da ricordare Vasilij Kirillovic Tredjakovskij (1703-1769) , poeta, scienziato, traduttore, autore di un Nuovo e breve aiuto per la composizione dei versi russi, autore del poema Telemachida, ispirato a Fènelon (Le avventure di Telemaco) , Michail Vasil'evic Lomonosov (1711-1765) , anch'egli poeta, teorico, scienziato multiforme, la maggiore personalità del Settecento russo, e Aleksandr Petrovic Sumarokov (1717-1777) .

Furono questi quattro poeti e studiosi a dare inizio alla nuova letteratura russa: Kantemir, con le sue satire, può essere considerato il primo realista, ma fu Lomonosov il vero fondatore della letteratura russa. Egli fissò le norme della lingua letteraria (nella teoria dei tre stili alto, medio e basso) e introdusse la nuova versificazione, detta sillabo-tonica fondata sul numero degli accenti e delle sillabe, con grande varietà, e con l'uso di una terminologia, ancora oggi in uso, ripresa da quella greco-latina (giambi, trochei, anapesti, amfibrachi, dattili ecc.) . La sua Lettera sull'utilità del vetro, in versi, è un vero e proprio trattato scientifico; scrisse inoltre magnifiche odi, in stile classico, come, per esempio, l'Ode sulla conquista di Chotin (1739) , Le meditazioni sulla maestà divina e altre molto belle e maestose. Sumarokov, poeticamente meno dotato di Lomonosov, fu un tenace ed elegante letterato, si considerava il Racine e il Voltaire russo, coltivò il genere della tragedia, e fu anche pioniere del giornalismo e della critica letteraria.

La storia del dramma e del teatro russo ebbe inizio durante il regno della zarina Elisabetta. La prima opera per il palcoscenico, secondo tutte le regole, fu la tragedia Chorev (1740) di Sumarokov. Durante il regno di Caterina II, principale autore di teatro fu Jakov Borisovic Knjaznin (1742-1791) , marito di una figlia dell'imperatrice. Ma il drammaturgo più importante fu Denis Ivanovic Fonvizin (1788-1854) , famoso per le sue commedie satiriche, come Il minorenne e il Brigadiere. Anche Caterina scriveva: oltre a commedie, scrisse Istruzioni (1767) , basate sulle idee di Beccaria e di Montesquieu, opere, fra l'altro, proibite in Francia. Più tardi l'imperatrice tentò di imitare Shakespeare e cominciò a pubblicare su riviste letterarie da lei promosse, in cui il maggiore satirico fu Nikolaj Ivanovic Novikov (1744-1818) . Ma Caterina, spaventata dalla rivoluzione francese (e dalla rivolta di Pugacov) si rimangiò tutte le idee liberali e rafforzò l'autocrazia. Mise anche in carcere Novikov, che nel frattempo era diventato massone. Ma la pubblicazione delle riviste satiriche fu ripristinata da Ivan Andreevic Krylov (1769-1844) , famoso per le sue favole: è il La Fontaine russo. Nel criticare acutamente i costumi della classe media, non fu mai maligno, ma sorridente e divertente. Il merito di aver creato il poema epico moderno spetta a Michail Matveevic Cheraskov (1733-1807) , autore della Rossiade, in cui si canta la conquista della città (allora) tatara di Kazan' da parte di Ivan il Terribile, e anche del Vladimir, sull'introduzione del cristianesimo in Russia. Un altro autore satirico di brevi opere in poesia, fu Valerian Nikolaevic Majkov (1823-1847) , autore del poema scherzoso Eliseo o il Bacco irritato. Però la migliore storia in versi scritta è quella di Ippolit Fjodorovic Bogdanovic (1743-1803) , autore di Dusenka, rifacimento originale ed elegante di Psyche et Cupidon di La Fontaine. L'ode fu un genere molto importante al tempo di Elisabetta e di Caterina la Grande. Tutti gli autori di odi, molto richieste dai nobili, erano in genere imitatori di Lomonosov, a eccezione di Derzavin. I più noti autori di odi furono Vasilij Petrovic Petrov (1736-1799) , a dire il vero deriso, al suo tempo, per la pesantezza del verso, autore di poesie declamatorie e adulatorie in onore di Caterina II e dei suoi favoriti e amanti (Caterina non si vergognò di definirlo un secondo Lomonosov) e Vasilij Vasil'evic Kapnist (1757-1823) , che fu anche drammaturgo, e scrisse una vibrante Ode contro la schiavitù, contro la servitù della gleba in Ucraina. La sua commedia migliore è La delazione. Ma il maggiore poeta fu Gavril Romanovic Derzavin (1743-1816) , uno dei più grandi e originali poeti russi. La sua fama si diffuse con l'ode Felica, rivolta a Caterina, in cui ne loda, s, le doti, ma la mette in guardia anche dagli errori e la incita a volere il bene del popolo. Derzavin mescolò arditamente lo stile alto e lo stile basso, e trasformò l'ode in un genere poetico e fertile. Descrisse la sua vita filosoficamente imperturbabile nel poema Evgenij, o la vita a Zvanka; l'ultimo volo della sua anima fu l'ode Alla mortalità. A lui si deve anche una bellissima Ode a Dio, nonchè eleganti poesie anacreontiche. Gogol' lo ha chiamato il poeta della grandezza. Il suo stile vigoroso, forse un po' barbaro, molto personale e virile, è un risultato artistico di prima grandezza. Proprio da lui ha inizio la linea dei grandi poeti e scrittori russi come Pukin, Tolstoj, Leskov, Blok. Verso la metà degli anni Settanta del XVIII secolo si diffonde l'influenza delle idee preromantiche inglesi e tedesche, come pure si avvertono le idee di Rousseau. Si elaborano nuovi generi, come la ballata e la canzone. Il poeta più evidente del sentimentalismo fu Ivan Ivanovic Dmitriev (1760-1837) e più ancora lo fu Nikolaj Michailovic Karamzin (1766-1826) , diventato celebre con il suo romanzo La storia della povera Lisa, una fioraia che si uccide per il suo amore tradito. Ma Karamzin, oltre a molte poesie, diari di viaggio ecc. ci ha lasciato una monumentale Storia dello Stato russo (la prima edizione fu in 12 volumi) , una delle fonti (o miniere) più preziose per conoscere la storia russa. Come giornalista fu editore dell'importante rivista letteraria e culturale Il messaggero d'Europa. Propose anche un rinnovamento della lingua russa, nel senso della semplicità, dell'abbandono totale delle parole antico-slave che ancora l'infarcivano, e fu comunque contrario alla teoria, ormai cristallizzatasi, dei tre stili. La lingua letteraria russa moderna si formò sulle idee e gli esempi di Karamzin, che ebbe molti detrattori ma anche molti seguaci, che poi la innovarono in vario modo. Contemporaneo di Karamzin fu Vasilij Trofimovic Nareznyj (1781-1825) , novelliere che per primo raccontò la vita della Russia e dell'Ucraina dei cosacchi, e può essere considerato precursore di Gogol'.


L'Ottocento
La poesia cominciò ad assumere caratteri nuovi, profondi, a partire dalle opere di Vasilij Andreevič Žukovskij (1783-1852), che sarebbe divenuto l'educatore del futuro zar Alessandro II. Una sua rielaborazione della ballata del tedesco Brger, Lenora, del 1808, fu considerata come il manifesto della nuova scuola poetica, di tipo romantico. Zukovskij, assieme a Konstantin Nikolaevič Batjsukov e a Pjotr Andreevič Vjazemskij fondò la società letteraria Arzamas, un circolo per conversazioni, dibattiti, letture letterarie. Negli anni Venti creò una nuova, melodiosa lingua poetica, sulla base delle riforme di Karamzin. Per tutto il secolo la poesia di Zukovskij servì da modello per i poeti (e non solo per quelli elegiaci). Particolare seguito ebbero gli esempi di Zukovskij nel campo della versificazione. Le tradizioni elegiache trovarono espressione nella poesia di Anton Antonovič Del'vig (1798-1831), amico di Pukin, editore della rivista I fiori del nord (1825-1831) e dell'altra rivista La gazzetta letteraria (1830-1831), il cui nome fu ripreso in seguito da altri scrittori e giornalisti (esce anche oggi). Alcune poesie di Del'vig (ma anche di altri) furono messe in musica. Anche Evgenij Abramovič Baratynskij (1800-1844) fu uno dei più notevoli poeti del tempo: la sua lirica si distingue per il contenuto filosofico e per la profondità psicologica. Pure di elevato contenuto filosofico fu la lirica di Dmitrij Vladimirovič Venevitinov (1805-1827), morto tragicamente a soli ventidue anni: fu uno dei più intensi poeti romantici dell'epoca di Pukin, e fu anche sottile critico letterario. Nel 1803 nacque Ivan Fjodorovič Tjutčev, morto nel 1873, che fu anche addetto all'ambasciata russa di Torino: fu un poeta della natura, dell'amore, un poeta filosofico, profondo nello scrutare i misteri dell'essere. Con Pukin e con Lermontov può essere considerato tra i maggiori poeti russi, e non solo dell'Ottocento. A lui si ispirarono in particolare i movimenti modernisti della fine del secolo scorso e del nostro. Nel 1812 i Russi sconfissero i Francesi napoleonici invasori, e questo fatto ebbe riflessi sulla poesia: fu un poeta di guerra l'ussaro Denis Vasil'evič Davydov (1784-1839). In Russia per alcuni anni regn l'influenza di Byron. Furono anni di grande fervore intellettuale. I poeti erano tutti nobili, naturalmente, ma l'intellettualità nobile e creativa fu stroncata dal fallimento della rivolta dei decembristi (1825), che volevano una costituzione. Il regime di Nicola I, che successe ad Alessandro I e alle speranze che aveva suscitato, fu un regime poliziesco, cupo. L'atmosfera del secolo d'oro non c'era più. Ma in questi decenni e poi per sempre fu sovrana la figura del grandissimo poeta e prosatore russo Aleksandr Sergeevič Puskin (1799-1837), morto in duello. Per il tono e l'atmosfera l'arte di Puskin può essere paragonata a quella di Mozart. Non possiamo costringere il suo genio multiforme in questo o quel genere: egli fu grande in prosa, in poesia, nel teatro e come critico. Le opere scritte durante il liceo (frequent l'unico liceo esistente allora in Russia, quello imperiale di Carskoe Selò) e subito dopo già riassumono, assorbono e superano le conquiste principali delle altre scuole poetiche. Nelle sue fiabe in versi (come Lo zar Saltan, Il galletto d'oro, La zarina morta, Il prete e il suo servo Balda, dell'inizio degli anni Trenta) veniva elaborato poeticamente il folklore della Russia precristiana o dei primi secoli del cristianesimo. Un'influenza byroniana si sente in certi suoi poemi, come Ruslan e Ljudmila (1820), Il prigioniero del Caucaso (1821) , I fratelli masnadieri (1821), La fontana di Bachcisaraj (1922), Gli zingari (1824). Nell'opera teatrale, di grande rilievo, Boris Godunov(1825), Puskin mostrò il legame tra il destino dell'uomo e il destino del popolo. Splendidi i piccoli drammi come Mozart e Salieri, Il festino durante la peste, Il cavaliere avaro, La rusalka, Il convitato di pietra (1830). Tra il 1823 e il 1830 Puskin scrisse il romanzo in versi, che fu definito enciclopedia della vita russa: Eugenio Onegin, storia di un eroe romantico, che per noia e poi pentendosi uccide in duello un amico, si innamora invano di una fanciulla, Tat'jana Larina, viaggia inseguito dai suoi fantasmi. Mentre lavorava al suo capolavoro, Puskin scrisse altri poemi, come il Conte Nulin (1825), La casetta a Kolomna (1830), Poltava (1830), il Cavaliere di bronzo (1833), un meraviglioso e tragico poema, in cui si racconta la storia di un piccolo uomo schiacciato dalla società e della sua allucinazione (si ritiene perseguitato dal cavaliere di bronzo, cioè dalla statua di Pietro il Grande). Puskin scrisse anche meravigliosi racconti in prosa, come Le storie di Belkin(1830), la Dama di picche (1833), la Figlia del capitano (1836), per non parlare di racconti incompiuti (come Dubrovskij) e molti articoli critici acuti. Puskin liquidò per sempre la superata teoria dei tre stili, nonchè il distacco tra la lingua parlata e la lingua letteraria, tutta l'esperienza umana divenne in lui la sostanza della sua poesia e della sua prosa. Difficile trovare uno stile così perfetto e cristallino come il suo, in poesia e in prosa. In prosa può essere considerato il primo realista russo autentico, il primo vero originale romanziere.

Un altro Aleksandr Sergeevič è rimasto nella letteratura del XIX secolo, e cioè Griboedov (1795-1829), diventato classico grazie a un'unica opera, la commedia in versi giambici Che disgrazia l'ingegno (1824), in cui si intrecciano classicismo e realismo, concretezza psicologica, acuta attualità del dramma, e un lessico ricco. L'opinione pubblica nel giornalismo era controllata da Faddej Venediktovič Bulgarin (1789-1859), di origine polacca (Tadeusz), un disertore delle truppe napoleoniche, che si propose come compito quello di essere devoto allo zar, di essere censore (e fu un censore al servizio della polizia), e di reprimere tutto ciò che era giovane e fresco in letteratura. Diresse la rivista L'ape del nord. Ma sulla scena letteraria cominciano a comparire i rappresentanti dell'intellighenzia non nobile, come Nestor Vasil'evič Kukol'nik (1809-1868), autore di drammi storici, Nikolaj Ivanovič Nadedin (1804-1856), direttore della rivista Il telescopio, di cui fu successore Vissarion Grigor'evič Belinskij (1811-1848), che fu il vero e proprio padre di questa intellighenzia. Collaborò a molte riviste e scrisse numerosi e fondamentali saggi di critica letteraria, passando attraverso varie fasi. Nel 1836, sulla rivista Il telescopio, furono pubblicate Le lettere filosofiche(in francese), di Pjotr Jakovlevič Čaadaev, molto critiche nei confronti del regime. Per questo Čaadaev fu proclamato pazzo e la rivista fu proibita. Il declino della grande poesia del secolo d'oro cominciò presto, però ci fu ancora un grande poeta, Michail Jur'evič Lermontov (1814-1841) , anch'egli morto in duello. Divenne famoso con la poesia La morte del poeta, scritta in occasione della morte di Puskin. Nel 1840 la rivista Memorie patriottiche, pubblicata dal suo amico Andrej Aleksandrovič Raevskij (1810-1889), rivista fondata nel 1839, riportò un'antologia delle sue poesie, e il romanzo Un eroe del nostro tempo che divenne subito famoso. Le opere principali di Lermontov sono venti poemi, fra cui Mcyri (1829-1830), Il boiaro Orsa, Chadi Abrek(entrambi del 1835), e il grandioso poema (di cui ci restano molte redazioni) Il Demone (1829 e poi 1833, 1839). Il compositore Rubinstein lo usò come libretto per l'opera omonima. E ancora: la ballata Borodinò (in memoria della celebre battaglia vinta contro Napoleone) e il dramma in rime Il ballo in maschera. Lermontov è un poeta romantico, ribelle, tragico, metafisico e mistico; osserva attentamente il mondo interno dei protagonisti (compresi gli spiriti, angeli o demoni che fossero). Un nuovo concetto della personalità nasceva dalle nuove esigenze verso il mondo, con sentimenti di estremo massimalismo nei confronti di una società "vuota": i più avanzati poeti degli anni Trenta respinsero la disciplina formale della scuola di Žukovskij, e svilupparono il lato emozionale ed espressionista della poesia. Lermontov, grande autore di bellissime, indimenticabili liriche (come, per esempio, Esco solo sulla strada), fu uno di loro. Abbiamo già ricordato Tjutčev, che attraversa come una luce splendida tutto l'Ottocento, ma dobbiamo ricordare anche altri poeti minori ma degnissimi; come Vladimir Grigor'evič Benediktov (1807-1873), che fu per anni un idolo dei lettori con gusti romantici; Aleksej Stepanovič Chomjakov (1804-1860), poeta, filosofo della storia, teologo, nonchè autore di drammi storici, uno degli iniziatori del cosiddetto slavofilismo, la teoria secondo la quale gli Slavi dovevano essere ben distinti dall'Occidente, di cui non dovevano imitare le mode, i difetti, la cultura; Nikolaj Alekseevič Polevoj (1796-1846), poeta, scrittore, storico e giornalista; Aleksandr Aleksandrovič Bestu~ev (1797-1837): il suo pseudonimo letterario fu Marlinskij: deportato in Siberia come decembrista) , editore, insieme con Kondratij Fjodorovic Ryleev (1795-1826) dell'almanacco letterario La stella polare. Ryleev fu un poeta energico e onesto, mentre Bestuev Marlinskij fu un romanziere di tipo romantico; Karolina Karlovna Pavlova (1807-1893) fu una poetessa di talento: inoltre il suo salotto letterario fu il più frequentato di Mosca; il poeta Nikolaj Grigor'evič Cyganòv (1797-1831), autore di canzoni molto popolari. Ci furono poi gli iniziatori del realismo russo, come Ivan Ivanovič Lazečnikov (1792-1869), romanziere di una certa efficacia; Aleksandr Fomič Vel'tman (1800-1870), pure romanziere; Vladimir Fjodorovič Odoevskij (1803-1869), autore di romanzi fantastici, esoterici, critico musicale, uno dei fondatori del circolo dei Ijubomudry o Amici della sapienza; Nikolaj Filippovič Pavlov (1803-1864), collaboratore di riviste come Mnemosina, Il telegrafo moscovita, Galatea, Il messaggero moscovita: fu poeta, prosatore e traduttore; Elena Andreevna Gahn (1814-1842), romanziera, madre della famosa fondatrice della Societ Teosofica Elena Blavatskaja (Blavatski); Michail Petrovič Pogodin (1800-1875), di orientamento naturalista; Vladimir Ivanovič Dal' (1801-1873), novelliere, etnografo, linguista, autore di un famoso dizionario della lingua russa, paragonabile al nostro Tommaseo, autore di molti saggi etnografici e anche di una ricca raccolta di proverbi; lascia nella letteratura il suo profumo fresco, delicato, ribelle e vergine il diario di Marija Konstantinovna Baakirceva (1860-1884), che fu anche pittrice.

Il 19 marzo 1809 a Sorocincy, nella provincia di Poltava (Ucraina), nasceva Nikolaj Vasil'evič Gogol', da una famiglia di origine cosacca. Il suo primo poema, Hans Kchelgarten, che pubblicò con lo pseudonimo V. Alov, fu poi da lui stesso bruciato (tutte le copie recuperate dai librai). Negli anni 1831-1832 pubblicò Le veglie alla fattoria presso Dikanka, e ottenne un successo immediato. Nel 1835 pubblicò Mirgorod, contenente diversi racconti, come Il Vij, e il romanzo di vita cosacca Taras Bul'ba;uscì anche la raccolta di novelle Arabeschi, con la Prospettiva della Nev, Le memorie di un pazzo, e Il ritratto. Qualche anno dopo vedono la luce Il naso e la commedia L'ispettore generale (o Il revisore). In pochi anni crebbe così l'albero delle idee e della maestria artistica di Gogol', alle cui radici stava il folklore ucraino, un forte tronco consolidatosi nel tempo, con archetipi di valore universale. E veniva rappresentata in modo eccezionale la realtà russa, con il suo centralismo statale, la sua burocrazia, e c'erano pure misticismo, satira, magia. A Gogol', si ispirarono molti scrittori successivi anche non russi, come Kafka. Dal Ritratto è nato il Dorian Gray di Wilde. Tra il 1832 e il 1836 Gogol' ebbe contatti con il grande Puskin, il quale gli suggerì l'idea delle Anime morte. La notizia della morte di Puskin la ebbe quando già si trovava all'estero, dove visse per dodici anni, sia in città termali della Germania, sia specialmente a Roma da lui molto amata. La stesura de Le anime morte fu l'occupazione principale, molto tribolata e sofferta, degli anni che gli rimasero da vivere (morì nel 1852). Si tratta di un'opera satirica, idealista, naturalista, epica e profetica, in cui la Russia si riflette come in una sfera di cristallo. Secondo lo storico della letteratura Mirskij, Gogol' è il più grande scrittore russo. Non basta paragonarlo a Shakespeare e a Tolstoj, o metterlo accanto a Rabelais. Neanche Puskin e Tolstoj possedevano qualcosa di simile a questo vulcano dell'immaginazione. Da ricordare è anche Aleksandr Herzen (1812-1870), uomo politico e scrittore, morto a Parigi. Nella sua pubblicistica degli anni 1842-1855 si riflette la lotta sociale e trovano grande spazio le discussioni tra slavofili e occidentalisti. Herzen rappresentava l'occidentalismo. La maggior parte della sua vita Herzen la passò a Londra pubblicando la rivista Kolokol (La campana). Herzen fu, si può dire, il continuatore del già citato Belinskij, che giudicò gli autori del secolo d'oro da un punto di vista idealista. Diventò proverbiale la sua frase pensare per immagini come centro della creazione letteraria, un'idea di origine tedesca. Ma è certo che Belinskij, dopo la fase idealistico-hegeliana passato a una forma di materialismo e di criticismo sociale, fu un critico intelligente ma di parte, e può considerarsi responsabile, come dice il Mirskij, dell'assassinio della letteratura russa degli anni Sessanta e Settanta. La sua critica sociale della letteratura si trasformò (non certo in Herzen) in un dogma. Scrittore democratico fu Michail Evgrafovič Saltykov cedrin (1826-1889), di idee occidentaliste: nelle sue opere satiriche creò l'immagine della vita russa in chiave maliziosamente caricaturale. In vita ebbe grande successo: rappresentò quadri della vita provinciale (come I pompadour e le pompadour, I signori di Takent). Il suo capolvoro è I signori Golovljov (1880), storia della disgregazione di una famiglia della nobiltà terriera, formata da personaggi avidi, egoisti e ubriaconi.

Il realismo russo nacque verso la metà del secolo, la sua genealogia fu varia: molti grandi scrittori (come Sergrej Aksakov, Fjodor Dostoevskij, Ivan Gončarov, Anton Čechov, Maksim Gor'kij, fino a Ivan Bunin e altri) ne furono rappresentanti in vario modo. Le tappe della vita letteraria di Fjodor Michailovic Dostoevskij (1821-1881) furono numerose. Il suo esordio fu il breve romanzo Povera gente (1844-1845), che gli procurò fama di poeta e scrittore di valore. Dopo due altri romanzi brevi venne esiliato in Siberia, per aver frequentato riunioni di carattere politico, e, dopo essere stato condannato a morte, proprio mentre era già sul patibolo, arrivò un messo dello zar Nicola I (che amava scherzi del genere) per annunciare che la pena di morte veniva annullata, e al suo posto Dostoevskij doveva essere deportato in Siberia (1849); lì rimase nove anni, senza scrivere niente. Negli anni Sessanta Dostoevskij creò il romanzo ideologico e psicologico, dando vita a personaggi indimenticabili, di una profondità sorprendente. Il critico Michail Bachtin (1895-1975) definì i romanzi di Dostoevskij polifonici, opere dove si intrecciano molte trame, dove si scontrano molti personaggi, dove esce l'oscurità dell'inconscio. Basterà ricordare opere come Memorie di una casa morta (1861-1862), ispirato alla sua permanenza nel bagno penale in Siberia, Delitto e castigo (1866), Il giocatore (1868), L'idiota (1868), I demoni (1871-1872), in cui vengono lucidamente preannunciate le degenerazioni di una società socialista, o comunque rivoluzionaria, I fratelli Karamazov (1879-1881), la sua opera più monumentale. In questi romanzi vengono profeticamente portate alla luce tutte le ferite della società, in tutti i suoi strati, società in cui maturavano esplosive idee rivoluzionarie.

L'anno della morte di Dostoevskij coincise con l'anno dell'assassinio di Alessandro II, che provocò fratture sanguinose nella storia. Ivan Sergeevič Turgenev (1818-1883), morto a Parigi, registrò, con profonda sensibilità, le idee e i movimenti cruciali che vibravano nell'aria del suo tempo. Ognuno dei suoi racconti, come nella raccolta I racconti di un cacciatore (1852) e dei suoi romanzi, come Rudin (1856), Nido di nobili (1859) , Alla vigilia (1860), Padri e figli (1862), Fumo (1867), Terre vergini (1876), coglieva i problemi sociali più acuti, i travagli psicologici più complicati, le immagini tipiche del momento. E questo complesso mondo si riflette anche nei suoi molti e bellissimi racconti, come Primo amore, Il canto dell'amor trionfante (ambientato nell'Italia del rinascimento), Clara Milič, nonchè nei Senilia (poemi in prosa).

Il re di Spagna Juan Carlos disse una volta che gli Spagnoli e i Russi sono due popoli equivalenti: il primo ha creato il Don Chisciotte, il secondo ha creato Oblomov. Il creatore di questo personaggio, nel romanzo omonimo, è Ivan Aleksandrovič Gončarov (1812-1891). Oblomov, divenuto una specie di archetipo, del 1859. Altre opere di Goncarov sono la Fregata Pallada (1858), Una storia comune (1847) e Il burrone(1869). Oblomov divenne una specie di simbolo della Russia sonnolenta, inerte e pigra. Nel giardino della poesia, nella seconda metà dell'Ottocento, fiorirono sia i poeti dell'arte per l'arte o dell'arte pura, non impegnata, sia i poeti impegnati, come il citato Nekrasov. Fra i poeti dell'arte per l'arte va ricordato Afanasij Afanas'evič Sensin-Fet (1820-1892), poeta eclettico e melodioso. Il maggiore drammaturgo di questi anni fu Aleksandr Nikolaevič Ostrovskij (1823-1886), il vero fondatore del dramma russo in senso moderno. Scrisse una quarantina di opere per il teatro, fra le quali ricordiamo Con i propri ci si arrangia (1850), Non sederti sulla slitta non tua (1853), Povertà non è vizio (1854), L'educanda (1859), L'uragano (o La tempestadel 1860), che è il suo capolavoro, Colpevoli senza colpa (1884). Drammaturgo minore ma importante fu Aleksandr Vasil'evič Suchovò-Kobylin (1817-1903). Scrisse drammi e anche romanzi Aleksej Feofilaktovič Pisemskij (1820-1881), che fu anche uno dei redattori della rivista Il moscovita. Su posizioni abbastanza avanzate, non fu un vero radicale: la sua opera migliore è Mille anime (1858).

Lev Nikolaevič Tolstoj (1828-1910) esord negli anni Cinquanta con la trilogia in gran parte autobiografica Infanzia, Adolescenza, Giovinezza(1852-1857), cui seguirono i Racconti di Sebastopoli (1855), sulla guerra di Crimea, e La mattina di un proprietario (1856). Un posto a parte occupa il bel romanzo I cosacchi (1863), frutto di un suo soggiorno nel Caucaso. Il pensiero e l'arte di Tolstoj hanno abbracciato tutti i livelli e gli strati sociali, una quantità grandiosa di personaggi, una ricerca ostinata e anche disperata della verità, di Dio, di una religione più giusta, di una società più giusta. Il suo stile perfetto è realista, la sua lingua di un'imponenza da monumento. Scrisse per l'infanzia (l'antologia bellissima I quattro libri di lettura, e altri libri per bambini e ragazzi), narrò le vicende complicate e le sofferenze di una donna appassionata, che concluse la propria vita col suicidio, Anna Karenina(1875-1877), descrisse le colossali battaglie storiche dell'invasione napoleonica nel suo capolavoro Guerra e Pace (1866-1869), e più tardi, con un processo creativo tormentoso, scrisse un altro importante romanzo, Resurrezione, la storia di una ragazza sedotta, finita prostituta e poi spiritualmente e fisicamente risorta. Tutti i romanzi di Tolstoj sono polifonici, la loro composizione , è secondo lo stesso Tolstoj, connessione di tutti con tutto. Questo vale anche per opere di volume minore, come i brevi capolavori La morte di Ivan Il'ic (1886), La sonata a Kreutzer (1889), Chadzi Murat. Fu anche drammaturgo, con il potente dramma Il potere delle tenebre, e con altri. Cercò una nuova interpretazione del cristianesimo, scrivendo addirittura una Teologia dogmatica, e propugnando la tesi della non violenza.

Negli anni Sessanta e Settanta si svillupò l'opera di Nikolaj Semjonovič Leskov (1831-1895), che fu ignorato dai critici perchè non d'accordo con il radicalismo dei populisti o vicini ai populisti (ma lo esaltò giustamente Apollon Aleksandrovič Grigor'ev (1822-1864), poeta e critico sottile e profondo. Le opere di Leskov sono notevoli per la bellezza e la raffinatezza dello stile, per la saggezza, l'originalità, la passionalità e anche l'umorismo grottesco. Alcuni critici l'hanno voluto paragonare a Brueghel il Vecchio. Nel romanzo Gente di chiesa(1872) ha descritto, oltre ai costumi e ai sentimenti dei preti ortodossi, delle loro famiglie, anche i nichilisti (questo termine risale a Turgenev e indica i radicali o rivoluzionari, che non credevano in nessuno dei valori consueti della società), l descritti in modo caricaturale e sprezzante: di qui l'odio per lui da parte della critica populista. Leskov ha saputo descrivere il popolo nella sua semplice e profonda magnanimità. Altri narratori interessanti da ricordare sono Pavel Ivanovič Mel'nikov (1818-1883, più noto con lo pseudonimo di Mel'nikov-Pečerskij), autore di due ottime opere, Nelle foreste (1871-1874) e Sui monti (1875-1881), raccolte di racconti sulle popolazioni della Volga, che egli conosceva profondamente; Vsevolod Michajlovič Garin (1855-1888), autore di un racconto famoso, Il fiore rosso (1883), storia di un delirio; Gleb Ivanovic Uspenskij (1843-1902), legato alla cosiddetta scuola del naturalismo; Dmitrij Narkisovic Mamin-Sibirjak (1852-1912), di origine siberiana, che scrisse anche per i ragazzi; Vladimir Galaktionovič Korolenko (1853-1921), che fu un grande scrittore e un uomo coraggioso (difese ebrei e altre minoranze perseguitate). Nel 1885 Korolenko pubblicò il bellissimo Il sogno di Makar, storia di un contadino siberiano abbrutito dalla vita e dall'alcol, che però Toion (il Dio siberiano) alla fine salva. Di lui si deve ricordare l'autobiografia molto bella Storia di un mio contemporaneo(uscita postuma nel 1922). Negli anni Ottanta e Novanta si affermarono i poeti Aleksej Nikolaevič Apuchtin (1840-1893), Konstantin Konstantinovič Slučevskij (1837-1904), Konstantin Michajlovič Fofanov (1862-1911), che possono essere considerati le prime avvisaglie del decadentismo. Vladimir Sergeevič Solov'jov (1853-1900) fu uno scrittore, poeta e filosofo russo, che influenzò la letteratura del suo periodo e del periodo successivo: benchè non si dichiarasse simbolista, fu di fatto il maestro della scuola simbolista. Nel 1889 pubblicò un libro che fece scalpore, La Russia e la chiesa universale, in cui proponeva addirittura la fusione tra ortodossia e cattolicesimo. Il suo pensiero mistico-escatologico è esposto sinteticamente nel libro Tre conversazioni. Egli può essere considerato come l'amante di Sofia: la Sofia è la sapienza di Dio (il teologo Sergej Bulgakov la definì in seguito quarta persona della Trinità), è l'elemento femminile nell'essenza di Dio, la natura non naturata et naturans, è anche quella che è chiamata l'anima del mondo. Queste idee sono espresse anche nelle liriche: la suggestione sui poeti della giovane generazione dei simbolisti e dei decadenti fu fortissima: particolarmente intensa fu sul maggiore poeta russo del Novecento, Blok.



Il Novecento
A cavallo fra i due secoli visse e scrisse il grande drammaturgo e prosatore Anton Pavlovič Čechov (1860-1904), che esprime i problemi ma anche le conquiste, la calma, tutti gli aspetti della vita russa prerivoluzionaria: ma già avvertiva i campanelli d'allarme. La sua espressione Tutta la Russia è un giardino di ciliegi è un'espressione nostalgica, bella e tragica: perchè il giardino dei ciliegi (titolo di un suo famoso dramma) doveva essere abbattuto. La noia è il personaggio personale di molte sue novelle e drammi, che ebbero un enorme successo. Ricorderemo i drammi Il gabbiano (1896), Zio Vanja (1897), Tre sorelle (1900), Il giardino dei ciliegi (1904).

Dei numerosissimi e affascinanti racconti citeremo solo Il duello, La signora col cagnolino, La steppa, Il racconto di uno sconosciuto, La corsia n. 6, Il monaco nero, L'uomo nell'astuccio, Una storia noiosa. Nelle novelle e nel teatro, con realismo sottile e profondo, con uno stile inimitabile, sintetico, preciso fino al limite (quasi come un bisturi: Čechov era anche medico) si descrive una società passiva, una borghesia decadente, a volte illusa, a volte crudele, si critica aspramente la società, si narra in modo eccellente la vita tragica della quotidianità.

Anche Massimo Gor'kij (pseudonimo di Aleksej Maksimovič Peskov, 1868-1936) cominciò a scrivere nell'ultimo decennio del secolo. Con lui entra nella letteratura il proletariato russo. Detto la procellaria della rivoluzione (Il canto della procellaria, del 1901, preannunzia la rivoluzione), descrisse efficacemente i vagabondi, gli strati degradati della società. Con la raccolta Schizzi e racconti (1898) divenne famoso al grande pubblico. Fu autore di drammi come Piccoli borghesi (1901), I bassifondi (1902), storie di disgraziati finiti in un albergo dei poveri, una specie di asilo di mendicità. Condannato per la sua attività rivoluzionaria, fu poi amnistiato, ma comunque dovette lasciare la Russia e a Capri (dove fra l'altro s'incontrò con Lenin) scrisse il romanzo La madre (1906) che dominò a lungo la letteratura russa sovietica come modello di letteratura del realismo socialista. E' la storia di una donna anziana e religiosa o conservatrice che viene educata alle nuove idee dal figlio, che poi morirà ucciso dai poliziotti. Nel 1913 scrisse l'autobiografia Infanzia, seguita dalle parti successive di tale autobiografia: Fra la gente (1915) e Le mie universit (1917). In seguito, nel 1922, lasciò di nuovo la Russia, per stabilirsi a Sorrento. Nel 1928 rientrò in Russia, pubblicò il vasto romanzo La vita di Klim Samgin, che aveva incominciato nel 1925. Alla fine Gor'kij divenne un sostenitore di Stalin (o fu fatto diventare) e poi cadde vittima (il mistero non è del tutto risolto) di un complotto in cui pare abbiano avuto a che fare i trotzkisti (ma il responsabile della sua morte poteva essere anche lo stesso Stalin: Gor'kij, pure proclamato scrittore ufficiale sovietico, fondatore del realismo socialista ecc., dava troppo fastidio) . Un altro scrittore che godette di grande celebrità fu il novelliere e drammaturgo Leonid Nikolaevič Andreev (1871-1919) , il cui argomento preferito era la morte. Criticò la società russa in racconti come Il governatore (1906) e I sette impiccati (1908); i suoi drammi più famosi furono La vita dell'uomo(1907) , Le maschere nere (1908) , Anatema (1909) . Molte sue pagine preannunciano il simbolismo e anche l'espressionismo (come Re Fame del 1908). L'inizio del XX secolo fu il tramonto di un'intera epoca, un tramonto bellissimo. Per la poesia suonò l'ora del secolo d'argento. Non è semplice distinguere decadentismo e simbolismo: il simbolismo russo aveva una valenza prevalentemente religiosa, e un afflato cosmico, il decadentismo cantava piuttosto la noia di vivere. Ma sia i decadenti che i simbolisti erano attenti alla forma e alla melodia del verso. Pubblicarono le loro poesie, definite simboliste, poeti come Konstantin Dmitrievic Bal'mont (1867-1941), con le raccolte Sotto i cieli del nord (1894), Edifici ardenti (1900) e Saremo come il sole (1903). Il suo eccessivo virtuosismo alla fine stancò i lettori. Fjodor Sologub (pseudonimo di Fjodor Kuzmič Teternikov, 1863-1927) fu noto per le sue poesie simboliste, come nella raccolta Il cerchio fiammeggiante (1908) ma ancora di più per i suoi romanzi, come Il demone meschino (1905), un profondo e tormentato romanzo, al cui centro c'è il professor Peredonov, un essere gretto, malvagio, perverso, e il fantasioso romanzo La leggenda che si crea (1908-1912). Dmitrij Sergeevič MereZkovkij (1866-1941) teorico della nuova letteratura fu noto come poeta, ma più ancora come romanziere: scrisse la trilogia Cristo e l'Anticristo, comprendente i tre romanzi Giuliano l'apostata o la morte degli dei (1896), Leonardo da Vinci, o la resurrezione degli dei (1901), Pietro e Alessio (1905), che divennero famosi anche in Italia. Un'altra sua opera famosa fu il saggio Tolstoj e Dostoevskij (1901: Tolstoj è il poeta della carne, Dostoevskij il poeta dello spirito). Morì, emigrato, a Parigi (prima dell'occupazione tedesca: sono calunnie quelle che ne fanno una specie di delatore dei tedeschi). Zinaida Nikolaevna Gippius (1869-1945), moglie di Merezkovskij, fu poetessa e narratrice. Di particolare importanza fu l'opera di Valerij Jakovlevič Brjusov, poeta, romanziere, novelliere, giornalista, critico letterario, che pubblicò raccolte intitolate I simbolisti russi (molte poesie erano dello stesso Brjusov, altre fingeva che fossero tradotte da altre lingue). Egli fondò e diresse una rivista fondamentale per il simbolismo, Vesy (La Bilancia), che sostituì la lussuosa rivista dell'art nouveau Mir Iskusstva (Il mondo dell'arte). Un'altra rivista simbolista fu Zolotoe runo (Il vello d'oro). Brjusov scrisse il romanzo erotico-mistico L'angelo di fuoco, ambientato nel Cinquecento. Per Merezkovskij i tre nuovi elementi fondamentali dell'arte dovevano essere il contenuto mistico, i simboli (necessari, perchè le realtà mistiche non potevano essere trasmesse per realismo, ma solo per allusioni e richiami arcani), e l'impressionismo artistico. La generazione successvia fu quella di Andrej Belyj (pseudonimo di Boris Nikolaevič Bugaev, 1882-1934), figlio di un professore di matematica, grande teorico del simbolismo, autore di molte poesie, fra cui la raccolta mistico-romantica-simbolista Oro nell'azzurro; nel 1909 del volume di saggi Il simbolismo, nel 1912 di un romanzo famoso, Pietroburgo (in cui si narra l'attentato che un figlio terrorista compie contro il proprio padre burocrate): successivamente Belyi si innamorò dell'occultismo, della teosofia steineriana (fu a Dornach, in Svizzera, con Steiner): nel 1917 salutò la rivoluzione d'ottobre con il poema Cristo è risorto (un'immagine religiosa della rivoluzione): poi emigrò in Germania. Nel 1921 scrisse Primo incontro, bellissime poesie di ricordi: tornato in Russia si dedicò alla memorialistica (Memorie di Blok, Al confine tra due secoli, L'inizio del secolo, Tra due rivoluzioni) . Scrisse ancora romanzi (Mosca) e saggi (L'arte di Gogol'). Belyi fu un ricercatore profondo e anche bizzarro, teorico del simbolismo e poeta simbolista, amico di Aleksandr Aleksandrovič Blok (1880-1921), il maggiore poeta, come s'è detto, che nei Versi della Bellissima Dama cantò in modo struggente e squisito la Sofia divina e umana, mai raggiungibile: Blok cantò il mistero delle paludi intorno a Pietroburgo (La violetta notturna), creò straordinarie figure femminili, come la Maschera di Neve o Faina, cantò l'orrore e i misteri della città, espresse il destino storico della sua patria (Rodina), cantò la Russia in modi originali e avvolgenti. Fu autore di poemi come Gli Sciti o I dodici, la storia di dodici guardie rosse, fra cui anche un assassino, viste, per un momento, redentrici del mondo (come i dodici apostoli). Scrisse anche per il teatro (La baracchetta dei saltimbanchi, La sconosciuta, Il re sulla piazza, La rosa e la croce e altri drammi lirici).

Il terzo dei giovani simbolisti, con Blok e Belyj, fu Vjačeslav Ivanovič Ivanov (1866-1949). Specialista in storia greca e romana, subì l'influsso di Nietzsche e del suo culto dionisiaco, scrisse saggi sulla religione ellenica e sul dionisismo; la sua casa a Pietroburgo fu un centro di vita culturale e artistica fondamentale. Scrisse poesie in una lingua densa di arcaismi, fu un teorico del simbolismo, ritenne la poesia un fatto mistico, teurgico. Tra le sue molte opere in prosa e poesia ricordiamo la raccolta di versi Cor ardens. Nel 1924 si trasferì in Italia dove insegnò a Pavia e poi a Roma. Igor' Vasil'evič Severjanin (pseudonimo di I. V. Lotarjov, 1877-1941) fu un estenuato poeta decadente, in cui si rivelano l'egoismo e la frivolezza della borghesia alla vigilia della rivoluzione. Un altro movimento, che si oppose al simbolismo, fu quello degli acmeisti, anzitutto con Innokentij Fjodorovič Annenskij (1856-1910); gli acmeisti erano contro il linguaggio oscuro dei simbolisti, erano per la chiarezza: Annenskij fu un grande grecista, eccellente traduttore di Euripide, e autore di poesie e drammi di notevole intensità, in cui si riflette il male di vivere (un suo simbolo è una bambola trascinata giù per una cascata). Altri acmeisti furono Nikolaj Stepanovič Gumiljov (1886-1921): morì fucilato dai rivoluzionari per un presunto complotto filomonarchico) e sua moglie Anna Achmatova (Anna Andreevna Gorenko, 1889-1966), finissima, sensibile e profonda poetessa. Acmeista (anzi uno dei fondatori dell'acmeismo) fu Sergej Mitrofanovič Gorodeckij (1884-1967), in origine assai vicino ai simbolisti, e cantore del mondo pagano antico russo. Un altro poeta raffinato (e anche novelliere) fu Michail Alekseevič Kuzmin (1875-1936), un poeta sensuale, sensibile ai richiami dell'alessandrinismo (come nei suoi Canti alessandrini).

Seguirono i cubo-futuristi. Fu futurista (o almeno si proclamò tale) anche Vladimir Vladimirivoč Majakovskij (1893-1930), che fu anche pittore di manifesti, e araldo della rivoluzione. Majakovskij fu un poeta rivoluzionario ma, con il suo suicidio (che fu definito suicidio per un amore infelice, ma potè essere stato dettato anche da una forte delusione politica, e qualcuno pensa che anche lui sia stato ucciso), dimostrò che l'entusiasmo per la rivoluzione fu poi represso dal potere burocratico sovietico. Per la sua personalità vigorosa divenne, con Chlebnikov, uno dei maggiori esponenti del futurismo russo. Dipinse migliaia di manifesti di propaganda (non solo politica ma anche igienica, sociale, semplicemente educativa), manifesti semplici e di rara efficacia. Nel 1923 divenne direttore della rivista LEF, organo del fronte sinistro delle arti, che aveva assorbito anche i futuristi (e molti artisti come il regista Sergej Ejzenstejn). Da convinto futurista egli cercò sempre di inventare nuove parole e di usare una sintassi più libera (ma non raggiunse i livelli di parola libera di Marinetti). Per il teatro scrisse il dramma Mistero buffo (messo in scena dal grande regista V. Mejerhol'd): nel 1925 scrisse il grandioso poema dedicato a Lenin (che era morto l'anno prima) Vladimir Il'ic Lenin, poi rievocò la rivoluzione nel poema Bene!. Ma in lui c'è anche l'angoscia, che si sente in molte delle sue molte poesie: l'entusiasmo della rivoluzione, la fede in un rinnovamente benefico e totale del mondo, venivano tormentati da dubbi e angosce. Il suo scetticismo appare nella commedia avveniristica La cimice (1928) e ancora di più ne Il bagno (1929), zeppo di burocrati, di avventurieri, filistei, falsi rivoluzionari. Fra gli altri suoi poemi ricordiamo La nuvola in pantaloni (1915), Flauto di vertebre (1916), La guerra e l'universo (1921), in cui immagina un mondo contrario alla guerra, in cui tutti i caduti dovranno resuscitare, e i cannoni si trasformeranno in docili oggetti di pace, Amo (1922). La critica gli fu spesso ostile, ma, verso la metà degli anni Trenta, Stalin lo proclamò poeta vero della rivoluzione: in realtà egli rappresentò tragicamente il dissidio tra l'entusiasmo e la delusione, cosa comune a molti sinceri rivoluzionari. Abbiamo ricordato tra i futuristi il poeta Velemir Chlebnikov (1885-1922), che nel 1909 pubblic il primo almanacco dei futuristi Il vivaio dei giudici. La sua poesia è organizzata in senso cubista, per blocchi di immagini. Nella sua poesia fu sempre alla ricerca della asianicità della terra russa, e volle anche rievocare mondi primordiali. Inventò la poesia transmentale, in cui, attraverso artifici fonici e risonanze etimologiche molto suggestive, cercò di ricreare mondi perduti o immaginari. Dobbiamo ricordare qui un altro grande poeta, che fu vittima della dittatura staliniana, Osip Emel'janovič Mandel'stam (1891-1938), morto in un campo vicino a Vladivostok. Di origine ebraica, fu uno dei maggiori attivisti e poeti dell'acmeismo, nel 1933 pubblicò il Viaggio in Armenia, fu confinato a Voronez, poi liberato, ma di nuovo deportato. La sua vita e il suo tempo sono narrati in due libri della vedova, Nadezda Nikolaevna Chazina (L'epoca e i lupi, 1970, e Le mie memorie, 1971). Mandel'stam è senz'altro uno dei maggiori poeti del Novecento russo: all'inizio, nelle raccolte Pietra (1913) e Tristia (1922) si manifesta come acmeista, con uno stile preciso ed efficace: poi allarga il mondo della sua visione e inventa vertiginose metafore (per esempio nel poema 1" gennaio 1924), infine, specialmente nei Quaderni di Voronez, esprime pienamente l'angoscia del suo tempo. Era un grande cultore della cultura classica (specialmente greca), scrisse prose di vario genere, fantastico-narrative (Il francobollo egiziano, del 1929) e critiche (come nel densissimo libro La quarta prosa, 1931): fu un profondo conoscitore e acuto interprete di Dante. Parlando di poeti dobbiamo ricordare i poeti contadini, primo fra i quali Sergej Aleksandrovič Esenin (1895-1925). Questi fece rivivere l'anima contadina e i miti russi, in liriche molto melodiose, come nelle raccolte Radunica (1916) e Azzurrità (1918); trasferitosi a Mosca, sbandato, diventò il poeta delle bettole, (Mosca delle bettole, 1924, e Confessione di un teppista, 1921). Nel 1922 accompagnò la moglie, la famosa danzatrice Isadora Duncan, negli Stati Uniti, ma il matrimonio durò assai poco. Viaggiò anche in Azerbaigian, di cui cantò la bellezza (Tu, mia Gajanè). Ma la sua vita era ormai tragicamente segnata: la poesia L'uomo nero, uscita postuma nel 1926, dà il segnale della sua tragedia interiore, che lo portò al suicidio (se non fu ucciso). Altri poeti contadini furono Nikolaj Alekseevič Kljuev (1887-1937), amico di Blok, cantore del mondo dei vecchio-credenti. Un altro importante poeta del tempo fu Maksimilian Aleksandrovič Voloin (1877-1932), che fu anche un buon pittore. Visse a Parigi, poi tornò in Russia, dove fu accolto nell'ambito dei simbolisti. Nel 1916 pubblicò la raccolta Anno mundis ardentis e nel 1919 Demoni sordomuti. Sentì l'influsso dei parnassiani francesi e degli impressionisti. Fu attratto anche dall'antroposofia di Steiner. Dobbiamo ancora ricordare diversi romanzieri. Anzitutto uno dei maggiori, che fu anche poeta, e cioè Ivan Alekseevič Bunin (1870-1953), che nel 1933 ottenne il premio Nobel. Il villaggio (1909) fu il suo primo romanzo di successo. Seguì Valsecca (1911), in cui tratta la decadenza dell'aristocrazia. Nel 1915 pubblicò Il signore di San Francisco, storia di un ricco americano che non era mai vissuto, ma era soltanto esistito, impegnato solo a far soldi. Poco dopo i cinquant'anni compie una crociera con moglie e figlia (la prima vacanza da una non-vita) ma, appena arrivato a Capri, muore. E' il capolavoro di Bunin, quadro dell'insensata civiltà. Altre opere importanti, oltre a innumerevoli novelle, sono L'amore di Mitja (1925) e La vita di Arsenev (1930). Fu in sostanza un prosatore seguace del realismo, come realisti furono i prosatori Aleksandr Ivanovic Kuprin (1870-1938), Vikentij Vasil'evič Veresaev (pseudonimo di V.V. Smidovič, 1867-1945), Michail Michajlovič Privin (1873-1954), e Aleksej Nikolaevič Tolstoj (1882-1945), prima emigrato poi ritornato e divenuto scrittore sovietico, molto ossequiato e autore di moltissime opere in prosa, fra cui la trilogia La via al Calvario, dedicata alla rivoluzione e alla guerra civile. Di genere diverso, fantastico-folkloristico, e di stile molto elaborato furono invece le opere di Aleksej Michajlovic Remizov (1877-1957), morto emigrato a Parigi, dallo stile che riecheggia Gogol' e Leskov, autore di opere famose come Olja, Lo stagno, Sorelle in Cristo. Dobbiamo ricordare anche le riviste Satirikone Nuovo Satirikon, sulle cui pagine scrissero Arkadij Timofeevič Avercenko (1885-1925) e Nadezda Aleksandrovna Teffi (1852-192), il cui cognome vero era Lochvickaja: era sorella di una intensa, passionale poetessa, Mirra Lochvickaja, morta in ancor giovane età nel 1905. Non possono mancare i grandi filosofi religiosi (oltre a Solov'jov), e cio Vasilij Vasil'evič Rozanov (1856-1919), Pavel Florenskij (1882-1941 o '42, morto in un lager), Sergij Nikolaevič Bulgakov (1871-1944, morto a Parigi, uno dei maggiori teologi dell'ortodossia), Nikolaj Aleksandrovič Berdjaev (1874-1948: anch'egli morto in esilio) e altri. Molti arrivarono al momento cruciale della storia russa: la rivoluzione d'ottobre del 1917. Fra l'altro, al momento dell'assalto al Palazzo d'Inverno, nessuno (o ben pochi) si accorse di niente. Ma da questo momento la letteratura e la cultura russa entrarono in una specie di tritacarne. Molti morirono, fucilati o nei lager, come Gumiljov, Kljuev, Esenin, Majakovskij, Gor'kij, Mandel'tam, Florenskij. Fra gli scrittori che vissero o tornarono in Unione Sovietica, oltre a ricordare poeti come Vladimir Felicianovič Chodasevič (1886-1939), cantore dell'esistenza moderna, debole e sperduta, dobbiamo sottolineare l'importanza della grande poetessa Marina Ivanovna Cvetaeva (1892-1941, morta suicida a Elabuga: era tornata in Russia dopo molti anni di emigrazione), autrice di poesie complesse e profonde, nonchè di drammi (Fedra) e di prose. Appaiono e acquistano popolarit scrittori come i romanzieri Leonid Maksimovič Leonov (1889-1994), Jurij Karlovič Olesa (1899-1960), Dmitrij Andreevič Furmanov (1891-1926), Michail Michajlovič Zosčenko (1895-1958), accusato (con Anna Achmatova) di scarso sentimento patriottico ed espulso dall'Unione Scrittori, e molti altri, che cercarono di difendere le ragioni dell'arte. Molti furono riconosciuti più tardi, come Andrej Platonovic Platonov (1899-1951), uno dei maggiori scrittori dell'epoca sovietica. Un caso particolare è quello di Boris Leonidovič Pasternak (1890-1960), grande romanziere, divenuto famoso prima all'estero per la pubblicazione (proibita in URSS) del romanzo Il dottor Zivago (per cui nel 1958 gli fu conferito il premio Nobel). Un altro poeta degno di nota fu Nikolaj Alekseevič Zabolockij (1903-1958). L'amor di patria, fece superare ai Russi sia le tragedie interne che l'aggressione nazista. Altri scrittori del tempo (furono moltissimi) sono da ricordare: Jurij Valentinovič Trifonov (1925-1991); Aleksandr Stepanovic Grinevskij (Aleksandr Grin, 1880-1932); Isaac Emmanuilovic Babel' (1894-1941: morto in un lager, forse fucilato), autore dell'indimenticabile L'armata a cavalloe dei Racconti di Odessa. Anche Cingiz Ajtmatov (1928) è stato ed è un robusto scrittore: di nazione kirghiza, ha scritto prevalentemente in russo; La nave bianca (1970) è internazionalmente conosciuto, come pure Il patibolo e altri suoi romanzi, coraggiosi e intensi. Dobbiamo anche ricordare il figlio del drammaturgo Andreev, e cioè Daniil Leonidovic Andreev (1906-1957), che visse una vita di stenti e sofferenze, rimase dieci anni in un lager (con la moglie Anna) e scrisse poemi di grande intensità (Gli dei russi e altri) e un romanzo-trattato metastorico e metafilosofico, che dà un'ampia visione della spiritualità russa (Rosa della pace, pubblicato postumo nel 1991). La letteratura russa del periodo sovietico è divisa in due parti: la letteratura in patria e la letteratura dell'emigrazione: in patria hanno scritto romanzieri e poeti di diverso livello. Alcuni li abbiamo ricordati. Altri si sono barcamenati, come Evgenij Aleksandrovič Evtusenko (1933), poeta non mediocre, che continua a scrivere, per non parlare di scrittori veritieri e non conformisti, come Vasilij Suskin (1929-1974) e Valentin Grigor'evič Rasputin (1933), scrittore contadino e sostenitore del patriottismo russo. Dopo un esordio in patria (con il romanzo breve, che fece scalpore, Una giornata di Ivan Denisovič, storia di un deportato in un gulag), Aleksandr Isaevič Solzenicyn, forse il maggior scrittore russo vivente, si trasferì (dal 1974, dopo l'espulsione dall'URSS) e pubblicò all'estero (in Svizzera e poi negli Stati Uniti) opere come L'arcipelago Gulag, Primo cerchio e molte altre. Nato nel 1918, premio Nobel nel 1970, considerato uno dei capi carismatici del dissenso, tornò in Russia dopo la perestrojka ma, dopo i primi anni di fama, fu in parte dimenticato. Emigrarono anche Vladimir Nabokov (1899-1977), autore di romanzi in russo e in inglese, come Lolita, che fece assai scalpore, Pnin e Fuoco pallido, e il raffinato poeta e saggista Iosif Brodskij (1940-1996), vincitore del premio Nobel nel 1987.

                                                       2007 Profili delle letterature