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Profili
delle letterature
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LETTERATURA RUSSA
Il russo, appartenente al gruppo slavo (slavo-orientale,
come l'ucraino e il bielorusso) della famiglia indoeuropea,
è la lingua ufficiale della Repubblica Federale Russa, ed è
parlato da oltre 150milioni di persone. E' parlato anche
all'estero, tanto nel cosiddetto estero vicino, cioè nelle
Repubbliche ex sovietiche, come l'Ucraina, la Bielorussia,
la Kirghisia, il Kazakistan, il Turkmenistan, nel Caucaso
ecc., quanto nelle folte colonie russe negli Stati Uniti
d'America, nel Canada, in Argentina e in altri Paesi: almeno
un milione e mezzo di persone parlano il russo come lingua
materna in molte parti del mondo. Si distingue un antico
russo, lingua letteraria scritta fino al XVII secolo, un
medio russo, il russo letterario del XVIII secolo, e il
cosiddetto neorusso, o russo moderno, che è la lingua
attuale, in continua evoluzione. Il russo scritto nei
caratteri detti cirillici, derivati dall'alfabeto greco.
Dalle origini al sec. XVII
Oggi, dopo il ritrovamento del cosiddetto Libro di Veles,
molte idee sugli inizi scritti della letteratura russa sono
cambiate. Questo libro (tavolette trovate da un emigrato e
poi scomparse, dopo essere state ricopiate e studiate) è
però considerato da molti una falsificazione. Il libro
abbraccia un periodo che va dal 650 d.C. fino all'ultimo
quarto del secolo IX, è scritto in alfabeto precirillico e
in una lingua protorussa forse parlata dai sacerdoti pagani
di Novgorod. Uno dei testi letterari sempre citati è la
Storia dei tempi andati di Nestor, una cronaca del XII
secolo (ma con inserti anteriori), pervenutaci in due
manoscritti più tardi, il Laurenzianoe l'Ipaziano.
Precedentemente esistevano altre cronache, come quelle
(assai numerose) di Novgorod (che continuarono anche dopo la
cronaca di Nestor). C'era anche la cronaca novgorodiana di
Ioakim: in genere queste cronache sono ignorate volutamente
da Nestor, per rivalità politiche e religiose. Alcuni
studiosi (come il Lesnoj) parlano anche di un protografo,
una cronaca primaria, poi ricopiata parzialmente nelle
cronache Voskresenskaja, Nikonovskaja, e altre.
Le fiabe
russe (che nell'Ottocento saranno raccolte dall'Afanas'ev),
leggende mitiche, canti rituali ecc. rivelano le storie
degli dei precristiani, come Perun (dio della guerra e del
tuono, diventato Il'ja Muromec, eroe delle cosiddette
byliny, canti epici raccolti per la prima volta nella metà
del Settecento da Kira Danilov), Burja, dea della tempesta,
detta anche Burja-Jagà, consorte del dio Veles (un dio
importante affine, per molti versi, all'Apollo greco),
diventata poi la famosa strega Baba Jagà. La fusione tra le
fiabe o miti ricostruiti e la mitologia pagana si trova
nelle Canzoni dell'uccello Gamajun, in cui si racconta
l'epos protorusso, storie di eroi cosmici ecc. Dopo l'inizio
della cristianizzazione di Kiev (nel 988), al tempo del gran
principe Vladimiro, comparvero molte vite di santi (La vita
di Boris e Gleb, la Vita di Feodosij Pečerskij, dell'XI
secolo ecc.). Un'opera, da alcuni ritenuta una
falsificazione del Settecento, ma dalla maggioranza degli
storici ritenuta autentica, è il Canto dell'impresa di Igor,
scritta forse nel XII secolo, in cui si narra la sfortunata
impresa di un piccolo principe di Novgorod-Severskij (un
principato della Russia meridionale, oggi Ucraina).
Intonazione profonda della letteratura russa del XIII secolo
era il patriottismo: la terra russa era continuamente
tormentata dagli assalti delle tribù nomadi, e per
sopravvivere bisognava combattere. Oggetto delle cronache e
di opere letterarie fu l'invasione mongolo-tatara (il Pianto
sulla desolazione della terra russa, La narrazione della
battaglia sul fiume Kalka, La narrazione della distruzione
della città di Rjazan da parte di Batyj). Importante la Vita
di Alessandro Nevskij. Nel 1380 avvenne la battaglia
dell'Oltre Don, che segnò l'inizio della riscossa dei Russi
contro il giogo mongolo. Questa battaglia è descritta in una
specie di poema (Zadoncina o Battaglia dell'Oltre Don)
scritta più tardi: i sostenitori dell'inautenticità
dell'Igor affermano che i falsificatori avrebbero copiato la
Zadonačina, ma illustri studiosi hanno dimostrato, con
prove, che non è vero: anche perchè il Canto dell'impresa di
Igor è un'opera poetica, e la Zadonačina non lo è. La
letteratura dei secoli XIV e prima metà del XV riflette il
processo e le vicende psicologiche che accompagnarono
l'unificazione dei principati della Russia nord-orientale,
intorno a Mosca, e la formazione di uno Stato centralizzato.
Il centro dell'attenzione diventa Mosca: c'è Mosca dietro la
Zadonačina e altri scritti che descrivono il principe
Dmitrij Donskoj, il vincitore di tale battaglia (i campi di
Kulikovo) e altri episodi della riscossa antitartara. Si
sviluppa ulteriormente la letteratura religiosa (i monaci
avevano in mano quasi tutta la letteratura), come la Vita di
S. Sergio di Radone~ (XV secolo), il santo nazionale russo,
la Vita di Stefano di Perm (opera, come la precedente, di
Epifanij Premudryj, Il Saggissimo). Nella seconda metà del
XVI secolo si hanno opere derivate da racconti orali, come
la Storia di Pjotr e Fevronija di Murom. Nel secolo XVI la
letteratura si sottomette sempre di più agli interessi dello
Stato. Lo stile di quest'epoca è molto solenne e sfarzoso.
Si creano testi che espongono e divulgano i problemi della
vita spirituale, i rituali, la vita quotidiana, il diritto:
I grandi Čet'i Minei, specie di breviari mensili, approvati
dalla Chiesa per la lettura di ogni giorno, mese per mese,
il Libro della buona condotta, I cento capitoli e in
particolare il Domostroj, nel quale si rappresenta la vita
famigliare diretta dal capofamiglia. Si diffonde anche una
certa pubblicistica, che risente di echi del rinascimento
europeo, come le composizioni di Ivan Peresvetov. Proprio su
queste idee e su una buona conoscenza anche della
letteratura europea si formò l'ideologia dello zar Ivan il
Terribile (1540-1584), anch'egli considerato un rjurikide
come il primo principe di Kiev, Vladimir il Santo (cioè
discendente da Rjurich o Rrich, più o meno mitico
conquistatore scandinavo delle terre russe). Di Ivan sono La
storia del granducato moscovita e le Lettere, molto
interessanti, corrispondenza con il suo avversario politico
principe Andrej Kurbskij (1528-1583).
Nel XVII secolo la letteratura si trasforma in una
letteratura di tipo moderno, influenzata da quella europea.
Sono i cosiddetti tempi torbidi, dopo la morte dello zar
Ivan il Terribile (l'elezione dello zar Michail Romanov
avverrà solo nel 1613), con l'invasione dei Polacchi, la
guerra dei contadini (guidata da Ivan Bolotnikov, morto nel
1608). Diversi scrittori cercano di capire Ivan il
Terribile, Boris Godunov, il Falso Demetrio, descrivono il
loro carattere, prospettando ipotetiche motivazioni. Escono
molti racconti anonimi di vita quotidiana (Il racconto sul
giudizio di Semja-kin, Messa alla trattoria, Racconto sul
figlio di contadini ecc.). Cambia anche il tipo delle
agiografie, che diventano più realistiche: per esempio il
Racconto su Uljanija Osorginadi Dru~ina Osorgin. L'esempio
più brillante di questo genere è rappresentato dalla Vita
dell'arciprete Avvakum (1620 o 1621-1682), lo scrittore
vecchio-credente (i vecchi credenti non accettavano la
riforma liturgica del patriarca Nikon). Avvakum sofferse per
la sua fede, fu deportato in Mongolia, poi imprigionato in
una buca sottoterra e infine bruciato sul rogo. Nasce anche
la narrativa d'amore: il Racconto di Marfa e Maria, il
Racconto di Savva Grudcyn ecc. Si traducono i romanzi
cavallereschi (le traduzioni sono in prosa), si hanno
raccolte di novelle (Il grande specchio, il Racconto di Bova
principe, rifacimento di una storia di soggetto italiano, la
storia di Buovo d'Antona o di Ancona). Nel Seicento si
diffonde la versificazione, detta sillabica (la poesia più
antica, come quella epica, non aveva precise norme di
versificazione ed era libera). La versificazione sillabica,
su suggestione polacca, aveva un numero prestabilito di
sillabe e le rime baciate e femminili (cioè di parole
accentate sulla penultima sillaba). Ne fu esponente Simeon
Polockij (1629-1680): prima di diventare monaco si chiamava
Samuil Emel'janovič Petrovskij Satinanovič, di nazionalit
propriamente bielorussa, ma scrisse in russo moltissime
poesie moralistiche religiose, e drammi sacri.
Il Settecento
Dal 1682 al 1725 regnò lo zar Pietro I, famoso per aver
aperto una finestra sull'Europa, e anche per aver speso una
mostruosa quantità di soldi. Con Pietro cominci
l'occidentalismo, la Russia si aprì, fin troppo,
all'Occidente; arrivarono nuove correnti letterarie, e nomi
stranieri: barocco, classicismo, sentimentalismo. Il
classicismo si formò opponendosi al barocco (Polockij in un
certo senso può chiamarsi un poeta di tipo barocco) . Gli
iniziatori della poesia del classicismo furono il principe
Antioch Dmitrievic Kantemir (1709-1744) : figlio di un
signore moldavo, si trasfer a Mosca nel 1711, dove iniziò la
carriera diplomatica, che concluse come ambasciatore a
Londra. Scrisse nove satire, in cui deride gli oppositori
della scienza, gli ignoranti, i funzionari ladri ecc., e un
trattato di metrica sillabica. Con lui sono da ricordare
Vasilij Kirillovic Tredjakovskij (1703-1769) , poeta,
scienziato, traduttore, autore di un Nuovo e breve aiuto per
la composizione dei versi russi, autore del poema
Telemachida, ispirato a Fènelon (Le avventure di Telemaco) ,
Michail Vasil'evic Lomonosov (1711-1765) , anch'egli poeta,
teorico, scienziato multiforme, la maggiore personalità del
Settecento russo, e Aleksandr Petrovic Sumarokov (1717-1777)
.
Furono questi quattro poeti e studiosi a dare inizio alla
nuova letteratura russa: Kantemir, con le sue satire, può
essere considerato il primo realista, ma fu Lomonosov il
vero fondatore della letteratura russa. Egli fissò le norme
della lingua letteraria (nella teoria dei tre stili alto,
medio e basso) e introdusse la nuova versificazione, detta
sillabo-tonica fondata sul numero degli accenti e delle
sillabe, con grande varietà, e con l'uso di una
terminologia, ancora oggi in uso, ripresa da quella
greco-latina (giambi, trochei, anapesti, amfibrachi, dattili
ecc.) . La sua Lettera sull'utilità del vetro, in versi, è
un vero e proprio trattato scientifico; scrisse inoltre
magnifiche odi, in stile classico, come, per esempio, l'Ode
sulla conquista di Chotin (1739) , Le meditazioni sulla
maestà divina e altre molto belle e maestose. Sumarokov,
poeticamente meno dotato di Lomonosov, fu un tenace ed
elegante letterato, si considerava il Racine e il Voltaire
russo, coltivò il genere della tragedia, e fu anche pioniere
del giornalismo e della critica letteraria.
La storia del dramma e del teatro russo ebbe inizio durante
il regno della zarina Elisabetta. La prima opera per il
palcoscenico, secondo tutte le regole, fu la tragedia Chorev
(1740) di Sumarokov. Durante il regno di Caterina II,
principale autore di teatro fu Jakov Borisovic Knjaznin
(1742-1791) , marito di una figlia dell'imperatrice. Ma il
drammaturgo più importante fu Denis Ivanovic Fonvizin
(1788-1854) , famoso per le sue commedie satiriche, come Il
minorenne e il Brigadiere. Anche Caterina scriveva: oltre a
commedie, scrisse Istruzioni (1767) , basate sulle idee di
Beccaria e di Montesquieu, opere, fra l'altro, proibite in
Francia. Più tardi l'imperatrice tentò di imitare
Shakespeare e cominciò a pubblicare su riviste letterarie da
lei promosse, in cui il maggiore satirico fu Nikolaj
Ivanovic Novikov (1744-1818) . Ma Caterina, spaventata dalla
rivoluzione francese (e dalla rivolta di Pugacov) si
rimangiò tutte le idee liberali e rafforzò l'autocrazia.
Mise anche in carcere Novikov, che nel frattempo era
diventato massone. Ma la pubblicazione delle riviste
satiriche fu ripristinata da Ivan Andreevic Krylov
(1769-1844) , famoso per le sue favole: è il La Fontaine
russo. Nel criticare acutamente i costumi della classe
media, non fu mai maligno, ma sorridente e divertente. Il
merito di aver creato il poema epico moderno spetta a
Michail Matveevic Cheraskov (1733-1807) , autore della
Rossiade, in cui si canta la conquista della città (allora)
tatara di Kazan' da parte di Ivan il Terribile, e anche del
Vladimir, sull'introduzione del cristianesimo in Russia. Un
altro autore satirico di brevi opere in poesia, fu Valerian
Nikolaevic Majkov (1823-1847) , autore del poema scherzoso
Eliseo o il Bacco irritato. Però la migliore storia in versi
scritta è quella di Ippolit Fjodorovic Bogdanovic
(1743-1803) , autore di Dusenka, rifacimento originale ed
elegante di Psyche et Cupidon di La Fontaine. L'ode fu un
genere molto importante al tempo di Elisabetta e di Caterina
la Grande. Tutti gli autori di odi, molto richieste dai
nobili, erano in genere imitatori di Lomonosov, a eccezione
di Derzavin. I più noti autori di odi furono Vasilij
Petrovic Petrov (1736-1799) , a dire il vero deriso, al suo
tempo, per la pesantezza del verso, autore di poesie
declamatorie e adulatorie in onore di Caterina II e dei suoi
favoriti e amanti (Caterina non si vergognò di definirlo un
secondo Lomonosov) e Vasilij Vasil'evic Kapnist (1757-1823)
, che fu anche drammaturgo, e scrisse una vibrante Ode
contro la schiavitù, contro la servitù della gleba in
Ucraina. La sua commedia migliore è La delazione. Ma il
maggiore poeta fu Gavril Romanovic Derzavin (1743-1816) ,
uno dei più grandi e originali poeti russi. La sua fama si
diffuse con l'ode Felica, rivolta a Caterina, in cui ne
loda, s, le doti, ma la mette in guardia anche dagli errori
e la incita a volere il bene del popolo. Derzavin mescolò
arditamente lo stile alto e lo stile basso, e trasformò
l'ode in un genere poetico e fertile. Descrisse la sua vita
filosoficamente imperturbabile nel poema Evgenij, o la vita
a Zvanka; l'ultimo volo della sua anima fu l'ode Alla
mortalità. A lui si deve anche una bellissima Ode a Dio,
nonchè eleganti poesie anacreontiche. Gogol' lo ha chiamato
il poeta della grandezza. Il suo stile vigoroso, forse un
po' barbaro, molto personale e virile, è un risultato
artistico di prima grandezza. Proprio da lui ha inizio la
linea dei grandi poeti e scrittori russi come Pukin,
Tolstoj, Leskov, Blok. Verso la metà degli anni Settanta del
XVIII secolo si diffonde l'influenza delle idee
preromantiche inglesi e tedesche, come pure si avvertono le
idee di Rousseau. Si elaborano nuovi generi, come la ballata
e la canzone. Il poeta più evidente del sentimentalismo fu
Ivan Ivanovic Dmitriev (1760-1837) e più ancora lo fu
Nikolaj Michailovic Karamzin (1766-1826) , diventato celebre
con il suo romanzo La storia della povera Lisa, una fioraia
che si uccide per il suo amore tradito. Ma Karamzin, oltre a
molte poesie, diari di viaggio ecc. ci ha lasciato una
monumentale Storia dello Stato russo (la prima edizione fu
in 12 volumi) , una delle fonti (o miniere) più preziose per
conoscere la storia russa. Come giornalista fu editore
dell'importante rivista letteraria e culturale Il messaggero
d'Europa. Propose anche un rinnovamento della lingua russa,
nel senso della semplicità, dell'abbandono totale delle
parole antico-slave che ancora l'infarcivano, e fu comunque
contrario alla teoria, ormai cristallizzatasi, dei tre
stili. La lingua letteraria russa moderna si formò sulle
idee e gli esempi di Karamzin, che ebbe molti detrattori ma
anche molti seguaci, che poi la innovarono in vario modo.
Contemporaneo di Karamzin fu Vasilij Trofimovic Nareznyj
(1781-1825) , novelliere che per primo raccontò la vita
della Russia e dell'Ucraina dei cosacchi, e può essere
considerato precursore di Gogol'.
L'Ottocento
La poesia cominciò ad assumere caratteri nuovi, profondi, a
partire dalle opere di Vasilij Andreevič Žukovskij
(1783-1852), che sarebbe divenuto l'educatore del futuro zar
Alessandro II. Una sua rielaborazione della ballata del
tedesco Brger, Lenora, del 1808, fu considerata come il
manifesto della nuova scuola poetica, di tipo romantico.
Zukovskij, assieme a Konstantin Nikolaevič Batjsukov e a
Pjotr Andreevič Vjazemskij fondò la società letteraria
Arzamas, un circolo per conversazioni, dibattiti, letture
letterarie. Negli anni Venti creò una nuova, melodiosa
lingua poetica, sulla base delle riforme di Karamzin. Per
tutto il secolo la poesia di Zukovskij servì da modello per
i poeti (e non solo per quelli elegiaci). Particolare
seguito ebbero gli esempi di Zukovskij nel campo della
versificazione. Le tradizioni elegiache trovarono
espressione nella poesia di Anton Antonovič Del'vig
(1798-1831), amico di Pukin, editore della rivista I fiori
del nord (1825-1831) e dell'altra rivista La gazzetta
letteraria (1830-1831), il cui nome fu ripreso in seguito da
altri scrittori e giornalisti (esce anche oggi). Alcune
poesie di Del'vig (ma anche di altri) furono messe in
musica. Anche Evgenij Abramovič Baratynskij (1800-1844) fu
uno dei più notevoli poeti del tempo: la sua lirica si
distingue per il contenuto filosofico e per la profondità
psicologica. Pure di elevato contenuto filosofico fu la
lirica di Dmitrij Vladimirovič Venevitinov (1805-1827),
morto tragicamente a soli ventidue anni: fu uno dei più
intensi poeti romantici dell'epoca di Pukin, e fu anche
sottile critico letterario. Nel 1803 nacque Ivan Fjodorovič
Tjutčev, morto nel 1873, che fu anche addetto all'ambasciata
russa di Torino: fu un poeta della natura, dell'amore, un
poeta filosofico, profondo nello scrutare i misteri
dell'essere. Con Pukin e con Lermontov può essere
considerato tra i maggiori poeti russi, e non solo
dell'Ottocento. A lui si ispirarono in particolare i
movimenti modernisti della fine del secolo scorso e del
nostro. Nel 1812 i Russi sconfissero i Francesi napoleonici
invasori, e questo fatto ebbe riflessi sulla poesia: fu un
poeta di guerra l'ussaro Denis Vasil'evič Davydov
(1784-1839). In Russia per alcuni anni regn l'influenza di
Byron. Furono anni di grande fervore intellettuale. I poeti
erano tutti nobili, naturalmente, ma l'intellettualità
nobile e creativa fu stroncata dal fallimento della rivolta
dei decembristi (1825), che volevano una costituzione. Il
regime di Nicola I, che successe ad Alessandro I e alle
speranze che aveva suscitato, fu un regime poliziesco, cupo.
L'atmosfera del secolo d'oro non c'era più. Ma in questi
decenni e poi per sempre fu sovrana la figura del
grandissimo poeta e prosatore russo Aleksandr Sergeevič
Puskin (1799-1837), morto in duello. Per il tono e
l'atmosfera l'arte di Puskin può essere paragonata a quella
di Mozart. Non possiamo costringere il suo genio multiforme
in questo o quel genere: egli fu grande in prosa, in poesia,
nel teatro e come critico. Le opere scritte durante il liceo
(frequent l'unico liceo esistente allora in Russia, quello
imperiale di Carskoe Selò) e subito dopo già riassumono,
assorbono e superano le conquiste principali delle altre
scuole poetiche. Nelle sue fiabe in versi (come Lo zar
Saltan, Il galletto d'oro, La zarina morta, Il prete e il
suo servo Balda, dell'inizio degli anni Trenta) veniva
elaborato poeticamente il folklore della Russia precristiana
o dei primi secoli del cristianesimo. Un'influenza byroniana
si sente in certi suoi poemi, come Ruslan e Ljudmila (1820),
Il prigioniero del Caucaso (1821) , I fratelli masnadieri
(1821), La fontana di Bachcisaraj (1922), Gli zingari
(1824). Nell'opera teatrale, di grande rilievo, Boris
Godunov(1825), Puskin mostrò il legame tra il destino
dell'uomo e il destino del popolo. Splendidi i piccoli
drammi come Mozart e Salieri, Il festino durante la peste,
Il cavaliere avaro, La rusalka, Il convitato di pietra
(1830). Tra il 1823 e il 1830 Puskin scrisse il romanzo in
versi, che fu definito enciclopedia della vita russa:
Eugenio Onegin, storia di un eroe romantico, che per noia e
poi pentendosi uccide in duello un amico, si innamora invano
di una fanciulla, Tat'jana Larina, viaggia inseguito dai
suoi fantasmi. Mentre lavorava al suo capolavoro, Puskin
scrisse altri poemi, come il Conte Nulin (1825), La casetta
a Kolomna (1830), Poltava (1830), il Cavaliere di bronzo
(1833), un meraviglioso e tragico poema, in cui si racconta
la storia di un piccolo uomo schiacciato dalla società e
della sua allucinazione (si ritiene perseguitato dal
cavaliere di bronzo, cioè dalla statua di Pietro il Grande).
Puskin scrisse anche meravigliosi racconti in prosa, come Le
storie di Belkin(1830), la Dama di picche (1833), la Figlia
del capitano (1836), per non parlare di racconti incompiuti
(come Dubrovskij) e molti articoli critici acuti. Puskin
liquidò per sempre la superata teoria dei tre stili, nonchè
il distacco tra la lingua parlata e la lingua letteraria,
tutta l'esperienza umana divenne in lui la sostanza della
sua poesia e della sua prosa. Difficile trovare uno stile
così perfetto e cristallino come il suo, in poesia e in
prosa. In prosa può essere considerato il primo realista
russo autentico, il primo vero originale romanziere.
Un altro Aleksandr Sergeevič è rimasto nella letteratura del
XIX secolo, e cioè Griboedov (1795-1829), diventato classico
grazie a un'unica opera, la commedia in versi giambici Che
disgrazia l'ingegno (1824), in cui si intrecciano
classicismo e realismo, concretezza psicologica, acuta
attualità del dramma, e un lessico ricco. L'opinione
pubblica nel giornalismo era controllata da Faddej
Venediktovič Bulgarin (1789-1859), di origine polacca
(Tadeusz), un disertore delle truppe napoleoniche, che si
propose come compito quello di essere devoto allo zar, di
essere censore (e fu un censore al servizio della polizia),
e di reprimere tutto ciò che era giovane e fresco in
letteratura. Diresse la rivista L'ape del nord. Ma sulla
scena letteraria cominciano a comparire i rappresentanti
dell'intellighenzia non nobile, come Nestor Vasil'evič
Kukol'nik (1809-1868), autore di drammi storici, Nikolaj
Ivanovič Nadedin (1804-1856), direttore della rivista Il
telescopio, di cui fu successore Vissarion Grigor'evič
Belinskij (1811-1848), che fu il vero e proprio padre di
questa intellighenzia. Collaborò a molte riviste e scrisse
numerosi e fondamentali saggi di critica letteraria,
passando attraverso varie fasi. Nel 1836, sulla rivista Il
telescopio, furono pubblicate Le lettere filosofiche(in
francese), di Pjotr Jakovlevič Čaadaev, molto critiche nei
confronti del regime. Per questo Čaadaev fu proclamato pazzo
e la rivista fu proibita. Il declino della grande poesia del
secolo d'oro cominciò presto, però ci fu ancora un grande
poeta, Michail Jur'evič Lermontov (1814-1841) , anch'egli
morto in duello. Divenne famoso con la poesia La morte del
poeta, scritta in occasione della morte di Puskin. Nel 1840
la rivista Memorie patriottiche, pubblicata dal suo amico
Andrej Aleksandrovič Raevskij (1810-1889), rivista fondata
nel 1839, riportò un'antologia delle sue poesie, e il
romanzo Un eroe del nostro tempo che divenne subito famoso.
Le opere principali di Lermontov sono venti poemi, fra cui
Mcyri (1829-1830), Il boiaro Orsa, Chadi Abrek(entrambi del
1835), e il grandioso poema (di cui ci restano molte
redazioni) Il Demone (1829 e poi 1833, 1839). Il compositore
Rubinstein lo usò come libretto per l'opera omonima. E
ancora: la ballata Borodinò (in memoria della celebre
battaglia vinta contro Napoleone) e il dramma in rime Il
ballo in maschera. Lermontov è un poeta romantico, ribelle,
tragico, metafisico e mistico; osserva attentamente il mondo
interno dei protagonisti (compresi gli spiriti, angeli o
demoni che fossero). Un nuovo concetto della personalità
nasceva dalle nuove esigenze verso il mondo, con sentimenti
di estremo massimalismo nei confronti di una società
"vuota": i più avanzati poeti degli anni Trenta respinsero
la disciplina formale della scuola di Žukovskij, e
svilupparono il lato emozionale ed espressionista della
poesia. Lermontov, grande autore di bellissime,
indimenticabili liriche (come, per esempio, Esco solo sulla
strada), fu uno di loro. Abbiamo già ricordato Tjutčev, che
attraversa come una luce splendida tutto l'Ottocento, ma
dobbiamo ricordare anche altri poeti minori ma degnissimi;
come Vladimir Grigor'evič Benediktov (1807-1873), che fu per
anni un idolo dei lettori con gusti romantici; Aleksej
Stepanovič Chomjakov (1804-1860), poeta, filosofo della
storia, teologo, nonchè autore di drammi storici, uno degli
iniziatori del cosiddetto slavofilismo, la teoria secondo la
quale gli Slavi dovevano essere ben distinti dall'Occidente,
di cui non dovevano imitare le mode, i difetti, la cultura;
Nikolaj Alekseevič Polevoj (1796-1846), poeta, scrittore,
storico e giornalista; Aleksandr Aleksandrovič Bestu~ev
(1797-1837): il suo pseudonimo letterario fu Marlinskij:
deportato in Siberia come decembrista) , editore, insieme
con Kondratij Fjodorovic Ryleev (1795-1826) dell'almanacco
letterario La stella polare. Ryleev fu un poeta energico e
onesto, mentre Bestuev Marlinskij fu un romanziere di tipo
romantico; Karolina Karlovna Pavlova (1807-1893) fu una
poetessa di talento: inoltre il suo salotto letterario fu il
più frequentato di Mosca; il poeta Nikolaj Grigor'evič
Cyganòv (1797-1831), autore di canzoni molto popolari. Ci
furono poi gli iniziatori del realismo russo, come Ivan
Ivanovič Lazečnikov (1792-1869), romanziere di una certa
efficacia; Aleksandr Fomič Vel'tman (1800-1870), pure
romanziere; Vladimir Fjodorovič Odoevskij (1803-1869),
autore di romanzi fantastici, esoterici, critico musicale,
uno dei fondatori del circolo dei Ijubomudry o Amici della
sapienza; Nikolaj Filippovič Pavlov (1803-1864),
collaboratore di riviste come Mnemosina, Il telegrafo
moscovita, Galatea, Il messaggero moscovita: fu poeta,
prosatore e traduttore; Elena Andreevna Gahn (1814-1842),
romanziera, madre della famosa fondatrice della Societ
Teosofica Elena Blavatskaja (Blavatski); Michail Petrovič
Pogodin (1800-1875), di orientamento naturalista; Vladimir
Ivanovič Dal' (1801-1873), novelliere, etnografo, linguista,
autore di un famoso dizionario della lingua russa,
paragonabile al nostro Tommaseo, autore di molti saggi
etnografici e anche di una ricca raccolta di proverbi;
lascia nella letteratura il suo profumo fresco, delicato,
ribelle e vergine il diario di Marija Konstantinovna
Baakirceva (1860-1884), che fu anche pittrice.
Il 19 marzo 1809 a Sorocincy, nella provincia di Poltava
(Ucraina), nasceva Nikolaj Vasil'evič Gogol', da una
famiglia di origine cosacca. Il suo primo poema, Hans
Kchelgarten, che pubblicò con lo pseudonimo V. Alov, fu poi
da lui stesso bruciato (tutte le copie recuperate dai
librai). Negli anni 1831-1832 pubblicò Le veglie alla
fattoria presso Dikanka, e ottenne un successo immediato.
Nel 1835 pubblicò Mirgorod, contenente diversi racconti,
come Il Vij, e il romanzo di vita cosacca Taras Bul'ba;uscì
anche la raccolta di novelle Arabeschi, con la Prospettiva
della Nev, Le memorie di un pazzo, e Il ritratto. Qualche
anno dopo vedono la luce Il naso e la commedia L'ispettore
generale (o Il revisore). In pochi anni crebbe così l'albero
delle idee e della maestria artistica di Gogol', alle cui
radici stava il folklore ucraino, un forte tronco
consolidatosi nel tempo, con archetipi di valore universale.
E veniva rappresentata in modo eccezionale la realtà russa,
con il suo centralismo statale, la sua burocrazia, e c'erano
pure misticismo, satira, magia. A Gogol', si ispirarono
molti scrittori successivi anche non russi, come Kafka. Dal
Ritratto è nato il Dorian Gray di Wilde. Tra il 1832 e il
1836 Gogol' ebbe contatti con il grande Puskin, il quale gli
suggerì l'idea delle Anime morte. La notizia della morte di
Puskin la ebbe quando già si trovava all'estero, dove visse
per dodici anni, sia in città termali della Germania, sia
specialmente a Roma da lui molto amata. La stesura de Le
anime morte fu l'occupazione principale, molto tribolata e
sofferta, degli anni che gli rimasero da vivere (morì nel
1852). Si tratta di un'opera satirica, idealista,
naturalista, epica e profetica, in cui la Russia si riflette
come in una sfera di cristallo. Secondo lo storico della
letteratura Mirskij, Gogol' è il più grande scrittore russo.
Non basta paragonarlo a Shakespeare e a Tolstoj, o metterlo
accanto a Rabelais. Neanche Puskin e Tolstoj possedevano
qualcosa di simile a questo vulcano dell'immaginazione. Da
ricordare è anche Aleksandr Herzen (1812-1870), uomo
politico e scrittore, morto a Parigi. Nella sua
pubblicistica degli anni 1842-1855 si riflette la lotta
sociale e trovano grande spazio le discussioni tra slavofili
e occidentalisti. Herzen rappresentava l'occidentalismo. La
maggior parte della sua vita Herzen la passò a Londra
pubblicando la rivista Kolokol (La campana). Herzen fu, si
può dire, il continuatore del già citato Belinskij, che
giudicò gli autori del secolo d'oro da un punto di vista
idealista. Diventò proverbiale la sua frase pensare per
immagini come centro della creazione letteraria, un'idea di
origine tedesca. Ma è certo che Belinskij, dopo la fase
idealistico-hegeliana passato a una forma di materialismo e
di criticismo sociale, fu un critico intelligente ma di
parte, e può considerarsi responsabile, come dice il
Mirskij, dell'assassinio della letteratura russa degli anni
Sessanta e Settanta. La sua critica sociale della
letteratura si trasformò (non certo in Herzen) in un dogma.
Scrittore democratico fu Michail Evgrafovič Saltykov cedrin
(1826-1889), di idee occidentaliste: nelle sue opere
satiriche creò l'immagine della vita russa in chiave
maliziosamente caricaturale. In vita ebbe grande successo:
rappresentò quadri della vita provinciale (come I pompadour
e le pompadour, I signori di Takent). Il suo capolvoro è I
signori Golovljov (1880), storia della disgregazione di una
famiglia della nobiltà terriera, formata da personaggi
avidi, egoisti e ubriaconi.
Il realismo russo nacque verso la metà del secolo, la sua
genealogia fu varia: molti grandi scrittori (come Sergrej
Aksakov, Fjodor Dostoevskij, Ivan Gončarov, Anton Čechov,
Maksim Gor'kij, fino a Ivan Bunin e altri) ne furono
rappresentanti in vario modo. Le tappe della vita letteraria
di Fjodor Michailovic Dostoevskij (1821-1881) furono
numerose. Il suo esordio fu il breve romanzo Povera gente
(1844-1845), che gli procurò fama di poeta e scrittore di
valore. Dopo due altri romanzi brevi venne esiliato in
Siberia, per aver frequentato riunioni di carattere
politico, e, dopo essere stato condannato a morte, proprio
mentre era già sul patibolo, arrivò un messo dello zar
Nicola I (che amava scherzi del genere) per annunciare che
la pena di morte veniva annullata, e al suo posto
Dostoevskij doveva essere deportato in Siberia (1849); lì
rimase nove anni, senza scrivere niente. Negli anni Sessanta
Dostoevskij creò il romanzo ideologico e psicologico, dando
vita a personaggi indimenticabili, di una profondità
sorprendente. Il critico Michail Bachtin (1895-1975) definì
i romanzi di Dostoevskij polifonici, opere dove si
intrecciano molte trame, dove si scontrano molti personaggi,
dove esce l'oscurità dell'inconscio. Basterà ricordare opere
come Memorie di una casa morta (1861-1862), ispirato alla
sua permanenza nel bagno penale in Siberia, Delitto e
castigo (1866), Il giocatore (1868), L'idiota (1868), I
demoni (1871-1872), in cui vengono lucidamente preannunciate
le degenerazioni di una società socialista, o comunque
rivoluzionaria, I fratelli Karamazov (1879-1881), la sua
opera più monumentale. In questi romanzi vengono
profeticamente portate alla luce tutte le ferite della
società, in tutti i suoi strati, società in cui maturavano
esplosive idee rivoluzionarie.
L'anno della morte di Dostoevskij coincise con l'anno
dell'assassinio di Alessandro II, che provocò fratture
sanguinose nella storia. Ivan Sergeevič Turgenev
(1818-1883), morto a Parigi, registrò, con profonda
sensibilità, le idee e i movimenti cruciali che vibravano
nell'aria del suo tempo. Ognuno dei suoi racconti, come
nella raccolta I racconti di un cacciatore (1852) e dei suoi
romanzi, come Rudin (1856), Nido di nobili (1859) , Alla
vigilia (1860), Padri e figli (1862), Fumo (1867), Terre
vergini (1876), coglieva i problemi sociali più acuti, i
travagli psicologici più complicati, le immagini tipiche del
momento. E questo complesso mondo si riflette anche nei suoi
molti e bellissimi racconti, come Primo amore, Il canto
dell'amor trionfante (ambientato nell'Italia del
rinascimento), Clara Milič, nonchè nei Senilia (poemi in
prosa).
Il re di Spagna Juan Carlos disse una volta che gli Spagnoli
e i Russi sono due popoli equivalenti: il primo ha creato il
Don Chisciotte, il secondo ha creato Oblomov. Il creatore di
questo personaggio, nel romanzo omonimo, è Ivan
Aleksandrovič Gončarov (1812-1891). Oblomov, divenuto una
specie di archetipo, del 1859. Altre opere di Goncarov sono
la Fregata Pallada (1858), Una storia comune (1847) e Il
burrone(1869). Oblomov divenne una specie di simbolo della
Russia sonnolenta, inerte e pigra. Nel giardino della
poesia, nella seconda metà dell'Ottocento, fiorirono sia i
poeti dell'arte per l'arte o dell'arte pura, non impegnata,
sia i poeti impegnati, come il citato Nekrasov. Fra i poeti
dell'arte per l'arte va ricordato Afanasij Afanas'evič
Sensin-Fet (1820-1892), poeta eclettico e melodioso. Il
maggiore drammaturgo di questi anni fu Aleksandr Nikolaevič
Ostrovskij (1823-1886), il vero fondatore del dramma russo
in senso moderno. Scrisse una quarantina di opere per il
teatro, fra le quali ricordiamo Con i propri ci si arrangia
(1850), Non sederti sulla slitta non tua (1853), Povertà non
è vizio (1854), L'educanda (1859), L'uragano (o La
tempestadel 1860), che è il suo capolavoro, Colpevoli senza
colpa (1884). Drammaturgo minore ma importante fu Aleksandr
Vasil'evič Suchovò-Kobylin (1817-1903). Scrisse drammi e
anche romanzi Aleksej Feofilaktovič Pisemskij (1820-1881),
che fu anche uno dei redattori della rivista Il moscovita.
Su posizioni abbastanza avanzate, non fu un vero radicale:
la sua opera migliore è Mille anime (1858).
Lev Nikolaevič Tolstoj (1828-1910) esord negli anni
Cinquanta con la trilogia in gran parte autobiografica
Infanzia, Adolescenza, Giovinezza(1852-1857), cui seguirono
i Racconti di Sebastopoli (1855), sulla guerra di Crimea, e
La mattina di un proprietario (1856). Un posto a parte
occupa il bel romanzo I cosacchi (1863), frutto di un suo
soggiorno nel Caucaso. Il pensiero e l'arte di Tolstoj hanno
abbracciato tutti i livelli e gli strati sociali, una
quantità grandiosa di personaggi, una ricerca ostinata e
anche disperata della verità, di Dio, di una religione più
giusta, di una società più giusta. Il suo stile perfetto è
realista, la sua lingua di un'imponenza da monumento.
Scrisse per l'infanzia (l'antologia bellissima I quattro
libri di lettura, e altri libri per bambini e ragazzi),
narrò le vicende complicate e le sofferenze di una donna
appassionata, che concluse la propria vita col suicidio,
Anna Karenina(1875-1877), descrisse le colossali battaglie
storiche dell'invasione napoleonica nel suo capolavoro
Guerra e Pace (1866-1869), e più tardi, con un processo
creativo tormentoso, scrisse un altro importante romanzo,
Resurrezione, la storia di una ragazza sedotta, finita
prostituta e poi spiritualmente e fisicamente risorta. Tutti
i romanzi di Tolstoj sono polifonici, la loro composizione ,
è secondo lo stesso Tolstoj, connessione di tutti con tutto.
Questo vale anche per opere di volume minore, come i brevi
capolavori La morte di Ivan Il'ic (1886), La sonata a
Kreutzer (1889), Chadzi Murat. Fu anche drammaturgo, con il
potente dramma Il potere delle tenebre, e con altri. Cercò
una nuova interpretazione del cristianesimo, scrivendo
addirittura una Teologia dogmatica, e propugnando la tesi
della non violenza.
Negli anni Sessanta e Settanta si svillupò l'opera di
Nikolaj Semjonovič Leskov (1831-1895), che fu ignorato dai
critici perchè non d'accordo con il radicalismo dei
populisti o vicini ai populisti (ma lo esaltò giustamente
Apollon Aleksandrovič Grigor'ev (1822-1864), poeta e critico
sottile e profondo. Le opere di Leskov sono notevoli per la
bellezza e la raffinatezza dello stile, per la saggezza,
l'originalità, la passionalità e anche l'umorismo grottesco.
Alcuni critici l'hanno voluto paragonare a Brueghel il
Vecchio. Nel romanzo Gente di chiesa(1872) ha descritto,
oltre ai costumi e ai sentimenti dei preti ortodossi, delle
loro famiglie, anche i nichilisti (questo termine risale a
Turgenev e indica i radicali o rivoluzionari, che non
credevano in nessuno dei valori consueti della società), l
descritti in modo caricaturale e sprezzante: di qui l'odio
per lui da parte della critica populista. Leskov ha saputo
descrivere il popolo nella sua semplice e profonda
magnanimità. Altri narratori interessanti da ricordare sono
Pavel Ivanovič Mel'nikov (1818-1883, più noto con lo
pseudonimo di Mel'nikov-Pečerskij), autore di due ottime
opere, Nelle foreste (1871-1874) e Sui monti (1875-1881),
raccolte di racconti sulle popolazioni della Volga, che egli
conosceva profondamente; Vsevolod Michajlovič Garin
(1855-1888), autore di un racconto famoso, Il fiore rosso
(1883), storia di un delirio; Gleb Ivanovic Uspenskij
(1843-1902), legato alla cosiddetta scuola del naturalismo;
Dmitrij Narkisovic Mamin-Sibirjak (1852-1912), di origine
siberiana, che scrisse anche per i ragazzi; Vladimir
Galaktionovič Korolenko (1853-1921), che fu un grande
scrittore e un uomo coraggioso (difese ebrei e altre
minoranze perseguitate). Nel 1885 Korolenko pubblicò il
bellissimo Il sogno di Makar, storia di un contadino
siberiano abbrutito dalla vita e dall'alcol, che però Toion
(il Dio siberiano) alla fine salva. Di lui si deve ricordare
l'autobiografia molto bella Storia di un mio
contemporaneo(uscita postuma nel 1922). Negli anni Ottanta e
Novanta si affermarono i poeti Aleksej Nikolaevič Apuchtin
(1840-1893), Konstantin Konstantinovič Slučevskij
(1837-1904), Konstantin Michajlovič Fofanov (1862-1911), che
possono essere considerati le prime avvisaglie del
decadentismo. Vladimir Sergeevič Solov'jov (1853-1900) fu
uno scrittore, poeta e filosofo russo, che influenzò la
letteratura del suo periodo e del periodo successivo: benchè
non si dichiarasse simbolista, fu di fatto il maestro della
scuola simbolista. Nel 1889 pubblicò un libro che fece
scalpore, La Russia e la chiesa universale, in cui proponeva
addirittura la fusione tra ortodossia e cattolicesimo. Il
suo pensiero mistico-escatologico è esposto sinteticamente
nel libro Tre conversazioni. Egli può essere considerato
come l'amante di Sofia: la Sofia è la sapienza di Dio (il
teologo Sergej Bulgakov la definì in seguito quarta persona
della Trinità), è l'elemento femminile nell'essenza di Dio,
la natura non naturata et naturans, è anche quella che è
chiamata l'anima del mondo. Queste idee sono espresse anche
nelle liriche: la suggestione sui poeti della giovane
generazione dei simbolisti e dei decadenti fu fortissima:
particolarmente intensa fu sul maggiore poeta russo del
Novecento, Blok.
Il Novecento
A cavallo fra i due secoli visse e scrisse il grande
drammaturgo e prosatore Anton Pavlovič Čechov (1860-1904),
che esprime i problemi ma anche le conquiste, la calma,
tutti gli aspetti della vita russa prerivoluzionaria: ma già
avvertiva i campanelli d'allarme. La sua espressione Tutta
la Russia è un giardino di ciliegi è un'espressione
nostalgica, bella e tragica: perchè il giardino dei ciliegi
(titolo di un suo famoso dramma) doveva essere abbattuto. La
noia è il personaggio personale di molte sue novelle e
drammi, che ebbero un enorme successo. Ricorderemo i drammi
Il gabbiano (1896), Zio Vanja (1897), Tre sorelle (1900), Il
giardino dei ciliegi (1904).
Dei numerosissimi e affascinanti racconti citeremo solo Il
duello, La signora col cagnolino, La steppa, Il racconto di
uno sconosciuto, La corsia n. 6, Il monaco nero, L'uomo
nell'astuccio, Una storia noiosa. Nelle novelle e nel
teatro, con realismo sottile e profondo, con uno stile
inimitabile, sintetico, preciso fino al limite (quasi come
un bisturi: Čechov era anche medico) si descrive una società
passiva, una borghesia decadente, a volte illusa, a volte
crudele, si critica aspramente la società, si narra in modo
eccellente la vita tragica della quotidianità.
Anche Massimo Gor'kij (pseudonimo di Aleksej Maksimovič
Peskov, 1868-1936) cominciò a scrivere nell'ultimo decennio
del secolo. Con lui entra nella letteratura il proletariato
russo. Detto la procellaria della rivoluzione (Il canto
della procellaria, del 1901, preannunzia la rivoluzione),
descrisse efficacemente i vagabondi, gli strati degradati
della società. Con la raccolta Schizzi e racconti (1898)
divenne famoso al grande pubblico. Fu autore di drammi come
Piccoli borghesi (1901), I bassifondi (1902), storie di
disgraziati finiti in un albergo dei poveri, una specie di
asilo di mendicità. Condannato per la sua attività
rivoluzionaria, fu poi amnistiato, ma comunque dovette
lasciare la Russia e a Capri (dove fra l'altro s'incontrò
con Lenin) scrisse il romanzo La madre (1906) che dominò a
lungo la letteratura russa sovietica come modello di
letteratura del realismo socialista. E' la storia di una
donna anziana e religiosa o conservatrice che viene educata
alle nuove idee dal figlio, che poi morirà ucciso dai
poliziotti. Nel 1913 scrisse l'autobiografia Infanzia,
seguita dalle parti successive di tale autobiografia: Fra la
gente (1915) e Le mie universit (1917). In seguito, nel
1922, lasciò di nuovo la Russia, per stabilirsi a Sorrento.
Nel 1928 rientrò in Russia, pubblicò il vasto romanzo La
vita di Klim Samgin, che aveva incominciato nel 1925. Alla
fine Gor'kij divenne un sostenitore di Stalin (o fu fatto
diventare) e poi cadde vittima (il mistero non è del tutto
risolto) di un complotto in cui pare abbiano avuto a che
fare i trotzkisti (ma il responsabile della sua morte poteva
essere anche lo stesso Stalin: Gor'kij, pure proclamato
scrittore ufficiale sovietico, fondatore del realismo
socialista ecc., dava troppo fastidio) . Un altro scrittore
che godette di grande celebrità fu il novelliere e
drammaturgo Leonid Nikolaevič Andreev (1871-1919) , il cui
argomento preferito era la morte. Criticò la società russa
in racconti come Il governatore (1906) e I sette impiccati
(1908); i suoi drammi più famosi furono La vita
dell'uomo(1907) , Le maschere nere (1908) , Anatema (1909) .
Molte sue pagine preannunciano il simbolismo e anche
l'espressionismo (come Re Fame del 1908). L'inizio del XX
secolo fu il tramonto di un'intera epoca, un tramonto
bellissimo. Per la poesia suonò l'ora del secolo d'argento.
Non è semplice distinguere decadentismo e simbolismo: il
simbolismo russo aveva una valenza prevalentemente
religiosa, e un afflato cosmico, il decadentismo cantava
piuttosto la noia di vivere. Ma sia i decadenti che i
simbolisti erano attenti alla forma e alla melodia del
verso. Pubblicarono le loro poesie, definite simboliste,
poeti come Konstantin Dmitrievic Bal'mont (1867-1941), con
le raccolte Sotto i cieli del nord (1894), Edifici ardenti
(1900) e Saremo come il sole (1903). Il suo eccessivo
virtuosismo alla fine stancò i lettori. Fjodor Sologub
(pseudonimo di Fjodor Kuzmič Teternikov, 1863-1927) fu noto
per le sue poesie simboliste, come nella raccolta Il cerchio
fiammeggiante (1908) ma ancora di più per i suoi romanzi,
come Il demone meschino (1905), un profondo e tormentato
romanzo, al cui centro c'è il professor Peredonov, un essere
gretto, malvagio, perverso, e il fantasioso romanzo La
leggenda che si crea (1908-1912). Dmitrij Sergeevič
MereZkovkij (1866-1941) teorico della nuova letteratura fu
noto come poeta, ma più ancora come romanziere: scrisse la
trilogia Cristo e l'Anticristo, comprendente i tre romanzi
Giuliano l'apostata o la morte degli dei (1896), Leonardo da
Vinci, o la resurrezione degli dei (1901), Pietro e Alessio
(1905), che divennero famosi anche in Italia. Un'altra sua
opera famosa fu il saggio Tolstoj e Dostoevskij (1901:
Tolstoj è il poeta della carne, Dostoevskij il poeta dello
spirito). Morì, emigrato, a Parigi (prima dell'occupazione
tedesca: sono calunnie quelle che ne fanno una specie di
delatore dei tedeschi). Zinaida Nikolaevna Gippius
(1869-1945), moglie di Merezkovskij, fu poetessa e
narratrice. Di particolare importanza fu l'opera di Valerij
Jakovlevič Brjusov, poeta, romanziere, novelliere,
giornalista, critico letterario, che pubblicò raccolte
intitolate I simbolisti russi (molte poesie erano dello
stesso Brjusov, altre fingeva che fossero tradotte da altre
lingue). Egli fondò e diresse una rivista fondamentale per
il simbolismo, Vesy (La Bilancia), che sostituì la lussuosa
rivista dell'art nouveau Mir Iskusstva (Il mondo dell'arte).
Un'altra rivista simbolista fu Zolotoe runo (Il vello
d'oro). Brjusov scrisse il romanzo erotico-mistico L'angelo
di fuoco, ambientato nel Cinquecento. Per Merezkovskij i tre
nuovi elementi fondamentali dell'arte dovevano essere il
contenuto mistico, i simboli (necessari, perchè le realtà
mistiche non potevano essere trasmesse per realismo, ma solo
per allusioni e richiami arcani), e l'impressionismo
artistico. La generazione successvia fu quella di Andrej
Belyj (pseudonimo di Boris Nikolaevič Bugaev, 1882-1934),
figlio di un professore di matematica, grande teorico del
simbolismo, autore di molte poesie, fra cui la raccolta
mistico-romantica-simbolista Oro nell'azzurro; nel 1909 del
volume di saggi Il simbolismo, nel 1912 di un romanzo
famoso, Pietroburgo (in cui si narra l'attentato che un
figlio terrorista compie contro il proprio padre burocrate):
successivamente Belyi si innamorò dell'occultismo, della
teosofia steineriana (fu a Dornach, in Svizzera, con
Steiner): nel 1917 salutò la rivoluzione d'ottobre con il
poema Cristo è risorto (un'immagine religiosa della
rivoluzione): poi emigrò in Germania. Nel 1921 scrisse Primo
incontro, bellissime poesie di ricordi: tornato in Russia si
dedicò alla memorialistica (Memorie di Blok, Al confine tra
due secoli, L'inizio del secolo, Tra due rivoluzioni) .
Scrisse ancora romanzi (Mosca) e saggi (L'arte di Gogol').
Belyi fu un ricercatore profondo e anche bizzarro, teorico
del simbolismo e poeta simbolista, amico di Aleksandr
Aleksandrovič Blok (1880-1921), il maggiore poeta, come s'è
detto, che nei Versi della Bellissima Dama cantò in modo
struggente e squisito la Sofia divina e umana, mai
raggiungibile: Blok cantò il mistero delle paludi intorno a
Pietroburgo (La violetta notturna), creò straordinarie
figure femminili, come la Maschera di Neve o Faina, cantò
l'orrore e i misteri della città, espresse il destino
storico della sua patria (Rodina), cantò la Russia in modi
originali e avvolgenti. Fu autore di poemi come Gli Sciti o
I dodici, la storia di dodici guardie rosse, fra cui anche
un assassino, viste, per un momento, redentrici del mondo
(come i dodici apostoli). Scrisse anche per il teatro (La
baracchetta dei saltimbanchi, La sconosciuta, Il re sulla
piazza, La rosa e la croce e altri drammi lirici).
Il terzo dei giovani simbolisti, con Blok e Belyj, fu
Vjačeslav Ivanovič Ivanov (1866-1949). Specialista in storia
greca e romana, subì l'influsso di Nietzsche e del suo culto
dionisiaco, scrisse saggi sulla religione ellenica e sul
dionisismo; la sua casa a Pietroburgo fu un centro di vita
culturale e artistica fondamentale. Scrisse poesie in una
lingua densa di arcaismi, fu un teorico del simbolismo,
ritenne la poesia un fatto mistico, teurgico. Tra le sue
molte opere in prosa e poesia ricordiamo la raccolta di
versi Cor ardens. Nel 1924 si trasferì in Italia dove
insegnò a Pavia e poi a Roma. Igor' Vasil'evič Severjanin
(pseudonimo di I. V. Lotarjov, 1877-1941) fu un estenuato
poeta decadente, in cui si rivelano l'egoismo e la
frivolezza della borghesia alla vigilia della rivoluzione.
Un altro movimento, che si oppose al simbolismo, fu quello
degli acmeisti, anzitutto con Innokentij Fjodorovič
Annenskij (1856-1910); gli acmeisti erano contro il
linguaggio oscuro dei simbolisti, erano per la chiarezza:
Annenskij fu un grande grecista, eccellente traduttore di
Euripide, e autore di poesie e drammi di notevole intensità,
in cui si riflette il male di vivere (un suo simbolo è una
bambola trascinata giù per una cascata). Altri acmeisti
furono Nikolaj Stepanovič Gumiljov (1886-1921): morì
fucilato dai rivoluzionari per un presunto complotto
filomonarchico) e sua moglie Anna Achmatova (Anna Andreevna
Gorenko, 1889-1966), finissima, sensibile e profonda
poetessa. Acmeista (anzi uno dei fondatori dell'acmeismo) fu
Sergej Mitrofanovič Gorodeckij (1884-1967), in origine assai
vicino ai simbolisti, e cantore del mondo pagano antico
russo. Un altro poeta raffinato (e anche novelliere) fu
Michail Alekseevič Kuzmin (1875-1936), un poeta sensuale,
sensibile ai richiami dell'alessandrinismo (come nei suoi
Canti alessandrini).
Seguirono i cubo-futuristi. Fu futurista (o almeno si
proclamò tale) anche Vladimir Vladimirivoč Majakovskij
(1893-1930), che fu anche pittore di manifesti, e araldo
della rivoluzione. Majakovskij fu un poeta rivoluzionario
ma, con il suo suicidio (che fu definito suicidio per un
amore infelice, ma potè essere stato dettato anche da una
forte delusione politica, e qualcuno pensa che anche lui sia
stato ucciso), dimostrò che l'entusiasmo per la rivoluzione
fu poi represso dal potere burocratico sovietico. Per la sua
personalità vigorosa divenne, con Chlebnikov, uno dei
maggiori esponenti del futurismo russo. Dipinse migliaia di
manifesti di propaganda (non solo politica ma anche
igienica, sociale, semplicemente educativa), manifesti
semplici e di rara efficacia. Nel 1923 divenne direttore
della rivista LEF, organo del fronte sinistro delle arti,
che aveva assorbito anche i futuristi (e molti artisti come
il regista Sergej Ejzenstejn). Da convinto futurista egli
cercò sempre di inventare nuove parole e di usare una
sintassi più libera (ma non raggiunse i livelli di parola
libera di Marinetti). Per il teatro scrisse il dramma
Mistero buffo (messo in scena dal grande regista V.
Mejerhol'd): nel 1925 scrisse il grandioso poema dedicato a
Lenin (che era morto l'anno prima) Vladimir Il'ic Lenin, poi
rievocò la rivoluzione nel poema Bene!. Ma in lui c'è anche
l'angoscia, che si sente in molte delle sue molte poesie:
l'entusiasmo della rivoluzione, la fede in un rinnovamente
benefico e totale del mondo, venivano tormentati da dubbi e
angosce. Il suo scetticismo appare nella commedia
avveniristica La cimice (1928) e ancora di più ne Il bagno
(1929), zeppo di burocrati, di avventurieri, filistei, falsi
rivoluzionari. Fra gli altri suoi poemi ricordiamo La nuvola
in pantaloni (1915), Flauto di vertebre (1916), La guerra e
l'universo (1921), in cui immagina un mondo contrario alla
guerra, in cui tutti i caduti dovranno resuscitare, e i
cannoni si trasformeranno in docili oggetti di pace, Amo
(1922). La critica gli fu spesso ostile, ma, verso la metà
degli anni Trenta, Stalin lo proclamò poeta vero della
rivoluzione: in realtà egli rappresentò tragicamente il
dissidio tra l'entusiasmo e la delusione, cosa comune a
molti sinceri rivoluzionari. Abbiamo ricordato tra i
futuristi il poeta Velemir Chlebnikov (1885-1922), che nel
1909 pubblic il primo almanacco dei futuristi Il vivaio dei
giudici. La sua poesia è organizzata in senso cubista, per
blocchi di immagini. Nella sua poesia fu sempre alla ricerca
della asianicità della terra russa, e volle anche rievocare
mondi primordiali. Inventò la poesia transmentale, in cui,
attraverso artifici fonici e risonanze etimologiche molto
suggestive, cercò di ricreare mondi perduti o immaginari.
Dobbiamo ricordare qui un altro grande poeta, che fu vittima
della dittatura staliniana, Osip Emel'janovič Mandel'stam
(1891-1938), morto in un campo vicino a Vladivostok. Di
origine ebraica, fu uno dei maggiori attivisti e poeti
dell'acmeismo, nel 1933 pubblicò il Viaggio in Armenia, fu
confinato a Voronez, poi liberato, ma di nuovo deportato. La
sua vita e il suo tempo sono narrati in due libri della
vedova, Nadezda Nikolaevna Chazina (L'epoca e i lupi, 1970,
e Le mie memorie, 1971). Mandel'stam è senz'altro uno dei
maggiori poeti del Novecento russo: all'inizio, nelle
raccolte Pietra (1913) e Tristia (1922) si manifesta come
acmeista, con uno stile preciso ed efficace: poi allarga il
mondo della sua visione e inventa vertiginose metafore (per
esempio nel poema 1" gennaio 1924), infine, specialmente nei
Quaderni di Voronez, esprime pienamente l'angoscia del suo
tempo. Era un grande cultore della cultura classica
(specialmente greca), scrisse prose di vario genere,
fantastico-narrative (Il francobollo egiziano, del 1929) e
critiche (come nel densissimo libro La quarta prosa, 1931):
fu un profondo conoscitore e acuto interprete di Dante.
Parlando di poeti dobbiamo ricordare i poeti contadini,
primo fra i quali Sergej Aleksandrovič Esenin (1895-1925).
Questi fece rivivere l'anima contadina e i miti russi, in
liriche molto melodiose, come nelle raccolte Radunica (1916)
e Azzurrità (1918); trasferitosi a Mosca, sbandato, diventò
il poeta delle bettole, (Mosca delle bettole, 1924, e
Confessione di un teppista, 1921). Nel 1922 accompagnò la
moglie, la famosa danzatrice Isadora Duncan, negli Stati
Uniti, ma il matrimonio durò assai poco. Viaggiò anche in
Azerbaigian, di cui cantò la bellezza (Tu, mia Gajanè). Ma
la sua vita era ormai tragicamente segnata: la poesia L'uomo
nero, uscita postuma nel 1926, dà il segnale della sua
tragedia interiore, che lo portò al suicidio (se non fu
ucciso). Altri poeti contadini furono Nikolaj Alekseevič
Kljuev (1887-1937), amico di Blok, cantore del mondo dei
vecchio-credenti. Un altro importante poeta del tempo fu
Maksimilian Aleksandrovič Voloin (1877-1932), che fu anche
un buon pittore. Visse a Parigi, poi tornò in Russia, dove
fu accolto nell'ambito dei simbolisti. Nel 1916 pubblicò la
raccolta Anno mundis ardentis e nel 1919 Demoni sordomuti.
Sentì l'influsso dei parnassiani francesi e degli
impressionisti. Fu attratto anche dall'antroposofia di
Steiner. Dobbiamo ancora ricordare diversi romanzieri.
Anzitutto uno dei maggiori, che fu anche poeta, e cioè Ivan
Alekseevič Bunin (1870-1953), che nel 1933 ottenne il premio
Nobel. Il villaggio (1909) fu il suo primo romanzo di
successo. Seguì Valsecca (1911), in cui tratta la decadenza
dell'aristocrazia. Nel 1915 pubblicò Il signore di San
Francisco, storia di un ricco americano che non era mai
vissuto, ma era soltanto esistito, impegnato solo a far
soldi. Poco dopo i cinquant'anni compie una crociera con
moglie e figlia (la prima vacanza da una non-vita) ma,
appena arrivato a Capri, muore. E' il capolavoro di Bunin,
quadro dell'insensata civiltà. Altre opere importanti, oltre
a innumerevoli novelle, sono L'amore di Mitja (1925) e La
vita di Arsenev (1930). Fu in sostanza un prosatore seguace
del realismo, come realisti furono i prosatori Aleksandr
Ivanovic Kuprin (1870-1938), Vikentij Vasil'evič Veresaev
(pseudonimo di V.V. Smidovič, 1867-1945), Michail
Michajlovič Privin (1873-1954), e Aleksej Nikolaevič Tolstoj
(1882-1945), prima emigrato poi ritornato e divenuto
scrittore sovietico, molto ossequiato e autore di moltissime
opere in prosa, fra cui la trilogia La via al Calvario,
dedicata alla rivoluzione e alla guerra civile. Di genere
diverso, fantastico-folkloristico, e di stile molto
elaborato furono invece le opere di Aleksej Michajlovic
Remizov (1877-1957), morto emigrato a Parigi, dallo stile
che riecheggia Gogol' e Leskov, autore di opere famose come
Olja, Lo stagno, Sorelle in Cristo. Dobbiamo ricordare anche
le riviste Satirikone Nuovo Satirikon, sulle cui pagine
scrissero Arkadij Timofeevič Avercenko (1885-1925) e Nadezda
Aleksandrovna Teffi (1852-192), il cui cognome vero era
Lochvickaja: era sorella di una intensa, passionale
poetessa, Mirra Lochvickaja, morta in ancor giovane età nel
1905. Non possono mancare i grandi filosofi religiosi (oltre
a Solov'jov), e cio Vasilij Vasil'evič Rozanov (1856-1919),
Pavel Florenskij (1882-1941 o '42, morto in un lager),
Sergij Nikolaevič Bulgakov (1871-1944, morto a Parigi, uno
dei maggiori teologi dell'ortodossia), Nikolaj Aleksandrovič
Berdjaev (1874-1948: anch'egli morto in esilio) e altri.
Molti arrivarono al momento cruciale della storia russa: la
rivoluzione d'ottobre del 1917. Fra l'altro, al momento
dell'assalto al Palazzo d'Inverno, nessuno (o ben pochi) si
accorse di niente. Ma da questo momento la letteratura e la
cultura russa entrarono in una specie di tritacarne. Molti
morirono, fucilati o nei lager, come Gumiljov, Kljuev,
Esenin, Majakovskij, Gor'kij, Mandel'tam, Florenskij. Fra
gli scrittori che vissero o tornarono in Unione Sovietica,
oltre a ricordare poeti come Vladimir Felicianovič
Chodasevič (1886-1939), cantore dell'esistenza moderna,
debole e sperduta, dobbiamo sottolineare l'importanza della
grande poetessa Marina Ivanovna Cvetaeva (1892-1941, morta
suicida a Elabuga: era tornata in Russia dopo molti anni di
emigrazione), autrice di poesie complesse e profonde, nonchè
di drammi (Fedra) e di prose. Appaiono e acquistano
popolarit scrittori come i romanzieri Leonid Maksimovič
Leonov (1889-1994), Jurij Karlovič Olesa (1899-1960),
Dmitrij Andreevič Furmanov (1891-1926), Michail Michajlovič
Zosčenko (1895-1958), accusato (con Anna Achmatova) di
scarso sentimento patriottico ed espulso dall'Unione
Scrittori, e molti altri, che cercarono di difendere le
ragioni dell'arte. Molti furono riconosciuti più tardi, come
Andrej Platonovic Platonov (1899-1951), uno dei maggiori
scrittori dell'epoca sovietica. Un caso particolare è quello
di Boris Leonidovič Pasternak (1890-1960), grande
romanziere, divenuto famoso prima all'estero per la
pubblicazione (proibita in URSS) del romanzo Il dottor
Zivago (per cui nel 1958 gli fu conferito il premio Nobel).
Un altro poeta degno di nota fu Nikolaj Alekseevič
Zabolockij (1903-1958). L'amor di patria, fece superare ai
Russi sia le tragedie interne che l'aggressione nazista.
Altri scrittori del tempo (furono moltissimi) sono da
ricordare: Jurij Valentinovič Trifonov (1925-1991);
Aleksandr Stepanovic Grinevskij (Aleksandr Grin, 1880-1932);
Isaac Emmanuilovic Babel' (1894-1941: morto in un lager,
forse fucilato), autore dell'indimenticabile L'armata a
cavalloe dei Racconti di Odessa. Anche Cingiz Ajtmatov
(1928) è stato ed è un robusto scrittore: di nazione
kirghiza, ha scritto prevalentemente in russo; La nave
bianca (1970) è internazionalmente conosciuto, come pure Il
patibolo e altri suoi romanzi, coraggiosi e intensi.
Dobbiamo anche ricordare il figlio del drammaturgo Andreev,
e cioè Daniil Leonidovic Andreev (1906-1957), che visse una
vita di stenti e sofferenze, rimase dieci anni in un lager
(con la moglie Anna) e scrisse poemi di grande intensità
(Gli dei russi e altri) e un romanzo-trattato metastorico e
metafilosofico, che dà un'ampia visione della spiritualità
russa (Rosa della pace, pubblicato postumo nel 1991). La
letteratura russa del periodo sovietico è divisa in due
parti: la letteratura in patria e la letteratura
dell'emigrazione: in patria hanno scritto romanzieri e poeti
di diverso livello. Alcuni li abbiamo ricordati. Altri si
sono barcamenati, come Evgenij Aleksandrovič Evtusenko
(1933), poeta non mediocre, che continua a scrivere, per non
parlare di scrittori veritieri e non conformisti, come
Vasilij Suskin (1929-1974) e Valentin Grigor'evič Rasputin
(1933), scrittore contadino e sostenitore del patriottismo
russo. Dopo un esordio in patria (con il romanzo breve, che
fece scalpore, Una giornata di Ivan Denisovič, storia di un
deportato in un gulag), Aleksandr Isaevič Solzenicyn, forse
il maggior scrittore russo vivente, si trasferì (dal 1974,
dopo l'espulsione dall'URSS) e pubblicò all'estero (in
Svizzera e poi negli Stati Uniti) opere come L'arcipelago
Gulag, Primo cerchio e molte altre. Nato nel 1918, premio
Nobel nel 1970, considerato uno dei capi carismatici del
dissenso, tornò in Russia dopo la perestrojka ma, dopo i
primi anni di fama, fu in parte dimenticato. Emigrarono
anche Vladimir Nabokov (1899-1977), autore di romanzi in
russo e in inglese, come Lolita, che fece assai scalpore,
Pnin e Fuoco pallido, e il raffinato poeta e saggista Iosif
Brodskij (1940-1996), vincitore del premio Nobel nel 1987.
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