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LETTERATURA INDIANA ANTICA
Kalidasa  -  Sakuntala


Sakuntala
Dramma in sette atti del poeta indiano Kalidasa (IV o V secolo), scritto in lingua sanscrita

Il titolo intero è Sakuntala ritrovata per mezzo di un segno. L'episodio sviluppato dal grande poeta indiano si trova già ricordato nel Mahabharata. Dusyanta, giovane re amante delle avventure galanti, mentre sta cacciando nei boschi vede Sakuntala, una bellissima ragazza, figlia di un'apsaras, o ninfa celeste, danzatrice divina. Con lei sono due amiche, Anasuya e Priyamvada. Tutte e tre vivono in un romitaggio della foresta. Il re decide di presentarsi alle tre fanciulle come un messaggero del re, ma poi rivela la propria identità. Egli manifesta a Sakuntala il suo amore, e anche la fanciulla di stirpe divina si innamora del bel giovane re. Così i due si sposano secondo il rito gandharva (basato solo sul reciproco consenso dei due sposi, senza alcuna altra cerimonia). Il re deve però tornare subito alla sua reggia: Sakuntala l'avrebbe successivamente seguito, dopo aver incontrato il padre adottivo Kanva (il vero padre della ragazza era il saggio Visvamitra). Partito il re Dusyanta, il bizzoso asceta Durvasas fa visita all'eremitaggio, ma la fanciulla, immersa com'è nei suoi sogni d'amore, non lo accoglie con tutti gli onori dovuti al suo rango. Per questo Durvasas vuole vendicarsi, e con un forte sortilegio fa in modo che la persona cui la ragazza pensava non si ricordi più di lei. Dusyanta, dunque, dimentica la fanciulla. Tuttavia, Priyamvada riesce con le sue preghiere a mitigare la maledizione, e ottiene da Durvasas che il re Dusyanta venga guarito dall'amnesia, vedendo un oggetto appartenente a Sakuntala, datole per ricordo: questo oggetto è un anello (per cui il dramma viene chiamato anche L'anello di Sakuntala). La fanciulla dunque, sentito il padre adottivo, decide di partire per raggiungere lo sposo: guadando un fiume, però, le cade l'anello in acqua. La partenza della ragazza è salutata da tutti gli esseri della foresta, animali e piante, rattristati che Sakuntala, la loro sorella buona e gentile, li lasci (l'addio della selva è una delle pagine più belle di questo famoso poema). Giunta in presenza dell'amato Dusyanta, Sakuntala non viene riconosciuta: il re non la vuole accogliere. Gli eremiti che accompagnano la ragazza protestano, ma invano. Secondo una proposta degli indovini del re, arrivano a un accordo Sakuntala, che è incinta, partorirà un bambino; se questo bambino avrà i segni regali e imperiali sul suo corpo vorrà dire che è figlio di Dusyanta, al quale gli dei avevano predetto che sarebbe diventato padre di un imperatore. La ragazza è allora accompagnata a una dimora assegnatale dalla volontà del re, in attesa del parto. Ma sulle sponde di un lago le appare la divina madre, Menaka, la quale la porta con sè. Intanto un pescatore trova nel corpo di un pesce l'anello e lo porta a Dusyanta, la cui amnesia scompare: ritornano il ricordo e l'amore per l'amata. Il re si dispera: "Perchè mai ho respinto colei che era venuta per ricongiungersi con il suo compagno?". Egli trova conforto dipingendo il sacro eremo, il bosco, di cui lei era la più amata abitatrice: emerge la figura dolce dell'amata, il suo volto, i suoi capelli inghirlandati di fiori. Tuttavia, pur nella sua passione senza conforto, il re guida fermamente il suo popolo e combatte contro i nemici. Il suo valore e la sua forza diventano così famosi che addirittura il dio Indra chiede il suo aiuto, in una lotta contro certi titani: Dusyanta sale così sul carro aereo di Indra e insieme con il dio vince i giganti. Nel tornare dalla battaglia, entra nell'eremo del dio Prajapati, signore delle creature e loro padre, e qui vede un divino fanciullo, sul cui volto sono chiaramente impressi i segni mistici del destino imperiale. Il cuore batte precipitosamente a Dusyanta: egli sa di avere di fronte a sè il proprio figlio, Bharata. E difatti è così: dopo qualche istante accorre Sakuntala: il dramma finisce così nella perfetta gioia di tutti. L'opera è veramente un capolavoro: dà il segno del genio del grande Kalidasa, il quale immagina che a narrare la vicenda sia un'amica di Sakuntala, e cioè Anasuya: il sorgere, lo sbocciare dell'amore nel cuore della tenera fanciulla è opera dell'intuizione poetica dell'autore, il quale descrive questo sorgere del sentimento con parole e immagini tra le più sottili e belle. Pure intuizioni del genio di Kalidasa sono la maledizione dell'asceta, la perdita e il successivo recupero dell'anello e la riunione finale. Nel poema si sente una profondissima umanità.
Bellezza, amore, amicizia, senso di comunione con la natura, dolore e gioia, sottili reazioni psicologiche rendono questo dramma affascinante e chiarissimo, oltre la favola e le forme proprie di una cultura per altro così remota.

Si comprende perchè i romantici, e primo fra tutti Goethe, abbiano tanto amato ed esaltato il dramma, che fu più volte tradotto e ispirò diverse opere originali, come un balletto di T. Gauthier.
 

                                                       2008 Profili delle letterature