|
|
|
|
www.parodos.it |
Profili
delle letterature
-------------------------
| |
| |
|
 |
 |
 |
 |
LETTERATURA GEORGIANA
Sciotha
Russthaveli - Il cavaliere dalla pelle di leopardo
[Vep khis tqaosani]
Poema del poeta georgiano Sciotha Russthaveli. L'autore,
vissuto sotto il regno della regina Thamar (XII secolo),
quando la potenza e la cultura della Georgia avevano
raggiunto l'apice della loro grandezza, ritrae in questo
poema i costumi, le usanze, il cerimoniale e la vita della
Corte della grande regina. L'opera, che per la sua perfetta
aderenza all'ambiente storico di quei tempi può essere
considerata come un'epopea nazionale della Georgia, ha la
struttura del poema epico cavalleresco, nel quale,
attraverso un incalzare di avvenimenti e di avventure, sono
esaltate le grandi virtù, quali la fedeltà, l'amicizia,
l'amore e la carità. Ma soprattutto la fedeltà, e non
l'amore, come alcuni critici vogliono credere, è il movente
di questo epico canto: una fedeltà che, espressa in ogni suo
aspetto, sia verso l'amico, sia verso la donna amata, ma
soprattutto verso il sovrano, è come un attestato di
devozione del grande poeta alla grande regina. Il soggetto
del poema si può riassumere così: durante una caccia alla
quale partecipano il re Rostevan d'Arabia e la figlia
Thinathin, erede al trono paterno, e Avthandil, il
generalissimo del re che ama senza speranza la bella
principessa, i cacciatori scorgono sulla riva del fiume uno
strano cavaliere vestito con una pelle di leopardo. Il re
cerca invano di scoprire il segreto dello sconosciuto;
questi sfugge a ogni tentativo di cattura uccidendo con la
frusta gli inseguitori. il re ne è adiratissimo. Thinathin
allora consiglia Avthandil di andare a cercare il cavaliere
straniero, promettendogli in cambio la sua mano. Il generoso
cavaliere parte. Lunghi anni dovrà errare per il mondo alla
ricerca del misterioso cavaliere, e solo quando, stanco e
deluso, decide di tornare a casa, lo scorge lontano nel
deserto. Con l'aiuto di Asmat, fedele serva dello
sconosciuto, Avthandil riesce a farsi accogliere dal
singolare cavaliere, e lo supplica di affidargli il suo
segreto. Tariel, tale è il nome del cavaliere, gli
narra allora la sua storia. Egli era un potente principe
dell'India, comandante supremo dell'esercito
dell'imperatore; cresciuto insieme alla figlia di questo,
Nestan Daregian, era sorto fra loro un ardente amore,
ma essi l'avevano mantenuto segreto, perché Tariel temeva un
contrasto da parte dell'imperatore. Così quando questi gli
aveva ordinato di andare incontro al figlio dell'imperatore
cinese, promesso sposo di Nestan Daregian, Tariel, ligio al
suo senso di fedeltà al sovrano, non si era rifiutato e
aveva accettato l'incarico. Nestan Daregian però nell'atto
di devozione dell'amato al re non aveva visto che
pusillanimità, e, dopo averlo fatto chiamare furente,
l'aveva ricevuto con aspre e ironiche parole, offendendolo
nell'onore. Spinto dall'offesa l'ardito cavaliere non aveva
esitato ad andare al campo del principe cinese e a
fracassargli la testa. Fuggito dopo quel gesto, era venuto a
sapere che anche Daregian era scomparsa improvvisamente
senza lasciar tracce; e subito era partito alla sua ricerca.
Ora, dopo lungo e vano ricercare, senza più fiducia e
speranza, viveva nel deserto, ostile a tutto e a tutti.
Legati da un medesimo destino i due cavalieri si giurano
allora eterna amicizia e Avthandil promette di non tornare
dalla sua Thinathin prima di aver trovato Nestan Daregian.
Si reca perciò alla corte del re d'Egitto, dove da Fatma,
moglie di un alto funzionario del re, riesce a sapere che,
tempo prima, due negri avevano condotto alla corte una
fanciulla, ma che poi questa era di nuovo scomparsa. In
seguito Fatma, salvata da un pericolo mortale da Avthandil,
scopre che la fanciulla è prigioniera dei folletti "Cagi", i
quali la tengono relegata in una fortezza inaccessibile.
Chiamato allora Tariel, i due si recano dal buon re Pridon
e, conquistatolo alla loro causa, marciano con lui e con
trecento dei suoi migliori cavalieri alla conquista della
fortezza dei "Cagi". Nestan Daregian viene cosi salvata e
insieme ad Avthandil e a Tariel si reca alla corte del re
Rostevan dove si celebrano le duplici nozze. Così termina
questo poema, che per la sua freschezza d'ispirazione,
l'alto livello artistico raggiunto, e per il suo originale e
indipendente spirito nazionale, è ancora vivo nel popolo
georgiano. Se in alcuni brani amorosi l'opera ci ricorda il
genere erotico dell'Ariosto e di Ovidio, se nelle idee
etico-filosofiche ci riporta a un certo neoplatonismo, e per
il suo clima mistico e metafisico alla concezione filosofica
orientale, esso ha tuttavia una impronta particolare e
inconfondibile: la fusione dell'elemento orientale con
quello occidentale, caratteristica della cultura georgiana,
trova nel poema di Russthaveli la sua massima e più omogenea
espressione. I personaggi si distaccano su questo arabesco
ricco e colorito, con grande nettezza di contorni; ognuno
disegnato con tratti semplici e precisi, sembra
rappresentare una singola virtù. Così, mentre Tariel è la
forza che va dritta al suo scopo, senza percorrere vie
traverse, Avthandil, nella sua integra onestà, non disdegna
le vie più sottili dell'intelligenza per perseguire il suo
fine. Le due eroine sono entrambe una rappresentazione della
regina Thamar, ma mentre Thinathin impersona le sue più
squisite virtù femminili, Nestan Daregian raffigura la sua
fierezza ardita e guerriera. Il libro è stato tradotto in
tedesco, in russo e in altre lingue europee. Trad. di
Scialva Beridzè col titolo La pelle di leopardo (Milano,
1945).
|
|
 |
 |
 |
 |
|