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LETTERATURA INGLESE
Samuel Johnson (1709-1784)


DIZIONARIO DELLA LINGUA INGLESE
Dictionary of English Language

Classico dizionario pubblicato da Samuel Johnson (1709-1784) nel 1755 dopo solo otto anni di lavoro, con lo scopo di "raffinare la nostra lingua grammaticalmente, e ripulirla da ogni barbarismo, licenze idiomatiche e combinazioni irregolari". Questo aveva già fatto, in Italia, l'Accademia della Crusca nel 1612 e l'Académie in Francia nel 1694. Johnson concepì l'idea di costruire il suo dizionario su principi simili, pensando che la lingua inglese avesse ormai raggiunto tale perfezione lessicale da non aver bisogno di alcun miglioramento: l'essenziale era dunque salvarla fissandone i limiti con una nuova autorità. Nel suo "plan" o programma, egli ci dice ancora dell'importanza di adottare il principio storico del valore delle parole, per cui è necessaria una copia abbondante di citazioni che sole, se bene scelte, possono corroborare le definizioni e dare tutte quelle sfumature di significato che non risulterebbero dalla semplice definizione. Fra i suoi scopi, poi, è quello di fissare la pronuncia della lingua per conservarne la purezza e con ciò allungarne la durata. Questo il conte di Chesterfield gli riconobbe, dichiarandolo dittatore e liberatore della lingua dall'anarchia. Alla lode tardiva del conte di Chesterfield, a cui dapprima il Johnson aveva inviato il piano dell'opera senza ottenerne risposta, egli dette una famosa replica, dicendo che tale accoglienza "se fosse stata pronta sarebbe stata cortese, ma era stata ritardata finché egli era indifferente, e non poteva rallegrarsene: finché egli era solitario, e non poteva comunicarlo, finché egli era noto, e non ne aveva bisogno": questa famosa lettera (del 7 febbraio 1755) è considerata come un evento che mette fine all'età dei mecenati, e inizia l'indipendenza degli scrittori. Johnson si accorse bensì che, mentre creava il Dizionario, esso cessava di esser perfetto, perché la lingua è in eterno mutamento e parole sbocciano nel tempo stesso che altre scompaiono; ma questo stesso errore dà un valore speciale all'opera che, mirando a fissare la lingua in un'epoca di fioritura letteraria, riusciva a classificare quello che ne doveva essere l'uso inglese. Considerando l'età d'oro della lingua nell'epoca elisabettiana, Johnson afferma che gli scrittori prima della Restaurazione (1661) erano "fonti pure di dizione genuina" e ribadisce la sua opinione prendendo a modello Sidney (1554-1586) e Spenser (1552-1599); se include parole arcaiche le avvalora con citazioni di ben noti autori e dimostra la necessità di richiamarle all'uso. Il suo più grave timore è che la lingua sia corrotta dall'influenza del francese: per questo dichiara follia il naturalizzare parole forestiere a danno delle nazionali. Il dizionario è risultato personalissimo: attraverso le abbondanti definizioni e gli esempi, il Johnson rivela le sue qualità di stilista e di critico, le proprie idee politiche e spesso il proprio umorismo. Così nella definizione che dà implicitamente di sé nella voce lessicografo": "uno sgobbone inoffensivo". M.N. L'eroe come uomo di lettere. (Carlyle)


RASSELAS
The History of Rasselas, Prince of Abyssinia:
Storia di Rasselas principe di Abissinia

Romanzetto inglese scritto da Samuel Johnson (1709-1784) nel 1759. Già noto per un famoso Dizionario della lingua inglese e per le Vite dei poeti, il Johnson ebbe vera rinomanza con questo lavoro che fu subito tradotto in molte lingue; la versione italiana è del Baretti. L'autore ci trasporta in Abissinia, dove i principi, prima di salire al trono, trascorrono una vita di delizie in una vallata cinta di montagne. Il principe Rasselas vuole vedere il mondo e liberarsi dalla dorata prigione; un poeta, Imlac, che nella valle aveva trovato il rifugio della pace, si unisce al principe e insieme si preparano a scavare una via d'uscita nella roccia. Anche la sorella di Rasselas, Nekayah, sarà della partita perché anche per lei la vita della valle è diventata insopportabile: la segue l'amica e confidente Pekuah. La comitiva si avvia dunque alla ricerca di quello che può rendere la vita veramente felice. Ma dove trovare il segreto? Non dai filosofi ai quali Rasselas invano chiede consiglio, non alle Corti dove non si trovan che odi e invidie, non nelle famiglie borghesi dove Nekayah scopre discordie e miserie. In Egitto Pekuah è rapita da cavalieri arabi e solo dopo varie peripezie e dietro pagamento di un vistoso riscatto ritorna alla sua padrona a raccontare le sue esperienze nel gineceo arabo. Al Cairo Rasselas sta per abbandonare la partita e darsi alla vita pura della scienza, quando sa di un astronomo che, per aver voluto troppo vivere nei mondi dello spazio, ha finito col perdere il ben dell'intelletto, e toccherà proprio a lui e a sua sorella il compito di riportare un certo equilibrio alla mente confusa di costui. Non resta che tornare a casa a meditare nuovi progetti, a discutere su problemi insolubili, a vivere. Scritto in una sola settimana per far fronte alle spese del funerale della madre, il racconto ha una fluidità narrativa e satirica, una disinvoltura nelle discussioni, una sapiente contaminazione dei motivi intellettualisti europei con quelli decorativamente esotici, che assicurarono la sua fortuna nel secolo dei lumi. Lo stile perfetto ne fa ancor oggi un modello di lingua. L'opera fu tradotta parecchie volte da Mimiso Cei (cioè Cosimo Mei) (Padova, 1764), da: A. Dodeworth (Firenze, 1797), da A. Gotti (Milano, 1883), e da altri. M.N. Egli è non solo un supremo maestro del senso comune, è un supremo maestro del linguaggio del senso comune. Ha il dono di dire cose che nessuno può fraintendere e nessuno può dimenticare. (J. Balley)


VITE DEI POETI
Lives of the Poets

Opera biografica e critica dello scrittore inglese Samuel Johnson (1709-1784). Le singole biografie critiche furono scritte come prefazioni per un'edizione completa dei poeti inglesi, e la raccolta di esse fu pubblicata col titolo Prefazioni ai poeti inglesi [Prefaces to the English Poets] tra il 1779 e il 1781; nel 1783 uscì in forma riveduta col titolo Lives of the Poets. Per ogni poeta sono riferiti i fatti salienti della vita, mettendone in evidenza il carattere, ed è dato un giudizio critico dell'opera poetica. Il progetto originale comprendeva tutti i poeti più importanti cominciando da Chaucer; in seguito il Johnson si limitò a cinquantadue poeti dei secoli XVII e XVIII, da Cowley a Gray inclusi. Accanto a parecchie grandi personalità della letteratura inglese (Milton, Dryden, Addison, Pope) figurano nella raccolta scrittori medi e minori. I poeti sono sempre giudicati partendo da una base moralistica, se non addirittura filosofica, e riconducendo, in fine, sempre l'opera all'uomo. Sorretto da una viva intelligenza, da un'esperienza profonda e vissuta del mondo del pensiero, il Johnson ha consegnato in queste Vite il meglio del suo ingegno critico, formando uno specchio fedele del proprio temperamento, con le sue personali simpatie e antipatie (per esempio: la sua avversione per Swift) e con le limitazioni che a un intelletto pur letteratissimo come il suo (i giudizi, imbevuti di coscienza letteraria, sugli scrittori del suo tempo sono i migliori) vietarono ogni presentimento del Romanticismo imminente. Di qui, forse, il fatto che egli non rese piena giustizia a Gray e Collins. Queste limitazioni e il sentimento un po'rigido che traspare dalla struttura e da certa solennità della prosa, riducono spesso il senso critico e il gusto al buon senso. Ma se perciò le Vite dei poeti sono oggi criticamente superate, conservano, come espressione aderentissima dello spirito di un'epoca, eccezionale valore di documento per la storia della letteratura, delle idee, del gusto. ... piacevole come una storia di fate... le osservazioni sulla natura umana sono estremamente acute e profonde. (Scott). La mente universale e intuitiva del Johnson, la superiorità che tenea tra'contemporanei, la precisione ed originalità della sua eloquenza, e principalmente la gravità del suo carattere conferivano un che di venerazione anche alle baie che cadevano dalle sue labbre... Le ricchezze della mente di Johnson si davano spontanee, nuove, svariate, infinite come sono le produzioni del genio qualunque educazione abbia ricevuto. (Foscolo). ... la più bella opera critica che mai sia stata scritta. (Byron). Johnson scrisse le Vite di poeti, ma dimenticò i poeti. (Browning). Il nome di Samuel Johnson non è, naturalmente, il più grande nella storia della prosa inglese, ma anche oggi, a più d'un secolo e un quarto dalla sua morte, esso è il più familiare... Aveva quasi tutte le doti che assicurano la sopravvivenza, fuorché il genio. (J. Bailey)

 

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