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LETTERATURA SPAGNOLA

Le prime testimonianze scritte in volgare risalgono alla fine del sec. VIII (Crónica de Toledo), ma dovettero trascorrere quasi tre secoli perché iniziasse una produzione letteraria in castigliano. Il primo genere fu la poesia epica, che esaltava le problematiche relative all'avviata reconquista cristiana. L'unico poema di questo tipo pervenutoci quasi integralmente è il Cantar de mio Cid (1140). Nel sec. XIII si affermò il mester de clerecía: testi lirici caratterizzati da una notevole consapevolezza stilistica e formale. I contenuti riguardavano sia la celebrazione di personaggi e fatti già esaltati dalla produzione epica, sia la riformulazione di miti classici conosciuti e apprezzati nel medioevo, sia la tematica religiosa, nella quale si distinse Gonzalo de Berceo (Miracoli di Nostra Signora, agiografie di alcuni grandi santi). Nella 2a metà del secolo, sotto il regno di Alfonso X, si ebbe un notevole sviluppo culturale, caratterizzato da un clima di collaborazione e da una volontà di ambiziosa sintesi delle esperienze cristiane, musulmane ed ebraiche. Si segnalano in questo periodo la Primera crónica general e le Cantigas de Santa María, opera che testimonia il permanere del gallego come lingua romanza utilizzabile nella lirica elevata. L'allarmata consapevolezza della crisi delle istituzioni medievali, insieme all'ascesa di valori culturali borghesi, sono gli elementi che caratterizzano la letteratura trecentesca. Alla prima impostazione si devono riferire le opere narrative dell'infante Juan Manuel (Libro de los Estados e Conde Lucanor), al secondo filone sono riconducibili il Libro de buen amor, di Juan Ruiz, opera mista in prosa e versi, e il Rimado de Palacio, di P. López de Ayala: con gli ottomila versi di questa raccolta si concludeva la stagione del mester de clerecía.

La letteratura del sec. XV fu caratterizzata dalla forte influenza esercitata dall'umanesimo italiano. Rifiorì in questo contesto la produzione lirica. Significativi il Cancionero de Baena, comprendente testi di numerosi autori, il Cancionero de Stúñiga, il Cancionero di Mendoza e, all'inizio del sec. XVI, il Cancionero general, di H. del Castillo. Notevoli trasformazioni subì il genere epico. La celebrazione delle glorie nazionali venne resa mediante la forma del romance, componimento in versi assonanzati (Cantar de Rodrigo, Poema de Alfonso XI).

La poesia religiosa conobbe le fortunate opere di Gómez e Jorge Manrique, di A. Montesino e di J. de Padilla (Raffigurazione della vita di Cristo). Si ebbe inoltre la ripresa della produzione teatrale, con i drammi di J. del Encina e L. Fernández (Auto de la Passione, 1500) e le commedie di B. de Torres Naharro. La narrativa si espresse invece nei due filoni del romanzo sentimentale (Cárcel de amor, di San Pedro e Grisel y Mirabell, di J. de Flores), e del racconto cavalleresco e d'avventura (Quattro libri del virtuoso cavalier Amadigi di Gaula, di G. Rodríguez de Montalvo).

Anche la cronachistica e la storiografia ripresero nuovo slancio. Ma l'opera certamente più significativa di questa fase è un testo che sfugge a ogni definizione di genere, per la sua straordinaria originalità: la Celestina (1499-1502), attribuita a F. de Rojas.

La piena affermazione della potenza spagnola coincise, nel sec. XVI, con l'età d'oro della letteratura nazionale, favorita dal mecenatismo di Carlo V e dal rinnovato interscambio con la cultura europea più avanzata. J. de Valdés risolse definitivamente la questione della lingua affermando nel suo Dialogo della Lingua la superiorità del castigliano sugli altri idiomi iberici. La produzione lirica fu caratterizzata dall'opera profondamente innovativa, in senso classicista, di Boscán Almogáver (traduttore del Cortegiano di B. Castiglione, scritto che influenzò enormemente il costume di corte), di J. de Valdés e di G. de la Vega. La produzione religiosa ebbe il suo massimo interprete in J.L. Vives, seguace delle dottrine riformatrici di Erasmo. Valore soprattutto documentario ebbero le relazioni e le cronache relative alla colonizzazione del Nuovo Mondo. In esse prevalse l'elemento autocelebrativo dei conquistatori (H. Cortés, F. López de Gómara), ma in alcuni autori (G. Fernández de Oviedo, A. Núñez Cabeza de Vaca) si espresse un profondo interesse per l'osservazione di popoli e costumi tanto originali, mentre nelle opere di B. de las Casas si giunse alla rivalutazione della realtà umana indigena. La vena realistica proseguì con la produzione teatrale di B. de Torres Naharro e di D. Sánchez de Badajoz, mentre si diffuse il romanzo pastorale, di derivazione italiana, e proseguì il romanzo cavalleresco. Un'opera di gusto bizzarro, il Lazarillo de Tormes, di autore sconosciuto, concluse significativamente quest'epoca. In essa si riflette l'amara visione di una società urbana in disfacimento e di una realtà quotidiana indagata con sottile ironia e descritta nei suoi aspetti antieroici e realistici. Il Lazarillo segnò così l'inizio del genere picaresco e, al contempo, l'inevitabile declino dell'epica cavalleresca.

La 2a metà del sec. XVI e il regno di Filippo II furono caratterizzati invece dall'affermazione dell'ideologia controriformista. La nuova spiritualità mistica venne espressa soprattutto nelle opere di Teresa d'Ávila (Libro della sua vita, Castello della perfezione) e nella produzione platonizzante di Giovanni della Croce. La lirica profana ebbe il suo massimo esponente in F. de Herrera, con il quale il petrarchismo raggiunse i livelli più elevati e venne avviato il passaggio al manierismo. Ma due figure emersero nettamente per la loro importanza nel panorama letterario dell'epoca: M. de Cervantes e Lope de Vega. Il primo espresse nel suo capolavoro (Don Chisciotte della Mancia) la crisi dei valori rinascimentali e cavallereschi, unitamente alla volontà di esplorare gli ambiti più irrazionali e sfumati della coscienza (il sogno, la fantasia, la follia), creando di fatto il primo romanzo moderno, entrato a far parte del patrimonio culturale europeo. Il secondo, insigne drammaturgo (Il miglior giudice è il re, Il castigo senza vendetta, La mietitura), deve essere considerato l'iniziatore del teatro nazional-popolare. Contemporanei di Lope de Vega furono G. de Castro, Tirso de Molina, F. de Rojas Zorrilla e J. Ruiz de Alarcón, mentre nel sec. XVII P. Calderón de la Barca (La vita è sogno, 1635) approfondì l'esplorazione delle problematiche psicologiche e sentimentali in chiave filosofica e allegorica.

La letteratura del primo '600 per il resto fu dominata dall'affermazione del manierismo, del cultismo e del concettismo. Fra i concettisti si segnala il poeta lirico F. de Quevedo y Villegas, mentre l'iniziatore e il massimo esponente del cultismo fu L. de Góngora y Argote. Nello stesso tempo il genere più popolare continuò a esser rappresentato dal romanzo picaresco (lo stesso Quevedo, F. Gómez, M. Alemán).

La 2a metà del sec. XVII vide, insieme al declino economico e politico del paese, anche la decadenza delle lettere, che si prolungò fino agli ultimi decenni del sec. XVIII, quando la Spagna si aprì ai fermenti di un neoclassicismo di origine francese e del movimento illuminista. Tra gli autori di gusto neoclassico si segnalano Benito Jerónimo Feijóo e Ignacio de Luzán, mentre l'attività didascalica legata all'impegno civile illuminista ebbe i suoi interpreti principali in J. Cadalso Vázquez e G. Melchor de Jovellanos. Nella produzione teatrale un ruolo di rilievo ebbe L. Fernández de Moratín. Tuttavia l'artista più originale e creativo del secolo fu il poeta J. Meléndez Valdés (Poesie, 1785), che seppe unire a un sicuro gusto classico una spiccata sensibilità preromantica.

La diffusione della cultura romantica in S. fu relativamente tardiva e di breve durata (1830-50). Tra gli esponenti più significativi della generazione romantica si segnalano i poeti e drammaturghi A. de Saavedra (Don Alvaro o la forza del destino), J. Zorrilla e J. de Espronceda y Delgado, oltre a G.A. Bécquer e R. de Castro, esponenti lirici della seconda generazione; la narratrice C. Böhl de Faber e soprattutto M. José de Larra, autore di testi teatrali, ma celebre soprattutto per i suoi efficaci articoli giornalistici di costume. Nella 2a metà del sec. XIX si ebbe la fioritura di una narrativa che, partita da temi ancora romantici, si orientò sempre più nettamente verso forme realistiche, capaci di interpretare la grande crisi sociale dell'epoca. Il massimo esponente di questa tendenza fu certamente B. Pérez Galdós (Fortunata e Jacinta, L'amico Manso, Realtà); degne di nota anche le opere di P. A. de Alarcón y Ariza, J. Valera, J.M. de Pereda y Porrua, E. Pardo Bazán e V. Blasco Ibáñez. In questo periodo emersero infine il poeta G. Núñez de Arce e il drammaturgo J. de Echegaray.

Il nuovo secolo si aprì in ambito letterario con la formazione della cosiddetta generazione del '98 (una data che segnò per la S. la perdita delle ultime colonie e venne assunta come simbolo del conseguente ridimensionamento politico, tanto da determinare un ripiegamento sconsolato dell'artista sulla propria dolente interiorità). Questo movimento si dedicò soprattutto alla produzione in prosa e riunì scrittori come M. de Unamuno, J. Martínez Ruiz (conosciuto come Azorín), R. de Maeztu, J. Ortega y Gasset e il saggista E. D'Ors. Anche il drammaturgo J. Benavente, e i poeti `modernisti' J.R. Jiménez, A. Machado y Ruiz e R. del Valle Inclán sono in qualche modo riconducibili a quell'esperienza letteraria. Lo stesso Ortega fu tra gli ispiratori della generazione del '27 i cui seguaci si mossero tra ricerca di forme poetiche di essenziale purezza e aspirazioni a interpretare i caratteri popolari della società spagnola. Variamente legati a questo gruppo furono J. Guillén, P. Salinas, D. Alonso, G. Diego, V. Aleixandre, M. Altolaguirre, e soprattutto F. García Lorca e R. Alberti. La guerra civile e l'affermazione del regime franchista ebbero un notevole effetto sulla produzione letteraria: gli scrittori impegnati al fianco delle forze democratiche continuarono la loro opera in esilio, mentre in S. riprese vigore una produzione poetica ispirata a un intenso virtuosismo formale e stilistico (M. Hernández, L. Panero, G. Celaya, J. García Nieto, Blas de Otero). In ambito teatrale sono emerse le figure di A. Buero Vallejo e A. Sastre. Ma i risultati di maggior rilievo sono stati ottenuti dalla narrativa realistico-sociale di C. Laforet, J. Goytisolo e soprattutto C.J. Cela, insignito nel 1989 del premio Nobel per la letteratura.

                                                       2007 Profili delle letterature