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LETTERATURA STATUNITENSE

La letteratura degli USA cominciò a svilupparsi attorno alla metà del sec. XVII, su imitazione dei modelli inglesi, anche se rispetto a quelli prevalse la tensione etico-religiosa, soprattutto nei territori puritani della Nuova Inghilterra. Le prime opere furono cronache e diari e fra esse sono da ricordare il Diario, di J. Winthrop (primo governatore della colonia di Plymouth) che copre il periodo fra il 1630 e il 1649, e la Storia della colonia di Plymouth, di W. Bradford, scritta nel 1651, entrambi pubblicati postumi. In questi scritti gli avvenimenti storici sono inquadrati in un'ottica religiosa e profetica. In quegli anni il romanzo non trovò cittadinanza nell'austera produzione protestante, mentre il genere poetico fece registrare una traduzione metrica dei salmi (Libro dei Salmi della baia, 1640, prima opera stampata in America) e la produzione di tre autori significativi: A. Bradstreet (La decima musa appena apparsa in America, raccolta di poesie a sfondo religioso e morale, 1650), E. Taylor e M. Wigglesworth (Il giudizio universale, poema, 1662). Nelle colonie anglicane, pur permeate di spirito religioso, l'ideologia espressa dalle prime opere letterarie appare più aperta e mondana, come dimostrano la Storia e stato presente della Virginia, di R. Beverley (1705) e la Storia della linea di frontiera e i Diari, di W. Byrd di Westover. Nel corso del sec. XVIII, comunque, in concomitanza con l'evoluzione economica e sociale, la produzione letteraria di tutte le colonie assunse un carattere diversificato, in riferimento ai contenuti, come ai generi e agli stili. La linea della continuità con la tradizione puritana fu rappresentata dalle opere di S. Sewall (Phaenomena Quaedam Apocalyptica, 1697), C. Mather (Magnalia Christi Americana, 1702) e J. Edwards (I peccatori nelle mani di un Dio irato, sermone del 1741). La vena ironica si espresse soprattutto nella satira di costume di B. Franklin (Poor Richard's Almanack, 1732-57 e Autobiografia, iniziata nel 1771). Nel 1767 venne messo in scena il primo melodramma composto nelle colonie (Il principe dei parti, di T. Godfrey), mentre nel 1787 R. Tyler scrisse la commedia satirica Il contrasto. Gli altri autori seppero esprimere soprattutto la loro fervida partecipazione alle vicende politiche e la tensione libertaria e indipendentistica. Appartengono a questo filone i poeti P. Freneau (Una litania politica, scritti satirici antibritannici del 1775, La galera britannica, poemetto a sfondo autobiografico del 1781, Poesie, 1786-95) e J. Barlow (La visione di Colombo, poema epico d'impronta miltoniana, del 1787) e i prosatori J. Otis (I diritti delle colonie britanniche, 1764), T. Jefferson (Compendio dei diritti dell'America britannica, 1774; Note sullo stato della Virginia, 1784), T. Paine (con i pamphlet Senso comune, 1776, e La crisi americana, 1776-84) e H.H. Brackenridge (Sei discorsi politici, 1778). Il periodo che va dall'inizio del sec. XIX sino alla guerra di secessione prende il nome di `rinascimento americano' e vide l'affermazione di numerosi scrittori, impegnati a utilizzare le irrinunciabili suggestioni dei grandi letterati inglesi per creare una sensibilità e un gusto nuovi, tipicamente anglo-americani. I temi privilegiati furono allora quelli relativi al rapporto tra America e americani, tra civilizzazione e stato di natura, mentre rimanevano vive le tensioni mistico-estatiche. L'interpretazione allegorica e simbolica dei fatti e degli oggetti naturali, implicita nella originaria coscienza calvinista, si arricchì di una visione più ottimistica, legata all'affermazione del trascendentalismo, cioè di un tipo di religiosità meno rigorosa e più libertaria. Animatore del movimento trascendentalista fu R.W. Emerson, autore di saggi (Natura, 1826) e componimenti poetici, nei quali esalta la cosmica armonia che pervade il mondo creato. L'opzione a favore della natura, contrapposta alla corruzione della civiltà, divenne addirittura una scelta esistenziale per il maggior seguace di Emerson, H.D. Thoreau, che scrisse molte sue opere (tra cui il saggio Disobbedienza civile, 1849) nel suo rifugio solitario, sulle rive del lago di Walden. C. Brockden Brown stese tra il 1799 e il 1800 i più riusciti dei suoi romanzi gotici (Wieland, Arthur Merwin, ecc.). W. Irving con la Storia di New York, narrazione comico-burlesca del 1809 e con Il libro degli schizzi, del 1820, sviluppò il filone fantastico. L'incontro, denso di risvolti conflittuali, tra società civilizzata e mondo primitivo costituisce lo sfondo dei fortunati romanzi avventurosi di J. Fenimore Cooper (I pionieri, L'ultimo dei Mohicani, La prateria, La guida, L'uccisore di cervi, 1823-41). N. Hawthorne (Racconti narrati due volte, La lettera scarlatta, La casa delle sette torri, Il romanzo della gaia valle, 1837-52), unì nella sua produzione l'interesse per la storia (in particolare per il periodo eroico del puritanesimo USA), con la cupa consapevolezza della presenza del male e della necessità di una espiazione redentrice. E.A. Poe nelle sue poesie come nei racconti affrontò le problematiche dell'orrore, delle tensioni e dell'angoscia interiori e trattò questi temi anticipando in parte le concezioni estetiche e le tecniche espressive del simbolismo. H. Melville (Moby Dick, 1851) affrontò nei romanzi in modo allegorico le questioni del conflitto tra uomo e natura o, per un altro verso, tra forze del bene e forze del male, in un contrasto che è anche, ambiguamente, fatto di attrazioni e convergenze. In ambito poetico, oltre alla già citata produzione di Poe, va segnalata l'opera straordinaria di W. Withman (Foglie d'erba), celebrazione entusiastica della grandezza e delle potenzialità umane.
Dopo la guerra civile e l'industrializzazione del paese, la sensibilità romantica lasciò il posto a interessi e problematiche realistiche. Significativa in tal senso la produzione di M. Twain, W.D. Howells, J.W De Forest, F.B. Harte, E. Eggleston, S. Crane, F. Norris, J. London, T. Dreiser e U. Sinclair. H. James superò il realismo nella direzione di un approfondimento delle tematiche psicologiche e con la sua riflessione teorica sull'arte influenzò notevolmente anche la produzione europea successiva. Le acquisizioni estetiche di James ispirarono un nutrito numero di seguaci, tra cui si segnalano le scrittrici E. Wharton, W. Cather ed E. Glasgow. Sulle orme di James anche i due grandi poeti dell'epoca, E. Pound e T.S. Eliot cercarono nel rapporto con la cultura europea una possibilità di rigenerazione e una sintesi originale di ispirazione lirica moderna e solida classicità. Le conseguenze della 1a guerra mondiale furono rilevanti per la narrativa americana. Molti autori si trasferirono in Europa e, insieme alla denuncia per gli orrori della guerra, affrontarono le tematiche legate all'esilio e seppero analizzare con distacco e senso critico tutti i problemi più significativi della società americana. Negli anni '20 e '30 il ruolo della narrativa americana nella produzione mondiale divenne rilevante. E. Hemingway trattò i temi della guerra e della ricerca di un nuovo umanesimo. F. Scott Fitzgerald collocò il mito del `sogno americano' nel contesto realistico di un mondo dominato da spietato arrivismo. W. Faulkner diede voce alle problematiche spesso drammatiche di una società `sudista' in avanzato stato di disgregazione. Significative, in Faulkner, furono le innovazioni introdotte nelle tecniche espressive, paragonabili per audacia ed efficacia a quelle di M. Proust o di J. Joyce. Anche J. Dos Passos diede un importante contributo al rinnovamento tecnico della narrativa: la sua produzione contrappone al mito ottimistico del `sogno americano' la realtà di una società capitalistica fondata sullo sfruttamento e l'ingiustizia sistematica. E. Caldwell, J.T. Farrell e soprattutto J. Steinbeck seguirono il filone della denuncia sociale. Numerosi poeti (W.C. Williams, R. Frost, W. Stevens, E.E. Cummings, M. Moore, J.C. Ransom, C. Sandburg, C. Cullen, H. Crane) hanno dato contributi significativi al rinnovamento delle tematiche e delle tecniche poetiche. Il panorama della produzione letteraria tra le due guerre si completa con i drammi di E. O'Neill, in cui si esprimono alternativamente l'ispirazione naturalistica e la vena espressionista dell'autore. Anche la produzione del 2o dopoguerra è vasta e multiforme. H. Miller sviluppò una critica corrosiva delle convenzioni e la celebrazione della sessualità liberatoria. Dall'inizio degli anni '50 il dissenso e la contestazione che avrebbero ispirato i movimenti giovanili trovarono espressione nelle opere di N. Mailer, J. Kerouac e W. Burroughs, oltre alle raccolte poetiche di A. Ginsberg. La narrativa statunitense ha visto altresì l'affermarsi di interessi, ideologie e orientamenti stilistici diversi, con gli scritti di J.D. Salinger, T. Capote, W. Styron, J. Baldwin, S. Bellow, P. Roth, K. Kesey, J. Updike, V. Nabokov, J. Barth, Malcom X, M. McCarthy. Tra gli anni '70 e gli anni '80, mentre è proseguita l'attività di molti degli autori citati, si è affermata la corrente `minimalista' (R. Carver, D. Leavitt, J. McInerney) e, parallelamente, la corrente `postmoderna', caratterizzata da una critica radicale e pessimistica della società postindustriale (R. Coover, W. Gass, K. Vonnegut). Nella produzione teatrale le opere di maggior rilievo appartengono a T. Williams, A. Miller ed E. Albee. Infine in poesia sono emersi autori come K. Patchen, R. Lowell, J. Berryman, F. O'Hara, G. Snyder, C. Olson, J. Ashbery.
 

                                                       2007 Profili delle letterature