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LETTERATURA TEDESCA

Due elementi convergenti furono a fondamento, in età carolingia, dei primi documenti letterari in antico alto tedesco: il messaggio cristiano e l'ideologia feudale. Sappiamo dagli storici romani dell'esistenza precedente di testi poetici (canzoni di guerra, preghiere, ecc.), tramandati oralmente. Per procedere alla cristianizzazione dell'oriente europeo si rese necessaria, a partire dalla metà del sec. VIII, l'istituzione di una consistente rete di monasteri, tra i quali i più importanti, per la funzione culturale che svolsero, furono quelli di Fulda, Reichenau e San Gallo. Proprio gli scriptoria monastici furono artefici di un primo processo di alfabetizzazione che interessò la regione germanica. I valori cristiani, fondendosi con i principi politici della fedeltà al signore feudale, della forza e del coraggio in guerra, dell'eroismo, sono all'origine dei primi testi scritti pervenutici: l'Abrogans, raccolta di vocaboli latino-germanici, la Preghiera di Wessobrunn, il Muspilli (frammento di un poema sul giudizio universale) e soprattutto il Canto di Ildebrando, composti tra la fine del sec. VIII e l'inizio del IX. I testi poetici sono caratterizzati dall'assenza della rima e da un insistito gioco di allitterazioni. Solo nella 2a metà del sec. IX il monaco Otfried, direttore della scuola di Weissenburg, compose il primo testo poetico in rima, il Libro dei vangeli. Nell'età degli Ottoni (sec. X-XI) la cultura monastica, ancora egemone, si orientò verso l'espressione in latino, lingua in cui vennero composte le opere più significative, come il poema epico Waltharius, il Ruodlieb, un testo narrativo dagli accenti singolarmente pre-cortesi, e l'allegorico Ecbasis captivi. La monaca Roswitha di Gandersheim ci ha lasciato, sempre in latino, poesie e soprattutto opere teatrali ispirate a un sereno apprezzamento per le opere del mondo e le gioie della natura. Nel periodo successivo, definito età cluniacense per l'intensa opera di riedificazione religiosa promossa da quell'ordine monacale, si realizzò un ritorno al germanico; accanto alla produzione attinente alle problematiche etico-religiose (biografie esemplari e agiografiche, scritti di carattere didascalico, ecc.), si nota un ampliarsi degli interessi culturali e dei generi letterari (basti ricordare la Cronaca degli imperatori, la Rolandslied, poema ispirato alle avventure di Orlando, il König Rother, che narra pure in forma epica le vicende del re normanno Ruggero con la sua corte raffinata, e infine le poesie in latino, trasgressive e sensuali, dell'Arcipoeta di Colonia).

Il periodo successivo, sino alla 2a metà del sec. XIII, fu caratterizzato dalla piena maturità della società feudale e dal fiorire dei romanzi cortesi, concepiti sul modello francese (Tristan, di Gottfried von Strassburg, Parzival, di Wolfram von Eschenbach, traduzioni di poemi arturiani a opera di Hartmann von Aue). Più popolare fu però la produzione epica, fondata sull'antica tradizione germanica (Cantare dei Nibelunghi, Kudrun, che si apre al gusto per l'avventura e alle tematiche amorose). Molto importante fu anche la raffinata lirica d'amore dei Minnesänger (poeti-musici), tra cui celeberrimo fu Walther von der Vogelweide. Anche la prosa diede buoni risultati, nei generi della cronaca (Cronaca Sassone) e della riflessione giuridica (Specchio dei Sassoni, di Eicke von Repgow).

A partire dalla 2a metà del sec. XIII, l'affermazione della borghesia urbana ispirò una letteratura più attenta agli elementi concreti e realistici, in tutti i generi letterari. Così gli epigoni dei Minnesänger accentuarono i temi erotici, collocati in un ambiente agreste. Rivelarono interesse per il mondo contadino anche le coeve novelle in versi, dal forte accento sociale (Wernher der Gartenaere e in particolare il Meier Helmbrecht). Anche il teatro passò rapidamente da contenuti religiosi a interessi storico-sociali o parodistici (Mistero della papessa Giovanna, Fastnachtsspiele, farse carnevalesche).

Alle idealità borghesi si ispirò ancora, tra i sec. XIII e XVI, la produzione lirica dei Meistersänger (maestri cantori), mentre continuava la produzione religiosa e moraleggiante (prediche e libri di devozione di Meister Eckhart e dei suoi discepoli H. Seuse e J. Tauler).

Gli anni che in Europa occidentale videro la rinascita umanistica, in G. furono caratterizzati da una ripresa di religiosità fervida, ma anche cupa e rigidamente moralistica, ancora di stampo medievale (ben esemplificata dagli scritti di M. Lutero), mentre la nuova cultura classicista e razionalista influenzò solo ristretti gruppi di intellettuali (Melantone, Ulrich von Hütten, oltre a Erasmo da Rotterdam, legato per molti aspetti alla cultura tedesca). Una posizione intermedia fu assunta da S. Brant, che nel suo libro La nave dei folli fuse lo zelo religioso e moralistico del medioevo con la satira corrosiva di origine umanistico-borghese. Con i loro sforzi per rinnovare la fede, i riformatori finirono per rivelarsi avversi alle arti.

Nell'inasprimento del confronto fra diverse confessioni, la letteratura vide la rinascita della lirica mistico-religiosa e soprattutto un intenso sforzo di codificazione delle forme estetiche e letterarie. M. Opitz nel Libro della poetica tedesca, 1624, formulò il più organico programma di poetica barocca, mentre con la Dafne compose il primo libretto d'opera tedesco. Tra gli altri lirici si possono ricordare P. Fleming, F. von Spee, P. Gerhardt e A. Gryphius, mentre nell'ultima fase J.C. Günther avviò il superamento del barocco.

Nel corso del sec. XVII in campo teatrale a drammi di concezione controriformistica (Cenodoxus, di Jacob Bidermann, 1602) si affiancarono opere di orientamento profano (Cardenio e Celinda, di A. Griphyus, 1657); opera significativa del secolo fu il romanzo picaresco L'avventuroso Simplicissimus (1669) di H.J.C. Grimmelshausen. Nel sec. XVIII la filosofia empiristica e razionalista influenzò progressivamente anche la cultura tedesca e la produzione letteraria registrò la vivace dialettica tra i diversi orientamenti. In poesia le posizioni classiciste furono rappresentate da F. von Hagedorn, J.W.L. Gleim e J.P. Uz, per giungere poi alle più mature e raffinate produzioni di C.M. Wieland (1733 - 1813), mentre al filone di derivazione misticheggiante sono da ascrivere le raccolte di B.H. Broches, A. von Haller e S. Gessner.

Fortemente influenzata dal pietismo, questa corrente fu portata ad alto livello da F.G. Klopstock (1724 - 1803). In ambito teatrale J.C. Gottsched (1700 - 1766) con le sue opere teoriche e i suoi drammi (Catone morente, 1732) reagì alle sfrenate fantasticherie e all'ampollosità barocche. A lui si opposero gli zurighesi J.J. Bodmer e J.J. Breitinger, convinti che l'arte non dovesse rivolgersi tanto all'intelletto quanto all'animo e che quindi non si dovesse limitare la fantasia. Il pubblico borghese invece riservò le accoglienze più calorose alle commedie di C.F. Gellert, sentimentale cantore della quotidianità e degli affetti domestici. Più significativa fu la produzione di G.E. Lessing (1729 - 1781), che nelle sue opere migliori (Minna von Barnhelm, 1767; Emilia Galotti, 1772; Nathan il saggio, 1779) e nello scritto teorico Drammaturgia amburghese (1767-69) seppe unire all'impostazione razionale e critica una ideologia ricca di umanità e tolleranza, nonché l'esaltazione della sensibilità e un certo interesse per l'irrazionale. Verso la fine del secolo al conformismo dominante reagì la speculazione di alcuni intellettuali come J.G. Hamann (1730 - 1788) e J.G. Herder (1744 - 1803). Mentre il primo sostituì alla natura come oggetto di scienza sperimentale il concetto di natura come luogo in cui si manifestano forze misteriose e vitalistiche, il secondo pose l'accento soprattutto sull'interiorità dell'uomo, sul condizionamento storico, sulla valorizzazione delle tradizioni popolari e sul concetto di genialità, contrapposto a quello illuministico di ragione.

Essi furono tra i fondatori del movimento dello Sturm und Drang, che influenzò fortemente anche J.W. Goethe e F. Schiller. La grandezza di questi autori non poteva tuttavia esaurirsi entro i limiti angusti delle poetiche dello Sturm, tanto che entrambi giunsero al recupero di un classicismo nutrito di impegno etico e civile, oltre che a esprimere le inquietudini di una sensibilità già pre-romantica. Tra le opere di Goethe occorre ricordare almeno il romanzo epistolare I dolori del giovane Werther (1774), le note sul Viaggio in Italia (1828), il ciclo di W. Meister e la tragedia Faust (1773, 1830), oltre alle numerose raccolte poetiche. Nella produzione di F. Schiller basterà citare i drammi I Masnadieri, la trilogia del Wallenstein, la Maria Stuart e il Guglielmo Tell, oltre al poema drammatico Don Carlos. Tra affermazione di idealità classiciste e inquietudini pre-romantiche si collocano anche le opere del narratore Jean Paul (J.P. Richter), del poeta F. Hölderlin e del drammaturgo H. von Kleist. Le acquisizioni degli Stürmer furono poi sviluppate, con il supporto teorico della filosofia idealistica, dai vari gruppi di artisti appartenenti al movimento romantico. Essi si raccolsero attorno alla rivista Athenäum (F. e A.W. Schlegel), al nucleo di Jena (L. Tieck, Novalis), a quello di Heidelberg (C. Brentano, A. von Armin, G. e W. Grimm) alle cui posizioni si avvicinarono i berlinesi A. von Chamisso, J. von Eichendorff, E.T.A. Hoffmann.

Il tendenziale sviluppo capitalistico che cominciava a interessare la società tedesca mal si accordava però con l'esasperato soggettivismo e il culto del passato dell'ideologia romantica e già dagli anni '30 venne avviato il superamento della medesima. In letteratura fu il gusto Biedermeier a iniziare questo processo, avviando un cauto atteggiamento realistico e utilizzando in forma contenuta lo strumento della satira. In ambito teatrale rappresentarono questa tendenza G. Büchner, F. Grillparzer, C.D. Grabbe, F. Hebbel e J.N. Nestroy; nella narrativa G. Keller, C.F. Meyer, A. Stifter, W. Raabe, K.L. Immermann, T. Fontane, H.T. Storm, ma le figure di assoluto rilievo furono E. Mörike, poeta lirico e prosatore, e H. Heine, poeta drammaturgo e saggista, il quale sostenne una forte polemica contro le concezioni romantiche, conservandone peraltro molte intuizioni. Di minor rilievo fu invece il tardo romanticismo di poeti come I. Uhland, A. von Platen, N. Lenau.

Nella 2a metà del sec. XIX si impose, sebbene con scarsi risultati artistici se si eccettua la produzione di G. Hauptmann, la tendenza naturalista. Ma ben più feconde furono, a cavallo del secolo, le esperienze naturalistico-psicologiche di H. Mann e T. Mann, nonché del gruppo viennese (A. Schnitzler, S. Zweig, H. von Hoffmannstahl, J. Roth), che espressero il disagio e il senso di disfacimento derivante dall'impossibilità di ritrovare un ancoraggio sociale soddisfacente. Parimenti produttiva fu la poesia simbolista (S. George, R.M. Rilke e C. Morgenstern). Il distacco dalla società e la crisi della stessa furono espressi con efficacia da autori che sperimentarono generi diversi, come lo svizzero R. Walser e l'austriaco K. Kraus, ma più a fondo in questa lucida analisi andarono il teatro (F. Wedekind, C. Sternheim, G. Kaiser) e la poesia espressionista (F. Werfel, G. Heym, G. Trakl, G. Benn).

Tra le due guerre fu ancora il romanzo a riprendere con coerenza il tema della denuncia della malattia dell'individuo e della società, con i capolavori di T. Mann, A. Döblin, H. Broch, R. Musil e F. Kafka, forzando le posizioni troppo caute della corrente di Nuova oggettività, mentre un ruolo a sé ebbe la produzione spiritualista di H. Hesse. La critica più implacabile della società borghese venne dal teatro (B. Brecht, Ö. von Horvath) e dalla saggistica (T. Adorno, W. Benjamin). L'avvento del nazismo determinò un inaridimento della creatività letteraria. Solo nel 2o dopoguerra riprese una vivace e fertile dialettica tra sostenitori di un recupero della tradizione umanistica (G. Saiko, A.P. Gütersloh, H. von Doderer e soprattutto G. von Rezzori ed E. Canetti) e i gruppi più impegnati nella polemica politico-sociale e nello sperimentalismo formale (i romanzieri H. Böll, G. Grass, S. Lenz, M. Walser, P. Handke, U. Johnson e M. Frisch; i drammaturghi P. Weiss, F. Dürrenmatt e R. Hochhuth; i lirici P. Celan, J. Bobrowski, il gruppo di Vienna e il Gruppo '47; i saggisti H.M. Enzensberger e H. Marcuse).

Nel corso degli ultimi anni il romanzo ha fatto registrare un allentamento della tensione sociale e un ritorno alla sfera del privato, mentre il teatro ha continuato il suo impegno etico-politico, soprattutto con i drammi di M. Sper, R.W. Fassbinder e F.X. Kroetz. Nella ex RDT è stata incentivata la formazione di un'arte ispirata al realismo socialista, mentre dagli anni '60 si è sviluppata nella letteratura la riflessione sulla società e la politica e la denuncia delle distorsioni del socialismo (E. Neutsch, H. Kant, C. Wolf, G. Kunert, W. Biermann, V. Braun, P. Hacks, H. Müller, R. Kunze, G. Kunert). In tempi recenti la poesia è sembrata avviata alla riscoperta delle problematiche individuali.

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