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Abiura: rinuncia solenne a una dottrina
condannata. Agnosticismo: atteggiamento
di sospensione del giudizio rispetto a qualsiasi conoscenza che sfugga ai
sensi e alla ragione, e in particolare rispetto alla religione. Nella
pratica, è spesso usato come sinonimo di scetticismo.
Anatema: sentenza escludente dalla comunità cristiana chiunque
tenga per vera una dottrina condannata.
Animismo: designa, nel suo significato
generale, la credenza nelle anime e negli spiriti.
Antropomorfismo: in storia delle
religioni, ogni rappresentazione
di un essere divino come dotato di attributi o di comportamenti umani.
Asi: dèi nordici che rappresentano la
sovranità e la forza. Il principale è Odino.
Ateismo: designa, in Occidente, un
atteggiamento di rifiuto della
religione, spesso associato a una critica delle forme di organizzazione
sociale a essa connesse. Opponendosi al credente, l'ateo nega la validità
delle ragioni per credere.
Avatara: incarnazione del dio Vishnu,
disceso sulla Terra nell'intento di ristabilire l'ordine cosmico turbato da
potenze demoniache.
Bodhisattva: il termine designa esseri
("sattva") che hanno raggiunto lo stato di risveglio ("bodhi"). Nel buddismo
Mahayana (v.), questi "risvegliati" sospendono volontariamente la loro
entrata nel nirvana (v.) per compassione verso l'umanità, presso la quale
svolgono un ruolo protettore e consolatore.
Brahman: in sanscrito vedico il termine,
neutro e accentato sulla prima sillaba, ha un significato astratto e designa
l'essenza profonda di tutte le cose, l'assoluto. In quanto organizzatore del
mondo, il brahman è personificato sotto un aspetto maschile, quello del dio
Brahma. Concilio: assemblea
di vescovi e di teologi convocata per decidere su questioni dottrinali
o disciplinari.
Dharma: disposizione "normale" di tutte
le cose, ma anche ordine, sia cosmico sia morale, sociale e religioso. Di
conseguenza è anche il dovere e la virtù.
Elohim: plurale di "EI",
che designa la divinità nell'antico mondo semitico.
Episcopalismo: governo della Chiesa da
parte
dei vescovi.
Eresia: gli autori ebrei ellenizzati
usavano questo termine per designare, in modo neutro, le diverse tendenze
del giudaismo. Nell'ambito del cristianesimo, a partire dal Il secolo, la
parola assume invece un significato polemico e implica un giudizio di valore:
è usata dall'autorità ecclesiastica per designare
le correnti di pensiero che le sembrano minacciare l'autorità della dottrina
stabilita. L'accusa di eresia comporta necessariamente l'esclusione di colui
contro il quale è formulata (scomunica), a meno che egli non rinunci
formalmente alla dottrina condannata (abiura).
Farisei: alla lettera, i "separati" (da tutti coloro che non
applicano la "Torah", v.). Formano una delle
4 grandi sette del giudaismo dell'epoca romana (con i sadduceí, gli esseni e
gli zeloti) e si caratterizzano per il loro attaccamento alla doppia
trasmissione della "Torah", scritta e orale. I farisei sono all'origine del
giudaismo moderno.
Hinayana (o Piccolo Veicolo): forma di
buddismo che pone l'accento
sulla salvezza personale dell'"arhat" (degno) e sulla distinzione tra monaci
e laici. Imam: capo spirituale e
temporale della comunità musulmana (sia sunnita che sciita).
Indulgenza: atto attraverso il quale la
Chiesa cattolica intercede presso Dio per la remissione della riparazione
dovuta per i peccati
già perdonati.
Integralismo: termine apparso all'inizio
del
XX secolo all'interno del cattolicesimo francese per designare la tendenza
contraria all'apertura della Chiesa al mondo moderno. Gli "integralisti" si
presentano come i difensori dell'ortodossia e della vera tradizione,
paladini di un cattolicesimo "integrale". Per analogia, sì usa l'espressione
"integralismo musulmano" per le correnti dell'islam contemporaneo che si
richiamano alla tradizione per predicare una rigida applicazione della legge
islamica a tutti i settori della vita civile.
Jihad: parola araba, tradotta
generalmente con "guerra santa", ma che significa innanzitutto l'obbligo
dí propagare l'islam e
dí difenderlo.
Liturgia: protocollo del culto, nel
senso più ampio.
Mahayana (o Grande Veicolo): forma di
buddismo che, in contrapposizione all'Hinayana (v.), essenzialmente
monastico
e fondato sulla salvezza
personale, mette l'accento sul
ruolo di intercessori
dei "bodhisattva" |
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La cornice di riferimento per qualsiasi descrizione e
comparazione non può che essere costituita dall'evoluzione culturale
ominide, i cui capitoli fondamentali sono riassunti nella tabella seguente.

Nota II Paleolitico antico è spesso diviso in
inferiore e medio. In Europa il Paleolitico recente è chiamato
Paleolitico superiore o Leptolitico, e la sua ultima fase
Epipoleolittco o Mesolitico. In alcune parti del mondo, Neolitico ed
Età dei metalli non sono esistiti e società paleolitiche stanno
entrando nell'Età industriale in questo secolo: l'inizio e la fine di
ciascuno stadio differiscono nelle diverse parti del mondo, ed è per
questo motivo
che non si forniscono date.
Come si desume da questo quadro, il Paleolitico e gli altri stadi
culturali non sono periodi, ma «modi di vita», necessariamente
rappresentati da vestigia materiali. Come modi di vita diversi, questi
stadi dell'avventura umana possono essere coesistiti per un po' di
tempo l'uno accanto all'altro. Alcuni di questi stadi sono durati in
una regione più che altrove, mentre altri sono stati addirittura
saltati. D'altra parte, gli stadi descritti sono idonei a scandire
l'evoluzione umana poiché si succedono dappertutto nello stesso ordine
e non mostrano reversioni. Costituiscono «età» archeologiche, per cui
nelle grandi linee dipingono effettivamente il progresso tecnologico e
l'aumento di complessità organizzativa durante il succedersi delle
società umane.
Nel corso del tempo le società hanno inventato un numero limitato di
modi di vita. Anche più ristretti i modi di acquisizione alimentare:
il primo sembra essere stato lo scavenging, il «rovistare» la natura e
gli avanzi lasciati dagli altri; poi l'immensa età dell'uomo predatore
ha visto svilupparsi la caccia, la raccolta, la pesca; infine l'uomo
ha cominciato a «domesticare» la natura (animali, piante, suoli, acque)
ed è diventato un produttore di cibo.
Nello studio di fenomeni storici che abbracciano centinaia di migliaia
di anni, i fattori tempo e ambiente sono cruciali. Non c'è fatto
culturale, religione inclusa, che non vada inquadrato accuratamente
nel tempo e nel paesaggio dell'epoca, intendendo con quest'ultimo sia
il contesto sociale e culturale che quello ecologico. Per un
riferimento cronologico sommario, relativo a una delle parti del mondo
più indagate, si precisa che in Europa il Paleolitico può
iniziare un milione di anni fa (prima non c'è traccia sicura di
uomini); il Paleolitico recente o Leptolitico compare abbastanza
bruscamente verso 40.000 anni fa; il Neolitico si afferma al sud verso
il 6500 avanti la nostra era (a.C.) e al nord verso il 4000; l'Età del
Bronzo comincia in Grecia verso il 3000 a.C. e raggiunge la
Scandinavia poco dopo il 2000.
Ere e
periodi geologici
Religione e «tipo culturale»
A più riprese, si è intuitivamente suggerito
che a ciascun genere di società e cultura – a ciascuna forma
socioculturale o «tipo culturale» – sia corrisposto un determinato
genere di religione: la religione dei cacciatori, quella degli
agricoltori, quella dei pastori nomadi e così via. Su linee analoghe,
non a caso, si è creduto di scorgere un'arte dei cacciatori, un'arte
dei pastori e via dicendo. Taluni, schematizzando a oltranza in senso
universalistico, hanno perfino identificato ideologia e stadio
culturale, parlando semplicemente di «religione dei popoli
cacciatori-raccoglitori» o di religione «neolitica».
A proposito di quest'ultima, per esempio, l'idea di fondo è che la
religione dei coltivatori neolitici si presenti molto diversa da
quella dei cacciatori, perché la mentalità e i desideri degli
agricoltori ruotano naturalmente intorno a oggetti ben diversi,
particolarmente la prosperità delle seminagioni e l'abbondanza dei
raccolti. In realtà nulla permette di dare per scontato che vi sia una
relazione biunivoca esclusiva tra religione e modo di vita, o, in
termini più tecnici, tra sistema di credenze, sistema di pensiero e
stadio culturale. Anzi vi sono indizi in senso contrario. Analizzando
le componenti di religioni «primitive» attuali, si osserva che idee e
credenze non sono circoscritte a popoli dello stesso livello
culturale: nella concezione di un «essere supremo», per esempio, vi
sono somiglianze e differenze che scavalcano in modo complesso i
diversi livelli di cultura.
Pratiche funerarie e rituali di sepoltura
La comparsa del comportamento religioso
Se si cerca di rintracciare a ritroso gli
esempi via via più arcaici degli elementi dell'agire religioso,
idealmente fino agli atti iniziali, la strada percorribile è ancora
relativamente breve.
La comparsa del comportamento religioso è molto breve e recente
rispetto alla durata dell'evoluzione culturale, forse 100.000 anni
rispetto a più di 2 milioni e mezzo, allorché l'umanità paleolitica ha
già compiuto un lungo percorso. Ancora più recente è la prima
autentica esplosione di manifestazioni religiose: meno di 50.000 anni
fa. La cornice spazio-temporale non sarebbe completa se non si
avvertisse che il teatro delle origini va confinato al Vecchio Mondo,
e tutt'al più all'Australia, poiché le Americhe – fino a prova
contraria – furono raggiunte dall'uomo soltanto più tardi.
La comparsa brusca e recente dell'agire religioso è autentica? La
nostra opinione è che si tratti di un'impressione illusoria: sono
soltanto gli inizi della visibilità archeologica, ma gli albori di
preoccupazioni e pensieri si celerebbero più lontano.
Esiste infatti un terreno di umani bisogni sul quale si confondono
religione e scienza, rito e know-how pratico, «sacro», e «profano»:
l'invocare forze superumane, ma anche il sapere scheggiare la pietra
come si è appreso manualmente dai padri; il santificare la fecondità
animale, ma anche il controllare i branchi, avendo in mente esigenze
di caccia; l'«inventare» una vita oltre la morte, nello stesso istante
in cui ci si sbarazza dei defunti a scopo liberatorio e igienico. Ma
le prime tracce di religione non possono essere cercate nella
scheggiatura della pietra, nelle espressioni di senso estetico, o
nella manipolazione di animali indicata dagli avanzi di pasto. Quale
che fosse, l'apparato ideologico concomitante a queste azioni non ha
lasciato tracce che si possano etichettare come religiose. Un più
suggestivo campo in cui cercare è offerto da tre categorie di dati
archeologici che fanno simultaneamente la loro comparsa intorno a
100.000 anni fa: tombe, coloranti e monili. O riassumendo con altre
parole: il comportamento verso i morti e la manifesta curiosità verso
certe stranezze del mondo.
Le pratiche per i defunti
Bisogna guardarsi dall'identificazione
semplicistica di atto mortuario e religione. Il comportamento
religioso va colto non già al comparire di sepolture, ma se mai
nell'istante in cui appaiono tombe con elementi estranei, con corredo:
o meglio ancora, collegate ad atti funerari speciali, «superflui»,
extra-igienici. Ma premessa questa avvertenza, non si può che
condividere l'attenzione che nella ricerca delle prime tracce di
religione è sempre stata dedicata alle tombe. L'esistenza di pratiche
per i defunti può infatti costituire legittimo indizio di credenze e
di riti funerari, credenze e riti che per il loro soggetto e per la
probabile emozione coinvolta – i morti, la morte – possono avere
attinenza con l'emergere del sacro.
Il trattamento accurato dei defunti riflette un atteggiamento verso la
vita e verso la morte ben diverso da quello non umano. Perfino le
scimmie antropomorfe abbandonano i loro morti dove stanno, senza
cerimonie.
L'opinione corrente è che il nuovo atteggiamento implichi la credenza
in un'altra vita e il desiderio di far sì che il morto vi entri.
Già 30 mila anni fa si pensava a un'altra
vita dopo la morte.
E con la spiritualità nacque anche l'arte
Aveva occhi di gufo e corna di cervo. barba lunga e un
corpo umano. Era nudo, di sesso maschile, con una folta coda e braccia
che terminavano con artigli di orso. Mezzo uomo e mezzo animale: è
questa la più antica divinità con caratteristiche antropomorfe di cui
abbiamo un'immagine dipinta. Si trova sulle pareti di una caverna
francese. la grotta dei Trois Frères (vicino a Toiosa) frequentata, 13
mila anni fa. dall'uomo preistorico. La strana figura. effigiata a 4 m
di altezza in atteggiamento di danza rituale, sovrasta centinaia di
pitture in cui compaiono cavalli, antilopi, bisonti e altri animali.
Un essere superiore un po' rozzo, ma che ha molto a che fare con
l'evoluzione della psiche umana. Perché l'uomo organizzato,
cooperativo, razionale e tecnologico - hanno capito in questi anni
archeologi e antropologi - deve tantissimo alle superstizioni su
entità totemiche
(divinità animali), alla spiritualità degli sciamani, alle primissime
forme di religione, in quanto favorirono la nascita di una coscienza
collettiva, la formazione di una compattezza di gruppo e di regole
sociali. Tutti fattori che permisero all'Homo sapiens di affermarsi
come specie vincente.
C'è un momento nell'evoluzione dell'uomo in qui si inizia a onorare i
defunti e a pensare che possano continuare a vivere in un altro luogo.
Le più antiche sepolture certe risalgono a circa 90 mila anni fa. Sono
state ritrovate nella grotta di Qafzeh e a
Skhul, sempre in Israele. A onorare i mor ti furono uomini preistorici
molto simili all'uomo di Cro-Magnon, cioè al prototipo dell'uomo di
oggi. Anche l'uomo di Neanderthal, il nostro cugino umano estinto
circa 35000 anni fa, usava seppellire i morti.
Con l'estinzione dei Neanderthal si apre un nuovo capitolo nella
spiritualità dei nostri antenati.
Gli Homo sapiens di tipo moderno, che sostituiscono i neanderthaliani,
preparano corredi funebri che fanno davvero pensare a credenze
nell'aldilà. Sono lame di selce, pendagli di avorio, cuffie di
conchiglie e collane di denti di cervo, macine e pestelli.
Una dotazione per un'altra vita simbolizzata anche dall'uso sui
defunti dell'ocra rossa (il colore del nostro elemento più vitale).
L'utimo Paleolitico
La religione e altre manifestazioni culturali perdurano fino al
culmine della vita paleolitica, allorché l'ultima glaciazione
rapidamente unisce e climi e paesaggi di tipo attuale ritornano
(13-10.000 anni fa). A tale data questo mondo concettuale ha finito
per abbracciare, con sfumature e varianti, tutta l'Eurasia temperata e
fredda, compreso il grande Nord, dal quale gruppi umani cominciano a
passare regolarmente in America. Le stesse eredità si colgono intorno
al Mediterraneo, dove si fondono con culture nate lontano dall'Eurasia
leptolitica. L'unico grande fenomeno che sembra smorzarsi e infine
cessare è la frequentazione e l'istoriazione delle grotte profonde,
indubbio riflesso del riassetto sociale e territoriale delle antiche
tribù.
E' interessante notare come nel grande Nord eurasiatico l'archeologia
e l'etnologia suggeriscano l'antichissima comparsa della figura dello
«sciamano»: la persona che, per essere incline a stati di trance o di
possessione, acquista il ruolo di intermediario tra la tribù e
l'invisibile mondo degli spiriti; e in virtù della sua relazione
personale con gli spiriti, diventa il guaritore, il mago, l'esorcista,
il conoscitore del futuro, il facitore di portenti o «taumaturgo».
Intanto i mari sommergono le antiche piane costiere e staccano isole,
le misteriose montagne diventano agibili. Con l'ambiente che cambia,
le risorse vegetali e animali slittano. E slitta o si complica il
rapporto religioso tra uomo e animali, come per inciso sottolinea
l'alleanza con il lupo, cioè la creazione del cane domestico. Le renne
possono essere state oggetto di riti stagionali nella Germania del
nord, dove salme appesantite con blocchi di pietra sono state trovate
in fondo a laghetti, e alcuni pali (li legno sono stati interpretati
come insegne ultimali o idoli (Stellmoor, Meiendorf). Nonostante
recenti critiche, l'ipotesi di riti di «offerta delle primizie» non
andrebbe scartata. Circa 9000 anni fa, riti del genere potrebbero
avere accompagnato le prime penetrazioni umane nel cuore delle Alpi,
sotto forma di uccisione di cervi in alta quota.
La manipolazione rituale del corpo animale e di quello umano, fiorisce
per millenni lungo l'arcata occidentale del Mediterraneo, dalla
Provenza al Maghreb. Nelle stesse regioni si sviluppa la pittura
rupestre all'aperto, stilisticamente molto diversa da quella dei
precedenti millenni e delle grotte profonde. Le scene di caccia con
l'arco, le dinamiche figure di uomini e donne, che sembrano ritrarre
la vita ordinaria senza implicazioni ideologiche, a un più attento
esame possono invece narrare dei miti o svolgere funzione magica;
Dagli spiriti zoomorfi si passò a una Grande
Dea della fecondità. Poi l'uomo ebbe il sopravento, e arrivò il
patriarcato.
L'archeologia e l'etnografia degli ultimi cinquant'anni
suggeriscono che le civiltà del mondo antico – quelle dell'Egitto,
della Mesopotamia, di Creta, della Grecia, dell'India e della Cina –
si siano sviluppate da un'unica base, e che questa origine comune
spieghi l'omologia delle loro strutture mitologiche e rituali.
L'abbondanza di nuovo materiale riportato alla luce attraverso gli
scavi, le ricerche archeologiche e la scoperta, la decifrazione e la
traduzione di numerosi testi finora sconosciuti hanno reso possibile
una migliore comprensione della regione mesopotamica che vide la
nascita della civiltà, con gli effetti rivoluzionari che essa ebbe
stillo sviluppo della religione. Lo studio comparato delle mitologie
del mondo porta a considerare la storia culturale del genere umano
come un fatto unitario, poiché alcuni temi hanno una diffusione
mondiale, apparendo ovunque in nuove combinazioni, come gli elementi
di un caleidoscopio.
Attestazioni dell'esistenza di una Grande Dea si ritrovano un po'
dappertutto nell'Europa e nel Vicino Oriente. L'archeologia fornisce
una buona documentazione circa l'antichità dei culti femminili: sono
davvero numerose le cosidette «Veneri preistoriche», semplici
statuette (anche in forma di rocce lavorate) alte dai 15 ai 20
centimetri, risalenti all'era gravettiana del Paleolitico; queste
raffigurazioni, prive di una caratterizzazione di sesso, riproducono
comunque archetipi di fertilità (seni e fianchi enfatizzati), e molte
epoche le separano dalle prime raffigurazioni maschili. Si tratta
quasi certamente di segni femminili; è molto discusso l'uso effettivo
come oggetti di culto; essi avrebbero piuttosto un significato
magico-propiziatorio, apotropaico, considerato lo scarso interesse per
la rappresentazione fedele dei lineamenti e delle forme. Probabilmente
dovevano favorire la fertilità delle donne, delle mandrie e dei campi
ed a tale scopo si seppellivano nei terreni coltivati, perché
favorissero la disponibilità di cibo e la procreazione, due esigenze
basilari della società primitiva minacciata dai pericoli
dell'ambiente. Statuette femminili preistoriche d'argilla sono state
ritrovate in Egitto prevalentemente nelle tombe; generalmente la
figura è rappresentata stante, accosciata, terminante a punta, senza
alcun attributo divino. Oggi la teoria della venerazione per la Grande
Dea appare poco sostenibile per l'Egitto, non essendo suffragata da
convincenti prove antropologiche ed archeologiche. Le statuette non
presentano accenni alla maternità, ad eccezione di una figurina da
Eliopoli, e inoltre la Terra in Egitto fu sempre considerata divinità
maschile. L'insistenza sui nessi teorici tra fertilità, nascita e
morte è una costante del pensiero Ottocentesco , che molto deve alla
mitologia classica e a modelli psicanalitici. Esempi famosi di Veneri
preistoriche in ambito occidentale sono quella di Willendorf, in
Austria, più dettagliata nei particolari del volto, e quella di
Savignano, nel modenese, dalle sembianze appena abbozzate.

Altare neolitico con quattro teste di ariete
da Szeged, Ungheria, V-VI milennio a.C.,Museo Nazionale, Budapest.
Anche sui tetti dei templi venivano esibiti bucrani (teste di buoi) o
altri emblemi animali.
Il moltiplicarsi delle religioni
neolitiche
Frattanto, una straordinaria provincia religiosa prese
forma nel V millennio all'estremità occidentale dell'Eurasia.
E' l'Europa dei megaliti, i primi grandi monumenti al mondo: camere
mortuarie sotto tumuli, cassoni di pietra o dolmen, immani pietre
confitte o menhir. Civiltà dei megaliti.
Mesopotamia - Egitto - Mediterraneo orientale
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Il pensiero indiano, Veda, Brahmana, Pratiche yoga, Giainismo, Buddismo, Nirvana, Dio Siva.
Il pensiero cinese, La scuola confuciana, Taoismo, Mo Tzu, Buddismo in Cina.
Il manicheismo, La chiesa manichea e i suoi riti.
Le
religioni, Differenze, pregiudizi, luoghi comuni, L'attegiamento verso il sesso, Albero genealogico delle religioni.
Mandala: in sanscrito, "cerchio".
Rappresentazione del mondo nella forma di un diagramma, usato come supporto
alla meditazione. Mantra: brevi formule
riprese dai sacri testi indiani o anche semplici invocazioni monosillabiche,
come il fonema "om", che è il più conosciuto. Nella liturgia (v.), sono
concepiti come
un mezzo per destare l'attenzione della divinità
e per stabilire con essa una vibrazione armoniosa.
Marrani: ebrei convertiti con la forza al cattolicesimo in Spagna
e Portogallo, e che hanno conservato in segreto la loro fede e la loro
pratica. Mullah: nell'islam sciita, i
dottori della legge coranica. Muftì:
nell'islam, colui che fornisce decisioni giuridiche.
Nirvana: estinzione di ogni passione e di ogni attaccamento
che deriva, nel buddismo, dalla cessazione dell'infinita successione delle
esistenze (v. samsara).
Padri della Chiesa: scrittori
dell'antichità cristiana considerati, in base a una scelta della tradizione
ecclesiastica, come autentici garanti della retta fede.
Paganesimo: in senso proprio, i pagani
sono le "popolazioni delle campagne" che, all'epoca della crìstianìzzazione
dell'impero romano, restarono a lungo fedeli all'antico politeismo.
Pali: lingua delle antiche scritture del
buddismo meridionale.
Parsi: termine (dal significato di "Persiani")
che designa i membri della comunità zoroastriana fondata in India.
Rivelazione: comunicazione di una verità
da parte di Dio o di un autore da lui ispirato: può essere trasmessa nella
forma della scrittura o della tradizione orale.
Sadhu: in sanscrito, "santo".
Nell'induismo, il "sadhu" è colui che ha fatto voto di rinunciare alla
società. Samsara: nella tradizione
indiana, trasmigrazione o successione infinita delle esistenze, la cui
concatenazione è condizionata dal valore morale delle azioni ("karma"). Il
buddismo si propone dí mettervi fine con l'accesso al nirvana (v.).
Sciamanesimo: in senso
stretto, lo sciamanesimo
è un fenomeno religioso,
fondato sul trance, proprio
della Siberia e dell'Asia
centrale.Però lo sciamano come guaritore è stato osservato in molte altre
culture.
Scisma: designa. nel senso proprio del
termine, una lacerazione" e. per estensione, una "divisione".
Semiti: popoli che parlano. o hanno
parlato, una lingua semitica (ebraico, aramaico, arabo ecc.) e che hanno
verosimilmente un'origine comune, ín quanto occupanti una zona contigua e
ben delimitata dalla penisola arabica alla Mesopotamia.
Shari`a: legge islamica nelle sue
applicazioni concrete. La legge divina ("shar"), oggetto della rivelazione
si concretizza nella "shari'a". codificata dai maestri del diritto musulmano.
Sion: altro nome di Gerusalemme per gli
israeliti. Sunna: il complesso della
tradizione musulmana che include la collezione dei discorsi tenuti da
Maometto. Sutra: nella tradizione
indiana, testo formato da aforismi o da corte frasi concatenate le une alle
altre (in sanscrito la parola significa "corda").
Tabù: ripreso dalle lingue polinesiane,
il termine è stato capito dai primi navigatori come se designasse le diverse
proibizioni che essi incontravano e che spesso erano costretti a osservare.
Talmud: messa per iscritto della "Torah"
(v.) orale. Questo lavoro fu compiuto nei primi secoli dell'era cristiana
dalle biblioteche ebraiche di Palestina e di Babilonia, da cui l'esistenza
di due "Talmud": "di Gerusalemme" e "di Babilonia".
Theravada: in sanscrito, "l'opinione dei
vecchi"; questa corrente del buddismo è derivata dall'Hinayana (v.). La sua
dottrina è caratterizzata dalla volontà del ritorno all'insegnamento
essenziale del Buddha.
Torah: in ebraico, "insegnamento"; nome
dato ai primi 5 libri della Bibbia (il Pentateuco) e, per estensione, all'
insieme della rivelazione (v.).
Veda: in sanscrito, il "sapere", la "scienza"
per eccellenza. Insieme di testi, redatti tra il XVIII e l'VIII secolo a.C.,
che costituiscono, nella tradizione indù, un'opera di consultazione con
valore normativo per tutti gli ambiti
della vita religiosa e sociale.
Yoga: pratica dell'ascesi indù.
Zen: forma giapponese del buddismo. |