Forme di religione e forme socioculturali

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Abiura: rinuncia solenne a una dottrina condannata. Agnosticismo: atteggiamento di sospensione del giudizio rispetto a qualsiasi conoscenza che sfugga ai sensi e alla ragione, e in particolare rispetto alla religione. Nella pratica, è spesso usato come sinonimo di scetticismo. Anatema: sentenza escludente dalla comunità cristiana chiunque tenga per vera una dottrina condannata.
Animismo: designa, nel suo significato generale, la credenza nelle anime e negli spiriti.
Antropomorfismo: in storia delle religioni, ogni rappresentazione
di un essere divino come dotato di attributi o di comportamenti umani.
Asi: dèi nordici che rappresentano la sovranità e la forza. Il principale è Odino.
Ateismo: designa, in Occidente, un atteggiamento di rifiuto della
religione, spesso associato a una critica delle forme di organizzazione sociale a essa connesse. Opponendosi al credente, l'ateo nega la validità delle ragioni per credere.
Avatara: incarnazione del dio Vishnu, disceso sulla Terra nell'intento di ristabilire l'ordine cosmico turbato da potenze demoniache.
Bodhisattva: il termine designa esseri ("sattva") che hanno raggiunto lo stato di risveglio ("bodhi"). Nel buddismo Mahayana (v.), questi "risvegliati" sospendono volontariamente la loro entrata nel nirvana (v.) per compassione verso l'umanità, presso la quale svolgono un ruolo protettore e consolatore.
Brahman: in sanscrito vedico il termine, neutro e accentato sulla prima sillaba, ha un significato astratto e designa l'essenza profonda di tutte le cose, l'assoluto. In quanto organizzatore del mondo, il brahman è personificato sotto un aspetto maschile, quello del dio Brahma. Concilio: assemblea
di vescovi e di teologi convocata per decidere su questioni dottrinali
o disciplinari.
Dharma: disposizione "normale" di tutte le cose, ma anche ordine, sia cosmico sia morale, sociale e religioso. Di conseguenza è anche il dovere e la virtù.
Elohim: plurale di "EI",
che designa la divinità nell'antico mondo semitico.
Episcopalismo: governo della Chiesa da parte
dei vescovi.
Eresia: gli autori ebrei ellenizzati usavano questo termine per designare, in modo neutro, le diverse tendenze del giudaismo. Nell'ambito del cristianesimo, a partire dal Il secolo, la parola assume invece un significato polemico e implica un giudizio di valore: è usata dall'autorità ecclesiastica per designare
le correnti di pensiero che le sembrano minacciare l'autorità della dottrina stabilita. L'accusa di eresia comporta necessariamente l'esclusione di colui contro il quale è formulata (scomunica), a meno che egli non rinunci formalmente alla dottrina condannata (abiura). Farisei: alla lettera, i "separati" (da tutti coloro che non applicano la "Torah", v.). Formano una delle
4 grandi sette del giudaismo dell'epoca romana (con i sadduceí, gli esseni e gli zeloti) e si caratterizzano per il loro attaccamento alla doppia trasmissione della "Torah", scritta e orale. I farisei sono all'origine del giudaismo moderno.
Hinayana (o Piccolo Veicolo): forma di buddismo che pone l'accento
sulla salvezza personale dell'"arhat" (degno) e sulla distinzione tra monaci e laici. Imam: capo spirituale e temporale della comunità musulmana (sia sunnita che sciita).
Indulgenza: atto attraverso il quale la Chiesa cattolica intercede presso Dio per la remissione della riparazione dovuta per i peccati
già perdonati.
Integralismo: termine apparso all'inizio del
XX secolo all'interno del cattolicesimo francese per designare la tendenza contraria all'apertura della Chiesa al mondo moderno. Gli "integralisti" si presentano come i difensori dell'ortodossia e della vera tradizione, paladini di un cattolicesimo "integrale". Per analogia, sì usa l'espressione "integralismo musulmano" per le correnti dell'islam contemporaneo che si richiamano alla tradizione per predicare una rigida applicazione della legge islamica a tutti i settori della vita civile.
Jihad: parola araba, tradotta generalmente con "guerra santa", ma che significa innanzitutto l'obbligo
dí propagare l'islam e
dí difenderlo.
Liturgia: protocollo del culto, nel senso più ampio.
Mahayana (o Grande Veicolo): forma di buddismo che, in contrapposizione all'Hinayana (v.), essenzialmente monastico
e fondato sulla salvezza
personale, mette l'accento sul
ruolo di intercessori
dei "bodhisattva"


La cornice di riferimento per qualsiasi descrizione e comparazione non può che essere costituita dall'evoluzione culturale ominide, i cui capitoli fondamentali sono riassunti nella tabella seguente.



Nota II Paleolitico antico è spesso diviso in inferiore e medio. In Europa il Paleolitico recente è chiamato
Paleolitico superiore o Leptolitico, e la sua ultima fase Epipoleolittco o Mesolitico. In alcune parti del mondo, Neolitico ed Età dei metalli non sono esistiti e società paleolitiche stanno entrando nell'Età industriale in questo secolo: l'inizio e la fine di ciascuno stadio differiscono nelle diverse parti del mondo, ed è per questo motivo
che non si forniscono date.



Come si desume da questo quadro, il Paleolitico e gli altri stadi culturali non sono periodi, ma «modi di vita», necessariamente rappresentati da vestigia materiali. Come modi di vita diversi, questi stadi dell'avventura umana possono essere coesistiti per un po' di tempo l'uno accanto all'altro. Alcuni di questi stadi sono durati in una regione più che altrove, mentre altri sono stati addirittura saltati. D'altra parte, gli stadi descritti sono idonei a scandire l'evoluzione umana poiché si succedono dappertutto nello stesso ordine e non mostrano reversioni. Costituiscono «età» archeologiche, per cui nelle grandi linee dipingono effettivamente il progresso tecnologico e l'aumento di complessità organizzativa durante il succedersi delle società umane.
Nel corso del tempo le società hanno inventato un numero limitato di modi di vita. Anche più ristretti i modi di acquisizione alimentare: il primo sembra essere stato lo scavenging, il «rovistare» la natura e gli avanzi lasciati dagli altri; poi l'immensa età dell'uomo predatore ha visto svilupparsi la caccia, la raccolta, la pesca; infine l'uomo ha cominciato a «domesticare» la natura (animali, piante, suoli, acque) ed è diventato un produttore di cibo.
Nello studio di fenomeni storici che abbracciano centinaia di migliaia di anni, i fattori tempo e ambiente sono cruciali. Non c'è fatto culturale, religione inclusa, che non vada inquadrato accuratamente nel tempo e nel paesaggio dell'epoca, intendendo con quest'ultimo sia il contesto sociale e culturale che quello ecologico. Per un riferimento cronologico sommario, relativo a una delle parti del mondo più indagate, si precisa che in Europa il Paleolitico può iniziare un milione di anni fa (prima non c'è traccia sicura di uomini); il Paleolitico recente o Leptolitico compare abbastanza bruscamente verso 40.000 anni fa; il Neolitico si afferma al sud verso il 6500 avanti la nostra era (a.C.) e al nord verso il 4000; l'Età del Bronzo comincia in Grecia verso il 3000 a.C. e raggiunge la Scandinavia poco dopo il 2000.

Ere e periodi geologici

Religione e «tipo culturale»

A più riprese, si è intuitivamente suggerito che a ciascun genere di società e cultura – a ciascuna forma socioculturale o «tipo culturale» – sia corrisposto un determinato genere di religione: la religione dei cacciatori, quella degli agricoltori, quella dei pastori nomadi e così via. Su linee analoghe, non a caso, si è creduto di scorgere un'arte dei cacciatori, un'arte dei pastori e via dicendo. Taluni, schematizzando a oltranza in senso universalistico, hanno perfino identificato ideologia e stadio culturale, parlando semplicemente di «religione dei popoli cacciatori-raccoglitori» o di religione «neolitica».
A proposito di quest'ultima, per esempio, l'idea di fondo è che la religione dei coltivatori neolitici si presenti molto diversa da quella dei cacciatori, perché la mentalità e i desideri degli agricoltori ruotano naturalmente intorno a oggetti ben diversi, particolarmente la prosperità delle seminagioni e l'abbondanza dei raccolti. In realtà nulla permette di dare per scontato che vi sia una relazione biunivoca esclusiva tra religione e modo di vita, o, in termini più tecnici, tra sistema di credenze, sistema di pensiero e stadio culturale. Anzi vi sono indizi in senso contrario. Analizzando le componenti di religioni «primitive» attuali, si osserva che idee e credenze non sono circoscritte a popoli dello stesso livello culturale: nella concezione di un «essere supremo», per esempio, vi sono somiglianze e differenze che scavalcano in modo complesso i diversi livelli di cultura.


Pratiche funerarie e rituali di sepoltura
La comparsa del comportamento religioso

Se si cerca di rintracciare a ritroso gli esempi via via più arcaici degli elementi dell'agire religioso, idealmente fino agli atti iniziali, la strada percorribile è ancora relativamente breve.
La comparsa del comportamento religioso è molto breve e recente rispetto alla durata dell'evoluzione culturale, forse 100.000 anni rispetto a più di 2 milioni e mezzo, allorché l'umanità paleolitica ha già compiuto un lungo percorso. Ancora più recente è la prima autentica esplosione di manifestazioni religiose: meno di 50.000 anni fa. La cornice spazio-temporale non sarebbe completa se non si avvertisse che il teatro delle origini va confinato al Vecchio Mondo, e tutt'al più all'Australia, poiché le Americhe – fino a prova contraria – furono raggiunte dall'uomo soltanto più tardi.
La comparsa brusca e recente dell'agire religioso è autentica? La nostra opinione è che si tratti di un'impressione illusoria: sono soltanto gli inizi della visibilità archeologica, ma gli albori di preoccupazioni e pensieri si celerebbero più lontano.
Esiste infatti un terreno di umani bisogni sul quale si confondono religione e scienza, rito e know-how pratico, «sacro», e «profano»: l'invocare forze superumane, ma anche il sapere scheggiare la pietra come si è appreso manualmente dai padri; il santificare la fecondità animale, ma anche il controllare i branchi, avendo in mente esigenze di caccia; l'«inventare» una vita oltre la morte, nello stesso istante in cui ci si sbarazza dei defunti a scopo liberatorio e igienico. Ma le prime tracce di religione non possono essere cercate nella scheggiatura della pietra, nelle espressioni di senso estetico, o nella manipolazione di animali indicata dagli avanzi di pasto. Quale che fosse, l'apparato ideologico concomitante a queste azioni non ha lasciato tracce che si possano etichettare come religiose. Un più suggestivo campo in cui cercare è offerto da tre categorie di dati archeologici che fanno simultaneamente la loro comparsa intorno a 100.000 anni fa: tombe, coloranti e monili. O riassumendo con altre parole: il comportamento verso i morti e la manifesta curiosità verso certe stranezze del mondo.


Le pratiche per i defunti

Bisogna guardarsi dall'identificazione semplicistica di atto mortuario e religione. Il comportamento religioso va colto non già al comparire di sepolture, ma se mai nell'istante in cui appaiono tombe con elementi estranei, con corredo: o meglio ancora, collegate ad atti funerari speciali, «superflui», extra-igienici. Ma premessa questa avvertenza, non si può che condividere l'attenzione che nella ricerca delle prime tracce di religione è sempre stata dedicata alle tombe. L'esistenza di pratiche per i defunti può infatti costituire legittimo indizio di credenze e di riti funerari, credenze e riti che per il loro soggetto e per la probabile emozione coinvolta – i morti, la morte – possono avere attinenza con l'emergere del sacro.
Il trattamento accurato dei defunti riflette un atteggiamento verso la vita e verso la morte ben diverso da quello non umano. Perfino le scimmie antropomorfe abbandonano i loro morti dove stanno, senza cerimonie.
L'opinione corrente è che il nuovo atteggiamento implichi la credenza in un'altra vita e il desiderio di far sì che il morto vi entri.

Già 30 mila anni fa si pensava a un'altra vita dopo la morte.
E con la spiritualità nacque anche l'arte

Aveva occhi di gufo e corna di cervo. barba lunga e un corpo umano. Era nudo, di sesso maschile, con una folta coda e braccia che terminavano con artigli di orso. Mezzo uomo e mezzo animale: è questa la più antica divinità con caratteristiche antropomorfe di cui abbiamo un'immagine dipinta. Si trova sulle pareti di una caverna francese. la grotta dei Trois Frères (vicino a Toiosa) frequentata, 13 mila anni fa. dall'uomo preistorico. La strana figura. effigiata a 4 m di altezza in atteggiamento di danza rituale, sovrasta centinaia di pitture in cui compaiono cavalli, antilopi, bisonti e altri animali. Un essere superiore un po' rozzo, ma che ha molto a che fare con l'evoluzione della psiche umana. Perché l'uomo organizzato, cooperativo, razionale e tecnologico - hanno capito in questi anni archeologi e antropologi - deve tantissimo alle superstizioni su entità totemiche
(divinità animali), alla spiritualità degli sciamani, alle primissime forme di religione, in quanto favorirono la nascita di una coscienza collettiva, la formazione di una compattezza di gruppo e di regole sociali. Tutti fattori che permisero all'Homo sapiens di affermarsi come specie vincente.

C'è un momento nell'evoluzione dell'uomo in qui si inizia a onorare i defunti e a pensare che possano continuare a vivere in un altro luogo. Le più antiche sepolture certe risalgono a circa 90 mila anni fa. Sono state ritrovate nella grotta di Qafzeh e a
Skhul, sempre in Israele. A onorare i mor ti furono uomini preistorici molto simili all'uomo di Cro-Magnon, cioè al prototipo dell'uomo di oggi. Anche l'uomo di Neanderthal, il nostro cugino umano estinto circa 35000 anni fa, usava seppellire i morti.
Con l'estinzione dei Neanderthal si apre un nuovo capitolo nella spiritualità dei nostri antenati.
Gli Homo sapiens di tipo moderno, che sostituiscono i neanderthaliani, preparano corredi funebri che fanno davvero pensare a credenze nell'aldilà. Sono lame di selce, pendagli di avorio, cuffie di conchiglie e collane di denti di cervo, macine e pestelli.
Una dotazione per un'altra vita simbolizzata anche dall'uso sui defunti dell'ocra rossa (il colore del nostro elemento più vitale).


L'utimo Paleolitico

La religione e altre manifestazioni culturali perdurano fino al culmine della vita paleolitica, allorché l'ultima glaciazione rapidamente unisce e climi e paesaggi di tipo attuale ritornano (13-10.000 anni fa). A tale data questo mondo concettuale ha finito per abbracciare, con sfumature e varianti, tutta l'Eurasia temperata e fredda, compreso il grande Nord, dal quale gruppi umani cominciano a passare regolarmente in America. Le stesse eredità si colgono intorno al Mediterraneo, dove si fondono con culture nate lontano dall'Eurasia leptolitica. L'unico grande fenomeno che sembra smorzarsi e infine cessare è la frequentazione e l'istoriazione delle grotte profonde, indubbio riflesso del riassetto sociale e territoriale delle antiche tribù.
E' interessante notare come nel grande Nord eurasiatico l'archeologia e l'etnologia suggeriscano l'antichissima comparsa della figura dello «sciamano»: la persona che, per essere incline a stati di trance o di possessione, acquista il ruolo di intermediario tra la tribù e l'invisibile mondo degli spiriti; e in virtù della sua relazione personale con gli spiriti, diventa il guaritore, il mago, l'esorcista, il conoscitore del futuro, il facitore di portenti o «taumaturgo».
Intanto i mari sommergono le antiche piane costiere e staccano isole, le misteriose montagne diventano agibili. Con l'ambiente che cambia, le risorse vegetali e animali slittano. E slitta o si complica il rapporto religioso tra uomo e animali, come per inciso sottolinea l'alleanza con il lupo, cioè la creazione del cane domestico. Le renne possono essere state oggetto di riti stagionali nella Germania del nord, dove salme appesantite con blocchi di pietra sono state trovate in fondo a laghetti, e alcuni pali (li legno sono stati interpretati come insegne ultimali o idoli (Stellmoor, Meiendorf). Nonostante recenti critiche, l'ipotesi di riti di «offerta delle primizie» non andrebbe scartata. Circa 9000 anni fa, riti del genere potrebbero avere accompagnato le prime penetrazioni umane nel cuore delle Alpi, sotto forma di uccisione di cervi in alta quota.
La manipolazione rituale del corpo animale e di quello umano, fiorisce per millenni lungo l'arcata occidentale del Mediterraneo, dalla Provenza al Maghreb. Nelle stesse regioni si sviluppa la pittura rupestre all'aperto, stilisticamente molto diversa da quella dei precedenti millenni e delle grotte profonde. Le scene di caccia con l'arco, le dinamiche figure di uomini e donne, che sembrano ritrarre la vita ordinaria senza implicazioni ideologiche, a un più attento esame possono invece narrare dei miti o svolgere funzione magica;


Dagli spiriti zoomorfi si passò a una Grande Dea della fecondità. Poi l'uomo ebbe il sopravento, e arrivò il patriarcato.

L'archeologia e l'etnografia degli ultimi cinquant'anni suggeriscono che le civiltà del mondo antico – quelle dell'Egitto, della Mesopotamia, di Creta, della Grecia, dell'India e della Cina – si siano sviluppate da un'unica base, e che questa origine comune spieghi l'omologia delle loro strutture mitologiche e rituali. L'abbondanza di nuovo materiale riportato alla luce attraverso gli scavi, le ricerche archeologiche e la scoperta, la decifrazione e la traduzione di numerosi testi finora sconosciuti hanno reso possibile una migliore comprensione della regione mesopotamica che vide la nascita della civiltà, con gli effetti rivoluzionari che essa ebbe stillo sviluppo della religione. Lo studio comparato delle mitologie del mondo porta a considerare la storia culturale del genere umano come un fatto unitario, poiché alcuni temi hanno una diffusione mondiale, apparendo ovunque in nuove combinazioni, come gli elementi di un caleidoscopio.
Attestazioni dell'esistenza di una Grande Dea si ritrovano un po' dappertutto nell'Europa e nel Vicino Oriente. L'archeologia fornisce una buona documentazione circa l'antichità dei culti femminili: sono davvero numerose le cosidette «Veneri preistoriche», semplici statuette (anche in forma di rocce lavorate) alte dai 15 ai 20 centimetri, risalenti all'era gravettiana del Paleolitico; queste raffigurazioni, prive di una caratterizzazione di sesso, riproducono comunque archetipi di fertilità (seni e fianchi enfatizzati), e molte epoche le separano dalle prime raffigurazioni maschili. Si tratta quasi certamente di segni femminili; è molto discusso l'uso effettivo come oggetti di culto; essi avrebbero piuttosto un significato magico-propiziatorio, apotropaico, considerato lo scarso interesse per la rappresentazione fedele dei lineamenti e delle forme. Probabilmente dovevano favorire la fertilità delle donne, delle mandrie e dei campi ed a tale scopo si seppellivano nei terreni coltivati, perché favorissero la disponibilità di cibo e la procreazione, due esigenze basilari della società primitiva minacciata dai pericoli dell'ambiente. Statuette femminili preistoriche d'argilla sono state ritrovate in Egitto prevalentemente nelle tombe; generalmente la figura è rappresentata stante, accosciata, terminante a punta, senza alcun attributo divino. Oggi la teoria della venerazione per la Grande Dea appare poco sostenibile per l'Egitto, non essendo suffragata da convincenti prove antropologiche ed archeologiche. Le statuette non presentano accenni alla maternità, ad eccezione di una figurina da Eliopoli, e inoltre la Terra in Egitto fu sempre considerata divinità maschile. L'insistenza sui nessi teorici tra fertilità, nascita e morte è una costante del pensiero Ottocentesco , che molto deve alla mitologia classica e a modelli psicanalitici. Esempi famosi di Veneri preistoriche in ambito occidentale sono quella di Willendorf, in Austria, più dettagliata nei particolari del volto, e quella di Savignano, nel modenese, dalle sembianze appena abbozzate.



Altare neolitico con quattro teste di ariete da Szeged, Ungheria, V-VI milennio a.C.,Museo Nazionale, Budapest. Anche sui tetti dei templi venivano esibiti bucrani (teste di buoi) o altri emblemi animali.

Il moltiplicarsi delle religioni neolitiche

Frattanto, una straordinaria provincia religiosa prese forma nel V millennio all'estremità occidentale dell'Eurasia.
E' l'Europa dei megaliti, i primi grandi monumenti al mondo: camere mortuarie sotto tumuli, cassoni di pietra o dolmen, immani pietre confitte o menhir. Civiltà dei megaliti.


 Mesopotamia - Egitto - Mediterraneo orientale
 

Il pensiero indiano, Veda, Brahmana, Pratiche yoga, Giainismo, Buddismo, Nirvana, Dio Siva.

Il pensiero cinese, La scuola confuciana, Taoismo, Mo Tzu, Buddismo in Cina.

Il manicheismo, La chiesa manichea e i suoi riti.

Le religioni, Differenze, pregiudizi, luoghi comuni, L'attegiamento verso il sesso, Albero genealogico delle religioni.

Mandala: in sanscrito, "cerchio". Rappresentazione del mondo nella forma di un diagramma, usato come supporto alla meditazione. Mantra: brevi formule riprese dai sacri testi indiani o anche semplici invocazioni monosillabiche, come il fonema "om", che è il più conosciuto. Nella liturgia (v.), sono concepiti come
un mezzo per destare l'attenzione della divinità
e per stabilire con essa una vibrazione armoniosa. Marrani: ebrei convertiti con la forza al cattolicesimo in Spagna e Portogallo, e che hanno conservato in segreto la loro fede e la loro pratica. Mullah: nell'islam sciita, i dottori della legge coranica. Muftì: nell'islam, colui che fornisce decisioni giuridiche. Nirvana: estinzione di ogni passione e di ogni attaccamento che deriva, nel buddismo, dalla cessazione dell'infinita successione delle esistenze (v. samsara).
Padri della Chiesa: scrittori dell'antichità cristiana considerati, in base a una scelta della tradizione ecclesiastica, come autentici garanti della retta fede. Paganesimo: in senso proprio, i pagani sono le "popolazioni delle campagne" che, all'epoca della crìstianìzzazione dell'impero romano, restarono a lungo fedeli all'antico politeismo.
Pali: lingua delle antiche scritture del buddismo meridionale.
Parsi: termine (dal significato di "Persiani") che designa i membri della comunità zoroastriana fondata in India. Rivelazione: comunicazione di una verità da parte di Dio o di un autore da lui ispirato: può essere trasmessa nella forma della scrittura o della tradizione orale.
Sadhu: in sanscrito, "santo". Nell'induismo, il "sadhu" è colui che ha fatto voto di rinunciare alla società. Samsara: nella tradizione indiana, trasmigrazione o successione infinita delle esistenze, la cui concatenazione è condizionata dal valore morale delle azioni ("karma"). Il buddismo si propone dí mettervi fine con l'accesso al nirvana (v.).
Sciamanesimo: in senso
stretto, lo sciamanesimo
è un fenomeno religioso,
fondato sul trance, proprio
della Siberia e dell'Asia
centrale.Però lo sciamano come guaritore è stato osservato in molte altre culture.
Scisma: designa. nel senso proprio del termine, una lacerazione" e. per estensione, una "divisione". Semiti: popoli che parlano. o hanno parlato, una lingua semitica (ebraico, aramaico, arabo ecc.) e che hanno verosimilmente un'origine comune, ín quanto occupanti una zona contigua e ben delimitata dalla penisola arabica alla Mesopotamia. Shari`a: legge islamica nelle sue applicazioni concrete. La legge divina ("shar"), oggetto della rivelazione si concretizza nella "shari'a". codificata dai maestri del diritto musulmano.
Sion: altro nome di Gerusalemme per gli israeliti. Sunna: il complesso della tradizione musulmana che include la collezione dei discorsi tenuti da Maometto. Sutra: nella tradizione indiana, testo formato da aforismi o da corte frasi concatenate le une alle altre (in sanscrito la parola significa "corda").
Tabù: ripreso dalle lingue polinesiane, il termine è stato capito dai primi navigatori come se designasse le diverse proibizioni che essi incontravano e che spesso erano costretti a osservare. Talmud: messa per iscritto della "Torah" (v.) orale. Questo lavoro fu compiuto nei primi secoli dell'era cristiana dalle biblioteche ebraiche di Palestina e di Babilonia, da cui l'esistenza di due "Talmud": "di Gerusalemme" e "di Babilonia".
Theravada: in sanscrito, "l'opinione dei vecchi"; questa corrente del buddismo è derivata dall'Hinayana (v.). La sua dottrina è caratterizzata dalla volontà del ritorno all'insegnamento essenziale del Buddha.
Torah: in ebraico, "insegnamento"; nome dato ai primi 5 libri della Bibbia (il Pentateuco) e, per estensione, all' insieme della rivelazione (v.).
Veda: in sanscrito, il "sapere", la "scienza" per eccellenza. Insieme di testi, redatti tra il XVIII e l'VIII secolo a.C., che costituiscono, nella tradizione indù, un'opera di consultazione con valore normativo per tutti gli ambiti
della vita religiosa e sociale.
Yoga: pratica dell'ascesi indù.
Zen: forma giapponese del buddismo.