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CERVELLO E COMPORTAMENTO |
Introduzione
Il tema filosofico di base che emerge dagli
studi moderni di neuroscienza è che ogni comportamento è espressione, di una
funzione cerebrale. Secondo questo modo di vedere, condiviso dalla maggioranza
dei neurobiologi, la mente può essere considerata come il prodotto di un gruppo
di funzioni cerebrali. L'attività cerebrale non solo sta alla base di
comportamenti relativamente semplici, come il camminare e il sorridere, ma anche
di manifestazioni cognitive ed affettive complesse come i sentimenti, il
pensiero o poesia. Ne discende come conseguenza che i disturbi delle funzioni
affettive (emozioni) e cognitive (pensiero) che caratterizzano le malattie
nervose e mentali devono essere il prodotto di disturbi cerebrali. Il cervello è
composto di tante unità costituite dalle cellule nervose e gliali. Compito delle
neuroscienze è quello di spiegare in che modo il cervello guidi queste unità nel
controllo del comportamento e come, a sua volta il cervello di un individuo posa
venire influenzato sia dall'attività di altre persone che da una quantità di
fattori ambientali.
Sono stati proposti due modi alternativi a considerare le relazioni esistenti fra cervello e comportamento
Il modo attuale di considerare i
rapporti fra cellule nervose, cervello e comportamento è emerso in epoca
relativamente recente, dalla fusione, avvenuta alla fine del diciannovesimo
secolo, di quattro classiche discipline sperimentali: la neuroanatomia, la
fisiologia, la farmacologia biochimica e la scienza del comportamento. La
complessità anatomica del tessuto nervoso non poté essere adeguatamente valutata
prima dell'invenzione del microscopio.
Fino al diciottesimo secolo gli anatomici pensavano che il tessuto nervoso
avesse funzioni ghiandolari, come aveva proposto Galeno, secondo cui i nervi
erano condotti nei quali scorreva verso la periferia fluido secreto dal cervello
e dal midollo spinale. L'istologia del sistema nervoso divenne una scienza
moderna nel corso del diciannovesimo secolo ed ebbe il suo culmine con le
ricerche di Camillo Golgi e Santiago Ramon y Cajal che ottennero insieme nel
1906 il sesto premio Nobel per la medicina. Golgi aveva sviluppato dei metodi
istologici di impregnazione argentica che permettevano la visualizzazione di
tutto il neurone con i suoi processi, il corpo cellulare, i dendriti e l'assone.
Usando la tecnica di Golgi per mettere in evidenza singole cellule nervose,
Cajal dimostrò che il sistema nervoso non è costituito da una massa di cellule
fuse insieme e che condividono lo stesso citoplasma. Nel corso di questo lavoro
Cajal aveva approfondito alcuni concetti chiave e fornito una quantità
considerevole di dati sperimentali in favore della dottrina del neurone e cioè
del principio per cui il sistema nervoso è composto di elementi distinti, i
neuroni appunto, capaci di generare e trasmettere messaggi.
Anche la neurofisiologia, la seconda disciplina scientifica fondamentale per le
ipotesi moderne relative alla funzione nervosa, ebbe inizio nel diciottesimo
secolo con la scoperta, fatta da Luigi Galvani, che le cellule nervose generano
elettricità. Fu ancora nel corso del diciannovesimo secolo che furono gettate le
basi dell'elettrofisiologia da Emil Du Bois-Reymond e Herman von Helmholtz.
La terza disciplina, la farmacologia-biochimica ebbe inizio allo scadere del
secolo scorso con Claude Bernard, Paul Ehrlich e J.N. Langley, a ciascuno dei
quali va ascritto il merito di aver emesso l'ipotesi che alcune sostanze
chimiche possono interagire con molecole recettrici specifiche situate sulla
superficie delle cellule. Questa ipotesi divenne in seguito la base degli studi
moderni della trasmissione sinaptica chimica.
La psicologia, quarta disciplina importante per determinare le relazioni tra
cervello e comportamento, è anche la più antica. Nel mondo occidentale le
concezioni relative alla mente e all'anima ci sono derivate dall'antichità;
nonostante ciò lo studio del comportamento e cioè delle manifestazioni esterne
delle attività mentali nel mondo fisico, non fu affrontato su base scientifica
fino al diciannovesimo secolo, quando l'opera di Charles Darwin, sull'evoluzione
del comportamento, permise alla psicologia di svilupparsi come disciplina
indipendente dalla filosofia e di divenire una scienza sperimentale.
La convergenza dell'anatomia, della fisiologia e della scienza del comportamento
ebbe inizio con l'opera dei frenologi, capeggiati da un medico e neuroanatomico
viennese, Franz Josephf Gall ebbe, all'inizio del diciannovesimo secolo,
l'intuizione che le funzioni mentali sono opera del cervello. Egli affermò che
il cervello non è un organo unitario ma l'insieme di non meno di 27 diverse aree
o centri (altri ne vennero aggiunti in seguito) a ciascuno dei quali corrisponde
una funzione mentale specifica. Gall pensava che perfino le funzioni più
complesse e astratte come l'amor materno, la generosità o la riservatezza
fossero localizzate separatamente in aree circoscritte della corteccia cerebrale.
Gall e i frenologi pensavano anche che i centri deputati a ciascuna funzione
mentale potessero svilupparsi ed aumentare di dimensioni con l'uso, come accade
per i muscoli in seguito all'esercizio. Quando un centro si espandeva
determinava il formarsi di particolari protuberanze sulla superficie cranica e
si riteneva che la localizzazione di questi «bernoccoli» riflettesse lo sviluppo
di zone particolari del cervello sottostante (Fig. 1-1). Mettendo in relazione
la personalità individuale con le protuberanze della superficie cranica, Gall
cercò di sviluppare una nuova scienza obiettiva atta a descrivere il carattere
sulla base dell'anatomia cerebrale, la c. detta «personologia anatomica».
1- 1 I frenologi hanno tentato di localizzare le funzioni cerebrali superiori
sulla base dei solchi e delle sporgenze presenti sulla superficie cranica.
Questa mappa cerebrale, presa da un disegno della prima metà del XIX secolo,
distingue più di 35 facoltà intellettuali ed emotive e le localizza in singole
aree distinte della corteccia cerebrale. (Modificata da Spurzheim, 1825.)
Questa concezione estremizzante e fantasiosa rappresentò un facile bersaglio per
Pierre Flourens, un neurologo francese del diciannovesimo secolo. Con
l'ablazione di diverse aree cerebrali negli animali da esperimento Flourens
cercò di stabilire il contributo specifico delle singole parti del sistema
nervoso nel determinare il comportamento.

Flourens concluse che non esiste una localizzazione particolare per le
funzioni mentali, ma che il cervello, e specialmente la corteccia cerebrale,
agisce in maniera unitaria per determinare ogni funzione cerebrale. Egli
propose perciò che qualsiasi parte della corteccia cerebrale è in grado di
eseguire ognuna delle funzioni corticali. Una lesione limitata ad una singola
area corticale doveva perciò influire in ugual misura su tutte le funzioni
superiori. La rapida e quasi generale accettazione di questa credenza (chiamata
in seguito teoria dei campi cerebrali associati) era basata solo in parte sul
lavoro sperimentale di Flourens. Essa rappresentava anche una reazione
filosofica contro le ipotesi estreme dei frenologi sulle localizzazioni
cerebrali.
AIla fine del diciannovesimo secolo il neurologo britannico J. Hughlings
Jackson si oppose all'ipotesi dei campi cerebrali associati proposta da
Flourens. Gli studi clinici di Jackson sull'epilessia focale, forma morbosa
nella quale le convulsioni hanno inizio in una parte determinata del corpo,
dimostravano che singole attività motrici e sensitive potevano venir
localizzate in parti diverse del cervello. Questi studi furono in seguito
elaborati sistematicamente dal neurologo tedesco Carl Wernicke e da Cajal in
un'ipotesi alternativa del funzionamento cerebrale detta connessionismo
cellulare. Secondo questa teoria, i neuroni sono le unità responsabili dei
messaggi del sistema nervoso e sono connessi l'un l'altro in maniera precisa.
Wernicke dimostrò che le manifestazioni del comportamento sono mediate da
regioni cerebrali specifiche attraverso vie ben localizzabili che mettono in
rapporto strutture sensitive con strutture motrici.
La storia della diatriba fra i sostenitori dell'ipotesi dei campi cerebrali
associati e quelli del connessionismo cellulare può essere bene illustrata
analizzando il problema del linguaggio e cioè la funzione umana più
caratteristica e elevata. Prima di considerare gli studi clinici ed anatomici
più importanti relativi alla localizzazione del linguaggio, può essere utile
dare uno sguardo alla struttura del cervello.
(Di : Eric R. Kandel).
Ogni zona del cervello è specializzata per una funzione particolare
Il sistema nervoso centrale è costituito da un insieme di strutture
bilaterali e fondamentalmente simmetriche fra le quali si possono distinguere
sei parti principali.

1) Il midollo spinale, che è la parte più caudale del sistema nervoso centrale, riceve informazioni dalla cute, dalle articolazioni e dai muscoli del tronco e degli arti ed invia comandi motori sia per il movimento riflesso che volontario.
2) Il bulbo, che rappresenta l'estensione rostrale del midollo spinale.
3) Il ponte e il cervelletto (localizzato dorsalmente rispetto al ponte) sono situati rostralmente al bulbo. Il cervelletto è in rapporto con la regolazione della forza e della precisione del movimento
4) Il mesencefalo sta cranialmente al ponte, interposto fra le formazioni dette del rombencefalo (bulbo, ponte e cervelletto) e quelle del proencefalo (diencefalo e corteccia cerebrale).
Il bulbo, il ponte e il mesencefalo, chiamati globalmente tronco dell'encefalo,
esercitano un ampio spettro di funzioni. Il tronco dell' encefalo contiene
numerosi nuclei cellulari che costituiscono i nuclei dei nervi cranici. Alcuni
di questi nuclei ricevono informazioni dalla cute e dai muscoli del capo
nonchè la maggior parte delle informazioni provenienti dagli organi di senso
specifico dell'udito, dell' equilibrio e del gusto. Altri nuclei controllano i
movimenti dei muscoli della faccia, del collo e dei bulbi oculari. Un'altra
struttura importante del tronco encefalico è costituita dalla formazione
reticolare diffusa, che è importante nel determinismo del livello di vigilanza
e di coscienza.
5) Il diencefalo comprende due strutture chiave di raccordo. Una, il talamo, analizza la maggior parte delle informazioni provenienti dal resto del sistema nervoso che raggiungono la corteccia cerebrale. L'altra, l'ipotalamo, presiede alla integrazione dei segnali provenienti dal sistema nervoso autonomo, dal sistema endocrino e dai visceri.
6) Gli emisferi cerebrali comprendono i nuclei della base e la soprastante corteccia cerebrale. Sia la corteccia che i nuclei della base presiedono alle più alte funzioni percettive, cognitive e motrici.
I particolari rapporti fra queste diverse strutture chiave sono illustrati
nelle Figg. 1-3 e 1-4. I recenti progressi delle tecniche di rappresentazione
iconografica permettono oggi di visualizzare questi rapporti nel vivente (Fig.
1-4B).

Perciò le diverse regioni del cervello sono specializzate per funzioni
differenti. Una delle ragioni per cui questa conclusione sfuggì così a lungo a
Flourens e a tanti altri ricercatori sta in un altro principio insito in quel
tipo di organizzazione del sistema nervoso, che potremmo chiamare delle
analisi in parallelo. Come vedremo in seguito molte funzioni sensitive motrici
e mentali seguono più di una via nervosa. Quando viene danneggiata una regione
o una via, altre vie sono spesso in grado di compensare parzialmente il danno,
attenuando in tal modo le prove della localizzazione che derivano
dall'alterazione del comportamento. Tuttavia, la precisione con cui sono
realmente localizzate certe funzioni superiori può essere messa chiaramente in
luce studiando la funzione del linguaggio.
(Di : Eric R. Kandel).
Le funzioni cognitive sono localizzate nella corteccia cerebrale
Per capire le localizzazioni della
funzione del linguaggio è
necessario considerare prima di tutto la corteccia cerebrale. La corteccia di
ciascun emisfero è suddivisa in quattro regioni anatomicamente distinte, detti
lobi: i lobi frontale, parietale, occipitale e temporale.
Ciascun lobo possiede una serie di circonvoluzioni o
ripiegamenti caratteristici (un vecchio stratagemma escogitato dall'evoluzione
biologica per aumentare la superficie cerebrale). Le parti sporgenti delle circonvoluzioni sono chiamate giri.
Gli avvallamaenti che li separano sono detti solchi
o scissure. I giri e i solchi principali sono simili in tutti gli individui e
prendono nomi specifici che indicano la loro rispettiva localizzazione ovvero la
loro posizione reciproca (per esempio giro precentrale, solco centrale e giro
postcentrale). La scoperta iniziale avvenne nel 1861 con la pubblicazione di una memoria
scientifica da parte del neurologo francese Pierre Paul Broca. Broca descrisse
il caso di un paziente che era in grado di capire il senso del linguaggio ma
aveva perso la capacità di parlare. Il paziente non presenta i classici
deficit motori. Poteva pronunciare senza difficoltà parole isolate o cantare una
melodia ma non riusciva ad organizzare un discorso. Non poteva formulare frasi
compiute nè esprimere per iscritto le proprie idee. L'esame autoptico del
cervello mise in evidenza una lesione nella parte posteriore del lobo frontale
(area che porta oggi il nome di area di Broca.

Ciascuno di
questi lobi è specializzato per una certa funzione. Il lobo frontale è in
buona parte deputato alla programmazione e alla esecuzione del movimento, quello
parietale alla percezione delle sensazioni somatiche, il lobo occipitale è
connesso con la visione e quello temporale con l'udito, l'apprendimento e la memoria.
L'organizzazione della corteccia cerebrale è caratterizzata da due importanti peculiarità. In
primo luogo ciascun emisfero e in rapporto con i processi sensitivi e motori
della parte contralaterale del corpo. Le vie afferenti che entrano nel midollo
spinale dal lato sinistro si incrociano e passano nella parte destra del
sistema nervoso (sia già a livello del midollo spinale o, più cranialmente, a
livello del tronco dell'encefalo) prima di raggiungere la corteccia cerebrale.
Analogamente le aree motrici di un emisfero esercitano il controllo sui
movimenti della metà opposta del corpo. In secondo luogo, gli emisferi cerebrali
sebbene abbiano una struttura in gran parte, simile, non sono tuttavia del tutto simmetrici e, di conseguenza, non sono completamente equivalenti dal punto di vista funzionale.
La maggior parte delle nostre conoscenze relative alla localizzazione delle
strutture deputate al linguaggio è derivata dallo studio delle afasie, che sono
disturbi del linguaggio presenti, in generale, in pazienti vittime di un ictus
dovuto, per esempio, all'occlusione di un vaso sanguigno che si distribuisce ad
una determinata regione della corteccia cerebrale. La maggior pare delle
scoperte più importanti nel campo delle afasie, ha avuto luogo, in rapida
successione, nell'ultima metà del diciannovesimo secolo, costituendo uno dei
capitoli più esaltanti della storia della psicologia umana.
Broca notò inoltre che tutti i pazienti con disturbi del linguaggio dovuti a
lesioni dell'emisfero sinistro erano destrimani e presentevano una paresi o una
paralisi della mano destra. Questa osservazione condusse a sua volta
all'affermazione del principio, di carattere generale, per cui esiste una
relazione crociata fra dominanza emisferica e uso preferenziale della mano.
In seguito Broca fu in grado di osservare 8 casi analoghi, ciascuno dei quali
presentava una lesione di quell'area. In tutti i casi la lesione era presente
nella metà sinistra del cervello. Questa scoperta condusse Broca a formulare,
nel 1864, uno dei principi più famosi relativi alla funzione cerebrale: Nous
parlons avec l'hémisphère gauche! (Parliamo con l'emisfero sinistro!).
Le ricerche di Broca stimolarono più ampie ricerche di localizzazioni cerebrali
relative a funzioni comportamentali, ricerche che furono rapidamente coronate da
successo. Nel 1870, nove anni dopo la scoperta iniziale di Broca, Gustav Theodor
Fritsch e Eduard Hitzig misero a rumore il mondo scientifico con la scoperta che
nel cane è possibile determinare singoli movimenti degli arti stimolando
elettricamente il giro precentrale posto davanti al solco centrale. Fritsch e
Hitzig dimostrarono inoltre, che esisteva una rappresentazione corticale dei
singoli gruppi muscolari e che la regione corticale relativa a ciascun gruppo
era piccola e ben individuabile.
Un passo successivo fu fatto da Carl Wernicke nel 1876. All'età di 26 anni (era
laureato in medicina da solo 4 anni) Wernicke pubblicò un lavoro, ora divenuto
classico, intitolato «La sindrome dell'afasia: studio psicologico subase
anatomica». In questo lavoro Wernicke descriveva un nuovo tipo di afasia.
L'afasia di Wernicke è caratterizzata da un disturbo della comprensione del
linguaggio e non della pronuncia delle parole (cioè un disturbo della recezione
e non della espressione). Mentre i pazienti di Broca capivano ma non riuscivano
a parlare, quelli di Wernicke parlavano ma non riuscivano a capire. Il nuovo
tipo di afasia di Wernicke aveva anche una localizzazione diversa da quella
descritta da Broca: era dovuto a lesioni della parte posteriore del lobo
temporale dove questo si unisce al lobo parietale e a quello occipitale.
Oltre a questa scoperta, Wernicke formulò una teoria del linguaggio che tentava
di riconciliare ed estendere le due preesistenti teorie sulle funzioni cerebrali.
I frenologi avevano postulato che la corteccia fosse un mosaico di funzioni
specifiche e che anche gli attributi mentali astratti fossero localizzati in
singole aree corticali altamente specializzate. I sostenitori della teoria dei
campi cerebrali associati sostenevano invece che le funzioni mentali non erano
affatto rappresentate in maniera topografica, ma distribuite uniformemente nella
corteccia cerebrale. Wernicke fece uso sia dei suoi risultati che di quelli di
Broca e di Fritsch e Hitzig per sostenere che soltanto le funzioni mentali di
base, in rapporto con attività percettive e motrici semplici, sono localizzate
in aree corticali ben delimitate. Le singole aree deputate a queste funzioni
semplici sono poi variamente connesse fra di loro. Perciò, secondo tale teoria
le funzioni intellettuali più complesse (quelle alle quali si riferivano i
frenologi) prendono origine dall'interazione delle diverse aree cerebrali
deputate alle attività percettive e motorie semplici e sono mediate dalle vie
nervose che le interconnettono.
Aggiungendo all'ipotesi di un cervello visto come mosaico di localizzazioni
quello di una pluralità di connessioni fra i centri, Wernicke mise in luce il
concetto.che una stessa funzione può venir elaborata sia in serie che in
parallelo in diverse regioni cerebrali, mentre i singoli componenti specifici
della funzione vengono analizzati in sedi particolari. In tal modo Wernicke fu
il primo a formulare l'idea di analisi nervose svolte sia in parallelo che in
serie, idea che ha assunto un'ímportanza particolare nel pensiero biologico
moderno.
Wernicke postulò che l'espressione del linguaggio necessita l'intervento di zone
sensitive e motrici distinte. Egli emise l'ipotesi che l'area di Broca controlli
il programma motorio che coordina i movimenti della bocca necessari per un
discorso coerente, compito questo per il quale l'area di Broca sembra
localizzata in modo particolarmente adatto, situata com'è immediatamente al
davanti dell'area motoria che controlla la bocca, la lingua, il palato e le
corde vocali. Wernicke attribuì la scelta delle parole, e cioè la componente
sensitiva del linguaggio, all'area del lobo temporale che aveva scoperto. Anche
quest'area è localizzata in modo opportuno in quanto è circondata dalla
corteccia uditiva e da altre aree corticali (dette cortecce associative) che
integrano informazioni visive ed acustiche in percezioni complesse. Wernicke
formulò così un modello coerente, anche se un po' semplicistico, del linguaggio
che è utile tuttora. Secondo questo modello, le percezioni acustiche e visive
relative al linguaggio si formano nelle rispettive aree sensitive e associative
e convergono quindi nell'area di Wernicke, dove vengono riconosciute come
linguaggio scritto o parlato. Senza questo riconoscimento, la comprensione del
linguaggio è perduta. Avvenuto il riconoscimento, la rappresentazione nervosa è
inviata dall'area di Wernicke a quella di Broca dove viene trasformata da
rappresentazione acustica (o visiva) in linguaggio parlato (o scritto). Se
questa trasformazione manca, la capacità di articolare il linguaggio è perduta.
Usando questo efficace modello Wernicke predisse un altro tipo di afasia che fu
clinicamente scoperto più tardi. Questo tipo di afasia è prodotto da una lesione
completamente diversa da quella presente nelle afasie di Broca e di Wernicke: le
aree recettive e motrici del linguaggio sono indenni, ma sono lese le vie che le
connettono, viene interrotto cioè il fascicolo arcuato che decorre nella regione
parietale inferiore. La sindrome che ne deriva, chiamata in seguito afasia di
conduzione, è caratterizla dall'uso non appropriato delle parole (parafasia). I
pazienti affetti da parafasia non riescono a ripetere perfino semplici frasi
anche se sono in grado di capire le parole che hanno ascoltato e letto; parlano
correntemente ma non correttamente, tralasciando sillabe e introducendo suoni
sbagliati nelle parole. Essi si rendono anche conto con dispetto dei propri
errori, ma non sono in grado di correggerli.
All'inizio del ventesimo secolo esistevano quindi, prove convincenti che piccole
aree corticali presiedono a comportamenti specifici. Tuttavia, il modo di vedere
le funzioni cerebrali allora dominante non era quello sostenuto dalla teoria del
connessionismo cellulare, ma piuttosto quello proposto dalla teoria dei campi
cerebrali associati.
Anche durante la prima metà di questo secolo numerosi importanti ricercatori nel campo delle neuroscienze, fra
cui il neurologo inglese Henry Head, il neuropsicologo tedesco Kurt Goldstein,
il fisiologo russo del comportamento Ivan Pavlov e lo psicologo americano Karl
Lashley, continuarono a sostenere la teoria dei campi cerebrali associati. Il
più influente fra i proponenti di questa teoria fu Karl Lashley, professore di
psicologia ad Harvard. Seguendo la scia del suo predecessore Flourens, Lashley
tentò di trovare la localizzazione cerebrale delle funzioni dell'apprendimento,
studiando nel Ratto gli effetti di varie lesioni cerebrali sull'esecuzione di un
compito complesso, come quello di imparare a orientarsi in un labirinto. Lashley
non fu in grado di trovare alcun centro specifico per l'apprendimento; la
gravità dei difetti d'apprendimento determinati dalle lesioni cerebrali
sembravano dipendere dall'estensione delle lesioni, piuttosto che dalla loro
particolare sede. Questa osservazione condusse Lashley e, dopo di lui, altri
psicologi a concludere che l'apprendimento non aveva una localizzazione
particolare e che perciò non poteva essere messo in relazione con neuroni
particolari.
Lashley, sulla base di queste conclusioni formulò una teoria della funzione
cerebrale detta dell'azione di massa. Questa teoria minimizzava l'importanza dei
singoli neuroni e delle connessioni interneuronali specifiche. Ciò che risultava
importante secondo la legge dell'azione di massa era la massa cerebrale
interessata a una funzione e non la disposizione strutturale dei neuroni.
Applicando questo tipo di logica alle afasie, Head e Golstein conclusero che i
disturbi del linguaggio non possono essere attribuiti a lesioni specifiche ma
sono la conseguenza di alterazioni di pressoché tutte le aree corticali. Questi
Autori affermavano che l'entità del danno corticale, indipendentemente dal sito
della lesione, determina nel paziente una regressione da un linguaggio altamente
simbolico ad un'espressione verbale semplice e automatica: da un linguaggio
astratto a quello più concreto caratteristico delle afasie.
Più recentemente, i lavori di Lashley e di Head sono stati reinterpretati.
Diverse ricerche hanno dimostrato che il test del labirinto, cioè il compito
usato da Lashley, è inadatto per lo studio delle localizzazioni funzionali
perché in realtà comporta una serie di complesse prestazioni motorie e
sensitive. L'animale, pur privo di una facoltà, è ancora in grado di apprendere
con un'altra; inoltre, una serie di importanti progressi clinici e sperimentali,
hanno rafforzato notevolmente le prove in favore della teoria delle
localizzazioni cerebrali. Sul finire degli anni '50 Wilder Penfield ebbe la
possibilità di stimolare la corteccia di pazienti svegli, nel corso di
operazioni cerebrali eseguite in anestesia locale per la localizzazione di foci
epilettici. Per assicurarsi che le manipolazioni chirurgiche non
compromettessero le facoltà del linguaggio del paziente, Penfield stimolava la
corteccia per individuare le aree la cui stimolazione determina alterazioni del
linguaggio. Le sue osservazioni, basate su quanto riferivano i soggetti,
confermarono in pieno le localizzazioni indicate dagli studi di Wernicke.
Penfield, inoltre, estese gli studi di Fritsch e Hitzig all'Uomo; egli
dimostrò che i muscoli del corpo erano rappresentati topograficamente in maniera
molto dettagliata e che la mappa che ne risultava formava un homunculus notorio.
Aree della corteccia cerebrale (puntini neri) la cui stimolazione elettrica
determina arresto del discorso. L'addensamento dei punti posti anteriormente è
situato
in corrispondenza dell'area di Broca; il gruppo di punti posti posteriormente è
sovrapposto all'area di Wernicke. (Modificata da Penfield e Roberts, 1959.)
Recentemente questi studi clinici sono stati estesi ad Harvard da Norman
Geschwind che è stato tra i primi ad affrontare lo studio moderno delle
localizzazioni funzionali nella corteccia cerebrale umana. Anche i risultati
sperimentali, ottenuti applicando al sistema nervoso centrale indagini a livello
cellulare, hanno condotto a conclusioni analoghe. Per esempio gli studi
fisiologici sullo sviluppo cellulare hanno dimostrato che le connessioni
reciproche delle diverse cellule nervose sono fisse e precise. Di conseguenza
ogni cellula può rispondere soltanto a certi stimoli sensitivi specifici e non
ad altri.
L'homunculus dell'area motrice (giro pre-centrale) dell'emisfero cerebrale
dí destra mostra la localizzazione corticale dei vari muscoli della metà
contralaterale del corpo. La mappa è stata ottenuta con la stimolazione
elettrica diretta della corteccia cerebrale umana. La rappresentazione della
superficie del corpo mostra sia la sequenza delle zone rappresentate sia la
sproporzione con cui sono rappresentati i muscoli interessati nei movimenti fini.
(Modificata da Penfield e Rasmussen 1950.)
Anche i tratti affettivi della personalità e del carattere sono localizzabili anatomicamente
Nonostante le convincenti prove relative alla localizzazione delle funzioni cognitive connesse con il linguaggio, rimase tuttavia viva l'idea che le funzioni affettive o emotive non fossero localizzabili. Le emozioni, si diceva, devono essere espressione delle funzioni di tutto il cervello, una sua proprietà globale. Solo recentemente questo modo di vedere è andato modificandosi. Sensazioni emotive specifiche possono essere evocate dalla stimolazione di regioni cerebrali specifiche negli animali da esperimento. Le tre dimostrazioni più chiare tuttavia ci sono derivate dallo studio di pazienti portatori di certi tipi di disturbi del linguaggio, da altri affetti da una forma particolare di epilessia che ha origine nel lobo temporale e dai pazienti di forme ansiose acute (attacchi di timor panico).
Oltre agli aspetti formali del linguaggio rappresentati nelle aree di Wernicke e di Broca dell'emisfero sinistro, esiste anche una componente affettiva del linguaggio che consiste sia nell'intonazione musicale del discorso (prosodia) e nelle sincinesie emotive che lo accompagnano, che nella comprensione di queste componenti affettive. Elliot Ross, della Università del Texas, e Kenneth Heilman, della Università di Florida, hanno osservato recentemente che queste componenti affettive del linguaggio sono rappresentate nell'emisfero destro e che la loro organizzazione anatomica è l'immagine di quelle dell'emisfero sinistro che sono preposte agli aspetti cognitivi del linguaggio. Una lesione dell'area temporale destra, omologa a quella di Wernicke dell'emisfero sinistro, determina disturbi della comprensione delle componenti emotive del linguaggio, mentre una lesione dell'area frontale destra, omologa a quella di Broca, determina un'alterazione della capacità di esprimere queste stesse componenti. Perciò anche i disturbi affettivi specifici del linguaggio, detti aprosodie, possono essere localizzati in particolari regioni del cervello e possono venir classificati come sensitivi, motori e di conduzione, analogamente alle afasie.Un secondo argomento, favorevole alla localizzazione delle funzioni affettive, deriva dall'osservazione dei pazienti affetti da epilessia cronica del lobo temporale. Questi soggetti presentano alterazioni caratteristiche del comportamento emotivo. Alcune di queste alterazioni si presentano durante gli attacchi epilettici e sono chiamati fenomeni dell'ictus (dal latino ictus, colpo). Altre alterazioni del carattere si manifestano anche in assenza di attacchi e sono detti fenomeni interictali. Fra le manifestazioni più comuni cui vanno incontro i pazienti durante gli attacchi di epilessia del lobo temporale vi sono: sensazione di distacco dalla realtà o al contrario di «dejà vu» (sensazione di essere già stati in un certo luogo o di avere già visto un determinato gruppo di immagini), allucinazioni visive o acustiche transitorie, senso di spersonalizzazione, di timore, di rabbia, false sensazioni, appetiti sessuali e paranoia. Tuttavia le alterazioni più importanti sono quelle presenti nei pazienti durante gli intervalli fra gli attacchi convulsivi. Queste manifestazioni interictali sono interessanti perché costituiscono una vera sindrome psichiatrica.
(Di : Eric R. Kandel).
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