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L'interpretazione e la natura della sua azione terapeutica


  • Il transfert

   
  • L'immagine interna


Si è visto come la reale problematica dell'analisi si svolga sul terreno del transfert: da questa premessa consegue che lo strumento principale, di cui l'analista si serve nella terapia psicoanalitica, è l'interpretazione di transfert.
Oggi la maggior parte degli analisti è concorde nel ritenere che solo l'analisi della relazione di transfert agisca come interpretazione mutativa, che cioè solo questo tipo di intervento sia in grado di produrre modificazioni strutturali e permanenti nella personalità del paziente. Questa posizione viene sostenuta già nel 1934 in un famoso articolo di Strachey che si interroga sulla natura dell'azione terapeutica della psicoanalisi. Vale la pena qui di accennare alle sue argomentazioni che, benché datate quasi mezzo secolo fa, restano ancor oggi fondamentali per ogni analista. Strachey afferma che l'interpretazione di transfert è la sola interpretazione mutativa, poiché è l'unica in grado di spezzare il circolo vizioso del nevrotico. Riprendendo alcune idee di Melanie Klein, egli ritiene che il circolo vizioso nevrotico si formi nel seguente modo: per esempio, quando il bambino è dominato da sentimenti aggressivi orali verso l'oggetto, egli introietta l'oggetto già modificato dalla proiezione di tali impulsi su di esso. A questo punto l'oggetto agirà verso l'Io del bambino in maniera oralmente aggressiva. Dato che il bambino sente ora l'oggetto come pericoloso e distruttivo, per difendersi dall'angoscia proietterà di nuovo questo oggetto interno "cattivo" sull'oggetto esterno; sentendo a sua volta così distruttivo l'oggetto esterno, il bambino si sentirà spinto, sempre per autodifesa, a dirigere contro l'oggetto esterno impulsi ancora più distruttivi.
"Si stabilisce così un circolo vizioso. Mediante questo processo si tenta di spiegare l'estrema severità del Super-io nei bambini piccoli e il loro irragionevole timore degli oggetti esterni"; e mentre nello sviluppo dell'individuo normale il predominio degli impulsi libidici perviene a mitigare la severità dell'oggetto introiettato (Super-io) permettendo un contatto più 'amichevole' e meno deformato con la realtà, nel caso del nevrotico, invece, per diversi motivi 'l'Io rimane ... esposto alla pressione di un Es selvaggio da un lato e di un altrettanto selvaggio Super-io dall'altro, e viene così perpetuato il circolo vizioso...' " (Strachey, 1934). Tale circolo vizioso è l'elemento patologico che ostacola nell'individuo nevrotico l'ulteriore sviluppo verso una struttura genitale adulta; solo "aprendo una breccia" in tale circolo è possibile far riprendere ai processi di sviluppo il loro corso normale. Se il paziente avesse meno paura del suo oggetto interno (Super-io), nel momento in cui lo proietta sull'oggetto esterno, quest'ultimo sarebbe sentito come meno terrificante, e ci sarebbe quindi meno bisogno di provare ostilità verso di esso. L'oggetto, che il paziente introietterebbe, sarebbe sentito allora come meno pericoloso e gli impulsi dell'Es ad esso rivolti perderebbero parte della loro distruttività. In tal modo si verrebbe a creare un "circolo benigno" al posto di quello vizioso; il Super-io diventerebbe più mite e consentirebbe uno sviluppo favorevole permettendo un migliore contatto con la realtà.
Ora, quando l'analista formula un'interpretazione di transfert, il paziente diventa in un primo momento consapevole del fatto che i suoi impulsi sono diretti verso l'analista, ma in un secondo momento si rende conto che i suoi impulsi sono diretti verso im "oggetto arcaico fantastico" e non verso un oggetto reale, si rende conto cioè che egli ha proiettato l'oggetto interno sull'oggetto reale esterno (l'analista), trasformando cosi quest'ultimo in un oggetto fantastico. Il paziente viene così messo in grado di fare l'esame di realtà, di distinguere, confrontandoli, l'oggetto fantastico proiettato e l'oggetto reale.
Ora, mentre nella sua vita quotidiana al di fuori della seduta, il paziente trova quasi sempre persone che in misura più o meno grande si prestano inconsapevolmente ad assumere, a "incarnare" i ruoli loro attribuiti proiettivamente, si prestano quindi ad "agirli", colludendo così con il paziente, in analisi invece il paziente fa la ripetuta esperienza che i suoi processi di transfert non trovano complicità nell'analista; quest'ultimo non "agisce" i ruoli su di lui proiettati dal paziente, ma si limita ad interpretarli, a fare comunicazioni su di essi; ossia egli è alla ricerca della verità.
Se per esempio l'analista mostrasse che è veramente spaventato e risentito per un impulso aggressivo del paziente, quest'ultimo lo tratterebbe subito come un oggetto pericoloso e lo introietterebbe nel suo Super-io severo che così non potrebbe modificarsi. In tal modo l'analista, come oggetto reale esterno, sarebbe per il paziente ben poco distinguibile dal suo oggetto interno "cattivo".
Di fatto invece l'analista, che in questo momento è l'oggetto dell'impulso aggressivo, si limita a rispondere unicamente con l'attività interpretativa; in tal modo egli rivela di essere consapevole della natura di questo impulso, e così facendo mostra implicitamente di non sentire in risposta ad esso né angoscia né rabbia né propositi vendicativi. Sono queste le qualità dell'oggetto che verrà introiettato in quel momento — di un oggetto cioè che non si sente né spaventato né arrabbiato né vendicativo — qualità che impediranno che l'oggetto reale analista venga indiscriminatamente confuso con l'oggetto fantastico arcaico.
Il valore mutativo dell'interpretazione di transfert sta nel fatto che l'analista, mostrando un comportamento che non corrisponde a quello atteso dal paziente in base alle sue proiezioni, contribuisce a spezzare il circolo vizioso nevrotico del paziente, consentendogli di operare un confronto e una distinzione tra l'oggetto fantastico arcaico proiettato e l'oggetto reale esterno. Ma questo confronto è possibile solo se l'analista non si pone come oggetto reale per il paziente: solo così infatti si rende possibile la proiezione. Ecco perché, paradossalmente, per far si che il paziente distingua tra realtà e fantasia, occorre nascondergli il più possibile la realtà dell'analista.
Strachey afferma che l'interpretazione fuori del transfert non è efficace: "In primo luogo è meno facile che le interpretazioni extratransferenziali vengano date nel punto di urgenza... poiché... l'oggetto dell'impulso dell'Es, che è portato alla coscienza. non è l'analista e non è immediatamente presente, mentre... il punto di urgenza si trova quasi sempre nel transfert. Ne consegue che le interpretazioni extratransferenziali tendenzialmente hanno a che fare con impulsi che sono distanti sia nel tempo che nello spazio e quindi devono essere prive di energia immediata... In secondo luogo, proprio per il fatto che l'oggetto dell'impulso dell'Es non è effettivamente presente, è meno facile per il paziente, nel caso di un'interpretazione extratransferenziale, prendere direttamente coscienza della distinzione tra l'oggetto reale e l'oggetto fantastico" (Strachey, 1934).
In altri termini l'interpretazione, per essere mutativa, deve essere emozionalmente immediata, deve essere diretta al "punto d'urgenza", cioè nel preciso momento in cui è attivo l'impulso: è questo impulso, e nessun altro, quello suscettibile di un'interpretazione mutativa. Gli impulsi e le ansie possono così venire interpretati proprio mentre si manifestano. E siccome il momento di urgenza si verifica quasi sempre nel transfert, quando cioè l'impulso è diretto verso l'analista, ne consegue che soltanto nel contesto transferenziale il paziente può prendere direttamente coscienza della distinzione tra l'oggetto fantastico e l'oggetto reale «analista).
Infine, affinché l'interpretazione di transfert ottenga tutto il suo effetto, essa "deve includere, come precisa H. Segai, le relazioni attuali nella vita del paziente, le relazioni del paziente con l'analista, il rapporto tra queste e le relazioni con i genitori del passato. Essa deve ... anche ... stabilire un legame tra le figure esterne e quelle interne. Naturalmente una tale interpretazione sarebbe lunga e raramente data per intero, ma perché un'interpretazione di transfert sia completa occorre che prima o poi tutti questi elementi siano messi in contatto tra loro" (Manfredi-Turillazzi S., 1974).
Nell'articolo di Strachey viene menzionata la proiezione del solo Super-io e dei suoi diversi aspetti ("buoni" o "cattivi"); oggi si può aggiungere che sull'analista vengono trasferiti, oltre al Super-io, una moltitudine di oggetti interni, di oggetti parziali, di parti del Sé, di diverse figure internalizzate. A parte questa aggiunta, comunque, il discorso rimane fondamentalmente invariato.
Sintetizzando tutto quanto è stato detto finora sulla progressiva evoluzione delle tecniche di analisi, è possibile notare come sempre più si sia andati valorizzando lo strumento dell'interpretazione di transfert. Nello sviluppo della tecnica psicoanalitica infatti si possono schematicamente distinguere tre diverse condotte interpretative:
1) in un primo tempo venivano analizzati i contenuti psichici inconsci (ricordi rimossi, pulsioni dell'Es);
2) successivamente, si interpretavano le resistenze dell'lo che impedivano l'emergere dei contenuti inconsci;
3) più recentemente lo strumento principale è divenuto l'interpretazione del transfert. Le resistenze vengono individuate come parte di un conflitto psichico i cui due termini (pulsioni e difese) sono inconsci; ma poiché si è scoperto che le resistenze si manifestano prevalentemente nel transfert, esse vengono analizzate appunto nel transfert. Così l'interpretazione si è andata sempre più caratterizzando come l'analisi dei due poli inconsci dei conflitto attraverso la loro attualizzazione nella nevrosi di transfert. Ogni paziente si difende nel transfert da impulsi, angosce e sentimenti di colpa allo stesso modo in cui se ne difendeva nelle sue originarie relazioni infantili.


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