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L'utilizzazione del controtransfert nel lavoro interpretativo


  • Il controtransfert

   
  • L'immagine interna


Quanto è stato detto sull'interpretazione consente di capire come la situazione analitica si caratterizzi principalmente come relazione tra due persone, in cui si verifica un'azione reciproca.
Da una parte il paziente manifesta il suo transfert; dall'altra l'analista, per comprendere e interpretare il transfert del paziente, utilizza il proprio controtransfert, cioè la propria risposta al transfert del paziente. Nell'evoluzione della tecnica analitica il controtransfert ha attraversato le stesse vicende del transfert: mentre inizialmente veniva considerato un grosso ostacolo, una notevole interferenza per l'analisi, oggi è ritenuto uno strumento prezioso e indispensabile: In realtà, dal versante dell'analista possono sì sorgere delle interferenze, ma, se si manifestano, queste vanno attribuite non al controtransfert, bensì alla possibilità che l'analista, nonostante l'analisi didattica cui si è sottoposto, abbia ancora in se stesso residui di conflitti nevrotici irrisolti, i quali si prestano ad essere trasferiti sul paziente. In altri termini, ciò che nell'analista può costituire un'interferenza all'analisi è il suo stesso transfert, cioè la proiezione (inconsapevole) di propri conflitti personali sul paziente.
Se tempo addietro controtransfert era il termine per indicare il transfert dell'analista sul paziente, è possibile capire perché a quell'epoca la funzione assegnata all'analista era quella di analista-specchio, di analista-schermo.
L'analista, per poter interpretare le proiezioni transferali del paziente, doveva appunto limitarsi ad essere puramente uno schermo che riflettesse le proiezioni, uno specchio nel quale il paziente potesse vedere nitidamente riflesse le proprie fantasie inconsce trasferite. Era evidente, in questa ottica, che l'emergenza nell'analista di un suo eventuale transfert interferiva notevolmente con tale funzione. Con la mutata considerazione del controtransfert, più recentemente un analista come Racker interpreta la prescrizione freudiana nel seguente modo: "Sii uno specchio" significa allora "parla al paziente solo di lui stesso".
Immaginando quindi una situazione ideale nella quale non esiste un transfert dell'analista, ciò che egli sente, prova, nella seduta analitica, è controtransfert, vale a dire la sua risposta al transfert del paziente. In questo senso il controtransfert è per cosi dire una creazione del paziente, o meglio: i vissuti interni dell'analista provengono sì dal suo interno, ma vengono attivati dalle proiezioni del paziente in analisi. Per diventare sensibile alle caratteristiche di tali proiezioni, l'analista ascolta le comunicazioni del paziente ponendosi in una condizione di "attenzione liberamente fluttuante", posizione esattamente simmetrica a quella della regola fondamentale, data al paziente, di associare liberamente; in tal modo l'analista è in grado di dividere il suo stesso lo in una parte "emozionale", sperimentante, che vive le esperienze emotive in profondo, e una parte "razionale", osservante, che analizza, come dal di fuori, le esperienze vissute dalla prima.
Per comprendere e interpretare la natura dei sentimenti trasferiti su di lui dal paziente, l'analista deve disporre di una sufficiente ricettività e di un buon contatto con le proprie parti interne nelle loro reciproche relazioni; in altre parole egli deve avere la migliore conoscenza possibile del proprio inconscio. Poiché è l'inconscio dell'analista che comprende l'inconscio del paziente, il controtransfert dell'analista, cioè le sue risposte emotive e fantastiche al transfert del paziente, costituisce una "chiave" per accedere all'inconscio del paziente. La comunicazione da inconscio a inconscio, vissuta a livello profondo, emerge in superficie, nell'analista, sotto forma di sentimenti che egli nota in risposta al transfert del paziente. Se allora la conoscenza dell'inconscio, per quanto profonda, non può mai essere totalmente raggiunta, è anche vero che per l'analista il proprio inconscio è quanto di meglio di cui possa disporre in ordine al lavoro analitico.
Il controtransfert, quindi, è il risultato I) della ricettività dell'analista ai sentimenti trasferiti su di lui dal paziente, e 2) del suo contatto con i processi inconsci che dentro di lui si originano dalla sua ricettività. Le risposte dell'analista ai sentimenti del paziente costituiscono quindi una guida estremamente utile per la comprensione del mondo interno del paziente.
Spesso tali risposte offrono all'analista una chiave per comprendere sentimenti rimasti inespressi. Può darsi, ad esempio, che un paziente ripeta di continuo, esplicitamente, di non aver bisogno di alcun aiuto, e che al tempo stesso susciti nell'analista una grande preoccupazione, come se una sua parte infantile stesse piangendo per mancanza di cure materne. O ancora: la disperazione che un analista può sentire quando un paziente se ne è andato al termine di una seduta può costituire l'unica chiave del fatto che, dietro ad un'esplosione di rabbia del paziente stesso, si trovasse una sua parte disperata. Per fare un altro esempio: se un paziente, dopo le vacanze estive, si trincera per settimane dietro un ostinato mutismo, in apparenza respingendo l'analista e la terapia, può darsi che questo comportamento rappresenti il suo modo di comunicare all'analista ciò che, secondo lui, l'analista gli aveva fatto durante le vacanze, e quanto fosse stato terribile non poter entrare in contatto con lui.
In generale, dunque, è come se l'analista, facendo uso del proprio controtransfert, rivolgesse a se stesso questa domanda: "come mi fa sentire questo paziente? E che cosa mi dice tutto questo su di lui, sulla natura delle sue relazioni interne ed esterne, e sugli effetti che il paziente produce sugli altri?".
Inoltre, è necessario che l'analista si osservi internamente per domandarsi se questa intuizione sia valida, se cioè sia una risposta nei termini di quanto il paziente gli sta comunicando, o se invece non stia "mettendo dei proprio" nel paziente (transfert dell'analista). Questa auto-osservazione può condurre l'analista ad una comprensione molto più profonda di se stesso, del paziente, e della natura della concreta relazione attuale.


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