La psicoanalisi come metodo scientifico
La psicoanalisi è al tempo stesso
attività terapeutica e attività di ricerca in senso stretto. In questo secondo
senso l'oggetto di studio della psicoanalisi è costituito dalle relazioni
oggettuali inconsce.
Il metodo utilizzato per realizzare tale studio è unico, caratteristico della
sola psicoanalisi, in quanto lo strumento di osservazione è la mente analizzata
dello psicoanalista, il suo contatto con il proprio controtransfert e la sua
capacità di ragionarci intorno per poter formulare le interpretazioni. I dati su
cui opera sono costituiti dallo sviluppo del transfert, ossia dallo sviluppo
delle relazioni oggettuali inconsce lungo il corso della relazione
transferenziale.
"Il suo metodo [della psicoanalisi] consiste nello stabilire una relazione tra
due persone in una situazione (setting) molto controllata e nello studiare i
fatti che vengono alla luce quando l'analista, una persona addestrata ad avere
una particolare sensibilità alle altre persone e che possiede un profondo
contatto con il proprio inconscio, limita la propria attività alla
interpretazione del transfert" (Meltzer, 1974).
Come si può vedere, "la psicoanalisi opera, come fa ogni processo scientifico,
piazzando uno strumento [l'interpretazione/variabile indipendente] nel sistema
che deve essere osservato [il transfert/variabile dipendente] e... richiede che
tutti i dati vengano valutati rispetto all'alterazione indotta nel sistema
originale dall'introduzione dello strumento di osservazione" (Nleltzer, 1974).
Ma questo metodo di raccolta dei dati è soltanto il fondamento della
psicoanalisi quale metodo di esplorazione. Occorre ora vedere qual è la natura
dei dati raccolti e il procedimento utilizzato per giungere alla formulazione e
alla verifica delle ipotesi. Nel metodo psicoanalitico la base di formazione
delle ipotesi è inconscia; l'ipotesi provvisoria, che viene formulata, si
manifesta sotto forma di interpretazione: mentre l'analista osserva il transfert
del paziente e il proprio contro-transfert, "va offrendo di quando in quando al
proprio paziente, talvolta anche di frequente, una ipotesi di prova relativa
alla natura della relazione oggettuale che si va svolgendo in quel momento nello
studio. Questa è la sua attività fondamentale, il suo specifico tipo terapeutico
di intervento" (Meltzer, 1974). Queste interpretazioni sono dunque delle
ipotesi; l'analista ne verifica la validità mediante strumenti di previsione:
attraverso l'interpretazione, infatti, "egli spera di [a] condurre una
situazione fluida di sentimento e di fantasia fino ad una struttura più definita
accessibile al giudizio intellettuale. [b] Oppure potrebbe non produrre nulla.
[c] Oppure potrebbe aumentare il caos. Ma produrrà una di queste tre situazioni,
e la osservazione successiva dirà quale delle tre. Quando un simile stato di
maggiore ordine è stato realizzato da una particolare formulazione ripetuta, per
mesi ed anni, allora si può dire che la sua validità è confermata. Si sviluppa
la convinzione, sia nel paziente sia nell'analista, che essa è valida come
ipotesi di lavoro che produce un aumento di ordine nei processi mentali del
paziente.
La psicoanalisi, dunque, è.... "una metodologia sperimentale [per l'uso
dell'interpretazione come variabile in una relazione bi-personale] che utilizza
la validazione predittiva come suo modo fondamentale di verifica dei dati"
(Meltzer, 1974).
Quanto appena esposto pone in evidenza come il metodo psicoanalitico permetta di
studiare e analizzare "a caldo" le relazioni oggettuali inconsce del paziente e
lo sviluppo di tali relazioni nel transfert, qui-e-ora, mentre si vanno
svolgendo. Si tratta quindi di uno studio sul presente, o meglio, su un presente
in evoluzione. Ma il transfert, come si è visto, è determinato dalla "coazione a
ripetere"; esso cioè ripete, attualizza nel presente esperienze psichiche del
passato. Di conseguenza l'analista, sulla base di ipotesi interpretative
convalidate, relative al transfert "qui-e-ora", può fare uso della teoria della
coazione a ripetere per inferire quello che è accaduto nella mente del paziente
quando era un bambino piccolo; l'analista e cioè in grado di ricostruire
l'intero arco di sviluppo — nell'infanzia — delle relazioni oggettuali inconsce
del paziente. A partire da una vasta esperienza di singoli pazienti egli può
allora generalizzare e proporre una teoria dello sviluppo che egli ritiene
fondata sui livelli profondi della psiche.
Ora, poiché la relazione del paziente con l'analista è in gran parte una
relazione di fantasia inconscia, il transfert costituisce un mezzo
indispensabile per l'indagine sugli aspetti prevalentemente interni
dell'esperienza.
Proprio per questo, tuttavia, "la riproduzione del passato quale si attualizza
nel transfert non può essere naturalmente l'esperienza passata nella sua
integralità, ma è fuori di dubbio che il fenomeno generale del transfert,
implicando comportamenti che trovano la loro spiegazione non tanto o
semplicemente nella esperienza attuale quanto nella esperienza passata, permette
(...) di inferire contenuti della esperienza passata, fornendo in tal modo la
possibilità di ricostruire avvenimenti predatati, con un certo grado di
probabilità" (Fornari, 1970).
IL SETTING
Solitamente si parla di setting per indicare il realizzarsi
di determinate condizioni esterne, necessarie perché il processo analitico possa
mettersi in moto e l'interpretazione possa correttamente verificarsi.
Tali condizioni sono rappresentate da un particolare assetto della situazione
ambientale dell'analisi che riguarda i rapporti spaziali e temporali ed i ritmi,
e cioè, principalmente: le caratteristiche della stanza di analisi, la posizione
sdraiata del paziente (sul lettino), la distanza e la posizione rispetto a lui
dell'analista, gli orari delle sedute, le modalità di pagamento, la stabilità e
uniformità di queste condizioni, la programmazione preventiva dei cambiamenti,
la mancanza di rapporti sociali — presenti e passati — tra analista e
analizzando la mancanza di contatti al di fuori dello studio di analisi, e,
nella situazione dell'analisi, la limitazione dell'analista al solo fornire
formulazioni verbali interpretative.
Nel setting é prevista, cioè, la minore presenza possibile delle manifestazioni
della realtà dell'analista come persona, e una riduzione dell'"agire" a zero
(idealmente) da parte dell'analista, e al minimo possibile per quanto concerne
il paziente. Tutte queste condizioni sono finalizzate a favorire l'espressione
del mondo fantasmatico e, con essa, il processo analitico e il suo ascolto
comprensivo da parte dell'analista, riducendo al massimo le variabili indotte
dalla realtà esterna e l'assorbimento, da parte dell'azione, di quei fantasmi di
cui, invece, la coscienza tenta la conquista.
E' comunque importante vedere il setting non soltanto in questo suo aspetto
esterno percettibile, descrivibile e obiettivizzabile. Lo si deve cogliere anche
come manifestazione esterna di un modo di stare insieme di due persone, cioè di
un'esperienza emotiva che è peculiare della psicoanalisi: se i rapporti tra gli
uomini, come afferma Bion, non possono in definitiva essere costituiti che da
tre tipi di legame — legame d'amore, legame d'odio e legame di conoscenza —
nella relazione analitica tutto si risolve in un'unica forma di legame: il
legame di conoscenza. Le potenti spinte di amore e di odio sono costantemente
trasformate dall'analista in una formulazione portatrice di conoscenza. La
parola perde le sue abituali funzioni d'azione, nel senso di azione che
gratifica, consola, rimprovera o rifiuta: la parola, di questi affetti, può solo
trasmettere la conoscenza. Questo è il necessario sottofondo di doloroso
isolamento che accomuna analizzando e analista.
Mentre ogni bisogno cerca il suo oggetto di soddisfazione che ne scarichi la
tensione, nel setting analitico la scarica diretta del bisogno si imbatte
sistematicamente nella frustrazione, per cercare, in una complessa
trasformazione in conoscenza (piena, quindi insieme intellettuale ed
emozionale), il sollievo della liberazione.
Da: HAUTMANN G., Fantasmi, interpretazione e
setting, in "Rivista di psicoanalisi", gennaio-dicembre 1974.
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