Il Libro dei Morti

Il Libro dei Morti è forse l'opera più famosa della tradizione religiosa e letteraria dell'Egitto antico. Considerato una sorta di viatico per il defunto, è composto da una raccolta di testi scritti su un rotolo di papiro che viene deposto nella tomba, come un manuale d'istruzioni per l'Aldilà. La raccolta diviene canonico nel periodo del Nuovo Regno. Non manca naturalmente la rappresentazione del giudizio ultimo di fronte al tribunale divino, durante il quale viene pesato il cuore del defunto (psicostasia), di cui fa parte il brano qui riportato. Interessante notare quali siano i criteri di merito nella morale del tempo.

Salute a voi, voi che siete nella sala delle Due Verità, nel cui corpo non é menzogna, che vivete di verità e che sapete la verità in cospetto di Horo che è nel suo disco! Possiate salvarmi
dalla mano di Babi, che vive delle viscere dei Grandi, questo giorno del grande giudizio. Ecco, io vengo presso di voi e non c'è la mia colpa, non c'è il mio male, non c'è la mia iniquità, non c'è la mia accusa, non c'è persona cui io abbia fatto questo. Io vivo di verità, io conosco la verità, lo ho fatto quel che dicono gli uomini, quello (li cui si compiacciono gli dei. Io ho soddisfatto il dio di quel che egli ama. Io ho dato il pane all'affamato, acqua all'assetato, vesti all'ignudo, una barca a chi ne era privo. Io ho dato offerte agli dei e offerte funerarie agli Spiriti. Salvatemi, voi! Proteggetemi, voi! Non esiste alcun rapporto contro di me in vostro cospetto. Io sono uno la cui bocca è pura, le cui mani sono pure, cui si dice «Benvenuto in pace!» da parte di coloro che lo vedono.


I defunti davanti ad Osiri, scena dal Libro dei Morti, testo scritto su papiro e deposto nella tomba per guidare il morto nell'Aldilà, Muso Egizio, Torino. La scena centrale della narrazione è rappresentata dal giudizio del defunto davanti ad Osiri. Durante il giudizio avveniva la pesatura del cuore, la
«psicostasia».



II «Libro dei Morti»

L'espressione «Libro dei Morti» rinvia al complesso di testi funerari, formule magiche, preghiere, inni, utilizzati dagli antichi Egizi come viatico per il defunto attraverso il cammino che lo doveva condurre alla nuova esistenza dopo la morte. Non si tratta quindi di una raccolta sistematica, che è stata peraltro realizzata in epoca moderna per rispondere alle esigenze culturali degli uomini di oggi, e si usa l'espressione solo per convenzione. I testi del Libro dei Morti guidano e proteggono l'anima nel suo pellegrinaggio attraverso le regioni ultraterrene. La conoscenza e la declamazione delle diverse formule sono necessarie per consentire all'anima di scacciare da sé i demoni e le forze malvagie che ostacolano il cammino. Sono inoltre indispensabili nel momento del giudizio, quando i quarantadue giudici del tribunale del dio degli inferi Osiri sottopongono l'anima del defunto a una serie di prove. Da questi testi si ricava che la concezione religiosa egizia riconosce che la felicità nella nuova vita dopo la morte è sicuramente legata e conseguente alla conduzione sulla terra di una esistenza virtuosa.
I più antichi testi funerari noti sono stati trasmessi da geroglifici incisi sulle pareti interne delle piramidi dei re della V e VI dinastia del Regno Antico, motivo per il quale sono detti
«Testi delle piramidi». In epoca successiva, nel Medio Regno, invalse l'uso di dipingere i testi sui sarcofagi, da cui deriva il nome «
testi di sarcofagi». Nella XVIII dinastia i testi furono scritti sui papiri, realizzati su rotoli lunghi anche 15, 30 metri, arricchiti da illustrazioni a colori e collocati in cofanetti nelle tombe, deposti nei sarcofagi o interposti tra le bende della mummia.
Sono note almeno tre versioni tramandate di tale raccolta di testi funerari: I' eliopolitana che contiene testi in uso tra la V e la XII dinastia, e che si dice compilata dai sacerdoti del Collegio di Anu; la tebana, in uso dalla XVIII alla XXII dinastia, e la saita, più tarda e utilizzata fino all'epoca delI'inglobamento dell'Egitto nei domini romani nel 31 a.C.



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