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"TESTAMENTUM PORCELLI"
L'autore di questo
scritto e ignoto e si pensa sia vissuto attorno all'anno 350
d. C.
E' attestato fin dalla tarda antichità e poi tramandato per
tutto il medioevo e oltre, in cui il porco stesso è
immaginato mentre fa testamento, cogliendo l’occasione per
enumerare ad una ad una le sue molteplici benemerenze verso
l’umanità. Da San Gerolamo, vissuto fra il IV e il V secolo,
apprendiamo che, il testamento del Porcello veniva recitato
dai fanciulli delle scuole a mo’ di filastrocca. Molti
secoli più tardi, nel seicento, l’agronomo bolognese
Vincenzo Tanara ce ne fornisce un’ampia versione.
Avvedutasi certo venerabil porco, che dal protosguattero
Zighittone doveva esser macellato, gli addimandò un ora di
tempo per poter disporre delle sue facoltà, così comparve il
notaro di Svigo, il quale rogò l’ultima volontà di quello.
Prima lascio il mio si da una caterva di golosi con varia
cuocitura nel loro ventre sepellito.
Lascio a Priapo (dio della fecondità e degli orti) il mio
grugno, col quale possa cavare i tartufi dal suo horto.
Lascio a’ librari e cartari i miei maggiori denti, da poter
con comodità piegare e pulire le carte.
Lascio a’ dilettissimi Hebrei, dai quali mai ho avuto offesa
alcuna, le setole della mia schiena, da poter con quelle
rappezzar le scarpe e far l’arte del calzolaio.
Lascio a’ fanciulli la mia vessica da giocar.
Lascio alle donne il mio latte , a loro proficuo e sano.
Lascio la mia pelle a’ mondatori e mugnai, per far
recipienti da acconciar i grani.
Lascio la metà delle mie cotiche a’ scultori, per far colla
di stucco, e l’altra metà a quelli che fabbricano il sapone.
Lascio il mio sebo a’ candelottari, per mescolarlo a metà
col bovino e caprino e far ottime candele, con le quali li
virtuosi possano alla quiete della notte studiare.
Lascio la metà della mia songia a’ carrozzieri, bifolchi e
carrettieri, e l’altra metà a’ garzolari per conciare la
canapa.
Lascio le mie ossa ai giocatori, per far dadi da giocare.
Lascio a’ rustici, miei nutritori, il fiele, per poter senza
spesa cavar le spine dal loro corpo, quando scalzi e nudi
nel lavorar la terra gli fossero entrati nella pelle, e per
poter senza spesa, in luogo di lavativo, l’indurato corpo
irritare.
Lascio agli alchimisti la mia coda, acciò conoscano che il
guadagno che son per fare con quell’arte è simile a quello
che io faccio col dimenar tutto il giorno la detta coda.
Lascio agli hortolani le mie unghie, da ingrassar terreno
per piantar carote.
In tutti gli altri liei lardi, presciutti, spalle,
ventresche, barbaglie, salami, mortadelle, salcizzutti,
salcizze e altre mie preparationi, instituisco cuglio che
sia mio herede universale il carissimo economo
villeggiante".
(Vincenzo Tanara, l’economia del cittadino in villa,
Venezia, 1665, pag. 193,194).
Il sottoscritto M. Grugno
Corocotta (1), maiale, ha fatto testamento. E non potendolo
scrivere di mano sua, lo ha dettato affinchè venisse
scritto.
Magirus cocus dixit: "veni huc, eversor domi, solivertiator,
fugitive porcelle, et hodie tibi dirimo vitam".
Il cuoco Cuciniere (2) mi disse "vieni qua, porco che metti
sottosopra tutta la casa, girovago e sempre fuggiasco, oggi
porrò fine alla tua vita".
Corocotta porcellus dixit: "si qua feci, si qua peccavi, si
qua vascella pedibus meis confregi, rogo, domine coce, vitam
peto, concede roganti".
E il maiale Corocotta disse "se ho fatto qualche cosa di
male, se ho peccato, so ho rotto dei vasi con i miei piedi,
o signor cuoco, ti chiedo di avere salva la vita, fai questa
grazia a chi ti prega.
Magirus cocus dixit: "transi, puer, affer mihi de cocina
cultrum, ut hunc porcellum faciam cruentum".
E il Cuciniere disse "vai garzone e portami un coltello
dalla cucina per scannare questo maiale".
Porcellus comprehenditur a famulis, ductus sub die XVI Kal.
Lucerninas, ubi abundant cymae, Clibanato et Piperato
consulibus. Et ut vidit se moriturum esse, horae spatium
petiit et cocum rogavit, ut testamentum facere posset.
E il maiale viene afferrato dai servi il sedicesimo giorno
delle calende di Candelora (3), sotto il consolato dei
consoli Tegame (4) e Speziato quando abbondano le verze. E
quando egli vide che doveva ormai morire, implorò un'ora di
tempo e chiese al cuoco di poter fare testamento.
Clamavit ad se suos parentes, ut de cibariis suis aliquid
dimitteret eis. Qui ait:
E così chiamò a sé i suoi parenti per poter lasciar loro le
sue cibarie. E così disse:
""Patri meo Verrino Lardino do lego dari glandis modios XXX,
et matri meae Veturinae scrofae do lego dari Laconicae
siliginis modios XL, et sorori meae Quirinae, in cuius votum
interesse non potui, do lego dari hordei modios XXX.
""A mio padre Verro de' Lardi do e lego che siano dati
trenta moggi di ghiande e a mia madre Vetusta Troia (5) do e
lego che siano dati quaranta moggi di segale della Laconia e
a mia sorella Grugnetta (6) , alle cui nozze non potei esser
presente, do e lego che siano dati trenta moggi di orzo.
Et de meis visceribus dabo donabo sutoribus saetas,
rixoribus capitinas, surdis auriculas, causidicis et
verbosis linguam, bubulariis intestina, isiciariis femora,
mulieribus lumbulos, pueris vesicam, puellis caudam,
cinaedis musculos, cursoribus et venatoribus talos,
latronibus ungulas. et nec nominando coco legato dimitto
popiam et pistillum, quae mecum attuleram: de Thebeste usque
ad Tergeste liget sibi collum de reste.
Delle mia interiora do e donerò ai calzolai le setole, ai
litigiosi le testine (7), ai sordi le orecchie, a chi fa
continuamente cause e parla troppo la lingua, ai bifolchi le
budella, ai salsicciai i femori, alle donne i lombi (8), ai
bambini la vescica (9), alle ragazze la coda (10), ai
finocchi i musculi (11), ai corridori ed ai cacciatori i
talloni, ai ladri le unghie ed infine al qui nominato cuoco
lascio in legato mortaio e pestello (12) che mi ero portato:
da Tebe fino Trieste ci si leghi il collo usandolo come
laccio.
Et volo mihi fieri monumentum ex litteris aureis scriptum:
"M. Grunnius Corocotta porcellus vixit annis DCCCC . XC .
VIIII . S . quod si semis vixisset, mille annos implesset.
E voglio che mi sia fatto un monumento con su scritto in
lettere d'oro: "Il maiale M. Grugno Corocotta visse 999 anni
e mezzo e, se fosse campato ancora sei mesi, sarebbe
arrivato a mille anni". (13)
Optimi amatores mei vel consules vitae, rogo vos ut cum
corpore meo bene faciatis, bene condiatis de bonis
condimentis nuclei, piperis et mellis, ut nomen meum in
sempiternum nominetur. Mei domini vel consobrini mei, qui
testamento meo interfuistis, iubete signari"".
Carissimi miei estimatori e preparatori, chiedo che con il
mio corpo vi comportiate bene e che lo condiate di buoni
condimenti, di mandorle, pepe e miele (14) in modo che il
nome mio sia lodato in eterno. E ordinate al mio padrone e a
mio cugino che sono stati presenti al testamento, di
firmarlo.""
Lardio signavit. Firmato da Lardone.
Ofellicus signavit. Firmato da Bisteccone.
Cyminatus signavit. Firmato da Comino.
Lucanicus signavit. Firmato da Salsiccio.
Tergillus signavit. Firmato da Coppa. (15)
Celsinus signavit. Firmato da Capocollo.
Nuptialicus signavit. Firmato da Prosciutto.
Explicit testamentum porcelli sub die XVI Kal. Lucerninas
Clibanato et Piperato consulibus feliciter.
Qui finisce in tutta regola il testamento del maiale redatto
il giorno 16° delle calende di Candelora, consoli Tegame e
Speziato
Note
1) La traduzione non è facile perchè non sempre si riesce a
comprendere il gioco di parole. Ma se gli studenti di San
Gerolamo ridevano tanto, vuol dire che ogni parola
richiamava loro alla mente cose spiritose.
Già la ragione del nome Corocotta non è chiara. In latino
Corocotta era, secondo Plinio, il nome di un animale
africano corrispondente ad un tipo di iena e si ha notizia,
in Dione Cassio, di un bandito spagnolo che si era dato, per
l'appunto, il nome (o soprannome?) di Corocotta e su cui
Augusto aveva posto una taglia di un milione di sesterzi.
Pare che questo eroe della resistenza spagnola abbia avuto
l'ardire di andare a chiedere ad Augusto la taglia su sé
stesso, ottenendo taglia e perdono! Il cognome Corocotta è
comunque attestato da iscrizioni in Spagna ed a Roma.
E' possibile che il cognome ricordasse la frase corium
coctum, cuoio cotto e allora si potrebbe intendere il nome
come "Pellaccia".
2) Cocus Magirus: Il cuoco Magiro, ma la parola magirus
indica anch'essa il cuoco.
3) Lucerninas: dovrebbe indicare il "giorno o festa della
lucerne" di cui non si ha notizia. Qualcuno ipotizza che sia
la festa pagana poi divenuta la Candelora al tempo di
Giustiniano e fissata al due febbraio. Sedici giorni prima
fanno il 17 gennaio che corrisponde bene all'epoca di
macellazione dei maiali e alla presenza di "cymae"
(propriamente le cime di rapa, ma anche verze, broccoli).
4) Clibanato: clibantus indicava un recipiente entro cui
cuocere al forno. Piperatum vuol dire pepato, ma era anche
il garum al pepe
5) Veturinae scrofae: non è chiaro il gioco di parole con
"veturinae" che dovrebbe contenere un riferimento all'età.
6) Quirinae: altro riferimento oscuro; il termine quiritatio
significava schiamazzi.
7) Capitinas : non riesco a individuare il significato della
parola; qualcuni interpreta come "setole della testa".
8) Lumbulos: i piccoli lombi; il "lombo" maschile in
relazione alla donna è nota allusione erotica.
9) Vescica: allusioni ai bambini che se la fanno addosso?
10) Caudam: l'utilità della "coda" per le ragazze e fin
troppo chiara.
11) I cinedi erano i finocchi dell'epoca e non è chiaro se i
muscoli dovessero servir loro per apparire meno effeminati o
se vi è un altro gioco di parole. Il nome di "finocchio"
deriva, del resto, con tutta verosimiglianza, dai giochi di
parole creati sul nome latino della verdura "foeniculum",
che poteva suonare come "prestito del culo".
12) Popiam è termine ignoto. Se collegato a pistillum,
dovrebbe voler dire mortaio e la frase dovrebbe significare,
più o meno, che il cuoco doveva legarseli al collo e andare
a morire affogato. Non si comprende l'espressione "che mi
ero portato" e ogni ipotesi è valida (che pistillum indichi
il pene e popiam lo scroto?).
Da "Tebeste a Tergeste" dovrebbe essere un'espressione del
tipo "dall'Alpi alle Piramidi".
13) Sfugge la battuta; probabilmente parodiava l'iscrizione
di qualche personaggio noto.
14) Nuclei: indica i noccioli o semi; ma non si riesce a
sistemare nella frase con il nominativo plurale.
15) Tergillus, Celsinus, Nuptialicus: sfugge il gioco di
parole; siccome i primi termini indicano prodotti del
maiale,traduco come se le parole si riferissero a parti
destinate a far salumi.
Piacevole versione moderna del
"Testamento del maiale" a riprova della popolarità nei
secoli.
(Amedeo La Greca)
Io peccatore e lurido maiale
devo morire perchè è Carnevale,
ma prima che sia morto e scenda all'orco,
sentite che vi dice questo porco!
Al sindaco, che conoscete tutti,
gli lascio i miei buonissimi prosciutti
perché‚ per tutto l'anno, inverno e estate,
si faccia le sue solite pappate.
Poi lascio al segretario comunale
il mio grugnante grifo di maiale,
perché lo ficchi sempre dappertutto,
e s'ingozzi e non resti a becco asciutto.
Lascio il mio fiele al medico condotto,
perché ci faccia un utile decotto,
da dare come cura ai suoi malati,
finché alla fine non li avrà spacciati.
Al parroco gli lascio la ventresca,
che gli ricordi la sua bella tresca
con la moglie del povero speziale,
al quale lascio in dote un bel guanciale,
su cui possa dormire sonni tranquilli,
senza mettersi in testa certi grilli!
Infine lascio il resto del mio corpo,
a chi gradisce e apprezza questo porco,
che fra salsicce, sfrizzoli e prosciutto
non se ne spreca niente, è buono tutto!
Così io vi farò peccar di gola anche da morto,
basta la parola.
Fra salsicce, salami e bei prosciutti
uno per uno vi accontento tutti!
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