Il capitolo finale
dell'Ulisse di Joyce

settanta pagine
di seguito senza un punto o una virgola.
L' INVENZIONE TIPOGRAFICA -1501
Nel 500 cambia la lingua usata in
tipografia. A inaugurare il nuovo sistema
di
segni è il veneziano Aldo Manunzio che
stampa le
Cose volgari di messer
Francesco Petrarca di Pietro Bembo
LA GRAFIA MODERNA - 1670
Il salto si ha con Daniello Bartoli, autore
Dell' ortografia italiana
(1670). Luso della
virgola, sostiene Bartoli, dipende più che
da regole e precetti dalla pratica della
scrittura e della lettura
LO STILE SPEZZATO - 1700
Nel secolo dell' Encyclopedie di
d' Alembert e Diderot si afferma uno stile
che
privilegia frasi brevi. E' lo
stile
spezzato (style coupé), in cui la virgola
cade in prescrizione
LO ZIBALDONE - 1821
Leopardi nello Zibaldone critica lo stile
pieno di segni grafici. La punteggiatura,
spiega il poeta, va usata con attenzione:
«spesse volte
una virgola ben messa dà
luce a tutto il periodo»
LA RIVOLTA FUTURISTA -1912
Marinetti proclama di voler distruggere la
sintassi e nei Manifesti si scaglia contro
linutile uso della punteggiatura, a favore
di uno stile vivo che si crea
da sé, senza le
soste
assurde delle virgole e dei punti
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Michelangelo usava solo due segni, una sbarra
obliqua semplice e
una doppia, ignorava accenti e apostrofi e separava le
parole
mescolando criteri morfologici e fonetici. Come si vede in
questo verso di uno dei suoi sonetti: «Dinanzi misallunga
lac horteccia» (Dinanzi mi s'allunga la corteccia). Ci sono
scritture dove le parole
non sono mai distaccate l'una dall altra da spazi bianchi o
da altri
elementi divisori: in questo caso siamo di fronte alla
scriptio continua, largamente praticata nell' antichità,
greca e latina, e ancora prevalente, secondo gli antropologi
della comunicazione,
in molte tradizioni grafiche attuali. Ma rimaniamo
nell'ambito delle lingue europee.
In principio ci furono «segni critici», alcuni dei quali
funzionarono poi come interpunzioni.
Segni critici sono, ad esempio, i tratti verticali uniti a
puntini
che distinguevano unità brevi del discorso in iscrizioni
greche anteriori al V secolo a.C., o la lineetta orizzontale
detta
paragraphé scritta a lato, che in papiri del sec. IV a. C.
indicava
l'inizio o la fine di un argomento.
I primi segni di punteggiatura furono accorgimenti per la
lettura ad alta voce; pochi di numero: i maggiori filologi
ellenistici (III-II sec. a. C.) ne usarono solo due, mentre
molti erano i segni critici da loro introdotti nelle
edizioni di testi classici. A Roma, Cicerone
diffidava delle interpunzioni segnate dai copisti:
sosteneva,e quest' idea fece scuola, che per modulare nel
modo giusto le cadenze del discorso si doveva fare
assegnamento non su segnali esterni al testo, ma sulla
comprensione della sua struttura, sintattica e ritmica.
Tre erano le «posizioni» classiche (in latino positurae o
distinctiones) per le rispettive sezioni del discorso: per
la minore
(comma), la subdistinctio, indicata da un punto in basso;
per la mediana (colon), la media distinctio, con un punto a
metà altezza; per la maggiore (periodus), la distinctio,
segnata da un punto a varie altezze.
Grosso modo, le tre funzioni corrispondevano a quelle che
sarebbero poi state attribuite, rispettivamente, alla
virgola, al
punto e virgola, e al punto. L' analogia è trasparente nella
nomenclatura inglese, dove i tre segni conservano il nome
delle
partizioni antiche: comma (,) colon (:) e semicolon (;)
period(.) detto anche full stop. Nei periodi tardo antico e
medioevale
variarono le denominazioni e soprattutto i segni grafici.
Ancora
più instabili furono per secoli le pratiche interpuntorie;
fra i primi a introdurre una punteggiatura nella Bibbia fu
San Gerolamo (tra il IV e il Vsec.). Alla fine del sec. XIII
linventario
dei segni si è allungato: ha fatto la sua prima apparizione
il punto interrogativo, qualche decennio dopo compare anche
il punto ammirativo o esclamativo o enfatico. Ma nella
pratica le interpunzioni normalmente usate o sono poche o
differiscono l' una dal' altra secondo le abitudini degli
scrittori o dei copisti: la difformità è la regola, non
l'omogeneità delle forme e delle relative funzioni. Nel
manoscritti del Canzoniere di Petrarca le
interpunzioni sono ridotte a tre o quattro: il punto, una
sbarra obliqua (detta virgula suspensiva) per la virgola, un
punto intersecato da una virgula o posto sotto a questa per
gli incisi. Oltre a questi, nell' autografo del Decameron
troviamo
il punto e virgola e i due punti come segno di pausa
lunga,il semipunto per indicare interruzione di parola, il
punto di domanda e qualche altro accorgimento grafico.
L'uniformità nelle convenzioni interpuntive entrerà in gioco
solo con l'avvento della stampa.
È il grande stampatore veneziano Aldo Manuzio a dare origine
a un sistema pressoché moderno nelle edizioni di opere di
Pietro
Bembo (a cominciare dal 1496): virgola nella stessa forma
odierna, punto e virgola per una pausa minore di quella
segnata dai due punti, punto fermo in chiusura di periodo e
«punto mobile» alla fine di frasi interne al periodo,
apostrofo e accento. Nel corso dei secoli il punto e
virgola, o puntocoma, ha avuto attribuzioni problematiche:
dall introdurre il discorso diretto
all' essere anteposto al pronome relativo, al racchiudere
incisi.
Con quest' ultimo valore è ancora usato da Leopardi.
Dal Cinquecento in poi fioriscono i trattati sul «modo di
puntare» gli scritti; si complica la nomenclatura e si
moltiplicano proposte che hanno scarso riscontro nella
pratica degli scrittori, anche dei più grandi, come
Machiavelli e Guicciardini.
Ariosto, pur conoscendo i principali segni, li adopera
pochissimo
nello scrivere abituale.
Nel Seicento di fa strada lidea di una «punteggiatura per
l'occhio», adatta a segnare non solo la durata delle pause
nella
lettura e le cadenze che danno colore al senso, ma anche a
chiarire i nessi tra gli elementi del discorso: ciò che si
intende
per «punteggiatura logica». Le due funzioni, ritmica e
logica,
coesistono ancora, e spesso si scontrano, fonte di
incoerenze
tra gli usi indotti dalla prima e le norme suggerite dalla
seconda.
Nel Settecento la moda dello stile spezzettato in frasi
brevi
favorisce linterpungere ritmico.
Più che i contributi della trattatistica dal Sette al
Novecento
interessano le prese di posizione degli scrittori: Leopardi
teorizza e applica una grande parsimonia interpuntiva,
Manzoni, ugualmente accurato, abbonda specialmente nell' uso
della virgola: la mette anche tra soggetto e verbo, quando
dà informazioni del tipo «in quanto a...» («di tante belle
parole Renzo, non ne credette una») oppure mette a fuoco il
soggetto: «Voi, mi fate del bene...» (= siete voi che...).
Nemico delle (troppe) virgole fù DAnnunzio; radicali nel
sovvertire ogni tradizione interpuntoria i futuristi.
Assenza
o ridondanza di punteggiatura caratterizzano i movimenti
letterari
nel Novecento e oltre.
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