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Religione
La religione ellenica si contraddistinse per la mancanza di una ortodossia e di una casta sacerdotale: la funzione di sacerdote era infatti una carica civile istituita con lo scopo di organizzare gli atti di culto per la collettività. Queste caratteristiche si evidenziarono nelle feste sacre (lenee ad Atene, carnee a Sparta, i vari giochi pubblici), gare di carattere poetico o atletico che scandivano e regolavano la vita sociale delle poleis. Sorta nell'epoca arcaica dagli antichi culti micenei (cicli mitici), la religione ellenica si arricchì di influssi orientali (aree fenice e mesopotamiche), elaborando una visione cosmogonica basata sulle lotte e gli avvicendamenti di varie divinità. Attraverso un lungo processo di formazione, durante il quale sopravvissero le primitive credenze religiose legate alla civiltà agricola e pastorale (misteri), si giunse alla religione olimpica: le lotte fra le divinità avevano prodotto una gerarchia, il cui vertice abitava sul monte Olimpo e da lì governava il mondo. Le divinità, concepite antropomorficamente, intervenivano nelle vicende dei mortali con capacità identiche a quelle umane (forza, coraggio, astuzia, doti atletiche), anche se potenziate: mancava nella loro azione un piano provvidenzialistico in cui l'umanità potesse riconoscersi e a cui potesse modellarsi. Questo problema cominciò a essere risolto dalla concezione di Esiodo, primo esempio di teogonia greca: gli dei esercitavano un'azione diretta nella vita quotidiana, dando ordine e senso al lavoro umano e alle aspirazioni di pace e giustizia. La visione esiodea trovò vasta eco nello sviluppo del culto di Apollo: il dio parlava per mezzo di oracoli (santuario di Delfi), dettando le regole di saggezza che furono alla base delle prime legislazioni scritte. La ricerca di un rapporto quasi diretto con la divinità favorì lo sviluppo di una serie di culti, alcuni dei quali già presenti in epoca micenea (culto di Dioniso, orfismo, misteri eleusini). Queste forme di religiosità sopravvissero alla critica filosofica che, a partire dal sec. VI a.C. (Senofane), cominciò a rifiutare la tradizione olimpica. Il mondo divino fu concepito come pura dimensione ideale, frutto della ragione umana (Euripide, Platone), necessario per ordinare la vita della collettività. Durante il periodo ellenistico, mentre l'arte e la letteratura greca fornirono i modelli per tutta la cultura mediterranea, la religione subì invece un processo di trasformazione a causa della contaminazione con i culti orientali: ne sono testimonianza la divinizzazione del monarca (re condottiero) e la comparsa di divinità quali Tyche (la Fortuna o il Caso), che esemplificavano la concezione individualistica dell'epoca. Con la conquista romana, la religione greca perse definitivamente le proprie peculiari caratteristiche.



Chiese ortodosse

Civiltà sepolte  di C. W. Ceram