Marsilio Ficino (1433-1499) è da considerarsi uno dei
principali mediatori della filosofia ermetica, ma non è questo l'unico suo
contributo alla trasformazione della visione del mondo e dell'uomo operata
dal Rinascimento. Oggi sappiamo che i testi del Corpus hermeticum da lui
tradotti nella certezza che risalissero tutti a Ermete Trismegisio sono da
attribuirsi a più autori. Nel sincretismo culturale ellenistica di cui sono
l'espressione è assai probabile che rientrassero anche influssi ebraici.
Proprio certi echi del Genesi, nonché la menzione di un « Figlio di Dio», lo
indussero a ipotizzare che l'antico sacerdote egizio fosse vissuto prima di
Mosè, ritenuto autore del Genesi, e fosse dotato di virtù profetiche,al
punto di vaticinare l'avvento di Cristo. In questo modo fece anche da
mediatore tra la filosofia ermetica e la religione cristiana, elaborando una
teologia nella quale l'influenza platonica soppiantò quella aristotelica,
dominante nel Medioevo.
Al pensiero mistico-esoterico ebraico e più
precisamente alla Cabala (Qabalah), che letteralmente significa
"qualcosa trasmesso per tradizione", si accostò con grande interesse
pure Pico della Mirandola (1463-1494), assiduo frequentatore della corte
di Lorenzo il Magnifico, che gli diede protezione anche rispetto alla
Chiesa, presso la quale era in sospetto di eresia. Un suo passo, tratto
dall'Oratio de hominis dignitate ("Discorso sulla dignità
dell'uomo"), rende pienamente conto della concezione dell'uomo, nuova
rispetto al presente ma recuperata dalla Tradizione, di cui fu un
convinto portatore:
L'artefice supremo deliberò che colui al quale non poteva attribuire
nulla in proprio avesse qualcosa in comune con tutti gli altri esseri.
Formò dunque l'Uomo secondo un'immagine comune e, collocatolo nel mezzo
del mondo, così gli parlò: "A te o Adamo, non assegnammo né un luogo
determinato, né un aspetto particolare, né un tuo patrimonio esclusivo
[...] La natura determinata degli altri esseri viventi è legata alle
leggi da noi stabilite. |
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Lorenzo il Magnifico |
Lorenzo
dè Medici, detto "il Magnifico". Raccogliendo l'eredità del padre
Cosimo I, incoraggiò gli studi umanistici e favorì il formarsi di un
fermento culturale che portò a una grande sintesi di molti saperi
esoterici diversi.
Lorenzo de Medici |
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Tu non sei costretto invece da alcun limite: te lo porrai secondo la
libera volontà che io ti conferisco"...» Dalla citazione si ricava
l'idea che la "dignità" dell'uomo coincida con la possibilità, oggetto
di una scelta, di gestire autonomamente 1'esperienza del"limite"e
quindi,in ultima analisi, di porsi l'obiettivo di una conoscenza
illimitata. Ma la conoscenza illimitata è prerogativa della divinità: da
qui l'interesse di Pico della Mirandola per la Cabala che, come precisa
G. Scholem, che ne è uno dei massimi esperti, presenta un aspetto
mistico (percezione di Dio attraverso la vera vita religiosa), un
aspetto teosofico (accesso al mistero della relazione tra Dio, la
creazione e l'uomo) e un aspetto esoterico (stretta vigilanza sulle
conoscenze acquisite e ricorso a simboli e metafore come strumenti di
trasmissione entro una stretta cerchia di iniziati).
Va ancora sottolineato che, per Pico della Mirandola, il tema della
libertà dell'uomo rivestì un'importanza nodale. Questo è il motivo per cui
si batté contro il rinnovato interesse dei dotti suoi contemporanei per
l'astrologia, che pure ha un'importanza fondamentale nei saperi
tradizionali. L'idea che dei corpi materiali, quali sono gli astri,
potessero esercitare un'influenza sulla vita dell'uomo, che ha in sé tutte
le potenzialità dello spirito, gli pareva infatti ripugnante rispetto
all'immenso dono di Dio che aveva voluto creare Adamo arbitro del proprio
destino.
Pico della Mirandola (1463-1494)
Fu uno studioso appasionato, e non solo della Cabala: secondo quanto è
stato tramandato, all'età di diciotto anni parlava già ventidue lingue e
a ventitrè propose per una discussione pubblica a Roma ben novecento
tesi su ogni ramo dello scibile. |
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