| LA NASCITA DELLA SCRITTURA |
L'EVOLUZIONE DELLA SCRITTURA Questa Bibbia copiata a Corbie su ordine dell'abate Mordrammo fra il 772 e il 780 è la più antica testimonianza datata di una scrittura che può già essere definita minuscola carolina. Il manoscritto copiato a Tours nella seconda metà del IX secolo attesta la qualità raggiunta da alcuni scrittoti: la minuscola carolina ha un tracciato particolarmente elegante e chiaro. Al termine dell'Evangeliario purpureo di Carlo Magno (781-783) vi è una lunga sottoscrizione in minuscola carolina Il manoscritto di Antonio di Mario, della fine del XV secolo, mostra una scrittura tonda adattata dalla minuscola carolina |
Dal segno alla scrittura Dai cacciatori preistorici ai primi contabili Come nacquero i primi alfabeti.Tutte le scritture del mondo. La minuscola carolina Esaminando i manoscritti altomedievali, si ricostruisce la storia della scrittura attuale, che fu inventata nell'VIII secolo Jean Vezin Durante l'epoca romana, si utilizzavano gli stessi tipi di scrittura latina dall'Eufrate alla Penisola iberica e dall'Inghilterra all'Egitto. L'unità grafica pareva cosa fatta; e invece non resistette alla caduta dell'Impero. Nonostante la loro fonte comune - la scrittura corsiva (una scrittura con legature che si traccia rapidamente) nata nel III secolo d.C. - le scritture correnti si differenziarono al punto che, nel VII e VIII secolo, regnò una grande confusione grafica: si scriveva in modo diverso in Inghilterra, in Irlanda, in Spagna, in Italia e nel Regno franco. In quest'ultimo, però, nell'VIII secolo si andava cercando un'unità grafica, che prese forma dopo l'ascesa al potere di Carlo Magno (742-814), avvenuta nel 768: da questa ricerca nacque la cosiddetta minuscola carolina. In quest'epoca la centralizzazione dell'amministrazione statale si manifestò in particolare nell'unificazione della liturgia sul modello romano. Parallelamente, il sovrano affidò la revisione del testo della Vulgata (la versione latina della Bibbia a opera di san Gerolamo) a eruditi come il visigoto Teodolfo, vescovo di Orléans, e l'anglosassone Alcuino, giunto da York con l'incarico di dirigere l'abbazia di Saint-Martin a Tours. La recensione della Vulgata preparata da Alcuino fu la più apprezzata, e Tours divenne, sotto Lodovico il Pio (814-840), un importante centro di diffusione del testo sacro. All'epoca, i principali attori della vita religiosa e intellettuale erano i vescovi e gli abati, dato che cattedrali e monasteri erano i centri deputati alla copiatura dei libri. Avvenivano intensi scambi fra queste sedi ecclesiastiche; le notizie circolavano facilmente da un capo all'altro del Regno franco. In un simile clima culturale, tentativi per rendere più leggibili le scritture antiche vennero compiuti in diverse parti del Regno. La più antica minuscola carolina datata (fra il 772 e il 780) è quella di una Bibbia in più volumi copiata per ordine dell'abate Mordrammo di Corbie, nella Francia settentrionale. Nella stessa epoca, fra il 781 e il 783, Carlo Magno e sua moglie, la regina Ildegarda, commissionarono un sontuoso Evangeliario. Questa raccolta di estratti dai Vangeli è vergata in scrittura onciale (una scrittura maiuscola con lettere arrotondate e non legate) in oro su pergamena tinta con porpora. Tuttavia, al termine del manoscritto, la lunga sottoscrizione in versi che descrive le circostanze della realizzazione del volume è stilata in minuscola carolina. Questo Evangeliario, che appartiene a una serie di volumi eseguiti dai copisti di corte, attesta la sensibilità di Carlo Magno verso la cultura, le arti e, senza dubbio, la qualità della scrittura. Un adattamento dell'onciale Le lettere della minuscola carolina derivano sia dalle scritture corsive e semicorsive impiegate nel Regno franco sia da una scrittura minuscola, chiamata tradizionalmente «semionciale», che serviva per trascrivere libri di fattura accurata. Mentre nelle scritture corsive le lettere sono sovente legate, nella minuscola carolina sono indipendenti. Parecchie varietà di scritture caroline nacquero dalle diverse tradizioni dei centri di produzione libraria. I tipi diffusi nella Germania meridionale e nella valle del Reno - dunque nelle regioni centrali del dominio carolingio - si distinguono da quelli delle abbazie di Corbie, di Saint-Amand e della regione parigina. Queste differenze si attenueranno via via, ma non scompariranno mai del tutto. Taluni scrittori esercitarono una considerevole influenza, come quello di Tours dove, nella prima metà del IX secolo, la scrittura raggiunse, per la precisione del disegno delle lettere e per la leggibilità, una qualità notevole, tanto da servire da modello. Il successo della minuscola carolina fu rapido. Gli antichi manoscritti, divenuti difficili da leggere, vennero dimenticati dopo essere stati trascritti nella nuova scrittura minuscola; le opere che non ebbero la ventura di venire trascritte spesso andarono perdute. Così, l'epoca carolingia rappresenta un momento chiave nella storia della trasmissione dei testi degli autori latini antichi e dei padri della Chiesa. Ancora oggi non è difficile, a parte qualche eccezione, riconoscere le lettere della minuscola carolina. Per molto tempo coesistettero tre forme della a (onciale, aperta e chiusa) e due forme della d (diritta e rotonda). La lettera s conservò il tracciato allungato che aveva nella scrittura corsiva e che rimase in uso per tutto il Medio Evo e oltre. Per evitare confusioni fra la a aperta e la u, si introdusse nella scrittura carolina una forma derivata dall'onciale; questa confusione fu comunque all'origine di errori di trascrizione di cui alcuni testi conservano traccia. Per il resto, il tracciato complesso della g, ma anche quello della m e della n, derivano dalle scritture corsive in uso in Gallia. La legatura fra le lettere e e t (la celebre «åt»), tratta da queste scritture corsive, è tuttora utilizzata. Una grave fonte di errori di trascrizione, nelle scritture dell'VIII secolo, deriva dall'esistenza di uno stesso segno di abbreviazione per le sillabe ur e us. A partire dal 795 circa, si generalizzò rapidamente l'impiego di un segno speciale a forma di 2 per trascrivere ur; esso costituisce un criterio per la datazione della scrittura. Inoltre, per guidare la lettura, venne elaborato, in particolare sotto l'influenza di Alcuino, un sistema di punteggiatura composto da segni che indicassero le pause. Verso il 770 apparve il punto interrogativo. Così, con la minuscola carolina e i suoi segni accessori, gli amanuensi ebbero a disposizione una scrittura leggibile ed elegante il cui uso divenne generale sia nel Regno franco sia in quello longobardo che Carlo Magno conquistò nel 774. La diffusione di questa scrittura alle altre regioni dell'Occidente cristiano fu più tarda, e sovente avvenne in relazione con i testi religiosi. Per esempio, in Inghilterra, nel X secolo, in occasione di una riforma ispirata agli usi dei monasteri continentali, i copisti anglosassoni misero a punto una minuscola carolina molto arrotondata a partire dai modelli carolingi di Corbie e Saint-Amand. Nell'Xl secolo la Spagna conservava ancora la sua liturgia e la sua scrittura tradizionali. Tuttavia i Cluniacensi vi introdussero ben presto la liturgia romana, insieme con numerosi libri copiati in minuscola carolina che servirono da modello agli amanuensi spagnoli. Dopo un lungo periodo di transizione, la letra francesa, come era chiamata in Spagna la minuscola carolina, rimpiazzò la scrittura minuscola detta visigotica che veniva utilizzata nella Penisola iberica. Alla fine del XII secolo, in tutto l'Occidente cristiano solo l'Italia meridionale conservava una scrittura particolare, la beneventana, tipica del Ducato longobardo di Benevento e della costa dalmata. Alla fine dell'XI secolo, le forme della minuscola carolina subirono un'evoluzione. Il tracciato delle lettere divenne angoloso e la scrittura cambiò: apparve allora la forma denominata gotica, caratterizzata, oltre che dal tracciato spigoloso delle lettere, dalle legature fra le parti curve di lettere come b, c, d, o e p. Dalla carolina all'umanistica Nell'Italia del Trecento, Francesco Petrarca (1304 -1374) rimproverò agli amanuensi di badare più all'effetto decorativo che alla leggibilità e preconizzò il ritorno a una scrittura più semplice. Le stesse preoccupazioni si manifestarono nella cerchia di letterati fiorentini che si riunivano intorno a umanisti come Niccolò Niccoli, Poggio Bracciolini o Coluccio Salutati. Quest'ultimo richiese al suo amico Jean de Montreuil, segretario del re di Francia, un esemplare delle lettere di Abelardo, se possibile trascritto in littera antiqua, perché, a suo parere, non vi era scrittura più gradevole. Diversi testi indicano che questa littera antiqua non è altro che la minuscola carolina. Così, gli umanisti riscoprirono questa scrittura, divenuta ormai desueta. I più antichi manoscritti italiani eseguiti con una scrittura che imita la minuscola carolina risalgono agli ultimi anni del XIV secolo: questa scrittura minuscola conobbe rapidamente un grande successo, in particolare per la trascrizione di opere di autori classici. A partire dal 1465, una decina di anni dopo l'invenzione della stampa da parte di Gutenberg, si stampò a Subiaco il De oratore di Cicerone in scrittura umanistica tonda (si veda l'illustrazione). Questi caratteri «romani» sono gli antenati delle minuscole attuali. La semplicità e la leggibilità della minuscola carolina le hanno garantito una enorme diffusione: dopo il latino, è servita per mettere per iscritto le lingue romanze, ma anche altre lingue dell'Occidente, come l'ungherese, nonché lingue extraeuropee, come il vietnamita e numerose lingue africane. Più recentemente, ha sostituito l'alfabeto arabo in Turchia e quello cirillico in Azerbaigian. Partita dal Regno franco, la minuscola carolina ha dunque conquistato il mondo intero.
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