LA NASCITA DELLA SCRITTURA

 L'EVOLUZIONE
DELLA SCRITTURA


 

Garamond

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La typographie est primordiale pou

La typographie est primordiale pour

Il carattere Garamond qui illustrato, realizzato
in base alle matrici conservate al Museo Plantin di Anversa, sarebbe
il più conforme all'originale del 1530 (Adobe,1989).

 

 

Emperor
 

Citizen

 

Matrix

Mrs Eaves

Tarzana

 

Qui sopra, le fóndite create da Zuzana Licko illustrano la sperimentazione awiata dai disegnatori contemporanei (Emigre, 1985-1998).

 

Meta

jfrtst-Leftf

Eagle

m/ANTINIA

Shaker

Stone Print

Cycles

Arepo

Bebop

Ambroise
 

Parisine


ANISETTE
FFAngie

Due esempi di fóndite moderne. Il loro grafismo, spesso complesso, dimostra come l'informatica abbia liberato
il disegnatore dalle costrizioni tecniche.




Dal segno alla scrittura
Dai cacciatori preistorici ai primi contabili


Come nacquero i primi alfabeti.Tutte le scritture del mondo.

I caratteri tipografici
Dalle iscrizioni romane alle font contemporanee, i tipografi hanno sempre creato caratteri di scrittura che seguono la moda e l'evoluzione tecnica della stampa.
Jean-Francois Porchez

Helvetica, Palatino o Times: sono caratteri così familiari da farci dimenticare che essi sono frutto del lavoro dei tipografi. I quali, da secoli, si ingegnano a disegnare caratteri con o senza grazie, squadrati o arrotondati. Al giorno d'oggi cambiare stile è facile, ma la scelta non è indifferente, ed è guidata da diversi fattori: leggibilità, serietà, fantasia e abitudine. Abitualmente si utilizzano solo una dozzina fra le circa 100.000 font latine esistenti. Molte decine di migliaia sono disponibili e acquistabili direttamente su Internet. La storia della tipografia è piena di miglioramenti che fanno la bellezza dei caratteri che noi utilizziamo.

L'alfabeto latino proviene, attraverso molte mutazioni, dalle prime scritture alfabetiche. Allo stesso modo, le maiuscole romane discendono dalle maiuscole greche che si trasformarono verso il 400 a.C. Le iscrizioni incise sulla base della colonna dedicata a Traiano, eretta verso l'anno 110 d.C., sono divenute il prototipo della scrittura latina.
È erroneo attribuire la scoperta della stampa a Johannes Gutenberg: già prima del 1440 in Europa si stampava in xilografia; in Estremo Oriente con caratteri mobili. A Gutenberg si deve invece il merito di aver messo a punto una tecnica che permette di fondere caratteri in rilievo in matrici ottenute per coniatura di punzoni in acciaio. Questa tecnica di composizione dei testi resterà la più rapida e la più economica per circa 500 anni.
Perché la stampa sia accettata, Gutenberg prende a modello la scrittura Textura, che le numerose legature fanno somigliare alla scrittura manoscritta, e la sua Bibbia caratterizzata da 42 linee per pagina riesce a fare concorrenza ai copisti.
Nel XV secolo, in Italia fiorisce l'Umanesimo. Nel 1464 si incidono i primi caratteri romani che imitano la scrittura carolina, imposta in tutta l'Europa da Carlo Magno circa 600 anni prima.
In Francia, il primo libro in lingua francese viene pubblicato nel 1470 con il carattere Romano della Sorbona. Per la prima volta il modello di carattere da calligrafico diviene tipografico.
Francesco Grillo migliora il Romano per l'opera De Aetna del Bembo (1490) stampata da Aldo Manuzio. Quest'ultimo utilizza per la prima volta l'Aldino, una scrittura corsiva, per una collezione di libridetti «da tasca» fra i quali c'è la sua edizione di Virgilio (1501).
Questo corsivo, più piccolo del carattere Romano, è una trasposizione tipografica della scrittura diffusa all'epoca. Questa font si diffonde in tutta l'Europa; i caratteri utilizzati dagli umanisti sono imitati ovunque: nel 1519 si trovano copie dell'Aldino a Basilea, successivamente a Lione.
La fusione dei caratteri diviene allora un'attività completamente a sé stante.
Adattando modelli italiani di caratteri, Claude Garamond crea nel 1530 quello che diventerà il prototipo europeo di carattere, che verrà utilizzato insieme all'italico. A Lione, Robert Granjon supera Claude Garamond nella concezione dell'italico e incide, tra il 1543 e il 1590, circa 100 font includendo caratteri romani, italici, ebraici e arabeschi.
Alla morte di Claude Garamond nel 1561, i suoi caratteri e le sue matrici si disperdono, ma almeno una parte è acquistata da Christophe Plantin, stampatore di Anversa. La sua stamperia, oggi trasformata in museo, conserva qualche campione considerato il riferimento del Garamond originale, preso come modello per alcune versioni contemporanee.
Nel XVIII secolo, in Francia, la Stamperia reale commissiona un carattere - il Romano del Re - a un comitato di specialisti. I segni sono riportati su una griglia geometrica (che ricorda la griglia bitmap dei nostri computer) e vengono trasformati in veri caratteri tipografici dall'incisore di punzoni Philippe Grandjean.
Fournier il Giovane razionalizza la tipografia e incide numerosi caratteri. Questi formano per la prima volta una famiglia nel senso moderno, riunendo in uno stesso stile caratteri stretti e larghi, caratteri di testo e di titolazione. Le enciclopedie, tra cui quella di Diderot e d'Alembert, spesso sono composte con questi caratteri.
Nel 1725, in Inghilterra, William Caslon si ispira per le sue creazioni a caratteri di «gusto olandese» (con occhio grande e abbastanza stretto) e ne fornisce serie complete su richiesta. John Baskerville fa evolvere la tipografia grazie ai suoi caratteri molto puri, a un'impaginazione semplice, senza fioriture e con grossi margini, e a una tecnica messa a punto per appiattire la carta e migliorare la qualità di stampa. La forma dei suoi corsivi fa riferimento alla scrittura con la penna d'oca. Beaumarchais stampa in Svizzera le opere di Voltaire con questa «fóndita» (l'insieme dei caratteri di uno stesso stile).

La rivoluzione tipografica

Nel 1780, Francois Ambroise Didot inventa il punto tipografico, un'unità di misura per i caratteri. E' una rivoluzione: prima di questa invenzione, ogni corpo di una famiglia di font aveva un nome differente e ciò non facilitava il lavoro dei compositori: con le misure dei corpi in punti è possibile declinare una font in diverse misure. Firmin Didot, figlio di Ambroise, crea il Didot, un carattere geometrico di assoluta purezza.
L'italiano Giambattista Bodoni, stampatore d'eccezione, ne incide numerose varianti, riunite nel suo Manuale tipografico, edito a Parma nel 1818. Questo stile si diffonde in Europa, e viene utilizzato sia per le edizioni più curate sia per la stampa quotidiana, malgrado la finezza delle sue grazie filiformi.
Nel XIX secolo, i «didoni», la famiglia di caratteri pubblicata da Didot, si adatta alle esigenze dell'industrializzazione nascente. Le grazie divengono più spesse, le forme più decise per reggere i ritmi di stampa più serrati, e i caratteri non hanno più stile. È piuttosto nella titolazione che si vedono le novità. Dopo aver disegnato caratteri per i corpi più grandi copiando quelli del testo, gli stampatori disegnano veri caratteri di titolazione, più pesanti e più stretti per catturare lo sguardo. È anche l'epoca dei caratteri ornati. I caratteri seguono i modelli artistici: il Grasset e l'Auriol mescolano storia e orientalismo.
Dal 1840, per ristampare testi antichi alcuni stampatori utilizzano di nuovo dei garaldi (famiglia Garamond-Aldino). A Lione, Louis Perrin disegna un garaldo-inciso con maiuscole ispirate a iscrizioni romane e lionesi. Pierre Jannet fa incidere un carattere per la sua Bibliothèque Elzeririenne (1856). Questi neo-garaldo divengono classici in ambito francese. Nello stesso periodo, in Inghilterra, ritorna di moda il Caslon. Le stamperie private europee si interessano ai caratteri originali e alle «reinterpretazioni» dei caratteri antichi.

L'espansione del XX secolo

La fine del XIX secolo è caratterizzata da importanti innovazioni: l'introduzione della Linotype (1880), una macchina per comporre le linee in blocco, e della Monotype (1884), per comporre caratteri mobili. Con il Pantografo (1885), che riproduce disegni su punzoni, la scena tipografica viene del tutto rivoluzionata.
Nascono molte nuove font. Alcune di esse, come Cheltenham, o Franklin Gothic, si declinano in numerosi spessori del segno per la nascente pubblicità.
Altre si ispirano al lavoro di Nicolas Jenson (XV secolo), come Centaur, e alla incisione lapidaria romana come Perpetua e Gill Sans. Altre ancora sono più innovatrici come Metro, Caledonia e Romulus, primo carattere che include versioni senza grazie.
La guerra commerciale raggiunge il suo culmine, e tutte le fonderie producono le loro reinterpretazioni: Cloister nel 1897, Garamont Monotype nel 1921, Bembo, FOUrnier e Baskerville nel 1920. Quest'ultima font è creata da Stanley Morrison, una delle figure più emblematiche della tipografia. Lavorando per la Società Monotype come consigliere tipografico, fa da supervisore al prestigioso programma di caratteri. Nel 1932, il quotidiano «The Times» commissiona il suo carattere a Morrison, che lo fa disegnare a Victor Lardent. Questa font rimane molto utilizzata anche al giorno d'oggi.
l.e fonderie francesi non hanno seguito l'evoluzione tecnica e le loro creazioni non hanno il successo che meritano. Eppure vengono creati caratteri pregevoli come il Banjo, il Pcignot o lo Sphinx, tutti usciti dalla fonderia Deberny ft Pcignot. Il suo presidente Charles Peignot - fondatore anche dell'Associazione tipografica internazionale - compensa il ritardo tecnico con la pubblicazione della riviste «Arts ft Métiers graphiques» e «Divenissements typographiques».
Quest'ultima rivista, in particolare, è dedicata alla dimostrazione delle composizioni tipografiche utilizzando i caratteri Deberny Peignot. Maximilien Vox ne assicura la direzione artistica.
In Germania, nascono nuovi caratteri come Bayer Type (1935) per la forte influenza culturale del Bauhaus. Anche se poco utilizzati, tali caratteri rimangono come riferimento. Tipico di questo periodo è anche il Futura, concepito al di fuori del movimento.
Dopo la seconda guerra mondiale, Hermann Zapf, molto ispirato dalla calligrafia, crea il Patatino (1948), poi il Melior (1952), l'Optima (1958). e più tardi l'ITC-Zapf Chancery (1979).
Jan Tschichold disegna il Sabon (1967), il primo carattere per tutti i sistemi meccanici, Monotype, Linotype, Intertype e fotocomposizione.
L'invenzione della fotocompositrice LumitypePhoton (1949), da parte di Higounet e Moyroud, dà inizio a grandi cambiamenti.
Lo Univers (1957) di Adrian Frutiger è uno dei primi caratteri disegnati appositamente per la Lumitype e il piombo. Si tratta di un carattere universale, adattabile a qualunque tipo di applicazione grafica. Molto prolifico, Frutiger disegna anche altre font lineari (vale a dire prive di grazie) tra le quali il Frutiger (1976). Negli anni cinquanta un colpo di coda creativo dovuto al Bauhaus - ormai «rifugiatosi» in Svizzera - influenza ancora la grafica contemporanea. Questo slancio si fonda su una messa in pagina asimmetrica, che sfrutta gli spazi bianchi, e sull'utilizzazione dei modelli lineari come l'Helvetica, di Max Meidinger (1958), e lo Univers.
Wolfgang Weingart (1968) è il primo a utilizzare una tipografia New Wave che si ispira ai font californiani come Aprii Greiman (1980).
Nel 1960 nascono le prime lettere trasferibili, con Letraset e le sue creazioni originali. La moda e l'effimero conquistano la tipografia. Il distributore vende caratteri indipendentemente dalle macchine che le utilizzano. Caratteri come l'ITC-Benguiat, l'ITC-Avant-Garde, l'ITC-Eras ottengono un buon successo di pubblico.
Negli anni settanta appaiono le prime fotocompositrici numeriche e i primi sistemi di riconoscimento ottico dei caratteri che offrono ai disegnatori ulteriori, interessanti possibilità: Frutiger crea l'OCR-B e Wim Crouwell concepisce, in riferimento alle nuove tecniche, un monoalfabeto (con mescolanza di maiuscole e minuscole) e i caratteri evocanti i bitmap. Ladislas Mandel in Europa con il Galfra (1975) e Matthew Carter negli Stati Uniti con il Bell-Centennial (1978) utilizzano la tecnica numerica del bitmap per creare caratteri leggibili anche ai corpi molto piccoli degli elenchi telefonici.

Il contributo dell'informatica

Parallelamente alle sperimentazioni di numerosi disegnatori di caratteri, la società Adobe, che ha inventato PostScript, Illustrator e Photoshop, mette a punto una serie di caratteri più classici. Nasce così la famiglia Stone (1987) in tre varianti: Serif, Sans e Informal. Grazie all'informatica la tipografia è ormai del tutto affrancata dalle limitazioni di carattere tecnico. Mentre i costi di fabbricazione delle font in piombo erano elevatissimi, con gli strumenti messi a disposizione dall'informatica: l'unico costo è quello di progettazione.
La società Bitstream, creata nel 1980, è la prima «fonderia digitale». Nel 1995, AGFA rileva Monotype e dà vita alla società Creative Alliance per fare concorrenza ad Adobe. Negli ultimi anni, prima dell'assorbimento da parte dell'AGFA Monotype, l'International Typeface Corporation pubblica differenti interpretazioni di caratteri inglesi come il New Johnston, il carattere della metropolitana di Londra, creato all'inizio del XX secolo.
Con l'avvento di Internet, i disegnatori di caratteri hanno raggiunto la piena indipendenza. Alcuni cominciano a distribuire direttamente i loro caratteri. Numerosi siti mettono a disposizione un sistema di previsualizzazione delle font e il Web finisce con il sostituire i cataloghi dei distributori locali. Anche le fonderie più importanti, come HoeflerType Foundry o House Industries, consentono di scaricare direttamente le loro font.
Fatte le dovute proporzioni, la situazione in Europa è simile a quella oltreoceano, e nascono molte fonderie indipendenti.
Non sappiamo dire se sia un bene o un male, ma da questo momento il cliente è in grado di mettersi direttamente in comunicazione con il disegnatore dei caratteri.

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