LA NASCITA DELLA SCRITTURA

 L'EVOLUZIONE
DELLA SCRITTURA




Cretula con l'impronta di un sigillo rappresentante un leone



The second largest palace of Crete, Phaistos is located in a spectacular setting. The buildings atop a rocky hill overlook the entire Messara plane and the Asterousia mountains to the South, and the Lasithi mountains to the East. To the west one can see the Messara gulf, while the imposing Mt. Idi or Psiloretis towers over the site to the North.



Louis Godart, L'invenzione della scrittura.
Dal Nilo alla Grecia.









Dal segno alla scrittura
Dai cacciatori preistorici ai primi contabili


Come nacquero i primi alfabeti.Tutte le scritture del mondo.

La nascita dell'amministrazione
La gestione accurata dei magazzini è documentata fin dal VI millennio a.C. dalle cretulae e dai sigilli che venivano impressi su di esse.
Enrica Fiandra

La testimonianza archeologica dell'esistenza di organizzazioni economiche gestite secondo i criteri della ragioneria fin dalle più antiche civiltà si basa sulla cretula, un oggetto singolare di materiale plasmabile, pressato tra due parti di cui una mobile e recante una o più impronte di sigillo. Fino a poco tempo fa considerata per il solo aspetto artistico dell'impronta di sigillo, la cretula - un termine latino con cui si indicano i nuclei di argilla o gesso posti su oggetti o pendenti da documenti - ha acquistato sempre maggiore importanza agli occhi degli archeologi. La funzione prevalente della cretula era quella di garanzia contro ogni tipo di effrazione: in occasione di trasporti di merci o per evitare aperture
dolose di porte o magazzini. Tuttavia, sin dalle più antiche utilizzazioni nel Neolitico, la cretula aveva acquisito altre funzioni, tra cui la più importante era quella di documento-ricevuta delle avvenute transazioni nella distribuzione dei beni. Contemporaneamente le funzioni del sigillo si ampliarono nel tempo ed esso venne apposto anche su altri oggetti a carattere amministrativo (tavolette, placche eccetera) con valore di autenticazione di documenti, convalida di tessere personali, contromarche.
Le cretulae presentano un recto e un verso, l'uno con l'impronta del sigillo, l'altro con quella dell'oggetto sigillato, naturalmente limitata alla porzione ricoperta dall'argilla. Man mano che le cretulae erano staccate dall'oggetto sigillato, al momento della sua apertura per il ritiro dei beni, venivano - in un primo momento - raccolte in piccoli gruppi nel magazzino stesso o nei vani adiacenti. I vari gruppi dovevano poi essere periodicamente raccolti e riuniti in un archivio vero e proprio nel quale venivano conservati, per un certo tempo, come documenti originali (ricevute) comprovanti le avvenute operazioni di prelievo.
Le cretulae, infatti, recavano l'impronta del sigillo, che, in quanto identificativo della persona o funzionario che lo apponeva, aveva il valore di «firma».
Il periodo di conservazione in archivio doveva corrispondere a un arco di tempo definito (un anno amministrativo) che poteva essere più o meno lungo dell'anno solare. La lunghezza del periodo dipendeva, probabilmente, sia dal tipo di materiale trattato sia da motivi più contingenti: per esempio, per i prodotti della terra, da un raccolto più o meno ricco.

La gestione dei magazzini

I raggruppamenti delle cretulae nell'archivio erano rigorosamente codificati in modo da consentire il perfetto funzionamento amministrativo in totale assenza di scrittura. Al fine di un'eventuale consultazione e utilizzazione dei documenti prima della loro definitiva obliterazione, era infatti necessaria una preordinata e organica conservazione fin dall'inizio della loro sistemazione in archivio.
Per rendere possibile tutto questo le cretulae dovevano venire riunite in appositi recipienti d'archivio - vasi o cesti per lo più - del tutto simili a quelli che, in epoca scrittoria, conterranno le tavolette e corrispondenti a quelli che, con terminologia moderna, sono detti «dossier». La cretula venne così ad assommare più funzioni: di garanzia, di documento di prova dell'avvenuta transazione, di responsabilità di una o più persone - testimoni od operatori - che avevano apposto il proprio sigillo.
La ricostruzione di questo sistema di gestione amministrativa è stata fatta mediante lo studio di vari complessi di cretulae trovate in scavi archeologici di edifici che fungevano da magazzini centrali o collettivi, soprattutto a Creta (Phaistos) e nel Vicino Oriente (Arslantepe). In particolare informazioni fondamentali sono venute proprio dallo studio delle migliaia di cretulae del IV millennio di Arslantepe (Malatya-Turchia) che hanno rivelato, tra l'altro, come il sistema amministrativo di gestire i magazzini di distribuzione per mezzo dell'impressione del sigillo su nuclei di argilla fosse giù molto ben collaudato nel IV millennio. Il sigillo veniva impresso ripetutamente con rapidità, disinvoltura e, qualche volta, anche trascuratezza, come se l'operazione fosse il risultato di una lunga consuetudine. Del resto il modo di gestire l'amministrazione nei magazzini di Arslantepe era concettualmente tanto organizzato ed evoluto da sfociare in una raccolta archivistica seriale e periodica. Questo ha fatto ritenere che esso dovesse essere utilizzato e ben sperimentato a partire da un lontano passato.
Già con gli scavi di Tepe Gawra (Alta Mesopotamia) e di Degirmentepe (Turchia orientale) la prassi di imprimere le cretulae poteva essere fatta risalire per lo meno al V millennio e, in seguito, gli scavi di Tell Bouqras e di Sabi Abyad (Siria) confermavano le ipotesi di antichità del sistema facendolo risalire fino al VII millennio. Anche in altri centri siriani, come a Tell Ramad, del resto, tra il VII e il V millennio erano stati trovati, se non le impressioni, i sigilli di pietra con incisioni geometriche.
Con l'estendersi degli scavi e con una maggiore attenzione agli elementi contabili si trovava conferma alle nostre ipotesi constatando via via che l'uso del sigillo impiegato nella procedura di imprimere le cretulae per uso amministrativo (sia pure con differenze relative alle tipologie di gestione, pubblica o privata), aveva origini molto antiche e si era perfezionato nel tempo adeguandosi alle esigenze sempre più complesse dei sistemi centralizzati.

Oggetti per contare

In queste epoche remote, in parallelo con l'utilizzazione dei gettoni o contatori, si era svolto un graduale processo di perfezionamento delle tecniche amministrative che diventeranno di uso comune nei millenni seguenti e che perdurano ancora oggi nell'era dei computer.
Verso l'8000 e forse anche prima, in concomitanza con l'inizio dell'economia agricola, si era infatti presentata la necessità di controllare i prodotti. Anche nell'ambito di una economia semplice, di tipo famigliare o tribale, come poteva essere quella iniziale della produzione agricola, i consumi, le scorte, le sementi, la distribuzione dei prodotti eccetera dovevano essere sottoposti a periodica verifica.
Non sappiamo, per ora, quali fossero in queste epoche antiche gli strumenti di controllo sulla gestione dei prodotti: tuttavia si può supporre che fossero usati marchi convenzionali e ripetitivi apposti a tutela dei beni personali o comunitari. L'impressione del sigillo sull'argilla o su altro materiale, come il gesso e lo sterco impastato con cenere, potrebbe in effetti rappresentare l'evoluzione del sistema di identificare individui e gruppi con un segno caratteristico tracciato a mano, sempre uguale. Uno stesso segno poteva essere utilizzato per marcare le merci e i prodotti per distinguerli da quelli di altri proprietari. La necessità di tracciare uno stesso segno infinite volte può aver sollecitato l'invenzione di un mezzo adatto ad accelerare l'operazione e a rendere il disegno prescelto identico, non imitabile e più riconoscibile: il sigillo.
Gli studiosi di storia della ragioneria ipotizzano che il «conto mentale» sia la prima fase del processo di formazione del conto. Nella seconda fase gli elementi costitutivi del conto trovarono materializzazione in oggetti, realizzando strumenti che provassero e testimoniassero i fatti amministrativi. Al conto di questa seconda fase si attribuisce la definizione di «conto materiale».
La cretula, con i gettoni e le taglie o tacche, appartiene appunto agli oggetti che costituiscono la testimonianza di una operazione giuridico-amministrativa. Si applicherebbe in questo caso il principio della seconda fase della storia del conto che sta all'origine della ragioneria. In sostanza, anche a livello famigliare, ha inizio la vera attività di gestione dei magazzini, che comprende sia il controllo dell'operato di chi si occupa del magazzino, sia il controllo del livello delle scorte, per evitare che il magazzino rimanga privo di rifornimento per il troppo consumo o per prelievi non equilibrati.

Gli strumenti del burocrate

Nell'arco di un periodo che risale almeno al VII millennio a.C. e che giunge fino all'età moderna, si trova impiegata con una costanza e uniformità davvero impressionanti la tecnica di base che prevede l'impiego di piccole masse di creta o di altro materiale malleabile, come la ceralacca, da apporre sul punto di giunzione fra contenitori e coperchi, su chiusure di sacchi, eccetera o sui sistemi di chiusura di magazzini (serrature o pomelli); la successiva impressione su di esse di uno o più sigilli serve a garantire, dal punto di vista amministrativo, l'operazione di apertura, prelievo e chiusura dei contenitori e a testimoniare le relative operazioni di movimento dei beni in essi contenuti e sottoposti a controllo.
Questo sistema di base, proprio per l'estrema facilità di impiego e la superba chiarezza concettuale, ha offerto nel tempo uno strumento perfettamente adattabile alle esigenze diverse di società in continua evoluzione, entrando a far parte di sistemi amministrativi complessi a cui hanno fornito sia una strumentazione esaustiva in assenza di scrittura, sia la base essenziale di una più analitica e ricca registrazione di dati all'interno di società passate all'uso della scrittura come strumento amministrativo.
Sappiamo che la costante tecnico-concettuale della cretula si è immessa con grande adattabilità entro sistemi diversi per territorio e per cronologia, a volte con esiti assai simili e ha consentito, in determinati momenti storici, di produrre in luoghi e civiltà diverse modelli generali di comportamento di straordinaria somiglianza. Si pensi alla modalità di raccolta e conservazione delle cretulae, in funzione di rendicontazione finale, fissata nell'arco di un periodo amministrativo, che appare testimoniata tanto ad Arslantepe come a Phaistos (Creta) e a Shek Hamad (Siria), nonché il clamoroso esempio di un uso amministrativo delle cretulae, assolutamente simile anche nell'aspetto, nel II millennio a.C., in luoghi come Phaistos, Monastiraki (Creta), Shechem (Palestina), Uronarti (Nubia), Mari (Siria) e KarahiSytik (Turchia).
Le oltre 6000 cretulae provenienti dallo scavo di Arslantepe sono state studiate in maniera approfondita da Alba Palmieri e Marcella Frangipane, consentendo loro di stabilire come i meccanismi funzionali della cretula integrati, ma non sostituiti dalla scrittura, persistano in età più tarde, in un'ampia diffusione geografica e in una cultura, prevalentemente burocratica e centralizzata, al servizio del potere.
La stratigrafia, meticolosamente documentata, ha permesso di ricostruire le fasi del rendiconto. Le cretulae entravano a far parte di un complesso di documenti di cui potevano diventare l'ordinatore cronologico per la durata di una sola annata amministrativa, dopo di che venivano scartate. Esse, infatti, non fornivano informazioni relative alla data e, se mescolate a quelle dell'annata successiva, potevano creare disguidi amministrativi e confusione contabile.
Con l'avvento della scrittura questo sistema distributivo, con la contabilità basata sulla raccolta in archivio delle cretulae, fu arricchito dalla presenza di documenti che descrivevano le operazioni di prelievo e riportavano per iscritto qualità, quantità, nominativo del ricevente e dei testimoni o funzionari presenti e fornivano ogni altra informazione ritenuta utile. Ma la natura di questi documenti era diversa da quella delle cretulae così come il loro significato giuridico: erano documenti secondari e non primari; le cretulae, invece, non solo testimoniavano l'apertura del contenitore o della porta, ma partecipavano direttamente alla legittimazione del prelievo attraverso l'impronta del sigillo di colui che lo riceveva.
I documenti scritti, in sostanza, fornivano elementi ridondanti, ma non indispensabili alla contabilità, come la descrizione dell'operazione, e attestavano che la procedura si era svolta in modo regolare. Proprio per questa ragione, quando non si presentava la necessità di perpetuare la memoria delle operazioni oltre il periodo amministrativo, l'abbinamento tra cretula e scrittura non avveniva neppure nelle epoche in cui l'uso di quest'ultima era corrente. Per esempio, nei magazzini del palazzo meroitico di Gebel Barkal in Sudan sono state trovate cretulae su chiavistelli di porte e su contenitori, utilizzate nella gestione amministrativa del palazzo, senza però che su di esse vi sia traccia di annotazioni scritte.

Sorgono i grandi palazzi

Le cretulae e il luogo in cui esse vengono archiviate, sempre collocato nei pressi di dove avviene la distribuzione, determinano lo sviluppo di complesse soluzioni architettoniche e urbanistiche. Nascono sistemi planimetrici, distributivi e architettonici strettamente aderenti alle necessità gestionali degli organismi amministrativi che tendono alla centralizzazione sia delle funzioni sia delle strutture fisiche, nelle quali queste funzioni vengono esercitate.
Queste strutture, denominate palazzi e templi, sono in realtà complessi architettonici polifunzionali nel cui interno si svolgono attività di tipo amministrativo, giuridico, sacro, commerciale e così via. Il settore dei magazzini ha sempre rappresentato la parte predominante ed economicamente più importante tra le varie funzioni del palazzo. Basti pensare che tutta l'economia palaziale è basata sull'accumulo e la ridistribuzione dei beni. Tutti i salari sono pagati in natura e i compensi sono rappresentati dalle razioni rigorosamente identiche per ciascuna categoria di lavoratori, non solo nella stessa città e nello stesso palazzo, ma anche in altre località distanti tra loro.
Le offerte stesse ai santuari, che possono essere in realtà considerate vere e proprie tasse, sono controllate attraverso versamenti nei magazzini seguiti da uscite regolari dei beni.
Queste ipotesi state confermate dalla prassi archivistica seguita nella gestione dei magazzini di distribuzione in epoca scrittoria, riportata nelle tavolette relative alla gestione di magazzini analoghi.
Pubblicazioni recenti documentano che negli scavi di Ayanis (Turchia) del VII secolo a. C. sono state trovate cretulae con segni di scrittura, pendenti da pithoi con l'indicazione della quantità di merce. Tutto ciò dimostra che, anche in epoca scrittoria, la cretula non solo continua a essere in uso, ma moltiplica il suo significato in campo amministrativo. Del resto tuttora continuiamo a usare i discendenti delle cretulae: piombini e ceralacca.

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