LA NASCITA DELLA SCRITTURA

 L'EVOLUZIONE
DELLA SCRITTURA




Nel IV millennio a.C. i gettoni assunsero forme più complesse che
servivano a registrare molti tipi di beni con una maggiore precisione, consentendo di distinguere gli animali, e i tipi di cibi e manufatti.
I gettoni provengono da Uruk, nell'attuale Iraq meridionale.




L'articolo  è tratto dal volume Origini della scrittura
a cura di Gianluca Bocchi e Mauro Ceruti .



Dal segno alla scrittura
Dai cacciatori preistorici ai primi contabili


Come nacquero i primi alfabeti.Tutte le scritture del mondo.

Dal contabile allo scrittore
Una ricostruzione a grandi linee dei 6000 anni nell'arco dei quali, secondo gli studi più recenti, la scrittura si è evoluta da strumento per la contabilità a mezzo di espressione letteraria
Denise Schmandt-Besserat

Nel 1938, in They Wrote on Clay, Edward Chiera dell'Università di Chicago sostenne che la nascita della scrittura cuneiforme sumerica fu il risultato di «uno sviluppo lento e naturale». La fonte della sua intuizione era il buon senso: secondo lo studioso statunitense «non è mai esistito un uomo che si sia seduto e abbia detto: "Adesso mi metto a scrivere!"». Sono trascorsi più di sessant'anni da allora, e oggi disponiamo di nuove testimonianze archeologiche che ci permettono di capire quanto lento sia stato lo sviluppo della scrittura mesopotamica e quali siano state le tappe di questo «sviluppo naturale» che richiese circa 6000 anni. Ho ipotizzato l'esistenza di almeno otto ignoti inventori lungo questo percorso, ognuno dei quali ha segnato una tappa fondamentale nello sviluppo della scrittura: di questi, sei sono «contabili» o «amministratori», che hanno perfezionato la scrittura per la compilazione e l'archiviazione di registri, e due sono scribi che hanno modificato la funzione originaria della scrittura cuneiforme da mero strumento per la tenuta della contabilità a mezzo adatto per la commemorazione dei defunti, aprendo così la strada all'uso della scrittura per scopi letterari.

Verso un codice visivo

Il primo a porre le basi per l'avvento della scrittura fu probabilmente un contadino vissuto 10.000 anni fa, vale a dire nell'8000 a.C. circa, in Medio Oriente, in un piccolo villaggio della Siria. Per risolvere il problema di inventariare i propri beni ebbe un'idea molto semplice: fabbricò alcuni gettoni (o contatori) di argilla. A ogni forma diversa di gettone assegnò un significato: un gettone di forma conica significava una piccola misura di grano, una sfera significava una misura più grande di grano e un cilindro significava un animale. Fu un'invenzione semplice ma rivoluzionaria: il primo codice visivo, il primo sistema di manufatti creati al solo scopo di comunicare informazioni precise su quantità specifiche di merci come grano e animali.
Questo sistema era destinato a una lunga vita e rimase in uso per 5000 anni. Quando nacquero le città, alla fine del IV millennio a.C., i gettoni si erano evoluti, dando origine a un sistema complesso con numerose forme e con segnature incise o punzonate, che servivano a registrare molti tipi di beni con una maggiore precisione. Per esempio, c'erano gettoni specifici per i montoni, per le pecore e per gli agnelli (era cioè possibile distinguere gli animali per sesso e per età). Si inventarono poi gettoni di forma nuova per registrare cibi, come anatre da arrostire, miele e pane, e altri ancora per manufatti come la lana, i tessuti, i vestiti, i tappeti, le barche e altri attrezzi, e per beni di importazione come i metalli.
Certo, il sistema dei gettoni era arcaico; dall'inizio alla fine del suo periodo d'uso, i gettoni rappresentarono sempre il numero di unità di beni in una corrispondenza di uno a uno. Sei anfore d'olio erano indicate da sei ovoidi, dieci anfore da dieci ovoidi. Tenere le registrazioni con il sistema dei gettoni era scomodo e ingombrante.

Dall'oggetto al segno

Dopo quattromila anni, nel 3500 a.C. circa, un secondo contabile, che probabilmente viveva in un tempio della grande città sumerica di Uruk, si pose il problema di conservare in archivi sicuri questi gettoni. Egli lo risolse preparando palle di argilla cave - che gli archeologi hanno chiamato bullae - nelle quali i gettoni potevano essere conservati e protetti da eventuali manomissioni. Tali bullae mettevano anche a disposizione una superficie su cui gli amministratori, i creditori o i debitori potevano apporre il proprio sigillo per garantire i termini della transazione rappresentata dai gettoni che essa conteneva.
All'incirca nello stesso periodo, un terzo inventore dovette affrontare il problema di rendere immediatamente visibili (e facili da ricordare) i gettoni racchiusi dentro le bullae. Iniziò quindi a imprimere i gettoni sulla superficie esterna delle bullae per indicare quanti gettoni di ogni forma vi fossero contenuti. Tale invenzione fu il passo più importante verso la scrittura, perché i gettoni tridimensionali furono ridotti a segni bidimensionali. Secondo le testimonianze che abbiamo a disposizione, questa invenzione non avvenne nella Mesopotamia meridionale (la regione che i Babilonesi chiamavano Sumer), ma in un avamposto sumerico lontano come Habuba Kebira, sulle rive dell'Eufrate, in Siria, oppure a Susa, nella regione citata come Elam nell'Antico Testamento (corrispondente all'attuale Iran sudoccidentale).
Nel 3300/3200 a.C., un quarto inventore, che si trovava o a Uruk o in un avamposto elamita o siriano, volle semplificare le cose, e cominciò a incidere le forme dei gettoni su una tavoletta di argilla. Si sbarazzò così dei gettoni stessi, trasformando i segni in entità indipendenti, non più legate agli oggetti racchiusi nelle bullae. Le tavolette erano più comode delle sfere cave colme di gettoni, perché portavano incisi in modo permanente uno o più conteggi che potevano essere letti e confrontati.
Nel 3200 a.C. la bidimensionalità della scrittura era quindi un obiettivo raggiunto. Per trasformare i gettoni tridimensionali in segni bidimensionali erano stati necessari almeno tre contabili e circa 4000 anni. Per il resto il sistema non era cambiato. I segni impressi, così come i gettoni, rappresentavano esclusivamente unità di beni, ed erano usati in una corrispondenza di uno a uno. Tre piccole unità di grano erano ancora indicate mediante tre coni stampigliati.


Verso i numeri astratti


Dal momento che i segni stampigliati erano approssimativi e poco precisi, un quinto inventore, nel 3100 a.C. circa, cominciò a utilizzare uno stilo appuntito per incidere i segni invece che imprimerli con uno stampo. I segni incisi potevano illustrare con cura la forma esatta dei gettoni più complessi e le loro caratteristiche particolari. Questo quinto inventore cambiò dunque la forma dei segni: da stampigliati a incisi. In realtà fece molto di più. I segni incisi non erano ripetuti in una corrispondenza di uno a uno; il numero delle anfore d'olio non era più indicato dal segno che significava «anfora d'olio» ripetuto tante volte quante erano le anfore, ma cominciò a essere preceduto da numerali, cioè da segni che corrispondevano a numeri astratti. Mentre i gettoni confondevano il concetto di «1» con quello di «unità di merce specifica», al quinto inventore dobbiamo l'introduzione del concetto astratto di «1», separato dal concetto dell'elemento contato.
Il quinto inventore utilizzò le rappresentazioni a delle unità di grano per esprimere numeri astratti come 1, 2, 3, 10 eccetera. Egli assegnò il significato di «1» all'incisione di un gettone di forma conica, che prima indicava una piccola misura di grano, e di «10» alla sfera, che rappresentava una quantità più grande di grano. In questo modo si risparmiavano molti segni: 33 anfore d'olio erano indicate da 7 segni (3 .10 + 3 .1 «olio») invece che da ben 33. A seguito dell'astrazione dei numeri, i segni che indicavano i beni e quelli che indicavano i numeri o cominciarono a evolversi separatamente. Scrittura e contabilità ebbero quindi a disposizione due differenti sistemi di segni.


Verso i suoni linguistici


Intorno al 3000 a.C. un sesto inventore affrontò il problema di registrare i nomi degli individui che davano o ricevevano i beni elencati sulle tavolette. Inventò così alcuni segni che avevano il significato di suoni, i primi fonogrammi. I nuovi segni erano schizzi di oggetti facili da disegnare che rappresentavano il suono della parola che evocavano. Per esempio, la sagoma stilizzata di un uomo rappresentava il suono «lu» e quello di una bocca il suono «ka», che erano i suoni delle parole che indicavano «uomo» e «bocca» in numerico. Le sillabe o parole che componevano il nome di un individuo erano scritte come in un rebus. Per esempio, il nome moderno Luca poteva essere scritto con i due segni appena citati, «lu-ka».
Con la straordinaria scoperta dei fonogrammi, il sesto inventore portò la scrittura lontano dal mondo concreto delle cose e l'associò finalmente ai suoni della lingua.

Scrittura e contabilità si separano

Nel 2800 a.C., vale a dire circa 400 anni dopo l'invenzione delle tavolette di argilla, la scrittura aveva ancora un uso connesso prevalentemente con la contabilità. I testi si limitavano a elencare merci ricevute o fornite dall'amministrazione di un tempio, donazioni di terreno stipulate o segni utilizzati dagli amministratori per portare a termine i loro compiti.
Ci volle un settimo inventore per separare la scrittura dalla contabilità. Si trattò probabilmente di uno scriba alla corte dei re di Ur, una città sumerica meridionale, nel 2700-2600 a.C. circa. Invece di scrivere con uno stilo sull'argilla, costui utilizzava un bulino per incidere l'oro, l'argento e il lapislazzuli.
Non scriveva su tavolette, ma su oggetti deposti nelle tombe, né elencava quantità di beni: le sue iscrizioni non avevano nulla a che fare con la contabilità, ma riguardavano un nome di persona come per esempio «Meskalamdug», inciso su una coppa d'oro, o un nome seguito da un titolo, come «Puabi, regina», inciso su un sigillo in lapislazzuli. Per la prima volta questo scriba vissuto nel 2700/2600 a.C. utilizzò la pratica scrittoria per una funzione diversa dalla contabilità, vale a dire per quella funeraria. La credenza sumerica secondo cui il nome dell'individuo deceduto doveva essere pronunciato ad alta voce a intervalli regolari affinché la sua anima continuasse a esistere nell'aldilà spiega i testi funerari.
Il nome di Meskalamdug, inciso nell'oro, fa ritenere che mettendo per iscritto il suono di un nome si pensasse di ottenere in perpetuo un beneficio per l'anima a cui il nome apparteneva. Dopo 5000 anni in cui la pratica della scrittura aveva avuto la funzione di contare ed elencare le merci, la sua seconda funzione fu quella di garantire la sopravvivenza del morto nell'aldilà.


Verso la sintassi

Il problema della sopravvivenza nell'aldilà ha portato a un'ottava invenzione. Nel 2600/2500 a.C. circa, uno scriba incise il nome degli individui defunti su piccole statue. Aggiunse una preghiera in cui chiedeva una lunga vita nell'aldilà al dio al quale la statua era dedicata.
L'ottavo inventore si rivolgeva agli dèi usando frasi con soggetti, verbi e complementi; egli riuscì dunque a creare una scrittura basata sulla lingua reale adottando la sintassi della lingua parlata. L'ottava invenzione rappresentò il vero decollo della scrittura, la porta d'ingresso alla letteratura. Nel 2400 a.C. circa, un re sumero descrisse le sue vittorie in un testo piuttosto lungo.
Nel 2000 a.C., la scrittura era usata per testi storici, religiosi, legali, scolastici e letterari, inclusa la poesia. Edward Chiera aveva ragione. La scrittura non può essere stata creata in un giorno solo e da un solo uomo: sono state necessarie almeno otto menti creative.
Indubbiamente, però, le nuove testimonianze archeologiche avrebbero sorpreso anche Chiera. Nel 1938, nessuno si sarebbe aspettato che la scrittura affondasse le proprie radici tanto indietro nella preistoria (fino nel Neolitico), e nessuno credeva che sarebbe stata l'archeologia, e non la filologia, a fornire le testimonianze più importanti per comprendere l'origine della scrittura. Cosa ancora più importante, nessuno si aspettava che la scrittura fosse così strettamente legata alla contabilità, e che fosse nata, per così dire, come un effetto collaterale dell'invenzione dei numeri astratti. Infine, nessuno poteva immaginare che i rituali funebri e le preghiere fossero il punto di contatto tra contabilità e letteratura.



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