LA NASCITA DELLA SCRITTURA

 L'EVOLUZIONE
DELLA SCRITTURA


Nuove interpretazioni
Da una decina d'anni, la ricerca ha presentato una nuova interpretazione sul mito maya della creazione del mondo. Questa interpretazione si basa sui testi epigrafici del Tempio della Croce, a Palenque, e della Stele C di Quirigua. L'albero cosmico rappresentato sul Tempio della Croce può essere assimilato alla Via Lattea, la quale si distende nel cielo notturno in quello che secondo i Maya è il giorno della creazione del mondo, corrispondente al 14 agosto dal 3114 a. C. Il serpente bicipite che attraversa questo albero cosmico rappresenta l'eclittica.
Anche la decifrazione ha fatto progressi: rispetto alla cinquantina di sillabe identificate da Stuart e Houston, ho proposto un nuovo sillabario di 84 valori fonetici (su un totale di 100 valori). Secondo Stuart, Houston e colleghi, una lingua parlata al tempo delle iscrizioni geroglifiche sarebbe stata il cholti, la cui discendente moderna, il chorti, è ancora in uso nella regione di Copan. Questa lingua cholti sembra essere una lingua di prestigio utilizzata da un'élite nella diplomazia e nel commercio. Nondimeno, altri ricercatori stimano che un bilinguismo cholti-yucateco resti possibile in certi testi di monumenti, in particolare a Chichen ltza.
Molto recentemente, Simon Martiri e Nikolai Crube hanno presentato una nuova visione della società politica maya con l'ipotesi di due capitali: Calakmul e Tikal. Queste capitali in competizione avrebbero allestito ciascuna un sistema di città vassalle o alleate. Esse utilizzavano una rete di alleanze politiche o matrimoniali che si manifestavano in conflitti locali tra le città vassalle delle due capitali.
Michel Davoust Centre d'études des langues indigènes d'Amérique





Questo recipiente per cacao fu scoperto nel 1984 in una ricca tomba reale a Rio Azul in Guatemala. Il manico ad arco fungeva anche da congegno per la chiusura: va ruotato per togliere il coperchio. Il vaso è ornato con strati di stucco a imitazione della pelliccia di giaguaro. I 15 medaglioni ovali recavano un geroglifico dipinto. Il recipiente conteneva residui di una bevanda a base di cacao.





Vaso policromo del Periodo classico recente, proveniente da Copàn. Fra la greca del bordo e il giaguaro è rappresentato il motivo «a stuoia», simbolo
del potere politico, comune a tutte le culture mesoamericane.




Questa stele iscritta proveniente dal sito di Yaxchilan in Messico risale al VII secolo d.C., ossia al culmine del Periodo classico, che costituì il momento di massima fioritura della civiltà maya. Nel testo geroglifico viene celebrata la cattura di un governante straniero da parte del signore locale «Scudo
Giaguaro»; il bassorilievo sotto l'iscrizione raffigura quest'ultimo insieme al prigioniero inginocchiato ai suoi piedi.





Dal segno alla scrittura
Dai cacciatori preistorici ai primi contabili


Come nacquero i primi alfabeti.Tutte le scritture del mondo.

La scrittura maya
I recenti progressi nella decifrazione di quello che fu uno dei più complessi sistemi di scrittura dell'America precolombiana consentono di far luce su aspetti della società maya che fino a pochi anni fa erano stati ignorati
David Stuart e Stephen D. Houston

L'ambito preistorico è quello proprio dei popoli privi di scrittura, mentre la storia si occupa delle popolazioni di cui rimane una documentazione scritta.
Per quanto i Maya possedessero il sistema di scrittura più evoluto di tutta l'America precolombiana, sono stati studiati fino a tempi recenti per lo più come un popolo preistorico. La ragione è semplice: la loro scrittura non era ancora stata decifrata. Negli anni ottanta la situazione è però mutata radicalmente. Basandosi su acquisizioni fondamentali sulla struttura e il contenuto dei testi scritti in lingua maya compiute a partire dagli anni cinquanta, un piccolo gruppo di studiosi, di cui facciamo parte anche noi due, è riuscito a interpretare un buon numero dei documenti scritti conosciuti. Grazie a questi testi, incisi su monumenti o dipinti su ceramiche, è ora possibile inserire nuovi dettagli nel quadro d'insieme della società maya, quale si è potuto finora ricostruire a partire dai risultati del lavoro di scavo.
Le nuove scoperte confermano che nella società maya i riti di offerta del proprio sangue, che venivano compiuti dai membri dell'aristocrazia, avevano un ruolo importante. Meno drammatico, ma forse più significativo, è quanto ci dicono le iscrizioni riguardo alla politica e alla geografia. Quasi tutti i testi sono cronache della vita di questo o quel sovrano, del quale vengono documentate la nascita, l'ascesa al potere, le cerimonie, le conquiste e la morte. Grazie all'attento studio di questi documenti stiamo iniziando a cogliere l'estrema mutevolezza della politica dei Maya: i capovolgimenti di alleanze e le guerre fra le città-stato portavano a continui, rapidi cambiamenti del quadro geopolitico. Questa immagine inedita è uno tra i primi frutti di un'opera di decifrazione che, dopo un secolo di tentativi andati a vuoto, sta portando i Maya all'ambito storico.
Sviluppatasi ai Tropici, nella regione che attualmente corrisponde al Messico orientale, al Guatemala, al Belize e alla parte occidentale dell'Honduras e di El Salvador, la civiltà maya si è sottratta a uno studio archeologico esauriente fino agli inizi del XX secolo. Solo da allora si è potuto dimostrare, attraverso rilevamenti e scavi, che verso il 1500 a.C. popolazioni parlanti probabilmente una forma arcaica della lingua maya si erano stabilite nei bassopiani coperti dalla foresta. Per un migliaio di anni i villaggi nella foresta prosperarono senza grossi mutamenti. Verso il 250 a.C., però, cominciarono a verificarsi cambiamenti profondi nella vita sociale e nell'organizzazione della struttura politica di queste popolazioni. Nei due o tre secoli successivi si dovette assistere all'affermazione di potenti città-stato i cui signori, come indicano i testi geroglifici di età più remota. avocavano a sé il ruolo di divinità in terra.
Il sistema di glifi in cui sono scritti questi primi testi (e anche i successivi) non fu inventato dai Maya: sembra che essi si siano basati su una forma di scrittura più antica, in uso da secoli fra le progredite culture delle regioni a occidente. La scrittura era presente in quello che è attualmente lo Stato di Oaxaca (Messico) verso il 700 a.C., come dimostra la
scoperta di un monumento su cui si trovano iscrizioni con glifi primitivi. La spettacolare, recente scoperta nel sito di La Mojarra di un monumento di pietra recante 420 glifi indica che un sistema simile fu sviluppato in un'altra zona del Messico, che corrisponde all'attuale Stato di Veracruz. Per quanto il testo risulti in gran parte indecifrabile, due date contenute in esso corrispondono senza dubbio al 143 e al 156 d.C. La scrittura rinvenuta sulla pietra di La Mojarra potrebbe avere antecedenti comuni con i primi geroglifici maya, risalenti al II secolo d.C.


Una scrittura fatta di segni


Quali che siano le origini esatte della scrittura maya, verso il 250 d.C., all'inizio del Periodo classico della cultura maya, i geroglifici erano già in uso in centinaia di siti. Durante il Periodo classico, che continuò fino al 900 d.C. circa e rappresentò il culmine di quella civiltà, su innumerevoli monumenti di pietra vennero incisi segni geroglifici. Questo tipo di scrittura fece la sua comparsa anche in libri fatti di scorza vegetale e coperti con pelle di giaguaro, su ceramiche modellate e dipinte e su altri oggetti portatili. Le comunità maya nelle quali venivano prodotti questi testi scritti erano in genere piccole e probabilmente non avevano infrastrutture molto consistenti. La debolezza infrastrutturale potrebbe essere stata una delle ragioni dell'improvviso crollo della società maya del Periodo classico, crollo che avvenne verso il 900 d.C. (le cui cause sono comunque ancora oggetto di discussione tra gli studiosi).
Nel Periodo postclassico che fece seguito alla crisi, la scrittura continuò a essere usata su alcuni edifici e monumenti di pietra e nei libri di scorza, solo quattro dei quali sono giunti in nostro possesso. In effetti, nell'unica regione in cui la cultura maya riuscì a sfuggire alla conquista spagnola (Guatemala settentrionale) questo tipo di scrittura si conservò probabilmente fino al XVII secolo. Ancora oggi, per quanto la scrittura tradizionale sia caduta in disuso, esistono più di 20 lingue maya, parlate da quattro milioni di persone nella regione che vide la fioritura di questa civiltà. L'esistenza di queste lingue è stata una vera manna per gli studiosi di scrittura maya: i dizionari di epoca coloniale e moderna e gli studi dei linguisti hanno offerto un modo per controllare passo passo i progressi nella decifrazione; un vantaggio di cui spesso non può beneficiare chi tenta di interpretare testi antichi.
I tentativi di decifrare la scrittura maya ebbero inizio in realtà poco dopo la conquista spagnola, avvenuta nel 1520. I primi a occuparsene furono i frati spagnoli impegnati a convertire le popolazioni locali al cristianesimo: Diego de Landa, terzo vescovo dello Yucatàn, nel 1566 compilò un trattato intitolato Relación de las cosas de Yucatcin. Nella sua opera incluse un breve resoconto di ciò che sapeva circa la scrittura maya. Egli considerava i glifi come lettere di un alfabeto paragonabile a quelli delle lingue europee, cosicché nella sua opera vengono dati esempi di segni indicati con le lettere A, B, C e così via. Purtroppo Diego de Landa non riuscì a comprendere che i segni maya non costituivano affatto le lettere di un alfabeto. In ogni caso il suo trattato rimase ignoto agli studiosi per tre secoli dalla compilazione.
Il primo serio tentativo erudito di decifrare la scrittura maya fu compiuto da Ernst Fòrstemann, bibliotecario reale a Dresda. Nel 1880 egli iniziò a studiare i geroglifici dei codici (i libri conservatisi fino a noi, il più famoso dei quali, il Codice di Dresda, era a sua disposizione) e dei pochi monumenti di pietra con iscrizioni fino ad allora scoperti. Nel giro di 14 anni Fòrstemann era riuscito a svelare i complessi meccanismi del calendario maya, dimostrando che esso si basava su cicli correlati di 260 e 365 giorni e che una data veniva generalmente espressa indicandone la posizione sia nel ciclo di 260 giorni sia in quello di 365. Dato che questa combinazione si ripete ogni 52 anni, i cronisti maya registravano la posizione di una data anche in un «computo lungo» più preciso, una progressione lineare il cui punto di partenza corrispondeva al 3114 a.C.
Grazie alle ricerche di Rirstemann e di altri divenne presto chiaro che il computo del tempo era di grande importanza per gli scribi maya. La notazione del tempo, tuttavia, ha molti possibili usi (per esempio in testi storici, religiosi e mitologici) e non era chiaro quale fosse il contenuto di quelle parti delle iscrizioni maya che non esprimevano una data.
Un primo passo verso la comprensione delle iscrizioni prive di riferimenti a date fu compiuto da un altro studioso tedesco, Paul Schellhas, che identificò nei codici molte divinità maya con i relativi nomi. Le sue ricerche sui codici suggerirono la possibilità che le iscrizioni avessero per lo più carattere religioso o mitologico, e questa fu l'opinione di molti studiosi fino agli anni sessanta. Con lo sviluppo dell'archeologia maya avutosi nei primi decenni del XX secolo, furono scoperti molti nuovi testi su pietra e ceramica che fornirono materiale per la verifica di cuesta ipotesi. Purtroppo, nonostante gli intensi sforzi dei maggiori epigrafisti dell'epoca, vennero fati: ben pochi progressi nella comprensione delle iscrizioni prive di riferimenti calendariali.
E' strano che nessuno dei primi tentativi di decifrazione tenesse conto dell'interessante «alfabeto» di Diego de Landa, che era stato riscoperto poco dopo il 1860. Forse il motivo principale di questa mancanza di interesse da parte degli studiosi era che, in tutta evidenza. almeno alcuni dei glifi maya erano logogrammi, ossia segni che stavano per intere parole. Per esempio. uno dei «mesi» di 20 giorni nel ciclo di 365 giorni è denominato «pipistrello» e il segno che rappresenta quel mese raffigura appunto un pipistrello. Dove Diego de Landa vedeva lettere, i primi epigrafisti videro parole: per questo l'opera del vescovo dello Yucatàn ricadde nel dimenticatoio.


Non alfabeto, ma sillabario


Per ironia della sorte il primo passo avanti nella comprensione degli aspetti formali della scrittura maya fu compiuto da un giovane studioso che si rifece a de Landa e ne considerò seriamente l'opera. Yuri Knorozov, dell'Accademia delle scienze dell'Unione Sovietica a Leningrado, convenne che la lista di de Landa non poteva essere un alfabeto, ma non la rigettò in blocco: nel compilarla, de Landa doveva essere rimasto vittima di una sorta di incomprensione culturale. Per esempio, chiedendo al suo informatore indigeno di scrivere la lettera b (che in spagnolo si pronuncia beh), de Landa aveva ottenuto il segno maya corrispondente alla sillaba beh. Knorozov avanzò l'ipotesi che la lista di de Landa fosse in realtà un sillabario, vale a dire un elenco di sillabe. Ognuno dei segni che apparivano nella lista corrispondeva alla specifica combinazione di una consonante e di una vocale. Quando i segni venivano posti in successione, essi esprimevano foneticamente una parola; spesso le parole avevano la forma consonante-vocale-consonante. Dato che poche parole maya terminano con una vocale, la vocale finale doveva cadere quando la parola veniva pronunciata. Ma se la parola doveva essere scritta, lo scriba, secondo lo studioso sovietico, sceglieva una sillaba contenente la medesima vocale della sillaba iniziale. Il principio dell'armonia tra vocale iniziale e finale fu chiamato da Knorozov «sinarmonia».
Per verificare la correttezza della sua teoria Knorozov si affidò ai codici, iniziando con una parola che, in base a indizi di altra natura, si riteneva significasse «tacchino». Nella lingua maya parlata nello Yucatàn, lo yucatec (un importante ceppo delle lingue maya attuali, e una delle più strettamente correlate alla lingua delle antiche iscrizioni), la parola che indica il tacchino è kutz. Knorozov considerò il glifo «K» nella lista di de Landa e lo interpretò come la sillaba ku. Il secondo segno della coppia di glifi che componevano la parola «tacchino» doveva essere interpretato, in base al principio della sinarmonia, come la sillaba tzu. Egli prese poi in considerazione un'altra parola composta da due glifi che appariva nei codici e si riteneva significasse «cane». Il primo glifo era l'ipotetica sillaba tzu, il secondo era la «L» della lista di de Landa, che ora veniva interpretata sillabicamente come lo. E in effetti tzul (o tzu-l(u), secondo la divisione sillabica maya) è un'antica parola della lingua maya che significa «cane».
Le ricerche di Knorozov rappresentavano un progresso fondamentale e i princìpi basilari da lui stabiliti - sillabe composte da consonante e vocale (C-V) e sinarmonia - sono oggi accettati come validi. Tuttavia, per una serie di ragioni, ci vollero parecchi anni prima che i suoi studi, compiuti negli anni cinquanta, venissero accettati in Occidente. Nel frattempo, altri due studiosi occidentali stavano ottenendo risultati egualmente importanti nell'interpretazione del contenuto delle iscrizioni. Heinrich Berlin, un ricercatore indipendente che viveva a Città del Messico, di professione uomo d'affari, fece osservare che una certa categoria di glifi sembrava indicare nomi di località o di famiglie regnanti associate a esse; egli chiamò tali segni «glifi emblema».
Nel 1960, solo due anni dopo le ricerche di Berlin, Tatiana Proskouriakoff della Carnegie Institution di Washington stabilì un altro punto fermo nelle indagini sulla scrittura maya. La ricercatrice, che aveva iniziato a occuparsi della civiltà maya in qualità di architetto, stava tentando di ricostniirne l'evoluzione degli stili artistici. Questo lavoro presupponeva il rilevamento esatto delle date incise sui monumenti al fine di collocare con precisione nel tempo le varie fasi stilistiche. Il risultato inatteso fu che le diverse date sui monumenti corrispondevano a vari periodi nel corso della vita di particolari personaggi: usando come esempio le iscrizioni di Piedras Negras in Guatemala, la Proskouriakoff dimostrò in modo convincente che le date in esse riportate contrassegnavano eventi storici nelle vite di governanti di cui era indicato il nome, insieme con quello delle loro famiglie.
I contributi degli studiosi fin qui citati hanno rappresentato una rivoluzione nelle nozioni acquisite tanto sulla forma quanto sui contenuti della scrittura maya. Per la prima volta si è arrivati a comprendere che questo sistema di scrittura incorpora sia logogrammi sia segni che rappresentano sillabe formate da vocale e consonante. Al contempo si è potuto stabilire che il contenuto delle iscrizioni si riferisce generalmente a eventi storici che hanno per protagonisti i membri dell'élite al potere piuttosto che a narrazioni mitologiche o religiose.
Gli elementi basilari della scrittura maya sono i segni, 800 dei quali sono oggi noti. I singoli segni hanno di solito l'aspetto di un quadrato o di un ovale allungato; talvolta alcuni di essi si trovano riuniti a formare un «blocco» di glifi. I blocchi sono inseriti in una «griglia» di linee rette che determina la loro disposizione nella maggior parte delle iscrizioni conosciute. All'interno della griglia i blocchi sono allineati in file e colonne il cui ordine di lettura è prescritto da regole specifiche.
I segni sono notevolmente figurativi e spesso rappresentano animali, persone, parti del corpo e oggetti di uso quotidiano con abbondanza di dettagli. Il principio figurativo è portato all'estremo nelle iscrizioni composte da glifi «a figura intera», in cui i singoli segni e numeri appaiono animati e interagiscono l'uno con l'altro. Ciò non significa affatto che i Maya avessero una semplice scrittura pittografica; al contrario, la combinazione di sillabe formate da consonante e vocale e di logogrammi permetteva agli scribi di scrivere con precisione le parole volute.
Questa flessibilità deriva in parte dalla disponibilità dei due tipi di segni. Così, un titolo onorifico che s'incontra spesso nei testi è ahaw, che significa «signore» o «nobile». Questa parola può essere scritta in forma di logogramma come una testa di profilo che reca sulla fronte una fascia, segno distintivo degli esponenti dell'aristocrazia nella società maya. Ma è anche possibile scrivere la stessa parola come combinazione di tre segni fonetici sillabici: a-ha-wa. Così pure, la parola pakal («scudo») può essere indicata dalla semplice raffigurazione di uno scudo oppure dalla combinazione degli elementi sillabici pa-ka-la.
Dato che molti segni non sono stati ancora decifrati, non è possibile stabilire con precisione quali siano le proporzioni relative di logogrammi e segni sillabici. Il numero di segni sillabici decifrati continua ad aumentare, e allo stato attuale è stata riempita circa metà della griglia sillabica. (La griglia sillabica raggruppa le consonanti della lingua maya parlata con le relative vocali e rappresenta la totalità dei segni richiesti per scrivere questa lingua.) Aver riempito solo metà della griglia sillabica potrebbe sembrare un risultato poco brillante, ma occorre ricordare che la scoperta della struttura degli elementi sillabici - il maggior contributo dato da Knorozov - venne compiuta poco più di 50 anni fa. Inoltre, le sillabe note sono quelle più comuni: molti spazi nella griglia sono vuoti perché le sillabe corrispondenti sono rare nella lingua e, ovviamente, è più difficile tradurre i segni rari che non quelli comuni.
Nondimeno, la decifrazione della grafia fonetica è destinata ad accelerare negli anni a venire, via via che a essa verranno destinate maggiori risorse. Un possibile ostacolo a questo progresso è il fatto che segni diversi possono avere lo stesso valore fonetico (fenomeno detto allografia). Queste equivalenze sono comuni nei testi maya e nel valutare una data interpretazione fonetica di una sillaba è molto utile identificante il maggior numero possibile di varianti. Il riconoscimento di varianti grafiche procede con lentezza, essendo necessario confrontare molti testi per trovare forme equivalenti della stessa parola.
Il fenomeno dell'allografia non è limitato alle sillabe fonetiche. In una forma di sostituzione che riguarda i logogrammi. più di un segno può essere Impiegato per rappresentare la stessa parola. Per esempio. in lingua maya con il termine kan (o kaan) si può indicare «serpente». «cielo» o «quattro», proprio come in italiano «fiera» può indicare una manifestazione o un animale feroce. Il suono identico di questi termini forniva agli antichi scribi la possibilità di bisticci linguistici con le parole. In effetti, la sostituzione di un segno con un altro talvolta si avvicina a un vero e proprio gioco di parole, come quando si ritrova il segno «cielo» in un contesto nel quale si deve intendere «quattro».
Nonostante questi problemi, negli ultimi anni i progressi nella decifrazione sono stati particolarmente rapidi; è accaduto addirittura che le pubblicazioni scientifiche non riuscissero a tenere il passo con il moltiplicarsi delle nuove traduzioni.


L'organizzazione sociale dei Maya


Che cosa ci rivelano gli studi più recenti sulla società maya? Nell'interpretare le informazioni contenute nelle iscrizioni è necessario tenere presente che queste ci parlano solo della classe sociale più elevata. Le iscrizioni erano commissionate dall'aristocrazia e riportano solo le informazioni che i committenti ritenevano significative. Si tratta certamente di dati utilissimi; tuttavia è necessario osservarli da una prospettiva corretta. Riguardo alla grande maggioranza della popolazione maya, costituita da contadini, piccoli artigiani, commercianti e muratori, la documentazione scritta risulta del tutto reticente.
E quali erano le maggiori preoccupazioni dell'aristocrazia? Di fondamentale importanza, come si comprese ben presto, erano i legami dinastici e l'autorità politica. Berlin e la Proskouriakoff hanno scoperto i nomi dei governanti e delle loro consorti in siti come Palenque, Piedras Negras e Yaxchilan e sono riusciti a compilare liste di regnanti. In seguito la ricerca si è spinta a cercare di definire i rapporti di parentela fra le persone citate nelle iscrizioni; è ora chiaro che, durante il Periodo classico, il governo passava da padre a figlio, esattamente come avveniva nelle monarchie ereditarie europee.
Le iscrizioni dedicano ampio spazio ai rapporti fra padre e figli nella dinastia regnante e ad altri rapporti familiari, dal che si può supporre che la parentela fosse un concetto di particolare importanza per i governanti maya. Sembra che i legami di famiglia fossero alla base dell'organizzazione politica della società maya. I matrimoni fra membri delle dinastie regnanti di comunità diverse avevano un ruolo importante in diplomazia e servivano, come in Europa, al consolidamento di alleanze. All'interno delle singole comunità, i membri della famiglia reale che non potevano aspirare al trono andavano talvolta a ricoprire importanti incarichi burocratici.
Altri membri dell'aristocrazia dovettero diventare abili artigiani, come dimostra un recipiente di ceramica ritrovato nella zona di Naranjo, nel Guatemala settentrionale. Questo oggetto, che purtroppo è stato rinvenuto in scavi clandestini, è firmato dal suo autore. La firma è in parte leggibile: «figlio dell'ahaw di Naranjo e della signora di Yaxha». Molti artisti firmavano oggetti di ceramica e monumenti di pietra. Spesso su una scultura appare più di un nome, a testimonianza sia del fatto che le opere d'arte di grandi dimensioni richiedevano uno sforzo collettivo, sia del valore attribuito all'opera di artisti celebri.
Come abbiamo visto, è ora possibile identificare, con il nome e la posizione occupata nella rigida gerarchia sociale maya, molti governanti, i loro parenti e i loro diretti subordinati; tuttavia questi dati valgono a fornire solo un quadro assai schematico di una cultura. Quanto al resto - il modo in cui le persone così identificate trascorrevano il loro tempo -disponiamo di scarsissimi elementi. Gran parte dei testi maya descrive solo gli episodi principali nella vita di un governante, e soltanto quelli che si ricollegano direttamente al suo rango, come la nascita, l'ascesa al trono, la morte e i funerali. Tentare di farsi un'idea della società maya a partire da queste informazioni è un po' come cercare di ricostruire la società inglese del XIX secolo esaminando le lapidi tombali dell'Abbazia di Westminster.
Altre iscrizioni forniscono informazioni un poco più circostanziate e descrivono in parte la vita cerimoniale dell'aristocrazia, compreso il gioco della palla - comune a tutti i popoli mesoamericani - sulla cui interpretazione da parte degli studiosi permangono ancora molti dubbi. Parecchi testi affascinanti accompagnano le «istantanee» incise nella pietra che raffigurano giocatori in azione, dal ricco abbigliamento. Di solito si vedono due atleti che si lanciano l'un l'altro una grossa palla di gomma.
Delle cerimonie descritte nei testi, la più comune era l'offerta individuale di sangue e di incenso, nella quale i membri dell'aristocrazia offrivano agli dei la loro risorsa più preziosa, il sangue, in cambio del favore e del sostegno divino. Tali cerimonie venivano condotte frequentemente in momenti critici, quali un'incoronazione, la designazione di un erede o la celebrazione di un particolare ciclo del calendario.


La guerra


La guerra tra le città-stato rivestiva un significato particolare: sembra che la cattura di prigionieri fosse per il sovrano un dovere e un motivo di lustro. Un re di Yaxchilan è quasi sempre indicato nelle iscrizioni come «colui che catturò 20 prigionieri». In alcuni casi, a quanto pare, il continuo stato di guerra condusse a una situazione territoriale estremamente mutevole. Una zona dei bassopiani maya per la quale disponiamo di ampie informazioni a questo proposito è la regione del Lago Petexbatun, in Guatemala. Le iscrizioni qui ritrovate indicano che, nell'arco di 40 anni, i rapporti tra alcune città-stato passarono da amichevoli a violentemente ostili per poi tornare nuovamente amichevoli. Nello stesso tempo, la comunità che aveva il suo centro a Dos Pilas nella regione del Lago Petexbatun compì numerose incursioni, ampliò rapidamente il proprio territorio e altrettanto rapidamente perse le terre conquistate, tornando ai propri confini iniziali.
La documentazione di Dos Pilas fa pensare che tra i Maya la guerra fosse condotta per motivi specifici; alcune iscrizioni trovate altrove, tuttavia, implicano che lo scopo delle azioni belliche non fosse sempre la conquista e che considerazioni rituali potessero avere un ruolo notevole in questi eventi.


La toponomastica


I glifi che indicano toponimi sono ben noti in altri sistemi di scrittura mesoamericani, ma finora le nostre conoscenze in merito per la regione occupata dai Maya sono rimaste piuttosto vaghe. La nozione di «glifi emblema» proposta da Berlin ha rappresentato un progresso notevole, ma non decisivo. Sebbene Berlin ritenesse che i glifi emblema avessero un significato geografico, non era certo se si riferissero a dinastie, a singoli siti o a entità politiche che comprendevano più di un sito. La maggior parte degli studiosi oggi ritiene che si riferiscano a comunità o città-stato più grandi di un singolo sito.
All'interno di queste comunità, i vari siti avevano ciascuno un nome che veniva indicato da glifi nelle iscrizioni. Alcuni di questi nomi si riferiscono a caratteristiche naturali associate con un sito particolare. L'antico nome maya di Aguateca, nella regione del Lago Petexbatun, era K'inich Wits, ossia «Collina dal volto di Sole». Il nome comprende un segno «collina» diviso alla sommità, che risulta appropriato per una città posta sulla vetta di un rilievo spaccato da un burrone profondo fino a 50 metri.
Forse il numero maggiore di nomi di singoli luoghi è stato rinvenuto nel famoso sito di Tikal in Guatemala. Molti luoghi di Tikal sono citati nelle iscrizioni qui rinvenute e, sebbene non tutti i nomi siano stati tradotti, gran parte di essi si riferisce probabilmente a singoli edifici o complessi di edifici. Le denominazioni che i Maya davano a queste strutture ci forniscono preziosi indizi su come esse venissero concepite dai loro costruttori. I nomi di alcune piramidi funerarie, per esempio, includono la parola wits («collina»), e questo fa pensare che i Maya le considerassero montagne artificiali. Le stele di pietra iscritte ed erette che sorgevano numerose nelle città maya erano sovente indicate con il nome di «pietra pianta» o «pietra albero». I Maya quindi concepivano letteralmente le proprie città come costituite da montagne e alberi.
I Maya non assegnavano un nome solo agli edifici e ai monumenti. Anche ornamenti di giada, recipienti di pietra, ceramiche, strumenti musicali ottenuti dalla lavorazione di conchiglie e oggetti di altro genere portavano il proprio nome e quello dei proprietari, come si è appurato di recente. Il gruppo più ampio di queste iscrizioni si trova su recipienti di ceramica. Nel 1971 Michael Coe della Yale University rese noto che la maggior parte di questi testi su ceramica aveva in comune una serie di glifi, da lui chiamata «sequenza primaria standard». Basandosi sull'esame delle scene dipinte Coe ipotizzò che la sequenza primaria standard richiamasse il Popol Vuh, il testo epico sulla creazione del mondo pervenutoci sfuggendo alle distruzioni della conquista spagnola.
Negli ultimi tempi, tuttavia, molti segni delle iscrizioni su recipienti di ceramica sono stati decifrati nel loro significato fonetico e semantico, e ne è emersa una interpretazione assai differente. Uno dei glifi ricorrenti è stato tradotto come «dipinto», un altro come «il suo piatto» (o «vaso») e un altro ancora come «cacao». Di solito segue il nome del proprietario del recipiente. Questa decifrazione parziale ci permette di supporre che le iscrizioni sui vasi ne indichino in realtà il proprietario, la funzione e il contenuto. Questa nuova interpretazione è un piccolo esempio della più ampia tendenza ad allontanarsi dalle spiegazioni mitologiche e impersonali in favore di quelle storiche e personali, tendenza che si è venuta consolidando via via che progrediva la decifrazione della scrittura maya.
Negli ultimi decenni i passi avanti segnati nel lavoro di decifrazione sono stati davvero notevoli. Il risultato è una ricca messe di nuove informazioni in merito alla storia, la lingua, l'organizzazione sociale e politica e le cerimonie dei Maya. Tuttavia molte iscrizioni rimangono ancora indecifrate e quasi tutti i testi contengono geroglifici che non siamo in grado di interpretare pienamente. In alcuni casi frustranti è possibile decifrare foneticamente i segni, ma non il loro significato, forse perduto per sempre, visto che la parola corrispondente non esiste nelle lingue maya attuali o nei dizionari conservati fino a oggi. Altri glifi, tuttavia, sono senza dubbio destinati a cedere di fronte ai tentativi di decifrazione. Certamente ci attendono altre sorprese dallo studio delle parti tuttora incomprensibili dei testi più lunghi ed elaborati dell'America precolombiana, e la meta non appare più un sogno irraggiungibile.


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