ORIGINI DELLA SCRITTURA

 L'EVOLUZIONE
DELLA SCRITTURA














Dal segno alla scrittura
Dai cacciatori preistorici ai primi contabili


Come nacquero i primi alfabeti.Tutte le scritture del mondo.

Louis Godart, L'invenzione della scrittura. Dal Nilo alla Grecia, Einaudi, Torino 1992.

Nel corso degli anni Ottanta, sull'isola di Creta, furono effettuate importanti scoperte archeologiche che consentirono di definire le condizioni storiche legate alla nascita della scrittura in Grecia durante l'età del bronzo. I reperti, perlopiù marche di vasai e 'documenti' in argilla con impronte di sigilli, contengono annotazioni simboliche di difficile interpretazione, che tuttavia lasciano supporre l'esistenza di una scrittura in formazione destinata a condizionare la cultura dei popoli del Mediterraneo orientale

Quali sono i motivi che hanno spinto, nell'Egeo del III e del II millennio a.C., uomini a scrivere e a lasciare tracce del loro pensiero e della loro attività su documenti d'argilla, monumenti di pietra, pergamene o papiri? Quali sono le tappe percorse dalla mente umana tra il momento in cui appaiono i primi embrioni di documenti scritti e il momento in cui effettivamente è attestata la scrittura come oggi vorremmo definirla, cioè come strumento che permette a un uomo di trasmettere ad altri uomini, nel tempo e nello spazio, un messaggio univoco e di portata universale?

La civiltà dell'isola di Creta, che ha dominato tutto il bacino dell'Egeo e più di qualunque altra condizionato la sua cultura, occupa un posto privilegiato nella storia del Mediterraneo orientale. Inizieremo quindi da Creta la nostra ricerca, studiando, insieme alla comparsa della scrittura nell'isola di Minosse, anche le circostanze che l'hanno favorita.

L'origine della scrittura a Creta, e in generale nell'Egeo, non risale al periodo, intorno al 2800 a.C., in cui i primi coloni provenienti dai lidi dell'Anatolia nord-occidentale si sono stanziati nell'isola di Creta. Questi lontani abitanti dell'isola, nei quali tutti oggi concordano nel riconoscere i minoici, si sono installati nelle pianure fertili e ricche, da La Canea nell'ovest dell'isola alla pianura della Messará a sud, alla regione di Cnosso e di Mallia nel centro-est, alle zone del golfo di Mirabello e di Sitia nell'est. Hanno raggiunto molto presto quello che potremmo definire un notevole benessere, grazie soprattutto allo sviluppo dato all'agricoltura (oltre al grano, all'orzo, ai legumi, alla frutta che erano già coltivati nell'epoca neolitica, appaiono per la prima volta le coltivazioni di viti in Argolide, a Creta e in Macedonia e di ulivo a Creta) e alle prime imprese commerciali di cui sono stati i promotori. I minoici hanno infatti affrontato il mare per raggiungere i lidi della costa siro-palestinese e dell'Egitto, dove hanno scambiato i prodotti della terra con le materie prime, soprattutto metalli di cui l'Egeo è sempre stato molto parco. Le conseguenze di questo benessere non si sono fatte aspettare, poiché le realizzazioni architettoniche e artigianali illustrano chiaramente il salto di qualità compiuto dalla civiltà minoica tra il momento in cui questi coloni giungono a Creta (2800 a.C., lo ripetiamo) e la fine del bronzo antico (intorno alla fine del III millennio a.C.). Non vi sono case di pianta complessa nel bronzo antico I (dal 3000 al 2500 a.C. circa), mentre a partire dal bronzo antico II (dal 2500 al 2300 a.C. all'incirca) cominciano a sorgere costruzioni nettamente più articolate. A Mirto, ad esempio, le stanze sono trapezoidali, triangolari, a forma di L, rettangolari ma anche, a volte, irregolari; spazi estremamente ristretti sorgono accanto a stanze molto grandi che potremmo già definire di rappresentanza. L'aggiunta frequente di nuovi ambienti sembra rispondere a necessità sorte dopo la costruzione del nucleo originale, al punto che se ne ricava l'impressione di uno sviluppo costante, dettato da condizioni economiche in perenne incremento. Un insediamento come quello di Vassiliki, nella Creta orientale, presenta una giustapposizione di stanze regolari che sembrano corrispondere a una pianta originale strutturata.

Questo periodo della storia dell'Egeo, che va dal 3000 al 2300 a.C., vede quindi svilupparsi notevolmente l'agricoltura e il commercio, soprattutto nell'Egeo meridionale (Creta). La costruzione di complessi architettonici come quello di Vassiliki dimostra che vi sono delle diversità tra le classi della società minoica. Colui che abita a Vassiliki gode di privilegi che non sono di tutti. A giudicare poi dalle differenze di qualità tra i corredi che accompagnano le sepolture e che distinguono le tombe l'una dall'altra, vi è già una stratificazione delle classi sociali che, immancabilmente, porterà la classe dominante a inventare nuove forme di potere per incrementare il suo ascendente sulle classi subalterne. In questo tessuto sociale, che stende la sua trama su tutto l'Egeo, nessuna traccia ancora di documenti che potrebbero somigliare alla scrittura.

Ovviamente i viaggi verso il levante e verso l'Egitto hanno messo i minoici a contatto con popoli che conoscevano arti e tecniche per loro nuove, come ad esempio l'arte della lavorazione della pietra per fabbricare vasi dalle forme armoniose, o anche l'arte della scrittura. Presto i minoici assimileranno l'arte della lavorazione della pietra, seguendo, all'inizio, i modelli e i precetti degli artisti egiziani, ma rimarranno, per un lungo periodo ancora, passivi di fronte alle testimonianze scritte attestate presso i loro interlocutori del vicino oriente e della valle del Nilo.

Per quanto concerne il mondo greco e la penisola balcanica, va notato che su alcuni oggetti (pesi da telaio, dischi di terracotta e vasi) ritrovati nei Balcani e appartenenti al periodo neolitico, si possono distinguere decorazioni abbastanza complesse che sarebbero potute sembrare, a causa di gruppi di segni simbolici, una specie di protoscrittura. R. Treuil, nel suo Le néolithique et le bronze ancien égéens, sottolinea il fatto che questa ipotesi non ha ricevuto conferme. Non solo, le decorazioni in questione non sembrano differenti da quelle correnti, nello stesso periodo, sull'insieme degli oggetti decorati.

Altri oggetti, invece, apparsi nello stesso periodo, sono stati interpretati da alcuni studiosi come portatori di annotazioni simboliche. Si tratta degli oggetti che sono stati chiamati per convenzione 'sigilli' o pintaderas, conosciuti nel vicino oriente, in Anatolia, nelle regioni settentrionali dell'Egeo e nei Balcani durante tutto il periodo neolitico. Sono soprattutto in terracotta, o, in qualche caso, in pietra; la loro sagoma è irregolare e raramente geometrica. Si tratta spesso di un semplice bottone, vagamente semisferico e concluso da una base piatta che costituisce la parte più larga dell'oggetto. Un esemplare trovato ad Achilleion presenta un foro di sospensione. I motivi, incisi molto profondamente nella base, sono il più delle volte composti di meandri o di spirali raggruppati nei modi più diversi. In altri casi, si tratta di motivi geometrici semplici, tra i quali i zigzag paralleli o isolati, i motivi concentrici e i raggi hanno un ruolo preponderante. Questi motivi sono sempre diversi da quelli che fanno parte del sistema decorativo corrente e sono stati considerati da alcuni come i segni embrionali di una scrittura in formazione; tuttavia, a parte il fatto – del resto fondamentale ai fini del nostro discorso – che non è mai stata rinvenuta la minima impronta realizzata con l'aiuto delle pintaderas, bisogna confessare che ignoriamo tutto circa la funzione di questi oggetti. La profondità dell'incisione, in particolare, pone difficoltà. Questa caratteristica, comune a tutte le pintaderas, potrebbe far pensare che sono servite a marchiare il bestiame o, come pensa Leroy-Gourhan, che sono state utilizzate come punzoni per decorare dei pani o dei dolci.

In ogni modo, questo genere di supporto è scomparso senza lasciare la minima traccia e non vi è nulla che possa autorizzarci a mettere in relazione uno qualsiasi di questi documenti con una qualunque forma di scrittura.

Nel periodo del bronzo antico, invece, fanno la loro apparizione due serie di notazioni simboliche. La prima è costituita dalle famose marche di vasai che ritroviamo lungo tutto il corso della storia: Si tratta di segni incisi, in genere prima della cottura, su vari tipi di vasi, sovente sull'orlo, o sul collo, o anche vicino alla base dei recipienti. Questi segni, che il più delle volte sono appunto incisi, possono anche essere stampati con un sigillo. Le forme delle incisioni sono le più diverse, ma spesso si tratta di un semplice motivo geometrico, ad esempio una freccia, uno zigzag, un triangolo, una croce, un trattino o anche un punto.

Il fatto di ritrovare alcuni di questi segni nelle scritture egee del II millennio a.C. a rigore non significa nulla, poiché, percorrendo l'elenco delle marche di vasai che ci sono state tramandate dalle varie civiltà del mondo, vediamo che gli stessi motivi appaiono presso popoli che non sono mai stati in contatto tra loro. Se prendiamo ad esempio delle incisioni di vasaio attestate nelle civiltà del Mediterraneo e quelle di una tribù dell'Amazzonia, i caduveo, vediamo che le stesse incisioni si ritrovano tali e quali presso questi popoli ovviamente diversi e distanti dal punto di vista cronologico, geografico e culturale. Questa è la prova lampante che è difficile stabilire eventuali parentele tra gruppi o culture che presentano una o più marche di vasai simili.

La funzione di queste marche di vasai è quindi indipendente da ogni messaggio scritto. Il fatto che siano state eseguite prima della cottura esclude che possano essere servite ad indicare il contenuto futuro dei vasi e giustifica l'appellativo di marche di vasai. Potrebbe trattarsi, infatti della firma di un vasaio o della marca di una bottega. Tuttavia una tale ipotesi potrà soltanto essere confermata o smentita attraverso uno studio sistematico di queste marche per tutti i periodi in cui sono attestate e tutte le regioni dove appaiono.

È utile notare, per concludere, che esse sono sconosciute nell'epoca neolitica e rappresentano, nell'Egeo, un'innovazione tipica dell'età del bronzo.

La seconda serie di annotazioni simboliche appare sui sigilli, di cui possiamo venire a conoscenza sia direttamente, grazie al ritrovamento del sigillo vero e proprio, sia indirettamente, attraverso la sua impronta su un supporto come l'argilla cruda. Questi sigilli sono poco attestai nel bronzo antico I. Li ritroviamo, sempre in numero limitato, nel bronzo antico II, in particolare nel nord-est dell'Egeo, a Poliochni, nelle Cicladi, a Creta, nel Peloponneso, a Lerna e nella Grecia centrale, a Haghios Kosmas e Haghia Irini. A partire dal bronzo antico III e, soprattutto, dal bronzo medio I, diventano frequentissimi nelle medesime regioni. I materiali utilizzati comprendono la terracotta, il metallo e l'avorio, ma il più diffuso è sicuramente la pietra. Le forme di questi sigilli presentano già una grande diversità: troviamo sigilli zoomorfi, conici, prismatici, cilindrici. I motivi sono incisi, ma meno profondamente che nelle pintaderas neolitiche di cui abbiamo parlato. Si tratta per la maggior parte di motivi geometrici e, tra questi, i motivi rettilinei sono probabilmente meno frequenti dei motivi curvilinei. Vi sono anche, comunque, motivi identici ad alcune marche di vasai conosciute.

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