Indice  Home page

Averroismo
Prende nome dalla dottrina del filosofo arabo-andaluso Averroè (Ibn Rushd, 1126-118), con Avicenna il pensatore arabo che maggior influsso esercitò sulla filosofia occidentale. La mole di traduzioni, commenti, parafrasi di quasi tutto il corpus aristotelico ne fanno il principale interprete arabo del grande filosofo greco. Le sue teorie penetrarono in Occidente grazie alle versioni dei commenti aristotelici realizzate da Michele Scoto probabilmente su commissione di Federico II (1228-1235), ed ebbero una risonanza quale nessun pensatore islamico ottenne prima né dopo. Tuttavia, la versione "latina" dell’averroismo era piuttosto distante dal pensiero reale di Averroè, viziata da distorsioni e semplificazioni, spesso dovute a interpretazioni fuorvianti o parziali dei commentatori occidentali. «Nel mondo cristiano del secolo XIII gli fu attribuita la responsabilità delle dottrine secondo cui il mondo è eterno, Dio non conosce i singolari (le cose individuali) e non esercita alcuna provvidenza particolare, c’è un solo intelletto comune a tutti gli uomini, è impossibile la sopravvivenza personale dopo la morte e ci sono verità della filosofia che sono teologicamente false (e viceversa)», asserzione quest’ultima nota come teoria "della doppia verità" (Weinberg 1985: 128) e condannata con forza, come tutte le altre, dalla Chiesa.

Michele Scotto

Michele Scotto, o Scoto (in inglese Michael Scotus, nato in Scozia verso il 1180 - m. nel 1236), fu filosofo e astrologo presso la corte di Federico II.

Si formò forse a Oxford e Parigi, mentre a Toledo, allora centro della cultura ispanico-moresca, apprese l'arabo e tradusse molte opere, con un importante contributo alla diffusione delle teorie di Aristotele in Europa, tramite la traduzione delle opere di Averroè.

Quale prestigioso esperto di matematica, filosofia e astrologia entrò alla corte dell'Imperatore Federico II di Hohenstaufen, per il quale fece molte predizioni, alcune delle quali riguardanti varie città italiane.

È conosciuto soprattutto per essere stato citato da Dante Alighieri nel canto XX dell'Inferno, nella bolgia degli indovini, a quanto pare a causa di una sua profezia per cui Federico II sarebbe morto in una località dal nome di un fiore (e in effetti morì a Castelfiorentino).

Opere di Michele Scotto

Liber introductorius
Liber de particolaribus
Physionomia
Queste opere sono le tre parti di un'opera sull'astrologia
Divisio Philosophiae, di cui ci son pervenuti solo frammenti
Quaestiones Nicolai Peripatetici, opera andata perduta.
 
 
Link 1 | Link 2 | Link 3 | Link 4 |  Link 5  | Link 6 |  Link 7

 

Argomenti