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Martin  LUTERO

Martin Luther nacque in Sassonia, ad Eisleben. Nel 1505 entrò nel convento agostiniano di Erfurt, nel 1512 divenne dottore in teologia. Fu poi insegnante all'Università di Wittemberg, dover rimase per tutta la vita, salvo il breve periodo passato a Wartburg per nascondersi dopo la scomunica ricevuta in seguito alla pubblicazione delle sue tesi scismatiche.
Nel 1525 sposò un ex suora, Catherina von Bora, ebbe da lei sei figli.
 

Il concilio di Trento

Riforma Protestante

Istituzione cristiana


Lutero fu l'artefice dello scisma protestante, l'iniziatore della Riforma.
Nel 1511, in seguito a un viaggio a Roma, si rese conto che la Chiesa romana era sprofondata nella corruzione e nel malcostume, mai così lontana dall'originario insegnamento cristiano. Particolarmente scandalosa gli apparve la vendita delle indulgenze, i cui proventi dovevano servire alla costruzione della basilica di San Pietro. Lutero si rese conto che l'indulgenza, l'annullamento dei peccati terreni, era ottenibile semplicemente pagando una somma di denaro, indipendentemente dala vera contrizione interiore.

Nel 1517 affisse alla porta del suo convento le 95 tesi contro la Chiesa romana. Partendo dallo scandalo delle indulgenze le tesi finirono per mettere in discussione l'esistenza stessa delle gerarchie ecclesiastiche e dei sacramenti cattolici (ad esclusione del battesimo e della eucarestia, espressamente citate nella Bibbia).

Lutero fu dunque il promotore di un nuovo movimento religioso che intendeva rinnovare il rapporto dell'uomo nei confronti di Dio, criticando la dissoluzione, il degrado morale e l'eccessivo interessamento della Chiesa di Roma alle faccende temporali.

Inutile ricordare come il Protestantesimo, dal quale presero forma molte correnti religiose successive (Calvinismo, Anglicanesimo, Metodismo e molte altre) divenne la religione più importante del nord Europa e dell'America settentrionale, influenzandone necessariamente l'evoluzione e lo sviluppo culturale.

I quattro punti cardinali della religione Protestante e della teologia di Lutero sono: Solus Christo, Sola Scriptura, Sola gratia, Sola fide.

Solo Cristo è l'unico Maestro. Di fronte alla proliferazione degli insegnamenti della dottrina cattolica, Lutero vuole riportare al centro dell'esperienza religiosa autentica la sola figura di Cristo, unico Maestro per l'uomo.

Se Cristo è l'unico Maestro allora anche le gerarchie ecclesiastiche sono da riformare, in quanto nessuno può sostituirsi o sovrapporsi al suo insegnamento. La Chiesa deve quindi rinunciare a difendere se stessa e la sua tradizione per farsi serva del Vangelo, il quale annuncia l'unica e autentica verità di fede, ovvero che Dio si è fatto uomo in Cristo. La considerazione di Lutero riguarda il fatto che la Chiesa, come istituzione temporale, ha più che altro consolidato, nel corso della sua storia, il valore delle tradizioni e dei suoi apparati a scapito della figura e della Parola di Cristo, l'unica e vera Parola, l'unico vero insegnamento.

Se Cristo è l'unico Maestro, nessun altro che non sia la sua stessa Parola evangelica può porsi tra Cristo e l'uomo: ecco che i pastori protestanti sono solamente i portatori della parola di Cristo e non suoi ministri temporali o intermediari.
 

2. SOLA SCRIPTURA: sola Scrittura

Se Cristo e la sua Parola evangelica sono i soli Maestri dell'uomo, e nulla si può porre come intermediario tra l'uomo e il Cristo, allora l'unica forma di insegnamento veramente autentica sono le Sacre Scritture, ovvero la Parola di Dio rivelata direttamente agli uomini. Dunque il contenuto dell'Antico Testamento e del Vangelo (il Nuovo Testamento) si devono porre al di sopra della Chiesa stessa come unico faro che guida il credente.

La Chiesa deve farsi serva delle Scritture, le Scritture sono la sola testimonianza di quel messaggio divino che costituisce il fondamento stesso della Chiesa. Solo nella totale sottomissione alla Parola di Dio la Chiesa può trovare la sua giustificazione (si ricordi che Lutero stesso si dedicò alla traduzione in tedesco della Bibbia, contribuendo così alla formazione del tedesco moderno).

 

3. SOLA GRATIA: sola Grazia

Sola gratia justificat ("solo la Grazia divina salva"). Gli uomini non possono salvarsi da sé, attraverso le buone opere terrene, perché solo Dio è l'unico giudice. Se non fosse così l'ultima parola sulla salvezza dell'uomo spetterebbe all'uomo stesso, e la fede sarebbe svuotata dal significato di completo abbandono a Dio e alla Sua volontà suprema.

"L'uomo non può contribuire in alcun modo alla propria salvezza, non ha alcun merito; tutte le sue opere, in quanto dovute alla sia iniziativa, sono incapaci, anche se 'buone', di sostituire la fede e produrre la salvezza. Dalla fede possono scaturire le opere veramente buone; ma dalle opere non scaturisce la fede che salva." (E. Severino, La filosofia antica e medioevale).

Dunque solo a Dio spetta la capacità di giudicare, la capacità di salvare l'uomo, sia esso giusto che peccatore. Il peccatore non può salvarsi cambiando condotta di vita, egli è, come tutti gli uomini nelle mani di Dio, Lui solo giudice supremo di tutti gli uomini, sia giusti che ingiusti.
Tale concetto di Salvezza è definito come
grazia per predestinazione (per il concetto si veda già Sant'Agostino, dal quale Lutero attinge): l'uomo è predestinato ad essere salvato o dannato, ovvero la decisione sul proprio destino non spetta all'uomo nell'ambito della sua esperienza mondana, ma è decisa da Dio, il quale già ha deciso se salvare o meno l'uomo, che sia un giusto o che sia un peccatore.
La salvezza, in sostanza, giunge all'uomo per vie imperscrutabili e non dipendenti in alcun modo dalla sua volontà, se così non fosse, l'uomo avrebbe la capacità di salvarsi da sé e voncolerebbe Dio alle scelte degli uomini.

Il concetto di predestinazione verrà poi ripreso da Giovanni Calvino, il quale "vede nel successo dell'uomo nel suo lavoro la prova della predilizione divina, e cioè del suo essere predestinato al premio eterno." (E. Severino, La filosofia antica e medioevale). Come noterà Max Weber, questo concetto influenzerà effettivamente lo "spirito del capitalismo", il quale si fonda su un'etica protestante.   Max Weber - L'etica professionale del protestantesimo ascetico
 

4. SOLA FIDE: sola fede

Alla luce di questo discorso, la fede non una virtù propria dell'uomo, una decisione presa in completa autonomia rispetto alla volontà divina, non è, in sostanza, un atteggiamento che possa garantire una ricompensa ultramondana ("la fede non dà ricompense", ricorderà Lutero).

Il significato autentico della fede, ciò per cui essa non si pone come evento superiore a Dio stesso, è la fede come abbandono incondizionato alla volontà divina, fiducia assoluta in Dio, concetto che invalida qualsiasi atteggiamento umano volto orgogliosamente e presuntuosamente a vedere una certa collaborazione tra l'uomo e la volontà divina (Dio è "totalmente altro" rispetto all'uomo, nel senso che in Dio vi è l'assoluta indipendenza della volontà rispetto a quella umana).

L'uomo è sia peccatore che giusto, vive allo stesso tempo la condizione di peccatore e di salvato da Cristo, questo equilibrio tra peccato e fede nella salvezza è il significato ultimo della condizione umana
 

Secondo Lutero le buone opere e le azioni esteriori (penitenze, digiuni, elemosine) non ci fanno meritare la salvezza, non sono esse a rendere l'uomo buono, ma è l'uomo che si affida interamente a Dio che compie il bene. È l'affidarsi totalmente a Dio e alla sua misericordia che salva. Questo è ciò che Lutero intende per "giustificazione per fede".

 

Calvino, Giovanni

Giovanni Calvino, o più semplicemente Calvino (10 luglio 1509 - 27 maggio 1564) fu il fondatore del Calvinismo, una forma di cristianesimo Protestante. Nacque con il nome di Jean Cauvin a Noyon, in Picardia, Francia. Martin Lutero scrisse le sue 95 tesi, nel 1517, quando Calvino aveva 8 anni.

Oltre la differenza di età, va sottolineata anche una diversa impostazione culturale: mentre Lutero ha, tra i suoi riferimenti teologici, Sant'Agostino d'Ippona e, tra quelli filosofici, Guglielmo di Occam, Calvino risente maggiormente dell'influsso di Tommaso d'Aquino.

Il padre di Calvino, un avvocato, lo mandò alla Sorbona di Parigi, per studiare lettere e legge. Nel 1532 era dottore di legge ad Orléans. Il suo primo lavoro pubblicato fu un commentario sul filosofo romano Seneca.
Nel 1536, si stabilì a Ginevra, da dove passò con l'intenzione di recarsi a Basilea, grazie alla persuasione del riformatore Guglielmo Farel. Avrebbe vissuto li fino alla sua morte.

Teologia

Le chiese calviniste condividono le principali dottrine del cristianesimo e delle altre chiese, in particolare per quanto riguarda l'unità e trinità di Dio e la natura divina di Gesù, così come formulate nei primi concili ecumenici.

Le dottrine più caratteristiche e distanti dalla tradizione cattolica sono invece quelle della cosiddetta doppia predestinazione e della natura totalmente corrotta dell'uomo naturale. Secondo Calvino la stirpe degli uomini è totalmente malvagia e meritevole di distruzione. Dio però ha fatto sì che fra questa massa dannata vi fossero alcuni eletti, non per meriti propri ma per suo imperscrutabile volere, ai quali viene applicata la redenzione operata da Gesù Cristo, il quale con il suo sacrificio si è sostituito nella condanna che avrebbe dovuto toccare anche gli eletti. L'umanità è quindi divisa in due categorie nette, da un lato i predestinati alla dannazione, e dall'altra i predestinati alla salvezza. Le opere degli uomini che non appartengono alla categoria degli eletti, anche se apparentemente virtuose, non sono altro che detestabili vizi, poiché il cuore di costoro è intimamente corrotto. Questa dottrina, in questa formulazione così netta, divenne poi nei secoli successivi oggetto di disputa teologica all'interno delle chiese riformate.
 

In linea di principio, C. accolse molti punti della dottrina luterana, come la sola scriptura (la fede trova il suo fondamento solamente nella Parola di Dio, la Sacra Scrittura) e la sola fide [l'uomo non può assolutamente concorrere alla propria salvezza: questa non dipende dall'agire umano o dalle sue opere (come, ad esempio le indulgenze), ma si ottiene solo con la fede], ma sostituì la sola gratia (per Sua grazia Dio magnanimo salva l'uomo peccatore attraverso Cristo) con la soli Deo gloria: l'ubbidienza alla volontà di Dio deve essere assoluta, perché Egli è sovrano di tutto il creato e determina il corso degli avvenimenti.
Da questo convincimento derivò la dottrina della predestinazione: Dio, grande ed eterna saggezza, misterioso quindi incomprensibile, ha stabilito che ad alcuni uomini è stata predestinata la vita eterna ed ad altri la dannazione eterna.
Ed in particolare alla vita eterna era predestinata, secondo C., la comunità dei santi, di quei fedeli cioè che credevano come un atto di fiducia, che si comportavano rettamente, partecipavano alla vita pubblica, obbedivano alle autorità e desideravano di partecipare alla Santa Cena.
C. inoltre considerò, come Lutero, validi solo i sacramenti del Battesimo e dell'Eucaristia, che erano testimonianza della grazia di Dio, e non solamente cerimonie commemorative, come preteso da Zwingli.
Per il Battesimo, con una certa difficoltà, C. riuscì a giustificare il battesimo dei fanciulli, in contrapposizione agli anabattisti e senza dover citare la tradizione storica ed il concetto del peccato originale, base della dottrina cattolica sul battesimo. Per C. le Scritture dicevano Lasciate che i fanciulli vengano a me, e quindi il negare il battesimo ai fanciulli sarebbe stato non riconoscere la misericordia di Dio e un'ingratitudine verso di Lui.
Per quanto riguardò, invece, il dibattito sull'effettiva presenza di Cristo nell'Eucaristia, C. considerò il Sacramento della Comunione come una reale partecipazione alla carne e al sangue di Gesù Cristo, anche se ciò non significava una presenza locale di Cristo nell'Eucaristia, poiché Egli poteva essere solo in cielo. Questa fu un'abile posizione intermedia tra la consustanziazione di Lutero (vi era la reale e sostanziale presenza del corpo e sangue di Cristo nel pane e vino, che tutti i comunicandi ricevevano, che fossero degni o indegni, credenti o miscredenti) e il simbolismo di Zwingli (la Cena del Signore era solo una solenne commemorazione della morte di Cristo, la sua presenza spirituale).
Ciononostante per motivi puramente politici (la posizione di C. a Ginevra era spesso fragile ed egli cercava quindi appoggi esterni), C. firmò il Consensus Tigurinus del 1549, dove non si faceva menzione del termine substantia, per assicurarsi l'aiuto di un prezioso alleato, come Johann Heinrich Bullinger, successore di Zwingli a Zurigo.

 

Gli eletti non cessano di essere peccatori, ma essi per la grazia ricevuta da Dio acquisiscono la coscienza del peccato e della necessità della penitenza, nella quale devono impegnarsi per tutta la vita.
Il calvinista deve sentirsi impegnato in una continua ricerca dentro di sè dei segni della sua appartenenza alla schiera degli eletti.
Ne deriva una accentuata consacrazione di ogni attività umana, in quanto il successo e la prosperità materiale raggiunti con un onesto lavoro vengono considerati come prova della predistenazione. Nella concezione calvinista la vocazione diventa quindi un elemento dinamico, che giustifica attività tradizionalmente condannate dalla Chiesa, come ad esempio il prestito a interesse o l'attività bancaria.