INDICE

 

Le Crociate



Vedo cavalieri andare oltremare in Terra Santa e illudersi di conquistarla con la forza delle armi; alla fine tutti vi si esauriscono senza venire a capo dei loro progetti. In quanto a me, ritengo che questa conquista non si debba fare se non come l'ha fatta il Signore con i suoi Apostoli, cioè con l'amore, le preghiere, le lacrime.
RAIMONDO LULLO
 

Propriamente ciascuna delle spedizioni armate compiute dai cristiani d'occidente nei sec. XI-XIII per liberare Gerusalemme e il Santo Sepolcro dai musulmani e per assicurarne la difesa, cosiddetta dalla croce che i combattenti portavano sulle insegne; il termine poi fu usato per spedizioni militari in varie parti d'Europa, volte a ricondurre all'ordine movimenti ereticali, come quello degli albigesi (1208). Se l'elemento scatenante delle crociate fu il nuovo fervore di rinnovamento religioso che pervase la chiesa e il popolo cristiano, le cause sono da individuare nel grande risveglio demografico, economico e politico dell'Europa dopo il Mille, nella ricerca di nuovi orizzonti da parte dei feudatari, in particolare francesi, che vedevano ridursi il loro potere con l'affermarsi dello stato unitario, e determinante fu la spinta delle repubbliche marinare per la riapertura dei traffici commerciali con l'oriente, che l'espansione dell'islam aveva compromesso. Tradizionalmente si considerano sette (o otto) crociate, ma tale formalizzazione non rende conto della complessità del fenomeno, poiché in realtà il movimento dei crociati tra l'occidente e l'oriente fu continuo.

Per sapere di più

La 1a crociata (1096-99)

La 1a crociata (1096-99) si mosse in risposta all'appello lanciato dal papa Urbano II a Piacenza e Clermont (1095), cui risposero principalmente i grandi feudatari francesi, fiamminghi, italiani, tra i quali Goffredo di Buglione, Raimondo IV di Tolosa, Roberto di Normandia. Accanto alla mobilitazione feudale si mosse, grazie all'attività di propaganda di predicatori come Pietro di Amiens, una grande, ma disorganizzata, spedizione popolare che, attraversata l'Europa tra saccheggi e devastazioni, fu poi dispersa dai turchi in Anatolia. La crociata feudale giunse a Costantinopoli nel 1096, trovò un accordo con i bizantini, conquistò Nicea (1097), Antiochia (1098) e finalmente Gerusalemme (15.7.1099), con l'aiuto determinante di Pisa e Genova interessate ad aprire nuovi mercati in concorrenza con Venezia che monopolizzava i traffici con l'impero bizantino. I territori conquistati furono così divisi: l'Anatolia occidentale all'impero bizantino, la Terrasanta ai feudatari che vi costituirono i cosiddetti regni cristiani d'oriente (regno di Gerusalemme, principato di Antiochia, contee di Tripoli e di Edessa, ecc.) che, lacerati dalle rivalità, ebbero breve vita.

La 2a crociata (1147-49)

In seguito all'occupazione di Edessa (1144) da parte dei musulmani, papa Eugenio III bandì la 2a crociata (1147-49) che fu predicata da S. Bernardo di Chiaravalle (Vézelay, 1146). Guidata da Corrado III di Germania e di Luigi VII di Francia, la spedizione giunse fin sotto Damasco, ma lacerata dalle discordie tra i sovrani, osteggiata dall'imperatore bizantino Manuele I e decimata dalle epidemie, si sciolse.

La 3a crociata (1189-92)

La 3a crociata (1189-92) fu bandita da Gregorio VIII dopo l'occupazione di Gerusalemme da parte del Saladino (1187); vi parteciparono Federico Barbarossa, Riccardo Cuor di Leone e Filippo II Augusto di Francia ma, per la morte del Barbarossa (1190) e il ritiro di Filippo II Augusto, riuscì a riconquistare S. Giovanni d'Acri (1191) ma non Gerusalemme. Concordata una tregua (1192), ai cristiani fu concesso di effettuare un pellegrinaggio a Gerusalemme che rimase in mano al Saladino.

La 4a crociata (1202-4)

La 4a crociata (1202-4), proclamata da papa Innocenzo III, fu organizzata senza il coinvolgimento dei grandi sovrani europei. Guidata da Bonifacio di Monferrato, Baldovino IX di Fiandra e dal doge di Venezia Enrico Dandolo, non giunse in Terrasanta: Venezia, che forniva le navi, utilizzò i crociati come mercenari per i propri interessi politici e commerciali. La flotta assediò e prese Zara (1202) che si era ribellata al dominio veneziano, quindi puntò sulle isole ioniche e successivamente su Costantinopoli con lo scopo formale di rimettere sul trono l'imperatore Isacco II spodestato dal fratello Alessio III. Conquistata la città nel 1203 e ancora nel 1204, Venezia impose un protettorato sull'impero ottenendo il monopolio assoluto dei traffici con il Levante. Venne quindi costituito l'impero latino d'oriente, assegnato a Baldovino IX di Fiandra. Nel 1212 si organizzò una spedizione di giovani cavalieri francesi e tedeschi (la cosiddetta c. dei bambini) che si risolse in un disastro completo.

La 5a crociata

La 5a crociata fu di nuovo proclamata da Innocenzo III al concilio Lateranense IV (1215) ma organizzata dal successore Onorio III. La spedizione militare (1217-21), guidata da Andrea II d'Ungheria, Leopoldo IV d'Austria e dal re di Gerusalemme, Giovanni di Brienne, occupò Damietta, nel delta del Nilo (1218-19). Il sultano d'Egitto propose la cessione di Gerusalemme ai crociati in cambio di Damietta, ma di fronte al rifiuto di questi li affrontò militarmente e li ricacciò in mare. Pochi anni dopo seguì quella che alcuni definiscono 6a c., ma che fu piuttosto un'iniziativa personale dell'imperatore Federico II che intavolò una trattativa diplomatica con il sultano d'Egitto Malik al-Kamil assicurando (trattato di Giaffa, 1229) ai cristiani il possesso della Terrasanta e per sé il titolo di re di Gerusalemme.

La 6a crociata (1248-54)

La vera 6a crociata (1248-54), proclamata da Innocenzo IV nel concilio di Lione (1245) dopo la perdita di Gerusalemme (di nuovo ai musulmani dal 9.1244), fu guidata da Luigi IX di Francia e diretta contro l'Egitto. I crociati, principalmente francesi, occuparono Damietta (1249), ma furono sconfitti ad al-Mansura (1250) e lo stesso re Luigi fu fatto prigioniero. Liberato dietro riscatto, trascorse quattro anni in Terrasanta con i resti dell'esercito sperando in una ripresa della crociata, e tornò in Francia nel 1254.

La 7a crociata (1270)

La 7a crociata (1270) fu organizzata ancora da Luigi IX su richiesta di Clemente IV: partita da Aigues Mortes, si diresse a Tunisi, dove Luigi IX morì di peste subito dopo lo sbarco e così l'impresa si spense. Negli ultimi anni del sec. XIII vi furono ulteriori tentativi di organizzazione (Edoardo d'Inghilterra, 1271-72) e proclami (Gregorio X al concilio di Lione, 1274) che però non sortirono effetti e, con la presa di S. Giovanni d'Acri nel 1291 da parte dei mamelucchi, si determinò la fine dei regni latini in Terrasanta.
 

L'occupazione di Gerusalemme secondo uno storico cristiano
La maggior parte della popolazione di Gerusalemme si era rifugiata nel Tempio, perché era nella parte più separata della città e munito di mura, torri e porte saldissime: ma questa fuga non riuscì a salvarla. Infatti ben presto fu cosa orrenda vedere la moltitudine degli uccisi e scorgere sparsi i frammenti di membra umane dei morti o mutilati delle membra o privi della testa, ma era anche pauroso il guardare gli stessi vincitori, bagnati di sangue dalla pianta dei piedi alla sommità del capo. Si dice che nell'ambito del Tempio siano caduti diecimila nemici, esclusi quelli che riempivano le piazze e le vie, dei quali si riteneva che il numero non fosse minore.
La restante parte dei soldati, correndo per la città, trascinava come pecore all'aperto i miserabili che si nascondevano e li massacrava. Altri, divisi a gruppetti, entravano nelle case e o trafiggevano con le spade il capo della famiglia con la moglie e i figli e tutta la servitù o li precipitavano dai piani superiori, sicché morivano fracassandosi il cranio. Ciascuno poi attribuiva a sé il possesso della casa, che aveva invaso, con tutta la sua sostanza: infatti avevano stabilito fra loro che, espugnata la città d'assalto, quello che ciascuno conquistava l'avrebbe posseduto per sempre senza molestia alcuna. Perciò, perlustrando la città con diligenza e insistendo nella strage degli abitanti, invadevano i luoghi più nascosti e i più secreti rifugi, piantando sull'ingresso scudi o altro genere di armi perché fosse di avviso ai nuovi sopraggiunti di non entrare e di non toccare quei luoghi come già occupati.
Dopo così crudo e sanguinoso comportamento, per la verità in perfetta sintonia con il costume e la mentalità feudale, i Crociati, che irrompono ormai da tutte le parti, sono presi da un improvviso mistico slancio, cui l'autore fa esplicito accenno secondo un modo tipicamente medioevale di esporre i fatti: presentare l'uomo prima tutto diavolo e poi tutto santo.
Finalmente, riordinata la città e deposte le armi, con spirito di umiltà e animo contrito, a piedi nudi, con mani lavate e vesti pulite, con gemiti e lacrime, presero a visitare i luoghi che il Salvatore volle santificati con la sua presenza. Ed era cosa commovente e piena di letizia spirituale vedere con quale devozione e fervore di pio desiderio si avvicinava il popolo fedele ai luoghi santi.
GUGLIELMO DI TIRO

L'occupazione di Gerusalemme secondo uno storico musulmano
Contro Gerusalemme mossero dunque i Franchi ( = Crociati) dopo il loro vano assedio di Acri (città sulla costa) e, giunti che furono, la cinsero d'assedio per oltre quaranta giorni. Montarono contro di essa due torri, l'una delle quali dalla parte di Sion, ma i Musulmani la bruciarono uccidendo tutti quelli che c'erano dentro. L'avevano però appena finita di bruciare che arrivò un messo in cerca d'aiuto con la notizia che la città era stata presa dall'altra parte: la presero infatti dalla parte di settentrione, il mattino del venerdì 15 luglio 1099. La popolazione fu passata a fil di spada e i Franchi stettero per una settimana nella terra menando strage dei Musulmani. Nel Masgidial-Aqsa i Franchi ammazzarono più di settantamila (!?) persone, tra cui una folla di devoti, che avevano lasciato il paese per venire a vivere in pio ritiro in quel luogo santo.
Dalla Roccia (la roccia dalla quale, secondo la credenza musulmana, Maometto ascese al cielo: su di essa sorge la moschea di Omar, il più insigne monumento islamico di Gerusalemme), predarono più di quaranta candelabri d'argento e un gran lampadario d'argento; e dei candelabri più piccoli, centocinquanta d'argento e più di venti d'oro con altre innumerevoli prede.

IBN AL-ALTHIR (trad. F. Gabrieli)

 

Cosa scrivono gli storici
Come é noto, l'idea di crociata si propagò con una rapidità inaudita perché fu una idea passionale, suscitante una mistica collettiva, come più tardi l'idea di libertà, l'idea di nazionalità, l'idea di giustizia sociale. Fu l'ideologia, fu la mistica creata a Clermont da Urbano che, agendo in pieno sulla psicologia delle folle, suscitarono lo straordinario slancio spirituale del 1095. L'elemento ideologico così apparso — la mistica crociata — non scomparirà mai interamente.
La predicazione della crociata cadde in una Europa in piena espansione. Essa scatenò l'imperialismo militare della feudalità francese e germanica, e l'imperialismo economico delle repubbliche marinare italiane. In una società tumultuosa, ancora instabile, bollente di linfa, la remissione dei peccati accordata ai crociati dalla Chiesa rifece una verginità ed assicurò un alibi morale a molte coscienze torbide di avventurieri o cavalieri briganti. Tutti questi elementi dubbi, curvatisi per un istante davanti al soffio mistico del 1095, ripresero, una volta in terra d'Asia, i loro brutali istinti di rapina. Fra i baroni stessi il voto de11095 si trasformò presto nella più vantaggiosa delle avventure. I più accorti fra essi, un Baldovino un Boemondo, un Tancredi, vedranno nella crociata l'occasione insperata di tagliarsi signorie e regni a propria immagine e somiglianza al sole dell'Oriente. Il crociato diverrà così un conquistador per il quale tutti i procedimenti saranno buoni — violenza, spergiuro, assassinio.
R. GROUSSET

Bilancio sostanzialmente negativo quello delle Crociate. Dei tre scopi che i promotori o i crociati stessi si proponevano non ne fu raggiunto neppure uno.
Il fine primo ed essenziale era la conquista dei Luoghi Santi, di Gerusalemme. Tale conquista non solo durò meno d'un secolo, ma rinfocolò passioni religiose che per molto tempo rimisero in causa la tradizione cristiana del pellegrinaggio in Terra Santa. Di fronte alla conquista latina, i Turchi ritrovarono infatti il fanatismo di un tempo e con esso la guerra santa. Secondo scopo era venire in aiuto dei Bizantini, anche indirettamente. Invece ciascuna delle tre prime crociate acuì l'ostilità fra Greci e Latini al punto che la quarta doveva concludersi con la sanguinosa presa di Costantinopoli ad opera degli Occidentali.
Terzo scopo era unire la cristianità contro gli infedeli, purgarla dei suoi peccatori con la grande penitenza del «passaggio oltre mare». Anche qui le rivalità non fecero che inasprirsi. Rivalità personali fra i capi dei Crociati, rivalità nazionali tra Tedeschi e Francesi, Inglesi e Francesi. Rivalità sociali fra ecclesiastici e laici, che tendevano ad eliminare dall'esercizio del potere il clero all'interno di uno Stato sorto in seguito all'appello della Chiesa e per la restaurazione di una Gerusalemme cristiana; rivalità non meno pesanti fra cavalieri e poveri, questi ultimi votati al massacro, esclusi dalla divisione del bottino e pertanto ricchi in cuor loro soltanto di un odio più forte che mai contro i potenti e i ricchi.
C'è di più. Le crociate sono costate care ai loro promotori. La cavalleria occidentale, che si è recata a combattere in Terra Santa perché la crociata è diventata un obbligo morale, un costume a cui nessun cavaliere può sottrarsi se non vuole scadere nella stima dei suoi simili, vi si è impoverita in uomini e in beni, giacché ha dovuto vendere buona parte delle sue terre e delle sue risorse per pagarsi il viaggio, l'equipaggiamento, il mantenimento in terre d'oltremare sovrappopolate d'avventurieri in cerca di bottini e feudi sempre più rari. E, a causa dei ripetuti scacchi che i musulmani le hanno inflitto, vi ha perso anche buona parte del suo prestigio. Invece che rinvigorita, è uscita demoralizzata dall'avventura.
J. LE GOFF (rid.)