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La 1a crociata
(1096-99) |
La
1a crociata (1096-99) si mosse in risposta all'appello lanciato dal
papa Urbano II a Piacenza e Clermont (1095), cui risposero
principalmente i grandi feudatari francesi, fiamminghi, italiani, tra
i quali Goffredo di Buglione, Raimondo IV di Tolosa, Roberto di
Normandia. Accanto alla mobilitazione feudale si mosse, grazie
all'attività di propaganda di predicatori come Pietro di Amiens, una
grande, ma disorganizzata, spedizione popolare che, attraversata
l'Europa tra saccheggi e devastazioni, fu poi dispersa dai turchi in
Anatolia. La crociata feudale giunse a Costantinopoli nel 1096, trovò
un accordo con i bizantini, conquistò Nicea (1097), Antiochia (1098) e
finalmente Gerusalemme (15.7.1099), con l'aiuto determinante di Pisa e
Genova interessate ad aprire nuovi mercati in concorrenza con Venezia
che monopolizzava i traffici con l'impero bizantino. I territori
conquistati furono così divisi: l'Anatolia occidentale all'impero
bizantino, la Terrasanta ai feudatari che vi costituirono i cosiddetti
regni cristiani d'oriente (regno di Gerusalemme, principato di
Antiochia, contee di Tripoli e di Edessa, ecc.) che, lacerati dalle
rivalità, ebbero breve vita. |
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La
2a crociata (1147-49) |
In seguito
all'occupazione di Edessa (1144) da parte dei musulmani, papa Eugenio
III bandì la 2a crociata (1147-49) che fu predicata da S. Bernardo di
Chiaravalle (Vézelay, 1146). Guidata da Corrado III di Germania e di
Luigi VII di Francia, la spedizione giunse fin sotto Damasco, ma
lacerata dalle discordie tra i sovrani, osteggiata dall'imperatore
bizantino Manuele I e decimata dalle epidemie, si sciolse. |
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La
3a crociata (1189-92) |
La
3a crociata (1189-92) fu bandita da Gregorio VIII dopo l'occupazione
di Gerusalemme da parte del Saladino (1187); vi parteciparono Federico
Barbarossa, Riccardo Cuor di Leone e Filippo II Augusto di Francia ma,
per la morte del Barbarossa (1190) e il ritiro di Filippo II Augusto,
riuscì a riconquistare S. Giovanni d'Acri (1191) ma non Gerusalemme.
Concordata una tregua (1192), ai cristiani fu concesso di effettuare
un pellegrinaggio a Gerusalemme che rimase in mano al Saladino. |
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La 4a crociata
(1202-4) |
La 4a crociata
(1202-4), proclamata da papa Innocenzo III, fu organizzata senza il
coinvolgimento dei grandi sovrani europei. Guidata da Bonifacio di
Monferrato, Baldovino IX di Fiandra e dal doge di Venezia Enrico
Dandolo, non giunse in Terrasanta: Venezia, che forniva le navi,
utilizzò i crociati come mercenari per i propri interessi politici e
commerciali. La flotta assediò e prese Zara (1202) che si era
ribellata al dominio veneziano, quindi puntò sulle isole ioniche e
successivamente su Costantinopoli con lo scopo formale di rimettere
sul trono l'imperatore Isacco II spodestato dal fratello Alessio III.
Conquistata la città nel 1203 e ancora nel 1204, Venezia impose un
protettorato sull'impero ottenendo il monopolio assoluto dei traffici
con il Levante. Venne quindi costituito l'impero latino d'oriente,
assegnato a Baldovino IX di Fiandra. Nel 1212 si organizzò una
spedizione di giovani cavalieri francesi e tedeschi (la cosiddetta c.
dei bambini) che si risolse in un disastro completo. |
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La 5a crociata |
La 5a crociata fu
di nuovo proclamata da Innocenzo III al concilio Lateranense IV (1215)
ma organizzata dal successore Onorio III. La spedizione militare
(1217-21), guidata da Andrea II d'Ungheria, Leopoldo IV d'Austria e
dal re di Gerusalemme, Giovanni di Brienne, occupò Damietta, nel delta
del Nilo (1218-19). Il sultano d'Egitto propose la cessione di
Gerusalemme ai crociati in cambio di Damietta, ma di fronte al rifiuto
di questi li affrontò militarmente e li ricacciò in mare. Pochi anni
dopo seguì quella che alcuni definiscono 6a c., ma che fu piuttosto
un'iniziativa personale dell'imperatore Federico II che intavolò una
trattativa diplomatica con il sultano d'Egitto Malik al-Kamil
assicurando (trattato di Giaffa, 1229) ai cristiani il possesso della
Terrasanta e per sé il titolo di re di Gerusalemme. |
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La 6a crociata
(1248-54) |
La vera 6a crociata
(1248-54), proclamata da Innocenzo IV nel concilio di Lione (1245)
dopo la perdita di Gerusalemme (di nuovo ai musulmani dal 9.1244), fu
guidata da Luigi IX di Francia e diretta contro l'Egitto. I crociati,
principalmente francesi, occuparono Damietta (1249), ma furono
sconfitti ad al-Mansura (1250) e lo stesso re Luigi fu fatto
prigioniero. Liberato dietro riscatto, trascorse quattro anni in
Terrasanta con i resti dell'esercito sperando in una ripresa della
crociata, e tornò in Francia nel 1254. |
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La 7a crociata
(1270) |
La 7a crociata
(1270) fu organizzata ancora da Luigi IX su richiesta di Clemente IV:
partita da Aigues Mortes, si diresse a Tunisi, dove Luigi IX morì di
peste subito dopo lo sbarco e così l'impresa si spense. Negli ultimi
anni del sec. XIII vi furono ulteriori tentativi di organizzazione
(Edoardo d'Inghilterra, 1271-72) e proclami (Gregorio X al concilio di
Lione, 1274) che però non sortirono effetti e, con la presa di S.
Giovanni d'Acri nel 1291 da parte dei mamelucchi, si determinò la fine
dei regni latini in Terrasanta.
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L'occupazione di
Gerusalemme secondo uno storico cristiano
La maggior parte della popolazione di Gerusalemme si era rifugiata nel
Tempio, perché era nella parte più separata della città e munito di
mura, torri e porte saldissime: ma questa fuga non riuscì a salvarla.
Infatti ben presto fu cosa orrenda vedere la moltitudine degli uccisi
e scorgere sparsi i frammenti di membra umane dei morti o mutilati
delle membra o privi della testa, ma era anche pauroso il guardare gli
stessi vincitori, bagnati di sangue dalla pianta dei piedi alla
sommità del capo. Si dice che nell'ambito del Tempio siano caduti
diecimila nemici, esclusi quelli che riempivano le piazze e le vie,
dei quali si riteneva che il numero non fosse minore.
La restante parte dei soldati, correndo per la città, trascinava come
pecore all'aperto i miserabili che si nascondevano e li massacrava.
Altri, divisi a gruppetti, entravano nelle case e o trafiggevano con
le spade il capo della famiglia con la moglie e i figli e tutta la
servitù o li precipitavano dai piani superiori, sicché morivano
fracassandosi il cranio. Ciascuno poi attribuiva a sé il possesso
della casa, che aveva invaso, con tutta la sua sostanza: infatti
avevano stabilito fra loro che, espugnata la città d'assalto, quello
che ciascuno conquistava l'avrebbe posseduto per sempre senza molestia
alcuna. Perciò, perlustrando la città con diligenza e insistendo nella
strage degli abitanti, invadevano i luoghi più nascosti e i più
secreti rifugi, piantando sull'ingresso scudi o altro genere di armi
perché fosse di avviso ai nuovi sopraggiunti di non entrare e di non
toccare quei luoghi come già occupati.
Dopo così crudo e sanguinoso comportamento, per la verità in perfetta
sintonia con il costume e la mentalità feudale, i Crociati, che
irrompono ormai da tutte le parti, sono presi da un improvviso mistico
slancio, cui l'autore fa esplicito accenno secondo un modo tipicamente
medioevale di esporre i fatti: presentare l'uomo prima tutto diavolo e
poi tutto santo.
Finalmente, riordinata la città e deposte le armi, con spirito di
umiltà e animo contrito, a piedi nudi, con mani lavate e vesti pulite,
con gemiti e lacrime, presero a visitare i luoghi che il Salvatore
volle santificati con la sua presenza. Ed era cosa commovente e piena
di letizia spirituale vedere con quale devozione e fervore di pio
desiderio si avvicinava il popolo fedele ai luoghi santi.
GUGLIELMO DI TIRO
L'occupazione di Gerusalemme secondo uno storico musulmano
Contro Gerusalemme
mossero dunque i Franchi ( = Crociati) dopo il loro vano assedio di
Acri (città sulla costa) e, giunti che furono, la cinsero d'assedio
per oltre quaranta giorni. Montarono contro di essa due torri, l'una
delle quali dalla parte di Sion, ma i Musulmani la bruciarono
uccidendo tutti quelli che c'erano dentro. L'avevano però appena
finita di bruciare che arrivò un messo in cerca d'aiuto con la notizia
che la città era stata presa dall'altra parte: la presero infatti
dalla parte di settentrione, il mattino del venerdì 15 luglio 1099. La
popolazione fu passata a fil di spada e i Franchi stettero per una
settimana nella terra menando strage dei Musulmani. Nel Masgidial-Aqsa
i Franchi ammazzarono più di settantamila (!?) persone, tra cui una
folla di devoti, che avevano lasciato il paese per venire a vivere in
pio ritiro in quel luogo santo.
Dalla Roccia (la roccia dalla quale, secondo la credenza musulmana,
Maometto ascese al cielo: su di essa sorge la moschea di Omar, il più
insigne monumento islamico di Gerusalemme), predarono più di quaranta
candelabri d'argento e un gran lampadario d'argento; e dei candelabri
più piccoli, centocinquanta d'argento e più di venti d'oro con altre
innumerevoli prede.
IBN AL-ALTHIR (trad. F. Gabrieli) |
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Cosa scrivono gli
storici
Come é noto, l'idea di crociata si propagò con una rapidità
inaudita perché fu una idea passionale, suscitante una mistica
collettiva, come più tardi l'idea di libertà, l'idea di
nazionalità, l'idea di giustizia sociale. Fu l'ideologia, fu la
mistica creata a Clermont da Urbano che, agendo in pieno sulla
psicologia delle folle, suscitarono lo straordinario slancio
spirituale del 1095. L'elemento ideologico così apparso — la
mistica crociata — non scomparirà mai interamente.
La predicazione della crociata cadde in una Europa in piena
espansione. Essa scatenò l'imperialismo militare della feudalità
francese e germanica, e l'imperialismo economico delle
repubbliche marinare italiane. In una società tumultuosa, ancora
instabile, bollente di linfa, la remissione dei peccati
accordata ai crociati dalla Chiesa rifece una verginità ed
assicurò un alibi morale a molte coscienze torbide di
avventurieri o cavalieri briganti. Tutti questi elementi dubbi,
curvatisi per un istante davanti al soffio mistico del 1095,
ripresero, una volta in terra d'Asia, i loro brutali istinti di
rapina. Fra i baroni stessi il voto de11095 si trasformò presto
nella più vantaggiosa delle avventure. I più accorti fra essi,
un Baldovino un Boemondo, un Tancredi, vedranno nella crociata
l'occasione insperata di tagliarsi signorie e regni a propria
immagine e somiglianza al sole dell'Oriente. Il crociato diverrà
così un conquistador per il quale tutti i procedimenti saranno
buoni — violenza, spergiuro, assassinio.
R. GROUSSET
Bilancio sostanzialmente negativo quello delle Crociate. Dei tre
scopi che i promotori o i crociati stessi si proponevano non ne
fu raggiunto neppure uno.
Il fine primo ed essenziale era la conquista dei Luoghi Santi,
di Gerusalemme. Tale conquista non solo durò meno d'un secolo,
ma rinfocolò passioni religiose che per molto tempo rimisero in
causa la tradizione cristiana del pellegrinaggio in Terra Santa.
Di fronte alla conquista latina, i Turchi ritrovarono infatti il
fanatismo di un tempo e con esso la guerra santa. Secondo scopo
era venire in aiuto dei Bizantini, anche indirettamente. Invece
ciascuna delle tre prime crociate acuì l'ostilità fra Greci e
Latini al punto che la quarta doveva concludersi con la
sanguinosa presa di Costantinopoli ad opera degli Occidentali.
Terzo scopo era unire la cristianità contro gli infedeli,
purgarla dei suoi peccatori con la grande penitenza del
«passaggio oltre mare». Anche qui le rivalità non fecero che
inasprirsi. Rivalità personali fra i capi dei Crociati, rivalità
nazionali tra Tedeschi e Francesi, Inglesi e Francesi. Rivalità
sociali fra ecclesiastici e laici, che tendevano ad eliminare
dall'esercizio del potere il clero all'interno di uno Stato
sorto in seguito all'appello della Chiesa e per la restaurazione
di una Gerusalemme cristiana; rivalità non meno pesanti fra
cavalieri e poveri, questi ultimi votati al massacro, esclusi
dalla divisione del bottino e pertanto ricchi in cuor loro
soltanto di un odio più forte che mai contro i potenti e i
ricchi.
C'è di più. Le crociate sono costate care ai loro promotori. La
cavalleria occidentale, che si è recata a combattere in Terra
Santa perché la crociata è diventata un obbligo morale, un
costume a cui nessun cavaliere può sottrarsi se non vuole
scadere nella stima dei suoi simili, vi si è impoverita in
uomini e in beni, giacché ha dovuto vendere buona parte delle
sue terre e delle sue risorse per pagarsi il viaggio,
l'equipaggiamento, il mantenimento in terre d'oltremare
sovrappopolate d'avventurieri in cerca di bottini e feudi sempre
più rari. E, a causa dei ripetuti scacchi che i musulmani le
hanno inflitto, vi ha perso anche buona parte del suo prestigio.
Invece che rinvigorita, è uscita demoralizzata dall'avventura.
J. LE GOFF (rid.)
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