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MARX


 


Nato (Treviri 1818 - Londra 1883)in una famiglia di origine ebraica convertita al protestantesimo, Marx abbandonò i suoi studi di diritto per dedicarsi alla filosofia, conquistato dalla lettura di Hegel. Divenne amico di Bruno Bauer e di alcuni esponenti della Sinistra hegeliana, dissidenti dall'ortodossia del maestro, e si laureò con la tesi Sulla differenza tra la filosofia della natura di Democrito e quella di Epicuro.

Dovendo rinunciare alla carriera accademica per le sue idee, si diede al giornalismo, diventando redattore capo di un giornale liberale, la "Gazzetta renana", che, nel 1843, venne soppressa dalla censura per l'attacco alle istituzioni statali. Marx fu costretto a trasferirsi a Parigi, dove si dedicò allo studio dell'economia politica, rompendo con la filosofia hegeliana del diritto e dove, soprattutto, incontrò Friedrich Engels, che sarebbe stato suo amico e collaboratore per quarant'anni.
Espulso dalla Francia, Marx si rifugiò a Bruxelles dove, insieme ad Engels, mise a punto la dottrina del
materialismo storico che permetterà loro di esercitare sui gruppi comunisti della "Lega dei Giusti" un'azione determinante. Dopo due congressi clandestini a Londra, la neo-costituita "Lega dei comunisti" affidò loro l'incarico di redigerne il Manifesto (1848), ovvero la carta ideologica e politica del movimento operaio.
Costretto a lasciare il Belgio, Marx torna in Germania per i moti rivoluzionari, ma il loro fallimento lo costringe a un ripensamento circa la possibilità di una rivoluzione imminente. Nuovamente espulso dalla Germania e dalla Francia, si recò a Londra, dove trascorse il resto della sua vita in condizioni misere, alleviate solo dall'amicizia e dal sostegno economico di Engels.
In questo periodo, oltre a dedicarsi ad uno studio febbrile dell'economia, collaborò al quotidiano americano progressista "New York Tribune" e si dedicò alla costruzione del movimento operaio europeo.
Nel 1864 partecipò alla fondazione della Prima internazionale, all'interno della quale combattè vere e proprie battaglie sia contro Bakunin e il comunitarismo anarchico, sia contro Lassalle e il suo statalismo. Convinto del fatto che lo stato non possa che essere strumento di dominio di classe, e che pertanto debba essere sostituito da forme politiche nuove, guardò con entusiasmo alla Comune di Parigi (1871). Le sue cattive condizioni di salute lo costrinsero a soggiornare ad Algeri e Montecarlo, fino alla morte, sopraggiunta nel 1883.
Nella riflessione di Marx confluiscono le principali correnti culturali della prima metà dell'Ottocento: la filosofia hegeliana, spesso mediata dalla critica di Feuerbach, le analisi dell'economia classica inglese (Adam Smith e David Ricardo), le tesi del socialismo utopistico. L'iniziale adesione alla scuola hegeliana non è senza riserve. In particolare Marx rifiuta la concezione dello Stato di Hegel, con una critica che rieccheggia quella di Feuerbach sulla religione. Secondo Marx, infatti, Hegel opera un'inversione di soggetto e predicato, deducendo i soggetti reali (la famiglia, la società civile, lo Stato) da un principio assoluto, dall'Idea, imbrigliando in questo modo la realtà in pensieri astratti e proponendo un "empirismo acritico"che giustifica razionalmente l'esistente così com'è.
 

Jenny von Westphalen

Marx condivide dunque la posizione della Sinistra hegeliana che assegna alla filosofia il compito di criticare l'esistente, piuttosto che giustificarlo; tuttavia rifiuta l'impianto speculativo e ideologico che porta gli hegeliani a considerare le proprie idee universalmente valide (piuttosto che derivate dalla prassi storica) e soprattutto a sopravvalutarne la forza liberatoria. Per Marx una critica solo teorica è invece insufficiente: le catene degli uomini non sono le loro rappresentazioni e concetti, ma le loro condizioni materiali, i concreti rapporti di produzione. Bisogna invertire il rapporto tra la produzione delle idee (la sovrastruttura, che comprende diritto, religione, metafisica, istituzioni politiche e sociali) e la produzione economica (la struttura): «non è la coscienza dell'uomo che determina la sua maniera di essere, ma è, al contrario, la sua maniera di essere sociale che determina la sua coscienza». In questo senso, solo la praxis umana, ovvero l'azione rivoluzionaria delle masse, e non la critica, è la forza motrice della storia. Come conseguenza di questo capovolgimento, le idee delle classi economicamente dominanti risultano quelle dominanti: la cultura giustifica e nasconde il dominio materiale.
Contro l'economia classica, che giudica naturali e immodificabili le leggi economiche, Marx afferma che esse sono storiche e vanno indagate secondo una prospettiva dialettica. L'analisi economica porta Marx a sottolineare il carattere reale e storico del concetto di alienazione, che è la condizione del proletariato nel capitalismo. Nel processo di produzione economico-capitalistico, infatti, la divisione del lavoro causa la perdita di contatto del lavoratore con il prodotto del proprio lavoro. Il lavoro diviene perciò un oggetto esteriore, altro da sé (con il termine alienazione si intende proprio "divenire altro"). Il capitalista, appropriandosi del lavoro dell'operaio, lo riduce a cosa e instaura un rapporto di sfruttamento. L'emancipazione del lavoratore deve passare dunque attraverso la riappropriazione del proprio lavoro.
La proprietà privata, e in particolare la proprietà dei mezzi di produzione, va abbattuta al fine di realizzare una nuova società, ovvero la
società comunista, negazione di quella negazione dell'uomo che è rappresentata dalla società borghese. Il comunismo non è però un ideale, ma «un movimento reale che abolisce lo Stato presente» facendo leva sulle contraddizioni della società capitalistica, prima fra tutte l'antagonismo strutturale di classe dominante e classe operaia (che provoca la lotta di classe). Per Marx il comunismo è la forma più compiuta di umanismo perché rende l'uomo consapevole di essere «debitore a se stesso della propria esistenza».
Il Manifesto del partito comunista contiene l'espressione più matura del materialismo storico. Esso non è altro che l'applicazione alla storia del materialismo dialettico, ovvero di una filosofia che studia la natura e l'uomo in quanto "processo", realtà in movimento e in perpetuo divenire attraverso il superamento delle sue proprie contraddizioni. Il motore della storia non può essere, come in Hegel, l'Idea, ma deve trovarsi nel mondo materiale, nella lotta di classe. La dialettica diventa, nelle mani di Marx, uno strumento rivoluzionario, nel momento in cui afferma che la società capitalista è destinata a generare essa stessa la propria negazione.
La classe dominante nell'attuale sistema di produzione capitalistico è la borghesia, nata dialetticamente dalla decomposizione della società feudale, emancipatrice e progressiva in materia di sentimenti e costumi, cosmopolita nell'unificare il mercato mondiale. La sua classe antagonista, da lei stessa creata, sfruttata ed oppressa è il proletariato, che, giovando della crisi e delle contraddizioni dei meccanismi di produzione e di scambio della società borghese, decreterà la sua stessa fine. La missione del proletariato è dunque quella di unirsi per impadronirsi del potere politico, distruggendo con la violenza l'antico ordine sociale e instaurando una dittatura. Il dispotismo del proletariato va inteso come una necessità storica transitoria verso l'edificazione di una società senza classi e senza Stato.
L'analisi economica del modo di produzione capitalistico è dunque la base fondamentale del socialismo scientifico marxiano. Nel
Capitale Marx elabora la teoria del valore-lavoro, secondo la quale il valore di scambio di una merce è dato dalla quantità di lavoro mediamente impiegato per produrla. A sua volta, la forza-lavoro è una merce acquistata sul mercato. Ma la caratteristica della merce-lavoro è di rendere più di quanto non costi (plusvalore), generando in questo modo il profitto dell'imprenditore e creando il capitale che cresce su se stesso mediante l'impiego di nuova forza-lavoro.
La tendenza a creare accentramenti di capitale (monopoli), le crisi di sovrapproduzione, il carattere anarchico della concorrenza e, soprattutto, la formazione di una massa operaia sempre più numerosa e sempre più misera porteranno il capitalismo alla sua dissoluzione. Come diceva Marx, la realizzazione del comunismo coinciderà con la fase suprema del capitalismo.


Il Manifesto del partito comunista