Dottrina
magico-religiosa che conferiva carattere di sacralità alle primitive
esperienze artigianali connettendole con i problemi dell'origine del mondo
e dell'uomo e del loro rapporto con Dio e avanzando soluzioni
taumaturgiche per dare all'uomo la sperata felicità.
Il fenomeno riceve una prima conferma nell'antico Egitto, dove i segreti
artigianali degli orafi, dei tessitori e dei tintori, nel tempo, vanno
caricandosi di significati occulti, che troviamo ormai codificati nel sec.
II a. C. Fondamento dell'a. è
l'ipotesi del progressivo mutarsi e affinarsi dei metalli vili in nobili.
Alla base di ogni passaggio è l'unione fra l'elemento maschile e quello
femminile. Alla fine di questa evoluzione perfettiva si trova l'oro, il
primo dei corpi elementari, quello che, secondo
Ermegisto,
dà la vita ai metalli, ai vegetali e agli animali. Mezzo per raggiungere
questa perfezione è la “Grande
Opera”, che ripete la creazione
dei metalli. Condizione sine qua non per nobilitare i metalli è però la
loro riduzione alla materia originaria, l'“acqua divina”, che sarebbe la
matrice di tutte le cose. Nei
confronti degli alchimisti diversi furono gli atteggiamenti nelle varie
legislazioni: Carlo V di Francia nel 1380 proibì il possesso di apparecchi
alchimistici ai privati; Enrico IV d'Inghilterra, nel 1404, comminò contro
i cultori dell'a. pene varianti dalla confisca alla morte. Uguali pene
furono inflitte a Venezia nel 1418.
Poco dopo invece in Inghilterra furono
rilasciati permessi di praticare l'alchimia. L'incertezza giuridica era
motivata dal fatto che, non esistendo una vera legislazione in materia, si
colpiva piuttosto la falsificazione delle monete. La Chiesa non condannò
mai il principio della trasformazione dei metalli come criminoso, ma punì
la produzione di monete false e di oro alchimistico, che reputava di
qualità inferiore a quello naturale (v. Costituzioni estravaganti di
Giovanni XXII del 1325). Patria
originaria dell'a. è ritenuto l'Egitto, ma essa comparve presto anche in
Cina dove gli alchimisti ricercarono a lungo un “elisir di lunga vita” che
desse all'uomo l'ambita immortalità.
Frutto di queste ricerche fu l'opera di Je Hong (254-334), il Bao Puzi,
libro fondamentale dell'a. cinese. In Grecia la ricerca alchimistica si
sviluppò dal sec. III a. C. al III d. C., combinando l'influenza dei
presocratici con gli apporti dell'Egitto e di Babilonia. Trasmessa nel
nuovo centro culturale di Alessandria, l'a. trovò numerosi cultori come
Komarios, Cheymes, Petresios, Maria la Giudea, Zosimo di Panopoli con la
sorella Teosebeia, ecc. Il sincretismo alessandrino operò una sintesi
della filosofia e della scienza greche con le tecniche artigianali egizie,
passando attraverso tre momenti: l'a. è una tecnica che ripete quelle
degli artigiani egizi; l'a. diventa una filosofia alla ricerca della
materia prima, che si vuole identificare nello stato fluido dei metalli;
la riduzione dell'a. tecnica a
metafisica comporta uno slittamento nel campo religioso, come puntualmente
accadde nei secoli successivi.
Prevalsero forme mistiche a carattere esoterico, folte di riti misterici e
la “Grande Opera” diventò “Via alla Vita” attraverso la fusione della
precedente speculazione filosofica con l'ermetismo gnostico.
In campo pratico gli alchimisti alessandrini inventarono l'alambicco e le
varie tecniche per le leghe con l'oro. In questa simbiosi fra l'ermetismo
gnostico e la precedente speculazione filosofica l'a. passò, attraverso le
traduzioni in arabo di testi alessandrini, nel mondo islamico. La figura
più influente fra gli alchimisti arabi fu Ğābir ibn Hayyān, conosciuto in
Occidente come Geber. Ad Abū Bakr Muhammad ibn Zakariyyā' si deve il
tentativo di liberare l'a. dall'ermetismo e di estenderne gli esperimenti
a tutte le scienze con un chiaro intento pratico. Alla progressiva
sconsacrazione dell'a. darà un valido apporto Avicenna sostenendo
l'impossibilità di tramutare un metallo in un altro. Ibn Khaldūn
concluderà una lunga analisi delle teorie pro e contro l'a. affermando che
essa non è una vera scienza. L'Occidente era stato tributario, per le
tecniche artigianali, di Bisanzio. In progresso di tempo esse si erano
caricate di significati magici, senza però arrivare a una tematica mistica.
Nuovo apporto alla propagazione dell'a.
in Occidente darà la Spagna musulmana con la traduzione di opere
alchimistiche in latino (l'Almagesto, il Libro dei Settanta, il Liber de
Aluminibus, ecc.). La corrente più razionalista ed esperimentalista si
richiamava alle opere di Abū Bakr Muhammad ibn Zakariyyā' (Razes).
Comune agli alchimisti medievali fu il tentativo di spiegare la mutazione
dei metalli attraverso la pietra filosofale.
Alchimisti autorevoli furono Arnaldo da Villanova, Raimondo Lullo, T.
Norton, Nicolás Valois, Basilio Valentini, Limojon de Saint-Didier e altri.
Nel Rinascimento l'a. si spogliò dei suoi caratteri sperimentali ed esaltò
la sua copiosa simbologia come “mistero salvifico cristiano”, che finirà
nella teosofia dei Cavalieri di Rosa Croce, da cui germinarono correnti
pseudomistiche. Pur non essendo
mai assurta alla dignità di scienza, l'a. ha dato un non trascurabile
contributo alla ricerca chimica, sia inventando tutta una gamma di
apparecchi da laboratorio che sarebbero poi serviti al Lavoisier per le
sue ricerche scientifiche, sia sviluppando le tecniche della distillazione,
sublimazione, calcinazione e filtrazione attraverso innumerevoli
esperienze; gli alchimisti scoprirono le proprietà dello zolfo,
dell'arsenico, del mercurio, del piombo, dello stagno, del rame, del
nichel, del carbone, del borace, del ferro, dell'argento, dell'oro, del
platino, dell'acqua, del carbonio, del tartaro, della soda, degli acidi
nitrico e cloridrico. Ai nostri tempi l'a. sopravvive come metachimica,
scienza che si prefigge di rompere i limiti della materia. A Goethe e a
Marlowe dobbiamo la creazione dell'alchimista Faust, ricordato per la sua
insonne ricerca e l'instancabile sete di sapere.
§ Nella sua accezione figurata il
termine significa artificio sottile e complicato: “l'a. della menzogna
tramutava anche il suo valore” (D'Annunzio).
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