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Annibale |
247 - 183 a.C. |
| Generale e uomo
politico cartaginese
(n. 247 - m. in Bitinia 183 a.C.). Figlio maggiore di Amilcare Barca, ne
proseguì la politica espansionistica in Spagna mirando a una resa dei
conti con Roma: nel 221 con la presa di Sagunto provocò la
II guerra punica (218-202 a.C.). Discese
allora rapidamente in Italia attraverso le Alpi, per un percorso mai
praticato da un esercito così numeroso (ca 40 000 uomini)
ma nonostante una serie di grandi vittorie in battaglie campali (Ticino e
Trebbia, 218; Trasimeno, 217; Canne 216 a.C.) rinunciò a marciare su Roma
e tentò di attuare il più lento progetto di frantumare il sistema romano
di alleanze in Italia, puntando sulla rivalità con Roma dei celti
dell'Italia settentrionale e delle città della Magna Grecia, gelose della
propria autonomia. La lunga
permanenza nella penisola senza poter ottenere rinforzi da Cartagine (il
fratello Asdrubale fu vinto e ucciso dai romani sul Metauro, 207 a.C.)
finì per esporre il suo esercito alla strategia di logoramento di Quinto
Fabio Massimo. Costretto a
ritirarsi in Campania e successivamente ad asserragliarsi nel Bruzio (od.
Calabria), nel 203 a.C. fu richiamato a Cartagine, per guidare la
resistenza contro i romani che avevano portato la guerra in Africa.
Fu sconfitto definitivamente a Zama nel
202 a.C. da Scipione l'Africano.
Nominato suffeta, fra il 197 e il 195 Annibale tentò di imporre alcune
riforme costituzionali in senso antioligarchico e di riorganizzare
l'economia di Cartagine. Osteggiato da acerrimi nemici interni, fu
costretto a rifugiarsi in Oriente, dove prima alla corte di Antioco III di
Siria, poi presso Prusa di Bitinia continuò a tessere trame antiromane.
Quando i romani ottennero che fosse
loro consegnato, preferì avvelenarsi. Cartagine Colonia fenicia dell'Africa settentrionale, sull'odierno golfo di Tunisi. Secondo lo storico Timeo la nascita della città risale all'814 a.C., ma le più antiche testimonianze archeologiche sono della prima metà del sec. VIII. Instaurati rapporti pacifici con gli indigeni libici, Cartagine costituì presto uno Stato territoriale e succedette alla madrepatria Tiro, ormai in declino, come grande porto commerciale e base marittima attrezzata militarmente. La città si dette un'organizzazione costituzionale (suféti come magistrati supremi, senato, consiglio dei cento come tribunale, assemblea popolare) che godette di particolare prestigio presso autori quali Isocrate, Aristotele, Catone e Polibio. Grazie alle numerose colonie ed emporii fondati in Spagna, Sardegna e Sicilia, Cartagine svolse un ruolo fondamentale nella salvaguardia degli interessi fenici nel Mediterraneo occidentale. Questa azione portò Cartagine a scontrarsi inevitabilmente con la concorrenza greca, ricevendo l'appoggio iniziale degli etruschi e dei romani (con i quali Cartagine stipulò formale alleanza nel 509): tra i secc. VI e V si ebbero scontri con i focesi (535), quindi con i siracusani (480). Con questi fu ingaggiato un conflitto durato due secoli per l'egemonia in Sicilia. L'intervento del re dell'Epiro Pirro a fianco dei greci di Sicilia frenò le aspirazioni cartaginesi. Tramontata la potenza di Siracusa, la conseguente ripresa dei tentativi di espansione di Cartagine provocò la reazione di Roma, intenzionata ad assumere il pieno controllo delle rotte mediterranee tanto per ragioni commerciali che per interesse strategico-militare. La lunga e aspra vicenda delle tre guerre puniche che ne seguirono si concluse con la distruzione di Cartagine nel 146 a.C. e la sua cancellazione in quanto potenza regionale autonoma. Rifondata da Cesare come colonia nel 44 a.C., Cartagine fu capitale della provincia d'Africa Proconsolare fino al tardo impero, riprendendo il ruolo di importante centro di attività economiche e culturali (fu anche sede di un'importante comunità cristiana), raggiungendo un nuovo apogeo sotto i Severi. Genserico ne fece dal 439 d.C. la capitale del regno dei vandali. |