|
Attila |
Attila è conosciuto nella storia
occidentale e nella tradizione come il "Flagello di Dio", e il suo nome è
diventato sinonimo di crudeltà e barbarie; a questa fama può aver
contribuito il fatto che la sua figura sia stata nel tempo assimilata a
quella di altri condottieri della steppa: Mongoli come
Genghis Khan e
Tamerlano, noti come signori della guerra abili in combattimento, crudeli
e sanguinari, e dediti al saccheggio;
|
| Attila (Atle, Atli in
norvegese antico; Etzel in tedesco, 406 - 16 marzo 453) fu l'ultimo e più
potente re degli Unni in Europa, dove, dal 434 fino alla sua morte,
governò un vastissimo impero che si estendeva dall'Europa Centrale al Mar
Nero, e dal Danubio al Baltico. Durante il suo regno divenne il più
irriducibile nemico dell'Impero Romano d'Oriente e dell'Impero Romano
d'Occidente; invase due volte i Balcani e, nella seconda incursione, cinse
d'assedio Costantinopoli; marciò attraverso la Francia spingendosi fino ad
Orleans prima di essere respinto a battaglia di Chalôns (451) e nel 452
scacciò da Ravenna l'imperatore Valentiniano III. Per la sua ferocia fu
soprannominato flagellum dei (flagello di Dio) e si diceva che dove
passava col suo esercito non nascesse più l'erba. Nonostante il suo impero si sia disgregato alla sua morte per la mancanza di successori di un certo rilievo, è diventato una figura leggendaria nella storia europea, che lo ricorda soprattutto come esempio di crudeltà e cupidigia. In alcuni racconti viene celebrato come un grande e nobile re, ed è il personaggio principale di tre saghe norvegesi. Gli Unni Erano costoro guidati, dal re Attila, detto Ģil flagello di Dioģ, che li aveva riorganizzati al punto da costituire un vastissimo regno negli attuali territori della Russia e della Siberia. Di là dopo avere invaso e sottoposto a tributo l'impero d'Oriente, avanzò verso Occidente raggiungendo la ricca regione gallica, ove il generale Ezio riuscì a vincerlo in una grande battaglia ai Campi Catalaunici nei pressi dell' odierna Chàlons sulla Marna (451). Attila allora si ritirò nella Pannonia, donde l'anno seguente mosse di nuovo, invadendo l'Italia e prendendo d'assalto Padova, Verona, Milano ed altre città per poi accamparsi alla confluenza del Mincio nel Po, presso Govèrnolo, deciso a marciare su Roma. Intanto però una terribile peste era scoppiata tra le sue orde: nello stesso tempo Ezio sì dìsponeva a fargli resistenza sulla destra del Po e l'imperatore d'Oriente si accingeva a mandare un esercito in difesa dell'Italià: Stretto così da tanti mali e pericoli, Attila accolse un'ambasceria romana condotta dal papa Leone I e si piegò al trattato di pace ch'essa gli propose. Dopo di che, carico di doni e di bottino, lasciò l'Italia e rientrò in Germania, ove poco dopo morì, aprendo in tal modo la via alla totale dissoluzione del suo regno. Di questo episodio, caricato di un significato religioso e miracolistico, ebbe ad impadronirsi ben presto la leggenda, che sostenne tra l'altro l'apparizione alle spalle del pontefice degli apostoli Pietro e Paolo con le spade sguainate in atto di ammonire il re barbaro. In realtà il successo di papa Leone fu il risultato di tutta una serie di circostanze sfavorevoli agli Unni : prima tra esse il pericolo di essere assaliti alle spalle e di trovarsi così privati di ogni possibilità di ritirata. Con tutto ciò l'incontro di Govèrnolo ebbe un eccezionale valore sul piano politico e diplomatico, in quanto contribuì in modo decisivo a dare risalto e prestigio eccezionali al papato e ad affermarne sempre più l'autorità nella coscienza dei popoli latino-cristiani in un momento nel quale le pubbliche autorità avevano dato chiarissima prova di incapacità e di inefficienza. |