INDICE

 

 

BABILONIA


 

Torre di Babele

Giardini pensili

Nabucodonosor


Capitale della Babilonia, situata sull'Eufrate.

Il suo nome biblico Babele corrisponde

all'accadico Babili, traduzione babilonese

del sumerico Ka- dingir-ra, “porta del dio”.

Menzionata dall'epoca di Accad

(verso la metà del iii millennio a.C.),

ebbe importanza politica solo all'inizio

del II millennio, quando fu scelta come capitale

 dai semiti di Amurru;

ma gli autori biblici e gli scrittori greci ci hanno

descritto solo la grande Babilonia di Nabucodonosor II

( vi sec. a.C.), all'apogeo della sua potenza.

 


La città, di pianta rettangolare, era difesa da una prima cinta di 16,5 km di perimetro, costituita da un muro doppio circondato da un largo fossato d'acqua; la parte lungo la riva dell'Eufrate era fortificata, e pertanto la città poteva esser presa solamente per tradimento. Le grandi vie conducevano a otto porte principali. A nord, la porta dedicata alla dea Ishtar (dea della fecondità) dava accesso, attraverso una specie di corridoio lungo 30 m, decorato con figure di leoni, alla via processionale che conduceva all'Esagila, grande tempio del dio Marduk, che misurava più di 20 m di altezza e copriva una superficie di 550×450 m. Non lontano si elevava la torre a piani (ziggurat) o
torre di Babele di 90 m circa. Tutti questi edifici erano costruiti su dimensioni rigorosamente stabilite secondo le regole dei numeri sacri, registrate nella tavoletta detta “dell'Esagila”. La porta di Ishtar dava pure accesso al quartiere degli edifici ufficiali. Dagli appartamenti reali del grande palazzo di Nabucodonosor si accedeva ai giardini pensili. Questo quartiere era solcato da canali congiunti con l'Eufrate che alimentavano il fossato della cinta delle mura. Due grandi canali attraversavano la città, che aveva due bastioni, ventiquattro grandi viali, cinquantaquattro templi e seicento cappelle. Nuovi quartieri costruiti sull'altra riva dell'Eufrate, il cui letto si era spostato, furono congiunti alla metropoli con un ponte di cui si sono trovati sette piloni di 21×9 m. Nel centro degli affari (il Merkes, o nodo) si trovava un grande edificio che fa pensare alle allusioni di Erodoto a costruzioni di quattro piani.
Le rovine di Babilonia, segnalate da un leone colossale, furono descritte dai viaggiatori, ma le ricerche cominciarono solo con la missione di Fresnel e di Oppert (1852-1855) e con gli scavi metodici di Robert Koldewey (1899-1917). Babilonia fu spesso in guerra col popolo ebreo, che vi fu deportato e vi trascorse cinquant'anni di cattività. La Bibbia ne parla come di un focolaio di corruzione e di idolatria e la chiama la grande prostituta. I protestanti chiamarono talvolta con il nome Babilonia Roma, perchè centro della Chiesa cattolica. Talora le espressioni la grande Babilonia, la Babilonia moderna sono usate in letteratura a indicare le grandi capitali in cui le raffinatezze della civiltà generano la corruzione.



Il suo sovrano più conosciuto fu Nabucodonosor II (624 a.C.~582 a.C.), che distrusse il tempio di Gerusalemme nel 587 a.C. e ne deportò la popolazione, celebre episodio riportato nella Bibbia.

La distruzione di Gerusalemme
 

A seguito di una ennesima rivolta degli Israeliti che fecero un patto d'alleanza con gli Egiziani, durante il regno di Sedecia, nominato re su Gerusalemme nove anni prima dallo stesso Nabucodonosor II, Babilonesi assediarono nuovamente la loro capitale, Gerusalemme. L'accerchiamento si protrasse fino all'undicesimo anno di Sedecia. Un tentativo di intervento dell'alleato egiziano a favore di Giuda, fu vanificato. I babilonesi tolsero solo momentanemente l'assedio, respinsero in Egitto l'esercito che veniva in soccorso, e ripresero l'assedio che si concluse nel Luglio/Agosto del 607 a.C. con l'apertura di una breccia nelle mura e con la conseguente distruzione del Tempio e delle mura della città. La popolazione superstite fu in parte deportata come schiava a Babilonia nel mese successivo, dopo Aver finito di demolire le città e il tempio; Altra parte del popolo fu poi deportata prigioniera in Egitto. È da questo avvenimento (dalla distruzione del tempio di Gerusalemme nel Settembre/Ottobre 607 a.C.) che Daniele comincia a contare i 70 anni di schiavitù profetizzati dalla Bibbia. (Daniele 9:1-2). Il popolo giudeo rimase prigioniero di Babilonia fino al 537 a.C. Due anni dopo la caduta di Babilonia Ciro, col suo editto a favore degli Ebrei, permise ai prigionieri di fare ritorno in patria ponendo così fine alla prigionia babilonese; appunto 70 anni dopo la distruzione del Tempio che ne rappresentava l'autorità teocratica del Dio d'Israele.



Gerusalemme

I giardini pensili



I giardini pensili furono probabilmente costruiti nei pressi del fiume, in posizione dominante sopra le mura di Babilonia. Presentavano una struttura a terrazze, l'ultima delle quali poteva trovarsi anche a 40 metri di altezza dal suolo. Nabuccodonosor adornò i giardini con alberi e piante di ogni specie possibile e immaginabile, portati fino a Babilonia da tutte le parti del mondo a bordo di carri trainati da buoi oppure da chiatte. Nei giardini con ogni probabilità, crescevano fichi, mandorli, noci, melograni e ninfee. La prosperità dei giardini doveva sicuramente dipendere da un'efficiente sistema d'irrigazione, ottenuto sfruttando l'acqua dell'Eufrate. Questa veniva sollevata fino all'ultima terrazza per mezzo di una catena di secchi applicata alla grande ruota a gradini di un mulino azionato da schiavi. Da lì l'acqua, scendendo, formava ruscelli e cascatelle che correvano lungo i giardini, mantenendo il suolo umido.