Figlio di Federico il
Losco, duca di Svevia, della famiglia Hohenstaufen, e di Giuditta, sorella
del duca di Baviera, della famiglia Welfen, fu duca di Svevia dal 1147,
partecipò alla 1a crociata con lo zio Corrado III e gli succedette come re
di Germania e dei Romani nel 1152. In un programma di consolidamento
dell'autorità centrale, pacificò i contrasti con i grandi feudatari
tedeschi, facendo ampie concessioni a Enrico il Leone cui restituì la
Baviera (1155). Il sostegno della feudalità, della chiesa tedesca, delle
città imperiali, gli permise di affrontare il problema dell'Italia, dove
intendeva riaffermare l'autorità imperiale, convinto assertore della
missione universale dell'impero e della sua sacralità. Sceso in Italia,
proclamò nella 1a dieta di Roncaglia
(Dal latino "dies", cioè "giorno" e quinti "assemblea del giorno")
(dicembre 1154) la restituzione da parte dei comuni dei diritti usurpati (iura
regalia); distrutta a scopo intimidatorio Tortona, che si era opposta
all'autorità imperiale, fu incoronato a Monza re d'Italia (17.4.1155) e,
recatosi a Roma in aiuto di papa Adriano IV, gli consegnò Arnaldo da
Brescia, ristabilendo l'autorità pontificia e ottenendo la corona
imperiale (18.6.1155). Mentre l'accordo col papato sfumò presto in un
aspro dissidio sulla superiorità del potere temporale su quello spirituale,
con la 2a dieta di Roncaglia (novembre 1158) impose ai comuni la
restituzione dei diritti regi e l'insediamento di un podestà imperiale. Le
città ribelli furono distrutte: Crema dopo sei mesi di assedio (1160),
Milano dopo due anni (1162), mentre alcune città come Como, Novara,
Cremona e Pavia si piegarono all'imperatore. Lo scontro col papato si
inasprì con l'elezione al pontificato di Alessandro III, suo acerrimo
oppositore, e per l'appoggio fornito dall'imperatore all'antipapa Vittore
IV, sfociando in uno scisma. Il peggiorare della situazione in Italia,
dove su sollecitazione del papa, si andavano formando alleanze tra i
comuni (lega veronese, 1164, lega cremonese, 1167) spinse F. a organizzare
una nuova spedizione. Mentre col giuramento di Pontida (7.4.1167) le leghe
si fusero nella lega lombarda, le difficoltà che F. stava attraversando in
Germania, dove si era riaperto lo scontro con Enrico di Baviera, gli
impedirono di scendere in Italia fino al 1174. Fallito l'assedio di
Alessandria (1174) e i tentativi di accordo diplomatico (Montebello,
1175), venutigli meno gli aiuti dalla Germania, F. fu sconfitto a Legnano
(29.5.1176) e costretto a firmare la pace di Venezia (21.7.1177), nella
quale riconosceva Alessandro III unico papa, e qualche anno più tardi la
pace di Costanza (25.6.1183), nella quale le libertà comunali non
risultavano come una conquista, ma come un privilegio concesso
dall'imperatore, il quale, mentre ribadiva la sovranità imperiale e
rinnovava la richiesta del versamento tributario all'impero, riconosceva
di fatto l'autonomia dei comuni. Gli insuccessi militari in Italia furono
in parte compensati dalla riaffermazione dell'autorità in Germania (tolse
la Baviera a Enrico il Leone, 1180) e da un'accorta politica matrimoniale
che, grazie al matrimonio del figlio Enrico VI con Costanza d'Altavilla
(1186), permise agli Hohenstaufen di ereditare l'Italia meridionale.
Partito alla testa della 3a crociata (1189) per la riconquista di
Gerusalemme, dopo alcuni successi, morì accidentalmente annegando nel
fiume Salef.
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Federico Barbarossa entra
in Milano
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